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Cessazione Della Materia Del Contendere

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2463 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Definizione agevolata controversie tributarie: chi paga le spese?
Un'Azienda ha impugnato un avviso di accertamento IVA e le relative sanzioni. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, l'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il processo, l'Azienda ha scelto di avvalersi della definizione agevolata controversie tributarie, una procedura che permette di chiudere le liti fiscali a condizioni favorevoli. Sia l'Azienda che l'Agenzia delle Entrate hanno chiesto la dichiarazione di estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, dichiarando il processo estinto e ponendo le spese a carico dell'Azienda, dato che aveva anticipato le spese.
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Definizione agevolata della lite: stop al Fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate contestava la riqualificazione di un conferimento d'azienda e successiva cessione di quote per l'imposta di registro contro tre società contribuenti. I giudici tributari hanno accolto le ragioni delle imprese e il Fisco ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, una delle società ha presentato istanza di sanatoria pagando la percentuale prevista dalla legge sul valore della vertenza. L'ufficio finanziario non ha respinto la richiesta e nessuna delle parti ha depositato istanza di ripresa della causa entro i termini stabiliti. La Corte di Cassazione ha accertato la regolarità della procedura e ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere grazie alla definizione agevolata della lite. Le spese legali sono rimaste a carico di chi le ha sostenute.
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Accertamento IVA: la cessazione materia del contendere tributaria salva l’Azienda
L'Amministrazione Fiscale aveva impugnato una sentenza favorevole all'Azienda Contribuente, relativa a un avviso di accertamento IVA. Durante il ricorso in Cassazione, l'Azienda ha aderito a una definizione agevolata prevista da una legge speciale. Questa adesione ha portato alla richiesta di **cessazione materia del contendere tributaria**. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, dichiarando la fine della controversia e compensando le spese legali tra le parti. Il contenzioso si è estinto per l'accordo raggiunto.
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Cessazione della materia del contendere: il fisco annulla l’atto
L'amministrazione finanziaria ha contestato a una società commerciale il mancato versamento di imposte regionali attraverso due avvisi di accertamento. La contribuente ha impugnato gli atti e i giudici di merito hanno annullato le pretese fiscali. L'ente impositore ha quindi proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, l'ufficio fiscale ha disposto l'annullamento in autotutela degli atti impugnati e le parti hanno formalizzato un accordo congiunto. A seguito del venir meno dell'oggetto della lite, i giudici supremi hanno dichiarato la cessazione della materia del contendere. Tale pronuncia ha eliminato le sentenze precedenti ormai prive di efficacia e disposto l'integrale compensazione delle spese processuali tra le parti.
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Diniego definizione agevolata: la Cassazione estingue la lite fiscale
L'Agenzia Fiscale aveva contestato a un'Azienda Contribuente l'uso eccessivo di un credito IVA, applicando sanzioni. L'Azienda aveva vinto in primo e secondo grado. Durante il ricorso in Cassazione dell'Agenzia Fiscale, l'Azienda ha chiesto la definizione agevolata della lite, pagando le rate. L'Agenzia ha però negato questa definizione agevolata. L'Azienda ha impugnato il diniego di definizione agevolata, e la Cassazione ha annullato tale diniego. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato estinto il giudizio principale dell'Agenzia Fiscale, poiché la questione originaria era venuta meno, rendendo il ricorso inammissibile.
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Accertamento IVA: la Cessazione materia del contendere salva l’Azienda
L'Agenzia delle Entrate aveva emesso un avviso di accertamento IVA contro una Società. La Società ha contestato l'atto. Durante il ricorso in Cassazione, la Società ha aderito a una definizione agevolata, risolvendo la controversia con il Fisco. Per questo motivo, la Corte di Cassazione ha dichiarato la **cessazione materia del contendere**, riconoscendo che la lite non aveva più ragione di esistere, e ha compensato le spese legali tra le parti.
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Soccombenza virtuale: chi paga le spese se l’illecito cessa subito
Un'organizzazione sindacale ha avviato un'azione giudiziaria contro un ente sanitario per denunciare un comportamento illegittimo. L'ente ha interrotto la condotta vietata poco dopo il deposito del ricorso, portando i giudici di merito a dichiarare chiusa la disputa senza riconoscere le spese legali al sindacato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'associazione sindacale, stabilendo che la soccombenza virtuale impone la condanna alle spese a carico di chi ha causato l'azione giudiziaria iniziale, anche se l'illecito cessa prima della discussione finale.
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Accertamento Fiscale: L’Estinzione del Processo Tributario per Accordo
L'Agenzia delle Entrate aveva accertato maggiori imposte per un'Azienda, che ha contestato la decisione in tribunale. Dopo vari gradi di giudizio, l'Azienda ha scelto di aderire a una definizione agevolata (un accordo speciale per chiudere la controversia fiscale). Anche l'Amministrazione finanziaria ha riconosciuto questa soluzione. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo tributario per cessazione della materia del contendere, poiché la disputa fiscale era stata risolta tra le parti. Le spese legali sono state compensate, ovvero ogni parte ha pagato le proprie.
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Definizione agevolata della controversia e fine del contenzioso
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza favorevole ottenuta da una società in tema di IVA. Nel corso del giudizio di legittimità, la società ha presentato domanda per la definizione agevolata della controversia, avvalendosi della normativa sulla pace fiscale. L'ufficio tributario ha successivamente confermato il regolare perfezionamento del pagamento. Di fronte al venuto meno dell'interesse ad agire, la Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, disponendo la totale compensazione delle spese di giudizio tra le parti.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società per il recupero a tassazione di imposte Ires e Irap. Il Fisco contestava le agevolazioni fiscali su immobili di interesse storico-artistico locati e i costi di gestione di altri immobili. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del procedimento, la società ha presentato domanda per la definizione agevolata delle controversie tributarie. La contribuente ha versato l'importo dovuto escludendo sanzioni e interessi di mora, depositando la prova dell'integrale pagamento. L'Amministrazione finanziaria non ha notificato alcun diniego e ha confermato la regolarità della procedura. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese di lite a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del Giudizio Tributario: Rinuncia e Definizione Agevolata
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento per operazioni inesistenti, disconoscendo costi e IVA. Il Contribuente ha impugnato l'atto, ma i ricorsi sono stati respinti. Durante il ricorso in Cassazione, il Contribuente ha aderito a una definizione agevolata dei tributi e ha rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario per rinuncia agli atti. Le spese processuali restano a carico della parte che le ha anticipate. Non è dovuto l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, poiché l'estinzione è avvenuta per motivi sopravvenuti e non per il ricorso iniziale.
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Detrazione fiscale immobili locati: il Fisco condannato dopo lo sgravio
Una socia di un'azienda ha impugnato una cartella di pagamento emessa dall'Agenzia delle Entrate. La cartella recuperava una detrazione fiscale per interventi di risparmio energetico su immobili dell'azienda, concessi in locazione a terzi. L'Agenzia inizialmente negava tale agevolazione per gli immobili locati. Durante il ricorso in Cassazione, l'Agenzia ha annullato la cartella (sgravio), aderendo a un nuovo orientamento giurisprudenziale che ammette la detrazione fiscale immobili locati. La Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, cassando la sentenza precedente e condannando l'Agenzia al pagamento delle spese legali del giudizio di legittimità per soccombenza virtuale.
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Dalla lite alla pace: cessazione della materia del contendere
Una complessa controversia immobiliare riguardante la proprietà di un terreno e presunti diritti di usucapione giunge all'attenzione della Corte di Cassazione. Le originarie attrici avevano chiesto la restituzione dell'immobile occupato, ma avevano già venduto il bene prima di avviare la causa. Dopo sentenze di merito sfavorevoli e anni di contenzioso, le parti in causa hanno deciso di stipulare una scrittura transattiva per definire bonariamente la lite. Avendo depositato l'accordo scritto e confermato formalmente la volontà di rinunciare agli atti, la Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. Questa pronuncia chiude definitivamente il giudizio e stabilisce la compensazione integrale delle spese legali tra i contendenti, rendendo superfluo qualsiasi ulteriore esame del merito della causa.
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Definizione agevolata: il fisco si chiude, la causa si estingue
Un Contribuente e la sua Società hanno impugnato avvisi di accertamento fiscale per IRAP, IVA e IRPEF. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, hanno presentato ricorso in Cassazione. Durante questo processo, hanno chiesto la definizione agevolata della controversia, una procedura che consente di chiudere le dispute fiscali con condizioni favorevoli. La Corte di Cassazione ha verificato che i requisiti per tale definizione erano soddisfatti. Di conseguenza, ha dichiarato l'estinzione del procedimento per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico della parte che le aveva anticipate. Il caso si è chiuso senza una decisione sul merito.
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Rinuncia al Ricorso in Cassazione: La firma dell’avvocato non basta
Una Conduttrice ha chiesto il rimborso di spese per lavori straordinari e risarcimento danni alla Locatrice, ma la Corte d'Appello ha respinto le sue richieste. La Conduttrice ha quindi presentato un ricorso in Cassazione. Il suo difensore ha depositato una `rinuncia al ricorso in Cassazione` senza un `mandato speciale` della parte. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la rinuncia, priva di mandato speciale, non estingue il processo ma indica il difetto di interesse della ricorrente. La Conduttrice è stata condannata a rimborsare le spese legali e a versare un ulteriore contributo unificato.
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Accertamento con adesione: l’accordo è vincolante, no a nuove contestazioni
L'Agenzia delle Entrate ha proposto un ricorso per revocazione contro una precedente ordinanza che aveva dichiarato inammissibile un suo ricorso. La Corte di Cassazione aveva ritenuto che l'Agenzia non avesse provato la regolare notifica alla Società Contribuente. L'Agenzia ha dimostrato un "errore di fatto" (un errore materiale nell'inserimento di documenti) provando che la Società Contribuente si era effettivamente costituita. Accolto il ricorso per revocazione, la Corte ha esaminato il merito della controversia originaria. Ha stabilito che l'accertamento con adesione non è impugnabile per contestare elementi non inclusi nel verbale di constatazione, come la compensazione di perdite pregresse. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Incandidabilità del sindaco: dimissioni e pena unitaria
Alcuni cittadini hanno impugnato l'elezione di un primo cittadino contestando l'incandidabilità del sindaco a causa di una precedente condanna a sedici mesi di reclusione per truffa aggravata e falso, reati commessi nella gestione di fondi pubblici. Durante il processo di secondo grado, l'amministratore ha rassegnato le proprie dimissioni. I giudici di merito hanno dichiarato cessata la lite, ma hanno ravvisato la soccombenza virtuale dell'eletto. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, stabilendo che le dimissioni costituiscono un fatto notorio rilevabile d'ufficio e che la pena applicata unitariamente supera la soglia prevista dalla Legge Severino, rendendo effettivo il divieto di ricoprire cariche pubbliche.
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Lite Fisco e contribuenti: definizione agevolata chiude il ricorso
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato avvisi di accertamento a una società di persone e ai suoi soci per recuperare imposte sul reddito. Dopo la vittoria dei contribuenti nei gradi di merito, l'ente pubblico ha presentato ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, i contribuenti hanno attivato la definizione agevolata delle liti tributarie, versando integralmente gli importi previsti dalla legge e depositando le relative quietanze telematiche. Anche l'Avvocatura dello Stato ha confermato il perfezionamento della procedura, domandando la chiusura della causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, disponendo che le spese legali rimangano a carico della parte che le ha anticipate.
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Accertamento tributario tra presunzioni del Fisco e sanatoria
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società in accomandita semplice e ai suoi soci maggiori ricavi non dichiarati per diverse annualità di imposta. L'amministrazione finanziaria ha riscontrato anomalie tra i movimenti di cassa, i prelievi dei soci e le fatture registrate. Durante il giudizio di legittimità, due soci hanno aderito alla procedura di definizione agevolata della lite pendente. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo per i due contribuenti aderenti alla sanatoria. Per la società e la socia restante, invece, i giudici hanno accolto le ragioni del Fisco. La Suprema Corte ha chiarito che l'accertamento tributario può legittimamente fondarsi su presunzioni semplici quando emergono disallineamenti gravi tra i conti di cassa e le dichiarazioni fiscali.
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Definizione agevolata della lite: stop al giudizio con l’Agenzia
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un lavoratore imposte non versate relative a redditi assimilati a lavoro dipendente. La controversia è arrivata fino in Cassazione dopo decisioni contrastanti nei primi gradi di giudizio. Nelle more del ricorso, Il Contribuente ha aderito alla definizione agevolata della lite prevista dalla legge, presentando regolare domanda e pagando la prima rata dovuta. La Corte di Cassazione, rilevato il perfezionamento della sanatoria e la mancanza di istanze di prosecuzione entro i termini previsti, ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese legali rimangono a carico di chi le ha già anticipate e non è dovuto alcun ulteriore contributo unificato, chiudendo definitivamente la lite tributaria.
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