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Cessazione Della Materia Del Contendere

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2463 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Opposizione a precetto: se il titolo cade, il creditore paga
Un Lavoratore ha notificato un atto di precetto all'Ente Pubblico per ottenere differenze sul trattamento di fine servizio, basandosi su una sentenza favorevole. L'Ente Pubblico ha proposto opposizione a precetto, sostenendo di aver già pagato il dovuto. Nelle more del giudizio di cassazione, la sentenza originaria che costituiva il titolo esecutivo è stata annullata da un'altra decisione della Suprema Corte. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'annullamento del titolo esecutivo determina la cessazione della materia del contendere e comporta la condanna alle spese del creditore, poiché ha agito sulla base di un diritto inesistente. Il ricorso del Lavoratore è stato rigettato.
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Cessazione della materia del contendere e cartelle annullate
Un'azienda riceveva un avviso di accertamento fiscale, ma il primo giudizio si chiudeva con un decreto presidenziale che dichiarava la cessazione della materia del contendere, ritenendo erroneamente che l'atto fosse stato annullato in autotutela. L'Agenzia delle Entrate, non avendo realmente annullato l'atto, emetteva cartelle di pagamento ritenendolo definitivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che il decreto presidenziale non impugnato dall'ufficio tributario ha valore di giudicato sostanziale sull'avvenuto annullamento. Di conseguenza, l'amministrazione finanziaria non poteva emettere le cartelle di pagamento basate su un atto ormai considerato inesistente dal giudice.
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Definizione agevolata: il silenzio del fisco cancella il debito
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava gli avvisi di accertamento per IVA e IRPEF emessi nei confronti di un professionista. La contestazione riguardava i compensi per obblighi di fare e non fare legati alla cessione del suo studio professionale. Durante il giudizio di cassazione, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 119 del 2018. Poiché l'ufficio tributario non ha presentato obiezioni entro il termine stabilito del 31 dicembre 2020, la procedura si è conclusa positivamente. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, lasciando le spese a carico di chi le ha sostenute.
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Raddoppio dei termini di accertamento: sì per IVA, no per IRAP
Una società di persone riceveva avvisi di accertamento per omessa dichiarazione IVA e IRAP dal 1998 al 2003. L'Agenzia delle Entrate applicava il raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di violazioni penali. La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica all'IRAP, poiché questa imposta non prevede sanzioni penali. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso della società, annullando le richieste del fisco relative all'IRAP per decorrenza dei termini ordinari, mentre ha confermato la legittimità dei recuperi relativi all'IVA.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop alla lite
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza d'appello che annullava un avviso di accertamento Ires e Irap emesso contro una società immobiliare, considerata società di comodo. Durante la pendenza del giudizio di Cassazione, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge 119 del 2018, provvedendo al pagamento integrale di quanto dovuto per sanare la lite. Sia la contribuente sia l'amministrazione finanziaria hanno quindi richiesto l'estinzione della causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese e confermando che non si applica il raddoppio del contributo unificato a carico della parte ricorrente.
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Reciproca soccombenza: la banca paga le spese se adempie in ritardo
Un correntista richiede alla propria banca la consegna degli estratti conto e l'applicazione di una penale per il ritardo. La banca consegna i documenti richiesti solo dopo l'avvio della causa. Il giudice di merito dichiara cessata la materia del contendere per i documenti, rigetta la penale e compensa le spese di lite per reciproca soccombenza. La Cassazione ribalta la decisione. La richiesta di penale è solo accessoria alla domanda principale di consegna. L'adempimento tardivo della banca assorbe la domanda di penale, rendendola superflua. Non esiste quindi alcuna reciproca soccombenza: la banca ha adempiuto in ritardo ed è l'unica parte soccombente. La banca deve pagare tutte le spese legali dei tre gradi di giudizio.
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Cessazione della materia del contendere: l’accordo chiude la lite
Una società di vigilanza si opponeva a un decreto ingiuntivo ottenuto da una ditta fornitrice per il pagamento di oltre 280 mila euro relativi all'installazione di antifurti. Dopo i primi due gradi di giudizio favorevoli alla creditrice, la vicenda giungeva in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, sopravveniva il fallimento della debitrice e le parti firmavano un accordo transattivo per chiudere tutte le pendenze. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, rilevando che l'accordo amichevole estingue l'interesse a proseguire la causa. I giudici hanno inoltre escluso il raddoppio del contributo unificato, poiché la chiusura anticipata per transazione non equivale a un rigetto del ricorso.
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Cessazione della materia del contendere: stop alla lite fiscale
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento emesso dall'Amministrazione Finanziaria per il recupero di imposte legate a costi ritenuti inesistenti. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno presentato un'istanza congiunta per dichiarare la cessazione della materia del contendere. La controversia è stata infatti risolta tramite la definizione agevolata prevista dalla legge sulla tregua fiscale. La Suprema Corte, preso atto della regolarità della procedura e del mancato diniego da parte del fisco, ha dichiarato l'estinzione del processo, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Cessazione della materia del contendere: l’accordo ferma la causa
Una banca, tramite la sua società di gestione crediti, si opponeva all'esclusione di un proprio credito dal passivo del fallimento di una società debitrice. Durante la causa davanti alla Corte di Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo privato, rinunciando reciprocamente a ogni pretesa. La Suprema Corte ha rilevato che, sebbene la rinuncia formale presentata dai nuovi acquirenti del credito non fosse del tutto regolare sotto il profilo procedurale, l'esistenza documentata dell'accordo transattivo ha fatto venire meno l'interesse a proseguire la lite. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato la cessazione della materia del contendere, rendendo il ricorso inammissibile senza l'applicazione di sanzioni o spese aggiuntive per le parti, le cui spese legali sono state interamente compensate.
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Scontro IMU sulla cava: la definizione agevolata chiude la lite
Una società di riscossione e una società contribuente si scontravano in tribunale per un avviso di accertamento IMU del 2012 relativo a una cava estrattiva. Durante il giudizio di Cassazione, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, pagando l'importo dovuto in un'unica soluzione. La Corte di Cassazione ha preso atto del regolare pagamento e del rispetto delle norme del regolamento comunale. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del procedimento per cessazione della materia del contendere. Le spese del giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate e non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: la società chiude la lite IMU sulla cava
Una società concessionaria per la riscossione comunale ha impugnato la decisione che riduceva il valore di una cava ai fini del calcolo dell'IMU dovuta da una società contribuente. Durante la pendenza del giudizio di Cassazione, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, pagando quanto dovuto per sanare la pendenza tributaria. La Corte di Cassazione, preso atto del regolare adempimento e del perfezionamento della sanatoria, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono state poste a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre il pagamento del doppio contributo unificato.
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Definizione agevolata: stop alla lite sulla tassa per la cava
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento ICI relativo a una cava di estrazione. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi della Legge di Bilancio 2023, pagando la prima rata dell'importo dovuto. La Corte di Cassazione ha preso atto del regolare deposito della domanda e del pagamento, dichiarando l'estinzione del procedimento per cessazione della materia del contendere. Le spese del giudizio sono state poste a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre il pagamento del doppio contributo unificato, non applicabile in caso di estinzione per sanatoria fiscale.
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Definizione agevolata: cancellata la lite ICI sulla cava
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento ICI relativo a una cava di estrazione. Dopo i primi gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023 e del regolamento del Comune interessato, pagando quanto dovuto. Avendo la contribuente dimostrato il regolare pagamento e la presentazione della domanda, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono state poste a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre il pagamento del doppio contributo unificato.
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Definizione agevolata: la Cassazione chiude la lite sulla cava
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento ICI relativo a una cava estrattiva. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha richiesto l'estinzione del processo avendo aderito alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. Avendo la contribuente pagato la prima rata e presentato regolare domanda, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, escludendo il pagamento del doppio contributo unificato.
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Cessazione della materia del contendere: accordo salva concordato
Una società in liquidazione proponeva un concordato preventivo, approvato dai creditori ma opposto da una banca. Il Tribunale omologava il concordato rigettando l'opposizione, ma la Corte d'Appello accoglieva il reclamo della banca, revocando l'omologazione. La società ricorreva in Cassazione. Nelle more del giudizio, la banca cedeva il credito a un'altra società, la quale raggiungeva un accordo transattivo con la debitrice, accettando il piano concordatario. Le parti chiedevano quindi la dichiarazione di cessazione della materia del contendere. La Suprema Corte ha accolto la richiesta, dichiarando la cessazione della materia del contendere per via dell'accordo transattivo. Questo ha travolto la decisione d'appello contraria e ha reso definitivo il decreto di omologazione originario del Tribunale, poiché la rinuncia all'opposizione ha rimosso ex post ogni ostacolo al concordato.
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Definizione agevolata: estinto il debito senza doppie tasse
Il Contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento per omesso versamento di IRPEF e IVA del 2007. Successivamente, ha presentato domanda di definizione agevolata per grave difficoltà economica, pagando il dovuto in modo rateizzato. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del procedimento per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale senza raddoppio dei costi
Un venditore di un immobile impugna una cartella di pagamento emessa dopo la revoca delle agevolazioni prima casa. Durante il processo in Cassazione, il contribuente richiede la definizione agevolata della controversia ai sensi della legge n. 130/2022, pagando quanto dovuto. L'Agenzia delle Entrate conferma il perfezionamento della procedura. La Corte di Cassazione dichiara quindi l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese restano a carico di chi le ha anticipate e non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché la definizione agevolata non equivale a un rigetto del ricorso.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: non basta la domanda
Una società ha impugnato gli avvisi di liquidazione dell'imposta di registro relativi a una sentenza di trasferimento immobiliare. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha chiesto la cessazione della materia del contendere, sostenendo che una condebitrice avesse estinto il debito tramite la definizione agevolata delle liti pendenti. La Corte di Cassazione ha rilevato che la società ha depositato solo la domanda di sanatoria, senza dimostrare l'identità del presupposto impositivo e l'avvenuto pagamento integrale. Per questo motivo, i giudici hanno disposto il rinvio a nuovo ruolo, concedendo novanta giorni alla ricorrente per depositare i documenti necessari a provare l'effettivo saldo del debito tributario.
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Definizione agevolata: il Fisco si ferma dopo il pagamento
Una società fallita e un'azienda collegata si opponevano a due avvisi di rettifica IVA. Dopo un lungo iter giudiziario, la società contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, provvedendo al pagamento di quanto dovuto. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il regolare pagamento e ha richiesto l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha preso atto del perfezionamento della procedura, rilevando che non era stato notificato alcun diniego e che nessuna parte aveva chiesto la prosecuzione della causa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Sospensione del rimborso IVA: se il Fisco paga la causa si chiude
L'Amministrazione finanziaria aveva disposto la sospensione del rimborso IVA a favore di una società a causa di pendenze penali per violazioni fiscali. La contribuente ha impugnato il provvedimento, ma i giudici di merito hanno respinto i ricorsi. Durante il giudizio in Cassazione, i procedimenti penali si sono conclusi favorevolmente e l'ufficio ha revocato la misura, liquidando il credito. Di conseguenza, la società ha rinunciato al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, compensando le spese di lite poiché l'Agenzia delle Entrate non si era regolarmente costituita.
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