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Cessione Del Credito — Anno 2023

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117 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Cessione Del Credito

Provvedimenti

Integrazione del contraddittorio: stop se manca il cedente
Una società immobiliare stipula un preliminare di vendita con un ente previdenziale. Sorge una controversia sull'inadempimento e sulle condizioni risolutive del contratto. Durante il giudizio, la società cede il proprio credito a una società finanziaria. La Corte d'Appello dà ragione all'ente previdenziale. La società cessionaria propone ricorso in Cassazione, ma omette di coinvolgere pienamente la società cedente originaria. La Corte di Cassazione, rilevando la cessione del credito in corso di causa, stabilisce che il cedente non estromesso e il cessionario sono litisconsorti necessari. Di conseguenza, la Corte ordina l'integrazione del contraddittorio nei confronti della società originaria e dell'intermediaria entro novanta giorni, rinviando la decisione finale.
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Cessione del credito: Comune paga i dipendenti ma resta debitore
Una società appaltatrice ha ceduto il proprio credito verso un Comune alla Società Cessionaria. La cessione del credito è stata regolarmente notificata all'ente pubblico. Successivamente, alcuni dipendenti dell'appaltatrice hanno richiesto al Comune il pagamento degli stipendi arretrati. Il Comune ha pagato i lavoratori e ha ritenuto tale pagamento liberatorio, opponendosi all'esecuzione forzata della Società Cessionaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Cessionaria, stabilendo che il committente che paga i dipendenti dell'appaltatore dopo aver ricevuto la notifica della cessione del credito a un terzo non è liberato dal proprio debito verso il nuovo creditore.
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Rimborso IVA e cessione del credito: il Fisco vince in Cassazione
L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso IVA a una società in liquidazione, sospendendolo a causa di accertamenti pendenti. La società ha fatto ricorso contestando il silenzio-rifiuto. Sebbene i giudici di appello avessero dato ragione alla società, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. La Suprema Corte ha chiarito che la sospensione del rimborso non era legittima in quel caso specifico, ma ha rilevato un problema fondamentale: la società aveva precedentemente ceduto il proprio credito a un terzo soggetto. Di conseguenza, la società non aveva più il diritto di richiedere la somma. La Cassazione ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando la causa al giudice tributario per verificare la reale titolarità del diritto, confermando l'importanza delle regole sul rimborso IVA e cessione del credito.
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Fermo amministrativo del credito IVA: il Fisco blocca l’acquirente
Una società acquistava un credito d'imposta da un'altra azienda. L'Agenzia delle Entrate rifiutava il rimborso applicando il fermo amministrativo del credito IVA, a causa di debiti fiscali contestati al venditore originario. La società acquirente impugnava il silenzio-rifiuto del Fisco. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società acquirente. I giudici hanno stabilito che il fermo amministrativo del credito IVA è una misura cautelare legittima e opponibile anche ai successivi acquirenti del credito. Poiché la cessione ha efficacia derivativa, il Fisco mantiene il diritto di sospendere il pagamento per compensare i propri crediti verso il venditore originario. Inoltre, l'acquirente non può pretendere il rimborso senza aver prima impugnato formalmente il provvedimento di fermo.
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Cessione del credito IVA: la Cassazione sblocca i rimborsi futuri
Un Commissario Straordinario ha ceduto a un'Azienda il proprio credito per il rimborso dell'IVA, indebitamente versata su fatture emesse verso società estere. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso e i giudici di merito hanno ritenuto invalida la cessione del credito IVA poiché il credito non era ancora stato indicato nella dichiarazione annuale del cedente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la cessione del credito IVA è pienamente valida anche se il credito non è ancora esposto in dichiarazione, purché esista il rapporto giuridico di base. La sentenza di appello è stata cassata con rinvio.
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Mandato CARD: l’ispezione negata blocca il risarcimento danni
Una società cessionaria del credito risarcitorio per un sinistro stradale ha citato in giudizio il responsabile e la sua assicurazione. Nel processo si è costituita la società mandataria della compagnia della danneggiata, eccependo l'improponibilità della domanda poiché il veicolo non era stato messo a disposizione per l'ispezione. La Cassazione ha rigettato il ricorso della cessionaria, confermando la validità del Mandato CARD. Anche nella procedura di risarcimento ordinaria, la compagnia del danneggiato può agire come mandataria di quella del responsabile. Di conseguenza, il rifiuto di far ispezionare il veicolo rende la richiesta di risarcimento improponibile.
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Simulazione assoluta del contratto: negato il rimborso IVA
Una società editoriale, cessionaria di un credito IVA, ha impugnato il rifiuto dell'Amministrazione finanziaria di rimborsare l'imposta derivante dalla vendita di una testata giornalistica. L'ufficio tributario ha negato il rimborso ritenendo l'operazione inesistente. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali hanno accertato la simulazione assoluta del contratto di cessione. Tale conclusione si basa su molteplici indizi, tra cui il mancato pagamento del prezzo, la mancata registrazione del passaggio di proprietà e la cessazione dell'attività. Di conseguenza, il credito d'imposta è stato dichiarato fittizio e il ricorso della società è stato rigettato.
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Rimborso IVA: il ritardo di due anni cancella il diritto al credito
L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso IVA a una società fiduciaria, cessionaria del credito di un'altra azienda, a causa dell'omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali per gli anni dal 2013 al 2015. I giudici di merito hanno confermato il diniego, rilevando che il diritto al rimborso era comunque decaduto per il decorso del termine di due anni dal presupposto d'imposta, risalente al 2012. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società fiduciaria poiché i motivi presentati non contestavano la reale motivazione della decisione precedente (la decadenza biennale), ma si concentravano erroneamente sulla sanabilità delle omesse dichiarazioni. Di conseguenza, la società ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Cessione dei crediti d’appalto: il subappaltatore vince sulla PA
Un subappaltatore ha richiesto il pagamento di opere stradali a un'amministrazione pubblica in base a una cessione dei crediti concordata con l'appaltatore principale, poi fallito. L'amministrazione ha rifiutato il pagamento sostenendo che la cessione fosse inefficace senza il suo consenso espresso, non essendo il cessionario una banca. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del subappaltatore, stabilendo che la cessione dei crediti d'appalto a favore del subappaltatore è pienamente efficace e opponibile alla pubblica amministrazione se quest'ultima non la rifiuta esplicitamente entro quindici giorni dalla notifica, applicando così il principio del silenzio-assenso per agevolare l'esecuzione delle opere pubbliche.
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Cessione del credito: il nuovo creditore vince contro la frode
Una banca, creditrice verso un uomo, impugna la cessione di una casa fatta da quest'ultimo alla ex moglie durante la separazione, ritenendola una mossa per non pagare. Nel corso della causa, la banca effettua una cessione del credito a una società specializzata. I giudici d'appello bloccano la causa, sostenendo che la nuova società non possa proseguire l'azione revocatoria avviata dalla banca. La Corte di Cassazione ribalta questa decisione. I giudici chiariscono che il trasferimento del credito comporta automaticamente anche il passaggio di tutte le tutele e le azioni conservative collegate, inclusa l'azione revocatoria. Di conseguenza, il nuovo creditore ha il pieno diritto di proseguire la causa per proteggere il proprio credito. La sentenza d'appello viene annullata e la causa dovrà essere nuovamente discussa.
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Contratto di trasporto: merce rubata ma l’indennizzo sfuma
Una società venditrice spedisce in Canada 39 bancali di alluminio sigillati in un container. All'arrivo, l'acquirente constata che 32 bancali sono stati rubati durante il tragitto. La venditrice chiede l'indennizzo alla propria assicurazione, ma la Corte d'Appello rigetta la domanda per difetto di legittimazione. La Cassazione conferma la decisione: con la consegna parziale e l'accettazione della merce da parte del destinatario, i diritti derivanti dal contratto di trasporto si trasferiscono interamente a quest'ultimo. Di conseguenza, solo l'acquirente estero ha il diritto di chiedere il risarcimento del danno all'assicuratore. La nota di credito emessa dalla venditrice non equivale a una cessione dei diritti risarcitori.
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Cessione del credito: pagare meno il debito non riduce il dovuto
Un gruppo di debitori, per risolvere una grave crisi finanziaria e chiudere le procedure di fallimento, ottiene l'aiuto di alcuni finanziatori. Questi ultimi acquistano i crediti delle banche a prezzo scontato, subentrando nei diritti dei creditori. Successivamente, gli eredi dei debitori chiedono la restituzione delle somme incassate dai finanziatori tramite le procedure concorsuali, sostenendo che l'importo recuperato superasse quanto effettivamente sborsato per l'acquisto dei crediti. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo un principio fondamentale in tema di cessione del credito: chi acquista un credito a prezzo scontato ha il diritto di pretendere dal debitore l'intero valore nominale del debito, e non solo la cifra ridotta pagata per l'acquisto. Di conseguenza, i finanziatori non devono restituire alcuna somma eccedente.
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Cessazione della materia del contendere: accordo salva concordato
Una società in liquidazione proponeva un concordato preventivo, approvato dai creditori ma opposto da una banca. Il Tribunale omologava il concordato rigettando l'opposizione, ma la Corte d'Appello accoglieva il reclamo della banca, revocando l'omologazione. La società ricorreva in Cassazione. Nelle more del giudizio, la banca cedeva il credito a un'altra società, la quale raggiungeva un accordo transattivo con la debitrice, accettando il piano concordatario. Le parti chiedevano quindi la dichiarazione di cessazione della materia del contendere. La Suprema Corte ha accolto la richiesta, dichiarando la cessazione della materia del contendere per via dell'accordo transattivo. Questo ha travolto la decisione d'appello contraria e ha reso definitivo il decreto di omologazione originario del Tribunale, poiché la rinuncia all'opposizione ha rimosso ex post ogni ostacolo al concordato.
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Rilievo d’ufficio della nullità: no alle decisioni a sorpresa
Una società cessionaria ha agito per il recupero di crediti sanitari verso un'Azienda Sanitaria. In appello, il giudice ha rigettato la domanda operando il rilievo d'ufficio della nullità del contratto originario per mancanza di forma scritta, senza però consentire alle parti di esprimersi o presentare prove sul punto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il rilievo d'ufficio della nullità obbliga il giudice a stimolare il contraddittorio tra le parti. Questo dovere non si limita a semplici osservazioni scritte, ma deve permettere alle parti di svolgere una piena attività probatoria, come la produzione del documento mancante. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Azione revocatoria ordinaria: inutile vendere la casa al fratello
Un debitore ha venduto al proprio fratello la quota del 50% di un immobile di sua proprietà. La banca creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per far dichiarare inefficace la vendita, ritenendola dannosa per il recupero del proprio credito. Nel corso del processo, la banca ha ceduto il credito a una società terza, che è intervenuta nel giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia della vendita. I giudici hanno chiarito che il vincolo di parentela e la concessione di un comodato d'uso gratuito al venditore dimostrano la consapevolezza di danneggiare i creditori. Inoltre, la Corte ha stabilito che la società acquirente del credito ha pieno diritto di intervenire autonomamente nel processo per tutelare le proprie ragioni, respingendo definitivamente il ricorso del debitore.
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Rimborso IVA non versata: la banca perde contro il Fisco
Un fornitore emette fatture non pagate dal cliente ed entra in fallimento senza versare l'IVA all'Erario. Il curatore fallimentare emette una nota di variazione per recuperare l'imposta e cede il relativo credito a una banca. La banca chiede il rimborso all'Amministrazione Finanziaria, che lo rifiuta. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Erario, stabilendo che il rimborso IVA non versata è inammissibile. Il diritto al rimborso presuppone che l'imposta sia stata effettivamente versata a monte dal cedente. Non si può ottenere la restituzione di una somma mai entrata nelle casse dello Stato, poiché ciò comporterebbe un danno ingiusto per l'Erario. La Suprema Corte cassa la decisione favorevole alla banca e rigetta definitivamente la domanda di rimborso.
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Impugnabilità della cessione del credito IVA: stop al fisco
Una banca ha acquistato un credito IVA da una procedura fallimentare, ma l'Agenzia delle Entrate ha comunicato l'inopponibilità della cessione per mancanza di certezza, liquidità ed esigibilità del credito. I giudici di secondo grado hanno ritenuto inammissibile il ricorso della banca, considerando tale comunicazione un atto non autonomamente impugnabile. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della banca, sancendo il principio dell'impugnabilità della cessione del credito IVA anche di fronte a semplici comunicazioni d'inopponibilità. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene l'elenco degli atti impugnabili sia tassativo, il contribuente può contestare in giudizio qualsiasi atto con cui il fisco manifesti una pretesa tributaria specifica, generando un concreto interesse a ricorrere. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Rimborso credito IVA: il Fisco contesta ma deve motivare
Una società finanziaria, che aveva acquistato un credito fiscale da un'azienda fallita, ha richiesto il rimborso credito IVA. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato il rimborso, sostenendo che il credito non fosse provato e che esistessero debiti pregressi dell'azienda fallita. I giudici di secondo grado hanno confermato il rifiuto senza però spiegare perché i documenti presentati fossero insufficienti. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso della società. I giudici supremi hanno stabilito che, sebbene il Fisco possa contestare il credito anche dopo la scadenza dei termini di accertamento, i giudici di merito devono motivare in modo chiaro e dettagliato perché ritengono insufficienti le prove fornite dal contribuente. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Rimborso credito IVA: la Cassazione frena il fisco contro la Banca
L'Amministrazione Finanziaria ha negato parzialmente il rimborso di un credito d'imposta a una Banca, che aveva acquistato il credito nell'ambito di una procedura concorsuale autorizzata dal giudice delegato. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione alla Banca, riconoscendo la validità dell'autorizzazione per l'intero importo maturato fino alla chiusura della procedura. L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'omesso esame di documenti decisivi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, poiché l'ente pubblico pretendeva una nuova valutazione dei fatti già esaminati dai giudici di merito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato il diritto della Banca al rimborso credito IVA, condannando l'ente pubblico al pagamento delle spese processuali.
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Indennità di espropriazione: il terreno agricolo vale di più
Un'azienda acquista un credito relativo all'indennità di espropriazione di un'area situata in un grande comune. La Corte di appello nega la legittimazione dell'azienda acquirente a causa della mancata notifica della cessione al debitore e qualifica il terreno come agricolo, ignorando il suo inserimento nel Programma Urbano Parcheggi. La Cassazione accoglie il ricorso della società. I giudici chiariscono che la cessione del credito si perfeziona con il solo consenso e non richiede la notifica per agire in giudizio. Inoltre, l'inserimento nel programma speciale costituisce una variante urbanistica che attribuisce vocazione edificatoria al terreno. La sentenza viene cassata con rinvio.
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