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Cessazione Della Materia Del Contendere

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2463 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Notifica dell’atto di appello: il fisco perde in Cassazione
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un contribuente, socio di una società a ristretta base azionaria, maggiori redditi derivanti da utili non contabilizzati. Il contribuente ha impugnato l'accertamento. In secondo grado, i giudici hanno dato ragione al fisco, ma il contribuente era rimasto contumace. Egli ha quindi proposto ricorso in Cassazione, lamentando la nullità della notifica dell'atto di appello. L'atto era stato infatti consegnato alla segretaria del suo difensore senza l'invio della necessaria raccomandata informativa (la cosiddetta CAN). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente. I giudici hanno stabilito che la notifica dell'atto di appello effettuata a un soggetto diverso dal destinatario è nulla se manca la spedizione della raccomandata informativa. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio.
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Cassa integrazione straordinaria: l’inerzia non cancella i diritti
Un'azienda ha collocato alcuni dipendenti in cassa integrazione straordinaria a zero ore, applicando criteri di scelta generici e discrezionali. Il Lavoratore ha fatto causa chiedendo il risarcimento dei danni per l'illegittimità della sospensione. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del dipendente. L'Azienda ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'inerzia del dipendente equivalesse a una rinuncia tacita e che il credito fosse prescritto. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il silenzio del lavoratore non prova alcuna volontà di rinunciare ai propri diritti e che il risarcimento per inadempimento contrattuale si prescrive in dieci anni. Il Lavoratore ha quindi vinto definitivamente la causa, ottenendo il risarcimento.
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Cessioni intracomunitarie: la mancata verifica dell’IVA costa cara
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una Società Contribuente per il recupero dell'IVA su presunte cessioni intracomunitarie effettuate nel 2006 verso due imprese estere che avevano già cessato l'attività. La società non aveva verificato la validità del numero di identificazione IVA delle acquirenti. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata per le somme iscritte a ruolo, estinguendo parzialmente il debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per la parte definita agevolatamente e ha rigettato il ricorso per la restante parte. I giudici hanno confermato che l'onere di provare i requisiti delle cessioni intracomunitarie spetta al venditore, il quale deve verificare con diligenza l'affidabilità fiscale dei clienti esteri.
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Cessazione della materia del contendere: stop al raddoppio tassa
Un lavoratore ha chiesto differenze retributive all'azienda datrice di lavoro. Dopo le sentenze di primo e secondo grado, l'azienda ha fatto ricorso in Cassazione. Nel frattempo, le parti hanno firmato un accordo amichevole davanti alla Corte d'Appello, risolvendo ogni disputa. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di interesse, determinando la cessazione della materia del contendere. I giudici hanno chiarito che, in questo caso di accordo tra le parti, non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato, poiché la fine della lite non equivale a una bocciatura ordinaria del ricorso. Le spese di giudizio sono state compensate.
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Cessazione della materia del contendere: no all’accordo unilaterale
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro una Società per costi indeducibili. Dopo una parziale vittoria in primo grado, la Società ha chiesto in appello la dichiarazione di cessazione della materia del contendere, mostrando estratti di ruolo con importi ridotti. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto la richiesta. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco, stabilendo che la cessazione della materia del contendere richiede l'accordo di entrambe le parti sulla fine della lite. La riduzione del ruolo era solo una registrazione provvisoria dovuta all'esito del primo grado, non un accordo definitivo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Cessazione della materia del contendere: stop alla lite fiscale
Un pensionato ha chiesto il rimborso della maggiore IRPEF trattenuta dall'Inps sulla sua pensione integrativa. L'Agenzia delle Entrate si è opposta, ricorrendo in Cassazione. Durante il giudizio, il contribuente ha rinunciato formalmente alla pretesa di rimborso e l'Amministrazione finanziaria ha accettato tale rinuncia, rinunciando a sua volta al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, disponendo l'estinzione del giudizio e la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Cessazione della materia del contendere: stop alla lite col Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un atto di recupero per credito IVA indebitamente compensato contro un'azienda. Dopo il ricorso di quest'ultima, l'ufficio ha annullato l'atto in autotutela, emettendone uno nuovo. I giudici di merito hanno annullato anche il secondo atto per violazione del principio del ne bis in idem e decadenza. Durante il giudizio di Cassazione, l'azienda ha aderito alla definizione agevolata delle liti tributarie (Legge n. 130/2022), effettuando i relativi pagamenti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, estinguendo il giudizio con spese a carico di chi le ha anticipate.
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Grave illecito professionale: tra esclusione e riaggiudicazione
Una società cooperativa impugna l'aggiudicazione di un appalto di pulizia sanitaria a un'impresa concorrente, contestando la mancata comunicazione di indagini penali a carico dei suoi esponenti, configurabile come grave illecito professionale. Il Consiglio di Stato annulla l'aggiudicazione, stabilendo che le misure di self-cleaning operano solo per il futuro e non retroattivamente. L'impresa esclusa ricorre in Cassazione per eccesso di potere giurisdizionale. Tuttavia, durante il giudizio, un'ulteriore pronuncia chiarisce l'obbligo di rivalutazione da parte della stazione appaltante, la quale riaggiudica l'appalto alla stessa impresa. Le parti concordano quindi sulla fine della controversia. La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità sopravvenuta del ricorso per cessazione della materia del contendere, compensando le spese di lite.
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Self cleaning negli appalti: tra sanatoria e revoca della gara
L'Impresa Concorrente ha impugnato l'aggiudicazione di una gara d'appalto a favore dell'Impresa Aggiudicataria, contestando la mancata comunicazione di indagini penali a carico dei suoi dirigenti. Il Consiglio di Stato ha annullato l'aggiudicazione, stabilendo che le misure di self cleaning negli appalti hanno efficacia solo per il futuro e non possono sanare retroattivamente la gara in corso. L'Impresa Aggiudicataria ha proposto ricorso in Cassazione per eccesso di potere giurisdizionale. Tuttavia, durante il giudizio, una nuova decisione amministrativa ha imposto la rivalutazione dell'affidabilità dell'impresa, portando a una nuova aggiudicazione. Di conseguenza, le Sezioni Unite della Cassazione hanno dichiarato la cessazione della materia del contendere per sopravvenuto difetto di interesse, compensando le spese tra le parti.
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Misure di self-cleaning: nessun effetto retroattivo negli appalti
Un'impresa si aggiudica un appalto pubblico di pulizia, ma un'azienda concorrente impugna l'aggiudicazione contestando la mancata comunicazione di indagini penali a carico dei vertici. Il Consiglio di Stato annulla l'aggiudicazione stabilendo che le misure di self-cleaning (le azioni correttive per ripristinare l'affidabilità aziendale) hanno valore solo per il futuro e non retroattivo. L'impresa vincitrice ricorre in Cassazione per eccesso di potere giurisdizionale. Nel frattempo, la stazione appaltante rivaluta l'affidabilità dell'impresa e le riassegna l'appalto. Di conseguenza, entrambe le parti concordano sulla mancanza di interesse a proseguire il giudizio. La Corte di Cassazione dichiara quindi l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta cessazione della materia del contendere, compensando le spese legali tra le parti.
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Grave illecito professionale: appalto salvo dopo la tempesta
Una società cooperativa vince un appalto sanitario, ma la seconda classificata contesta l'aggiudicazione. La vincitrice non aveva comunicato indagini penali a carico di alcuni dirigenti, configurando un potenziale grave illecito professionale. Il Consiglio di Stato annulla l'appalto, ritenendo che le misure di sanamento interno (cosiddetto self-cleaning) abbiano valore solo per il futuro e non retroattivo. La società esclusa ricorre in Cassazione per eccesso di potere del giudice amministrativo. Nel frattempo, l'ente pubblico riesamina la situazione e riassegna l'appalto alla stessa cooperativa. Di conseguenza, le parti concordano sul superamento della lite. Le Sezioni Unite della Cassazione dichiarano quindi l'inammissibilità del ricorso per cessazione della materia del contendere, compensando le spese di giudizio.
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Definizione agevolata: stop al fisco ma la Cassazione rinvia
Il Contribuente ha impugnato una cartella di pagamento emessa a seguito di un accertamento fiscale. Durante il giudizio di Cassazione, il Contribuente ha presentato istanza per la cessazione della materia del contendere, allegando l'adesione alla definizione agevolata e provando il pagamento di gran parte del debito originario. La Corte di Cassazione, non potendo decidere immediatamente senza una conferma ufficiale dell'avvenuto pagamento totale, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa. I giudici hanno concesso sessanta giorni all'Avvocatura dello Stato per fornire informazioni precise sul reale perfezionamento della definizione agevolata, sospendendo temporaneamente la decisione finale.
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Ineleggibilità del commissario d’esame: dimissioni vane
Un avvocato, nominato commissario per l'esame di abilitazione forense, si dimetteva dall'incarico poco prima delle elezioni per il Consiglio dell'Ordine locale, risultando eletto. Un collega non eletto contestava l'elezione per violazione delle norme sull'ineleggibilità. Il Consiglio Nazionale Forense dichiarava la decadenza dell'eletto. Durante il ricorso in Cassazione, il mandato del Consiglio scadeva, determinando la cessazione della materia del contendere. Le Sezioni Unite hanno dichiarato inammissibile il ricorso, ma hanno condannato il ricorrente alle spese per soccombenza virtuale. La Corte ha chiarito che l'ineleggibilità del commissario d'esame decorre dall'accettazione della nomina e impedisce l'elezione nella tornata immediatamente successiva, a prescindere dalle dimissioni anticipate, per evitare indebiti condizionamenti del consenso elettorale.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: pace fatta col fisco
Una società di capitali ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte IRES, IRAP e IVA relative all'anno 2004. Durante la pendenza del giudizio in Cassazione, la contribuente ha presentato domanda per la definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi della Legge 130/2022, provvedendo al pagamento degli importi dovuti. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il regolare versamento e ha aderito alla richiesta di chiusura del contenzioso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate. La decisione conferma l'efficacia della sanatoria fiscale per porre fine alle pendenze tributarie in corso.
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Cessazione della materia del contendere: le spese al debitore
Una società finanziaria, per conto di numerose farmacie, ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per ottenere il pagamento di oltre tre milioni di euro per forniture farmaceutiche, oltre a interessi e risarcimento del maggior danno. Durante il processo, l'azienda sanitaria ha pagato la somma capitale. Il Tribunale ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere sul capitale, ma ha compensato parzialmente le spese legali. La Corte d'appello ha ignorato il ricorso della società che contestava tale ripartizione delle spese. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società finanziaria: i giudici d'appello avrebbero dovuto valutare la soccombenza virtuale dell'azienda sanitaria ai fini delle spese di lite, anziché ignorare il motivo di impugnazione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Cessazione della materia del contendere: accordo batte sanzioni
Un Comune e una nota Società energetica si scontravano in tribunale per avvisi di accertamento ICI relativi ad alcune piattaforme marine. Durante la causa, le parti hanno raggiunto un accordo conciliativo. Il Comune ha quindi annullato i vecchi atti in autotutela, emettendone di nuovi concordati. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, disponendo l'estinzione del giudizio. I giudici hanno stabilito la compensazione delle spese legali e hanno escluso l'obbligo di versare il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione, infatti, non si applica in caso di estinzione concordata, ma solo quando il ricorso viene respinto o dichiarato inammissibile. Vince l'accordo tra le parti, che azzera la lite e le sanzioni processuali aggiuntive.
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Definizione agevolata: stop alla causa senza l’ok del Fisco
Un contribuente ha impugnato un avviso di rettifica e liquidazione dell'imposta di registro per una compravendita immobiliare. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata, pagando il dovuto e chiedendo la fine del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Anche senza una formale conferma dell'ufficio tributario, la volontà del contribuente di chiudere la lite fa venire meno l'interesse a una decisione. Le spese di giudizio sono state interamente compensate e non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata a rate: il processo si ferma ma non si estingue
Una società di trasporti ha impugnato il recupero di agevolazioni fiscali sulle accise del gasolio, negate perché aveva dichiarato automezzi non disponibili. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata ("rottamazione ter") pagando a rate. Poiché il piano di rateizzazione non è ancora concluso, la Corte di Cassazione ha disposto il rinvio a nuovo ruolo per verificare il regolare pagamento e il perfezionamento della sanatoria, impedendo per ora la chiusura del processo.
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Cessazione della materia del contendere: accordo cancella sentenza
Una lavoratrice ha ottenuto dalla Corte d'Appello il riconoscimento dell'inquadramento superiore come operatore tecnico contro un'Azienda Sanitaria Locale. L'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno sottoscritto un verbale di conciliazione davanti alla Direzione Territoriale del Lavoro, depositando un'istanza congiunta per dichiarare estinto il processo. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. Questa pronuncia comporta l'automatica perdita di efficacia della sentenza d'appello impugnata, poiché l'accordo transattivo sostituisce integralmente la precedente decisione giudiziale. Le spese di lite sono state compensate tra le parti come concordato.
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Accordo ASL-lavoratrice: cessazione della materia del contendere
Una lavoratrice ha ottenuto dalla Corte d'Appello l'inquadramento superiore nella categoria B come operatore tecnico presso un'azienda sanitaria locale. L'azienda ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole, firmando un verbale di conciliazione. Di conseguenza, hanno chiesto congiuntamente la definizione della lite. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. Questo provvedimento determina l'automatica perdita di efficacia della sentenza d'appello precedentemente impugnata, poiché le parti hanno deciso di regolare autonomamente il loro rapporto di lavoro tramite un contratto privato, rinunciando a far valere la precedente decisione del giudice. Le spese del giudizio sono state interamente compensate tra le parti.
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