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Cessione Del Contratto

81 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Accordo con cui una parte sostituisce a sé un terzo nei rapporti derivanti da un contratto a prestazioni corrispettive.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Prescrizione del diritto all’inquadramento: il Comune non paga se non era parte in causa
Un Lavoratore, transitato per mobilità da un'azienda statale a un Comune nel 1993, aveva ottenuto nel 2005 il riconoscimento di un superiore inquadramento dall'azienda di provenienza. Successivamente, ha chiesto al Comune il pagamento delle differenze retributive e il risarcimento danni, basandosi su tale riconoscimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Lavoratore, confermando che il giudicato ottenuto contro l'azienda originaria non ha effetto sul Comune, poiché quest'ultimo non era parte di quel precedente giudizio. Inoltre, la Corte ha ribadito che il diritto alle differenze retributive si era estinto per **prescrizione del diritto all'inquadramento**, essendo trascorsi più di dieci anni dal transito senza azioni interruttive contro il Comune.
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Cessione Contratto Formazione Lavoro: Sgravi Contributivi e Nuove Regole
L'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) ha contestato gli sgravi contributivi di un'Azienda per lavoratori assunti con contratti di formazione e lavoro. Questi contratti erano stati originariamente stipulati dalla Capogruppo e poi trasferiti ad altre società del gruppo. L'INPS sosteneva che la **cessione contratto formazione lavoro** richiedesse una nuova autorizzazione amministrativa per mantenere i benefici. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS. Ha stabilito che una vera e propria cessione del contratto, anche tra aziende dello stesso gruppo, necessita di una nuova autorizzazione per lo sgravio contributivo. La sentenza è stata cassata e rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Cessione Contratto di Lavoro: Modifiche Post-Trasferimento Valide?
L'INPGI ha richiesto contributi a un'azienda editoriale per una lavoratrice, sostenendo l'invalidità di una cessione del contratto di lavoro a un'altra società a causa di modifiche sostanziali nel rapporto. La Corte d'Appello ha ritenuto valida la cessione, considerando le modifiche come una 'promozione' interna. Per un'altra lavoratrice, la Corte ha confermato la qualifica di 'collaboratore fisso' con caratteristiche subordinate. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi, confermando la validità della cessione del contratto di lavoro anche in presenza di modifiche successive e la natura subordinata della collaborazione giornalistica.
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Mobilità nel pubblico impiego: salvi i livelli retributivi
Una dipendente pubblica ottiene il trasferimento da un ente universitario a un'agenzia fiscale tramite una procedura di mobilità nel pubblico impiego. L'ente di destinazione assegna alla lavoratrice una posizione economica inferiore (F3 anziché F4), omettendo di computare le progressioni orizzontali maturate presso l'ente di provenienza. La Corte di Appello accoglie il ricorso della dipendente e dichiara il suo diritto al corretto inquadramento economico. L'agenzia ricorre in Cassazione sostenendo l'esattezza delle tabelle di comparazione applicate. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'ente pubblico e conferma il diritto della lavoratrice all'inquadramento nella posizione economica F4, condannando l'amministrazione al pagamento delle spese di lite.
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Sgravio contributivo: La Cassazione chiarisce i limiti nei gruppi aziendali
L'INPS ha contestato lo sgravio contributivo contratti formazione lavoro a un'azienda per lavoratori trasferiti da una capogruppo. La Corte d'Appello aveva escluso la necessità di una nuova autorizzazione per la cessione del contratto tra aziende dello stesso gruppo. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che la cessione del contratto comporta una nuova titolarità del rapporto. Pertanto, è necessaria una nuova autorizzazione del progetto formativo per mantenere il diritto allo sgravio contributivo.
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Mobilità nel pubblico impiego: lo stipendio resta invariato
Un dipendente comunale si trasferisce presso un'Agenzia fiscale tramite la mobilità nel pubblico impiego. L'ente di destinazione assegna al lavoratore una fascia economica inferiore, ignorando gli scatti stipendiali già maturati. Il lavoratore agisce in giudizio per ottenere il riconoscimento del livello economico superiore e le differenze retributive. I giudici di merito accolgono la domanda del dipendente e condannano l'amministrazione al pagamento. L'Agenzia ricorre in Cassazione sostenendo l'irrilevanza delle progressioni economiche precedenti. La Suprema Corte rigetta il ricorso dell'ente e conferma che il passaggio tra enti costituisce una cessione del contratto a tutele piene. L'amministrazione deve garantire l'invarianza del trattamento economico e riconoscere la posizione acquisita.
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Mobilità volontaria: cambio ente senza perdere lo stipendio
Un dipendente pubblico transitava tramite mobilità volontaria da un ente locale a un'agenzia fiscale. L'ente di destinazione attribuiva al lavoratore una posizione economica inferiore a quella maturata presso l'amministrazione di provenienza, escludendo le progressioni economiche già acquisite. La Corte di Cassazione ha confermato i precedenti gradi di giudizio, rigettando il ricorso dell'agenzia. I giudici hanno stabilito che la mobilità volontaria realizza una cessione del contratto di lavoro che tutela la conservazione dell'anzianità, dell'inquadramento e del trattamento retributivo. Il passaggio non può penalizzare il dipendente privandolo dei livelli economici già raggiunti. Di conseguenza, l'amministrazione ricevente deve riconoscere la posizione economica corrispondente a quella maturata in precedenza, pagando le relative differenze retributive e le spese legali.
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Mobilità volontaria: licenziamento privato per ente pubblico economico
Un lavoratore, trasferito tramite mobilità volontaria da un Comune a un Consorzio (CISI), è stato licenziato per soppressione del posto. Il Tribunale di Napoli aveva rigettato il ricorso, ma la Corte d'Appello aveva dichiarato il licenziamento illegittimo, qualificando il CISI come ente pubblico non economico e applicando la disciplina del pubblico impiego. La Corte di Cassazione ha cassato questa decisione. Ha stabilito che la mera concessione di servizi a terzi non esclude la natura di ente pubblico economico di un consorzio, se scopi e fonti di entrata sono imprenditoriali. Pertanto, la mobilità volontaria nel pubblico impiego verso un ente economico comporta l'applicazione del diritto privato al rapporto di lavoro, rendendo legittimo il licenziamento ex art. 2118 c.c.
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Mobilità nel pubblico impiego: no al taglio dello stipendio
Una lavoratrice otteneva il trasferimento presso una nuova Agenzia pubblica tramite la procedura di mobilità. L'ente di destinazione le riconosceva un inquadramento economico base (F1), ignorando lo scatto economico superiore (F2) già maturato presso l'ente di provenienza. La dipendente contestava il declassamento retributivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente pubblico. I giudici hanno confermato che la mobilità nel pubblico impiego costituisce una cessione del contratto a tutti gli effetti. Di conseguenza, l'ente cessionario deve garantire l'invarianza del trattamento economico e riconoscere le progressioni economiche orizzontali già acquisite dal lavoratore.
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Cessione del Contratto di Lavoro: Consenso Tacito Contro Reintegra Richiesta
Un lavoratore ha contestato la validità della sua **cessione del contratto di lavoro** da un'azienda originaria a una cessionaria, sostenendo di non aver dato il consenso e di essere stato licenziato ingiustamente dalla nuova azienda. La Corte d'Appello ha riconosciuto la validità della cessione, basandosi sui fatti concludenti: il lavoratore aveva firmato un nuovo contratto e lavorato per oltre un anno con l'azienda cessionaria. La Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che il consenso del lavoratore alla cessione del contratto può essere anche tacito, purché dimostrato da comportamenti inequivocabili. Il ricorso del lavoratore è stato respinto, con condanna al pagamento delle spese legali.
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TFR e mobilità: credito escluso dal passivo dell’ente
Una lavoratrice ottiene differenze retributive contro il proprio datore di lavoro pubblico in liquidazione coatta amministrativa. Successivamente, la dipendente passa per mobilità a un'altra amministrazione pubblica e richiede l'ammissione al passivo della liquidazione per le differenze stipendiali e per la corrispondente quota di trattamento di fine rapporto. Il tribunale accoglie entrambe le domande. L'ente pubblico impugna la decisione contestando l'esigibilità del trattamento economico. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'ente pubblico e rigetta la domanda di ammissione al passivo del credito previdenziale. Il principio stabilito chiarisce che il binomio TFR e mobilità non determina la cessazione del rapporto, bensì una continuazione del servizio. Di conseguenza, il credito non risulta esigibile fino alla cessazione definitiva del lavoro.
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TFR e mobilità pubblica: niente anticipo con il passaggio tra enti
Una lavoratrice ha chiesto l'ammissione allo stato passivo dell'ente pubblico in liquidazione per ottenere differenze retributive e trattamento di fine rapporto. L'ente ha contestato la richiesta del trattamento. L'amministrazione ha eccepito che la dipendente era transitata a un altro ente tramite mobilità, senza alcuna interruzione lavorativa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente debitore. I giudici hanno chiarito che il tema di TFR e mobilità pubblica presuppone la continuità del rapporto contrattuale. Il passaggio tra enti pubblici rappresenta una cessione del contratto e non una cessazione del servizio. Di conseguenza, il credito per la liquidazione non diviene esigibile al momento del trasferimento, ma soltanto alla fine definitiva del servizio. La domanda di ammissione al passivo del trattamento è stata quindi integralmente respinta.
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Fideiussione locazione commerciale: valida dopo la cessione
Un locatore ha richiesto il pagamento dei canoni insoluti ai garanti di una societa conduttrice. L'azienda locataria aveva ceduto il contratto di locazione a un'altra impresa per poi estinguersi mediante cancellazione societaria. I garanti hanno eccepito l'estinzione della garanzia a seguito della cessione d'azienda e della cancellazione dell'ente debitore originario. La Corte di Cassazione ha stabilito che la fideiussione locazione commerciale rimane pienamente valida ed efficace. Il fideiussore continua a rispondere per l'intero importo del debito del conduttore cedente non liberato dal creditore, a prescindere dall'estinzione della societa garantita e dai limiti di responsabilita patrimoniale dei soci.
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Cessione del contratto di lavoro e consenso tacito
La controversia nasce dall'impugnazione avanzata da un dipendente contro il trasferimento di un impianto produttivo tra due società. Il lavoratore chiedeva la continuità del rapporto e la reintegrazione presso la società cedente, contestando la legittimità del passaggio aziendale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso del lavoratore. La Suprema Corte ha stabilito che la firma del nuovo contratto con la società cessionaria e lo svolgimento effettivo dell'attività lavorativa per un anno integrano una valida cessione del contratto di lavoro per fatti concludenti. L'eventuale invalidità del trasferimento d'azienda non impedisce il perfezionamento del passaggio contrattuale individuale liberamente accettato dal lavoratore. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Cessione del contratto di leasing: chi paga i vecchi debiti?
L'Erede del Cedente si è opposto al decreto ingiuntivo emesso per il pagamento di canoni di leasing scaduti prima della cessione del contratto di leasing a un terzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la cessione del contratto non libera automaticamente il cedente dai debiti pregressi se l'accordo prevede che il nuovo acquirente risponda dei canoni solo da una data successiva. Inoltre, la consegna di assegni ha efficacia pro solvendo e non estingue il debito fino all'effettivo incasso, mentre i rendiconti periodici a zero non costituiscono prova di avvenuto pagamento.
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Mobilità nel pubblico impiego: no al taglio dello stipendio
Una dipendente di un ente locale è passata all'Agenzia delle Dogane tramite mobilità nel pubblico impiego. L'amministrazione non le ha riconosciuto la fascia retributiva corrispondente a quella di provenienza, impedendole di partecipare a selezioni interne per avanzare di carriera. La Corte d'Appello ha accolto le richieste della lavoratrice, riconoscendole la corretta fascia e il risarcimento per la perdita di opportunità. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che il passaggio diretto tra amministrazioni costituisce una cessione del contratto. Questo meccanismo impone la conservazione dell'anzianità, della qualifica e del trattamento economico precedentemente acquisiti, per evitare dequalificazioni del personale. L'amministrazione pubblica ha perso il ricorso ed è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Indennità risarcitoria onnicomprensiva e scatti di anzianità
Una lavoratrice ha ottenuto la conversione di contratti a termine illegittimi in un unico rapporto a tempo indeterminato, con diritto alla ricostruzione della carriera. Le società datrici di lavoro sostenevano che l'indennità risarcitoria onnicomprensiva ex art. 32 L. 183/2010 coprisse ogni pretesa economica, escludendo ulteriori differenze retributive. La Corte di Cassazione ha chiarito che tale indennità risarcisce solo i periodi di interruzione del lavoro, mentre per i periodi di effettiva attività lavorativa spettano la ricostruzione della carriera e gli scatti di anzianità. La Suprema Corte ha però accolto parzialmente il ricorso delle società per un vizio di motivazione: la Corte d'Appello aveva erroneamente ritenuto nuove e inammissibili le contestazioni sui conteggi delle somme dovute, che erano invece state tempestivamente sollevate in primo grado. La causa è stata rinviata per ricalcolare gli importi.
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Cessione del contratto: pagare le fatture impedisce il rimborso
Una società subaffittuaria ha chiesto la restituzione dei canoni versati a un nuovo soggetto, sostenendo che quest'ultimo non fosse legittimato a riceverli. La Corte d'Appello ha invece accertato che tra il sublocatore originario e il nuovo soggetto era avvenuta una valida cessione del contratto, accettata tacitamente dalla società subaffittuaria attraverso un comportamento concludente, consistito nel pagamento regolare delle fatture e nell'invio di ordini di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso principale della società e rigettando il ricorso incidentale del nuovo sublocatore per carenza di prove sui servizi extra. Di conseguenza, la cessione del contratto è considerata pienamente valida ed efficace tra le parti, impedendo la restituzione delle somme già pagate.
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Cessione del contratto: il terzo non paga senza consenso
La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sulla cessione del contratto di distribuzione esclusiva. Nel caso di specie, un produttore aveva ceduto i propri contratti a una terza società, la quale aveva poi interrotto bruscamente i rapporti con il distributore locale senza rispettare il preavviso. Il distributore aveva chiesto il risarcimento dei danni a entrambe le società. La Cassazione ha stabilito che, in mancanza del consenso espresso o tacito del contraente ceduto (il distributore), la cessione del contratto non si è mai perfezionata. Di conseguenza, la terza società non può essere ritenuta responsabile a livello contrattuale per l'interruzione del rapporto, che resta imputabile esclusivamente al produttore originario. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Mobilità intercompartimentale: lo stipendio resta intatto
Una dipendente pubblica è passata dal Comune all'Agenzia delle Dogane tramite mobilità intercompartimentale. L'amministrazione di destinazione l'ha inquadrata in una posizione economica inferiore (F3 anziché F5) rispetto a quella corrispondente al livello di provenienza (D5). La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto all'inquadramento corretto e alle differenze retributive. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia, confermando che il passaggio diretto configura una cessione del contratto. Questo strumento deve garantire la conservazione dell'anzianità, della qualifica e del trattamento economico, evitando dequalificazioni. L'Agenzia delle Dogane perde la causa e deve pagare le spese legali.
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