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Cessione D'Azienda

239 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Contratto con cui un imprenditore trasferisce a un altro soggetto il complesso dei beni organizzati per l'esercizio dell'impresa.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Licenziamento collettivo illegittimo: reintegra e cessione
Un'azienda aerea avviava una procedura di licenziamento collettivo e licenziava un dipendente ritenendo la sua posizione infungibile ed eccedente. Nel frattempo l'azienda cedeva il ramo d'attività a una seconda società. Il lavoratore contestava la scelta datoriale perché l'impresa non aveva confrontato le sue competenze con quelle di colleghi di pari livello in altri reparti. La Corte d'Appello dichiarava illegittimo il licenziamento collettivo, ordinando alla nuova società di reintegrare il dipendente e condannando entrambe le aziende al risarcimento. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione a favore del lavoratore: la comparazione deve considerare l'intera professionalità maturata dal dipendente e il trasferimento d'azienda garantisce la continuità del rapporto di lavoro.
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Cessione d’azienda: il silenzio sul contratto di locazione e l’inadempimento
Un Acquirente ha acquistato un'azienda, ma ha poi scoperto che il contratto di locazione dell'immobile aziendale era già risolto. Ha chiesto la risoluzione del contratto di cessione d'azienda e il risarcimento danni per inadempimento. I giudici di merito hanno respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Acquirente. Ha cassato la sentenza d'appello. Ha rilevato una mancata motivazione sull'ammissibilità della prova testimoniale. La causa tornerà alla Corte d'Appello per una nuova valutazione. Questo sottolinea l'importanza di una corretta valutazione delle prove.
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Cessione d’azienda e IVA: La Cassazione attende l’Europa
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la qualificazione fiscale di un'operazione aziendale, sostenendo che fosse una "cessione d'azienda" (trasferimento di un'attività completa) e non una serie di "cessioni di beni" (vendite di singoli beni), per evitare un'indebita detrazione IVA. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza precedente, ha inviato la questione alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Il rinvio chiede se la legge italiana, che limita l'analisi fiscale al solo testo del contratto, sia compatibile con il diritto europeo. La decisione finale sulla "Cessione d'azienda e IVA" è sospesa in attesa del pronunciamento europeo.
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Condotta antisindacale: accordi nulli nella cessione d’azienda
Un istituto di credito in crisi e una banca acquirente hanno concluso un'operazione straordinaria celando il vero scopo dell'accordo. Le aziende hanno avviato una procedura sindacale per soli esuberi di personale invece di attivare la preventiva consultazione obbligatoria per il passaggio d'impresa. Questo comportamento ha spinto le rappresentanze dei lavoratori ad accettare pesanti tagli agli stipendi. Un sindacato ha promosso azione per condotta antisindacale contro l'acquirente. La Corte di Cassazione ha confermato l'illiceità dell'operazione. La Suprema Corte ha stabilito che la cessionaria risponde delle violazioni informative e deve rimuovere gli effetti pregiudizievoli subiti dal personale.
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Fondo di Garanzia INPS per TFR e azienda cessionaria attiva
Una lavoratrice ha subito il trasferimento d'azienda dalla società originaria, poi fallita, a una nuova impresa in piena attività economica. Inserita nello stato passivo del fallimento della cedente per il trattamento di fine rapporto, la dipendente ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per TFR. L'ente previdenziale ha rifiutato l'erogazione contestando la mancata escussione del nuovo datore di lavoro solvibile e obbligato in solido. La Corte di Cassazione ha accolto le ragioni dell'ente previdenziale, stabilendo che la garanzia pubblica opera solo in caso di effettiva insolvenza e non sostituisce i crediti esigibili verso l'acquirente in bonis.
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Cessione e condotta antisindacale: banca condannata
Un istituto di credito in crisi ha simulato una mera riorganizzazione con esuberi, inducendo i sindacati a firmare pesanti decurtazioni stipendiali. In realtà, la banca cedente stava già trattando il trasferimento completo dell'attività a un istituto acquirente, omettendo l'informativa preventiva di legge. Il sindacato ha quindi promosso un'azione per condotta antisindacale contro l'acquirente. La Corte di Cassazione ha confermato l'illiceità del comportamento datoriale, respingendo il ricorso della banca cessionaria e sancendo l'obbligo di informare preventivamente le organizzazioni sindacali.
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Fondo di garanzia INPS: azienda fallita ma lavoro continuo
Alcuni dipendenti passano alle dipendenze di una nuova società in seguito alla cessione del ramo d'azienda. Un accordo sindacale riserva i debiti pregressi per il trattamento di fine rapporto a carico dell'originaria datrice di lavoro, poi dichiarata fallita. I lavoratori ottengono l'ammissione al passivo fallimentare e chiedono il pagamento al Fondo di garanzia INPS. L'ente previdenziale respinge l'istanza perché il rapporto di lavoro prosegue senza alcuna interruzione con la società acquirente. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'ente. L'ammissione definitiva al passivo fallimentare non impone l'intervento automatico del Fondo. La prestazione previdenziale richiede l'insolvenza del datore di lavoro effettivo al momento della cessazione del rapporto contrattuale, momento in cui il credito diviene esigibile.
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Cessione di ramo d’azienda: chi risponde del contratto preliminare
Una società promissaria acquirente stipula un preliminare immobiliare con una società venditrice. Successivamente, la venditrice conferisce il proprio settore immobiliare a una terza impresa. La promissaria acquirente recede dal contratto e cita in giudizio la società venditrice originaria per ottenere il doppio della caparra confirmatoria e la restituzione degli acconti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della venditrice cedente. Con la cessione di ramo d'azienda si verifica il subentro automatico della nuova società cessionaria nei contratti non personali in corso. La società cedente perde la titolarità del rapporto contrattuale. La domanda risarcitoria doveva essere proposta contro la nuova società e non contro la cedente originaria.
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Cede il B&B ma riapre nello stesso stabile: divieto concorrenza
Un imprenditore cede la gestione di un bed and breakfast a un acquirente ma, poco dopo la stipula, avvia un'analoga attività ricettiva all'interno dello stesso edificio. L'acquirente agisce in giudizio denunciando la violazione del divieto di concorrenza e chiedendo il risarcimento economico. La Corte d'Appello accerta la natura imprenditoriale del servizio e condanna il cedente al risarcimento del danno. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso del venditore inammissibile: la qualificazione dell'attività come impresa era ormai definitiva e non contestabile. Il cedente perde la causa e deve pagare i danni e le spese legali.
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Fondo di garanzia INPS TFR e cessione d’azienda
Un lavoratore dipendente passa a una nuova società a seguito di una cessione d'azienda. Successivamente, la vecchia azienda cedente fallisce. Il dipendente ottiene l'ammissione del proprio credito per la liquidazione nello stato passivo del vecchio datore e chiede l'intervento dell'ente previdenziale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'ente. Il Fondo di garanzia INPS TFR non interviene se il rapporto di lavoro è proseguito con la nuova impresa acquirente. La liquidazione diventa esigibile solo al momento della cessazione definitiva del lavoro. Il dipendente deve quindi rivolgersi alla nuova azienda, obbligata per legge a garantire il pagamento.
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Licenziamento collettivo: quadro reintegrato dopo la cessione
Una società aerea cedente ha intimato il recesso a un quadro direttivo durante un licenziamento collettivo, qualificando il suo ruolo come unico esubero senza compararlo con gli altri dipendenti di pari livello. Contestualmente, la società cessionaria ha acquisito il ramo d'azienda escludendo il lavoratore dall'elenco del personale trasferito. Il dipendente ha impugnato il licenziamento contestando la violazione dei criteri di selezione e la mancata valutazione delle sue mansioni pregresse. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento collettivo per omessa comparazione tra lavoratori con mansioni fungibili. I giudici hanno inoltre stabilito che gli accordi sindacali in deroga non possono cancellare il passaggio automatico del rapporto di lavoro alla nuova società acquirente. La sentenza ha ordinato la reintegrazione del lavoratore alle dipendenze della cessionaria e il risarcimento del danno con dodici mensilità.
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Decadenza Accertamento Tributario: Il Fisco Perde il Diritto di Richiesta
Un'Azienda ha acquistato un impianto fotovoltaico, pagando inizialmente l'imposta di registro in misura fissa. L'Agenzia delle Entrate, dopo anni, ha richiesto maggiori imposte, riqualificando l'operazione come cessione d'azienda. L'Azienda ha contestato la richiesta, invocando la decadenza accertamento tributario. La Cassazione ha confermato che l'Agenzia aveva perso il diritto di richiedere le maggiori imposte, poiché aveva superato il termine di tre anni dalla registrazione dell'atto originario. La sentenza ha ribadito l'importanza dei termini per l'accertamento fiscale, tutelando il contribuente.
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Licenziamento collettivo: criteri violati e reintegra del lavoratore
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento intimato a un dipendente nell'ambito di una complessa procedura di crisi aziendale e cessione di ramo d'azienda. L'azienda cedente ha violato i criteri di scelta prefissati per il licenziamento collettivo, preferendo un'altra risorsa senza giustificate ragioni tecniche o professionali. I giudici hanno stabilito il diritto del lavoratore alla reintegrazione presso la società subentrante, cessionaria dell'attività. Hanno inoltre confermato il risarcimento del danno a carico della società cedente fino a dodici mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, oltre ai contributi previdenziali, e accertato la responsabilità solidale della nuova società subentrante, benché soggetta ad amministrazione straordinaria.
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Cessione d’azienda e IVA: la vendita di un immobile vuoto
L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso dell'imposta di registro versata da una società per l'acquisto di un fabbricato da una procedura fallimentare. L'ufficio sosteneva che l'operazione costituisse una cessione di ramo d'azienda anziché la vendita di un singolo immobile. Il fabbricato era tuttavia completamente privo di impianti, arredi, licenze ed agibilità, richiedendo ingenti lavori di ristrutturazione per poter essere utilizzato. La Corte di Cassazione ha confermato che non ricorre l'ipotesi di Cessione d'azienda e IVA se il bene trasferito non conserva alcuna organizzazione o capacità produttiva residua. L'operazione costituisce la vendita di un singolo immobile ed è soggetta ad IVA, garantendo alla società acquirente il pieno diritto al rimborso dell'imposta di registro indebitamente versata.
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Registrazione d’ufficio cessione d’azienda tra contratti e Fisco
Una società immobiliare cedeva a un'altra impresa, diretta dallo stesso rappresentante legale, diversi beni in un arco temporale ristretto. Gli atti riguardavano la cessione di un contratto di agenzia, un veicolo, il leasing dei locali e gli arredi. L'Agenzia delle Entrate considerava questo insieme di cessioni come un unico trasferimento aziendale non dichiarato. Di conseguenza, l'ufficio finanziario notificava l'avviso di liquidazione per riscuotere la relativa imposta. La società presentava ricorso contestando l'operato del Fisco. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della registrazione d'ufficio cessione d'azienda. I giudici hanno stabilito che l'esistenza di un contratto verbale di trasferimento aziendale si può provare mediante presunzioni gravi, precise e concordanti.
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Cessione d’azienda e detrazione IVA: vince l’immobile al grezzo
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società la detrazione delle imposte per l'acquisto di immobili grezzi, riqualificando l'operazione come cessione di ramo d'azienda soggetta ad imposta di registro. La società ha dimostrato che i locali erano privi di impianti e non idonei a svolgere un'attività d'impresa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo i confini tra cessione d'azienda e detrazione IVA. Mancando l'organizzazione d'impresa e il subentro in contratti o personale, l'acquisto di fabbricati allo stato grezzo rappresenta una semplice vendita di beni soggetti a IVA. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la piena legittimità del credito d'imposta della società e condannando il Fisco alle spese di lite.
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Responsabilità del cessionario per debiti tributari e limiti
Una società acquirente subentra a un'altra impresa a seguito di una vendita di ramo aziendale. L'Agente della Riscossione notifica alla nuova impresa diverse cartelle esattoriali per un importo totale superiore a otto milioni di euro, richiedendo il saldo di imposte non versate dalla venditrice. La società acquirente contesta la pretesa fiscale sostenendo la piena capacità patrimoniale della debitrice originaria. La Corte di Giustizia Tributaria accerta l'incapienza della venditrice e limita l'obbligo di pagamento al valore del ramo aziendale ceduto, pari a circa settecentomila euro. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della società acquirente e conferma la sentenza di secondo grado. Il principio sancito definisce la responsabilità del cessionario per debiti tributari nei limiti del prezzo pagato per la vendita, qualora il fisco dimostri l'impossibilità di recuperare le somme dal debitore principale.
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Cessione d’azienda ai fini IVA: prevale la sostanza negoziale
L'Agenzia delle Entrate ha notificato avvisi di accertamento a una società controricorrente, qualificando un presunto affitto d'azienda come vera e propria cessione d'azienda ai fini IVA e disconoscendo la detrazione dell'imposta sui canoni. Il giudice di appello ha dato ragione al contribuente basandosi solo sul testo formalizzato del contratto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. La Suprema Corte ha stabilito che la qualificazione della cessione d'azienda ai fini IVA deve avvenire attraverso una valutazione globale di tutte le circostanze reali, testuali ed extratestuali. L'interpretazione non può fermarsi al dato documentale, ma deve analizzare il comportamento complessivo delle parti e il progressivo trasferimento dei beni dell'impresa.
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Riqualificazione affitto d’azienda: la sostanza batte la forma
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una societa la natura di un contratto, operando la riqualificazione affitto d'azienda in cessione d'azienda ai fini IVA e imposte dirette. Secondo il Fisco, l'operazione nascondeva il trasferimento definitivo del complesso aziendale, evidenziato dal passaggio graduale di tutti i beni, merci e personale. Il giudice di appello aveva annullato l'accertamento ritenendo inutilizzabili gli elementi esterni al contratto scritto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che la riqualificazione affitto d'azienda ai fini IVA e imposte sui redditi deve considerare la reale sostanza economica e tutti gli elementi extratestuali. I limiti della legge sul registro non si applicano in ambito IVA. La sentenza e stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame complessivo.
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Trasferimento d’azienda: il licenziamento tardivo non blocca la reintegra
Una lavoratrice ottiene il riconoscimento giudiziale del proprio rapporto di lavoro con una società cedente, ma viene subito licenziata per presunta assenza di sedi. Appreso che i punti vendita presso cui lavorava erano stati ceduti a un'azienda subentrante, ricorre in giudizio per far accertare il passaggio del contratto ex art. 2112 c.c. La Corte di Cassazione conferma la decisione d'appello a favore della dipendente, stabilendo un chiaro principio sul trasferimento d'azienda: l'azione per far valere il passaggio automatico del rapporto di lavoro non è soggetta ai termini di decadenza previsti per l'impugnazione dei licenziamenti. Inoltre, il licenziamento intimato dalla cedente dopo la cessione è del tutto inefficace e non impedisce la prosecuzione del rapporto con la subentrante, con diritto al recupero delle retribuzioni arretrate.
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