LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Cessazione Della Materia Del Contendere

Pagina 30 di 40

2463 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Cessazione della materia del contendere: accordo batte sentenza
Un'azienda ha impugnato la sentenza d'appello che dichiarava illegittima la cessione dei contratti di lavoro di alcuni dipendenti. Nelle more del giudizio di Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo tramite una conciliazione in sede sindacale. Di conseguenza, l'azienda ha rinunciato al ricorso con l'accettazione del lavoratore. La Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, rilevando che l'accordo sindacale ha sostituito la precedente regolamentazione giudiziale, caducando le sentenze dei gradi precedenti. La Corte ha inoltre escluso il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione non si applica in caso di estinzione consensuale della lite.
Continua »
Definizione agevolata: come chiudere la lite fiscale in Cassazione
Un contribuente impugnava una cartella esattoriale per sanzioni tributarie, lamentando che l'atto originario fosse stato notificato al suo vecchio indirizzo anziché a quello nuovo. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia giungeva dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il contribuente decideva di avvalersi della definizione agevolata prevista dalla legge, estinguendo il debito tramite il pagamento rateale di quanto dovuto. Di conseguenza, sia il contribuente sia l'Agenzia delle Entrate hanno richiesto l'estinzione del processo. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate e confermando che l'adesione alla definizione agevolata esclude l'obbligo di versare il doppio contributo unificato.
Continua »
Prescrizione dei crediti tributari: tasse a 10 anni, sanzioni a 5
Il Contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento per diciotto cartelle esattoriali, eccependo il difetto di notifica e la prescrizione dei crediti tributari. La Corte di Cassazione ha chiarito importanti regole sulla prescrizione dei crediti tributari, delle sanzioni e degli interessi. In particolare, ha stabilito che i tributi erariali mantengono la prescrizione ordinaria decennale anche dopo la scadenza dei termini di impugnazione della cartella. Al contrario, le sanzioni e gli interessi si prescrivono sempre in cinque anni, data la loro autonomia funzionale. Infine, la Corte ha accolto il ricorso dell'Agente della Riscossione sulla validità delle notifiche dirette tramite servizio postale ordinario, per le quali non è richiesto l'invio della seconda raccomandata informativa. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame delle notifiche.
Continua »
Definizione agevolata: stop alla lite tra fisco e contribuente
L'Amministrazione Finanziaria ha rettificato la plusvalenza dichiarata da un contribuente per la vendita di terreni lottizzati, richiedendo maggiori imposte. Dopo le decisioni favorevoli al contribuente nei primi gradi di giudizio, l'ufficio ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 119 del 2018, pagando l'importo dovuto. Entrambe le parti hanno quindi richiesto l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato cessata la materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate, confermando l'efficacia della sanatoria fiscale che estingue definitivamente la lite tra fisco e contribuente.
Continua »
Trattenimento dello straniero: la convalida cade e la causa sfuma
Il caso riguarda un cittadino straniero sottoposto a un provvedimento di trattenimento presso il C.P.R. di Torino, convalidato dal Giudice di Pace. Lo straniero ha richiesto il riesame del provvedimento, che è stato confermato dal giudice. Successivamente, lo straniero ha proposto ricorso in Cassazione. Nel frattempo, la stessa Corte di Cassazione, con una precedente decisione, ha annullato il decreto di convalida originario del trattenimento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, poiché è venuto meno l'oggetto stesso della controversia sul trattenimento dello straniero. Le spese processuali saranno liquidate dal Giudice di Pace.
Continua »
Patrocinio a spese dello Stato: vittoria sulla PA senza rimborso
Un cittadino si oppone al decreto di espulsione emesso dalla Prefettura. Durante il giudizio, l'amministrazione revoca il provvedimento in autotutela, determinando la cessazione della materia del contendere. Il Giudice di Pace dispone la compensazione delle spese legali. Il cittadino, ammesso al patrocinio a spese dello Stato, ricorre in Cassazione contestando tale compensazione e pretendendo la condanna dell'amministrazione al pagamento delle spese. La Suprema Corte rigetta il ricorso. Stabilisce che, se la parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato affronta un giudizio in cui è contrapposta a un'amministrazione statale, il giudice non deve regolare le spese né compensarle. Il difensore della parte ammessa deve infatti chiedere la liquidazione dei propri compensi direttamente al giudice con apposita istanza, escludendo ogni diritto del cittadino a dolersi della compensazione.
Continua »
Definizione agevolata: il Fisco si ferma e la lite si estingue
Una società di persone e i suoi soci hanno impugnato gli avvisi di accertamento emessi dall'Agenzia delle Entrate per maggiori ricavi non dichiarati ai fini IVA, IRAP e IRPEF. Durante il giudizio dinanzi alla Corte di Cassazione, i contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 193 del 2016, allegando la prova dei pagamenti effettuati. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il perfezionamento della sanatoria e ha aderito alla richiesta di chiusura della lite. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per rinunzia, compensando le spese di giudizio tra le parti.
Continua »
Definizione agevolata: il Fisco si ferma e la causa si estingue
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro un contribuente per imposte non pagate. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Nel corso del processo, il contribuente ha chiesto di aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie. Entrambe le parti hanno quindi richiesto la cessazione della materia del contendere. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che l'amministrazione pubblica non deve versare il raddoppio del contributo unificato.
Continua »
Definizione agevolata: estinta la lite tra fisco e contribuente
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento emesso dal fisco per IVA e altre imposte relative all'anno 1995, calcolate tramite ricostruzione induttiva dei ricavi. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, la contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, provvedendo al pagamento della prima rata. Poiché nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione entro il termine di legge del 31 dicembre 2020, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, lasciando le spese a carico di chi le ha anticipate.
Continua »
Definizione agevolata: azzerato il debito sulle vendite online
Un contribuente impugnava un avviso di accertamento per tasse non pagate su vendite online di oggetti da collezione. Dopo i primi gradi di giudizio sfavorevoli, il contribuente ricorreva in Cassazione. Prima della decisione, il ricorrente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, pagando il dovuto e presentando regolare istanza di estinzione del giudizio, oltre alla rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha preso atto del pagamento e della rinuncia, dichiarando l'estinzione del processo. Di conseguenza, la controversia tributaria si è conclusa definitivamente senza alcuna condanna alle spese per le parti.
Continua »
Fisco fa marcia indietro: cessazione della materia del contendere
L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a una società finanziaria la deducibilità fiscale di alcune svalutazioni di crediti per l'anno d'imposta 2013. Dopo che i giudici di merito avevano annullato l'avviso di accertamento, l'amministrazione finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il giudizio di legittimità, la Direzione Regionale delle Entrate ha annullato l'atto impositivo in autotutela, azzerando il debito fiscale. Di conseguenza, sia il fisco che la società hanno chiesto l'estinzione del processo. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, compensando le spese di lite tra le parti.
Continua »
IVA all’importazione: no alla solidarietà del doganalista
L'Amministrazione Doganale ha contestato a una Società Importatrice la mancata inclusione delle royalties nel valore doganale delle merci, richiedendo dazi, sanzioni e la maggiore IVA all'importazione. L'importatore ha pagato l'imposta tramite plafond, ma ha contestato sanzioni e interessi. La Cassazione ha stabilito che l'IVA all'importazione può essere assolta tramite inversione contabile, escludendo la duplicazione d'imposta. Inoltre, ha chiarito che il Rappresentante Doganale indiretto non risponde in solido con l'importatore per l'IVA all'importazione, in assenza di norme nazionali esplicite. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso dell'ufficio limitatamente alla verifica della tempestività del pagamento dell'imposta: se l'assolvimento è tardivo, sanzioni e interessi sono dovuti. La causa è stata rinviata per questo specifico accertamento.
Continua »
IVA all’importazione: l’importatore paga ma il doganiere è salvo
L'Ufficio delle Dogane ha contestato a un'azienda importatrice la mancata inclusione delle royalties nel valore doganale delle merci, richiedendo dazi, sanzioni e la maggiore IVA all'importazione. L'azienda ha dimostrato di aver già assolto l'imposta tramite inversione contabile (reverse charge). La Corte di Cassazione ha chiarito che il rappresentante doganale indiretto non risponde in solido con l'importatore per il pagamento dell'IVA all'importazione, in mancanza di una norma nazionale esplicita. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del Fisco limitatamente alla verifica della tempestività dei pagamenti: se l'assolvimento dell'imposta è avvenuto in ritardo, restano dovuti gli interessi e le sanzioni. La causa è stata quindi rinviata al giudice di secondo grado per accertare questo specifico aspetto temporale.
Continua »
Cessazione della materia del contendere: il Fisco si arrende
L'Agenzia delle Entrate aveva emesso un avviso di accertamento IRES nei confronti di una banca, contestando la deducibilità di alcune svalutazioni di crediti. Dopo le vittorie della banca nei primi due gradi di giudizio, l'Agenzia ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione dei giudici di legittimità, la stessa amministrazione finanziaria ha annullato l'atto impositivo in via di autotutela, riconoscendo che le somme non erano dovute. Di conseguenza, le parti hanno chiesto congiuntamente di chiudere il processo. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
Continua »
Rappresentante doganale indiretto: dazi dovuti, zero IVA
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a una società importatrice la mancata inclusione delle royalties nel valore delle merci importate, richiedendo dazi, sanzioni e IVA all'importazione. L'Agenzia ha esteso la richiesta al Rappresentante doganale indiretto, ritenendolo responsabile in solido. Nonostante l'importatore avesse poi regolarizzato l'IVA tramite plafond, l'Agenzia pretendeva comunque sanzioni e interessi dal rappresentante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia. I giudici hanno stabilito che il Rappresentante doganale indiretto non risponde dell'IVA all'importazione in solido con l'importatore. L'IVA all'importazione non è un dazio doganale e, in mancanza di una norma nazionale esplicita, non si applica la responsabilità solidale per questa imposta. Di conseguenza, cadono anche le richieste per sanzioni e interessi.
Continua »
Contratto preliminare: la transazione chiude lo scontro legale
Un Acquirente stipula un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile in costruzione con una Società Costruttrice. L'accordo è collegato a un precedente preliminare con un Terzo, il cui consenso è ritenuto necessario per il trasferimento. A causa del rifiuto della società di stipulare il definitivo, l'Acquirente agisce in giudizio per ottenere il trasferimento forzato dell'immobile. Nelle more del giudizio di Cassazione, l'Acquirente conclude un accordo transattivo con la curatela fallimentare della società, ottenendo la piena proprietà del bene. La Corte di Cassazione dichiara quindi la cessazione della materia del contendere, compensando le spese di giudizio tra le parti, poiché l'accordo sopravvenuto ha estinto ogni interesse alla prosecuzione della causa.
Continua »
Pensione: legittimo il coefficiente di neutralizzazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale contro la decisione che vietava l'applicazione del coefficiente di neutralizzazione sulla pensione di anzianità di un iscritto con decorrenza anteriore al 2007. I giudici hanno chiarito che questo coefficiente di abbattimento non viola il principio del pro rata. Tale misura non elimina i diritti quesiti del pensionato, ma rappresenta una legittima riduzione percentuale volta a garantire l'equilibrio finanziario della cassa professionale. La riduzione è legata alla scelta del professionista di andare in pensione prima, pur potendo continuare a lavorare. La sentenza d'appello è stata quindi annullata con rinvio.
Continua »
Perdita della qualità di socio: chi esce paga le spese di lite
Un socio di una società a responsabilità limitata impugna due delibere assembleari. Durante il giudizio, a causa della mancata sottoscrizione di un aumento di capitale per copertura perdite, si verifica la perdita della qualità di socio. La società eccepisce la carenza di legittimazione ad agire. Il Tribunale dichiara improcedibile la causa e condanna l'ex socio alle spese. La Corte d'Appello e la Corte di Cassazione confermano la decisione. La Suprema Corte ribadisce che la legittimazione a impugnare le delibere deve sussistere fino alla decisione. La perdita della qualità di socio per scelta personale non comporta la cessazione della materia del contendere, ma l'improcedibilità dell'azione, con conseguente condanna dell'attore al pagamento delle spese di lite secondo le regole ordinarie della soccombenza.
Continua »
Sanzioni doganali e definizione agevolata: la causa si estingue
L'Agenzia delle Dogane ha sanzionato un Consorzio per un'errata indicazione dell'origine e della classificazione doganale di lampade a risparmio energetico importate. Dopo che i giudici di merito hanno escluso la colpa del contribuente, l'Agenzia ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il Consorzio ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del d.l. n. 119/2018, provvedendo al pagamento di quanto dovuto per estinguere la cartella di pagamento collegata all'atto sanzionatorio. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
Continua »
TARI e carenza di interesse sopravvenuta: l’accordo salva le spese
Un'azienda alberghiera ha impugnato l'avviso di accertamento del Comune per il pagamento della tassa sui rifiuti (TARI). Durante il giudizio di Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere la lite. L'albergo ha quindi presentato rinuncia, evidenziando una carenza di interesse sopravvenuta a proseguire la causa. La Corte di Cassazione ha chiarito che non si puo dichiarare la cessazione della materia del contendere se manca una richiesta formale e conforme di entrambe le parti. Tuttavia, l'accordo dimostra chiaramente il venir meno dell'interesse a decidere. Per questo motivo, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di interesse sopravvenuta, disponendo la compensazione delle spese di giudizio ed escludendo il pagamento del doppio contributo unificato, poiche la causa di inammissibilita e sorta successivamente alla presentazione del ricorso.
Continua »