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Cessazione Della Materia Del Contendere — Anno 2023

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556 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Cessazione Della Materia Del Contendere

Provvedimenti

Fisco contro Società: la definizione agevolata chiude la lite
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava gli accertamenti fiscali emessi nei confronti di una Società e dei suoi soci per imposte non dichiarate. Durante il giudizio di Cassazione, la Società ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi del Decreto Legge 119/2018, pagando la prima rata prevista. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il regolare perfezionamento della procedura. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate e non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: il Fisco tace e il processo si estingue
Un contribuente, titolare di un'impresa edile, impugnava un avviso di accertamento induttivo per imposte non versate. Dopo la decisione d'appello, proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente presentava domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 119/2018, pagando la prima rata. L'Agenzia delle Entrate non notificava alcun diniego nei termini di legge, né contestava i pagamenti. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: stop alla lite sulle sponsorizzazioni
Una società riceveva un accertamento fiscale dall'Agenzia delle Entrate, che considerava indeducibili alcune spese di sponsorizzazione sportiva. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la causa giungeva in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società decideva di avvalersi della definizione agevolata prevista dalla legge di bilancio, pagando l'importo dovuto in un'unica soluzione. La Corte di Cassazione, verificato l'avvenuto pagamento e la regolarità della documentazione, ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, la lite tributaria si è conclusa definitivamente senza una decisione sul merito delle sponsorizzazioni, con le spese di giudizio che restano a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle controversie: stop al contenzioso
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un avviso di accertamento per IVA e IRAP emesso contro una società. L'ufficio contestava una percentuale di ricarico ritenuta troppo bassa. Durante il giudizio di Cassazione, la società contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle controversie ai sensi del decreto legge 119 del 2018, pagando integralmente quanto dovuto. L'amministrazione finanziaria ha confermato il regolare pagamento e il perfezionamento della sanatoria. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, senza ulteriori sanzioni o raddoppio del contributo unificato per l'ente pubblico.
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Condono non provato: carenza di interesse sopravvenuta
Una contribuente impugnava un avviso di accertamento per imposte non pagate. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente presentava istanza di definizione agevolata (condono), allegando un piano di rateizzazione ma senza dimostrare il collegamento diretto con il debito contestato. La Corte di Cassazione ha rilevato l'impossibilità di dichiarare l'estinzione formale del processo per mancanza di prove certe. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che la richiesta di condono manifesta chiaramente il disinteresse a proseguire la causa nel merito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse sopravvenuta. L'Amministrazione Finanziaria vince la causa in quanto il ricorso della contribuente viene rigettato senza esame del merito, lasciando definitivo l'accertamento parziale stabilito nei gradi precedenti.
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Definizione agevolata: lite chiusa col Fisco e zero spese
Un socio di una società di persone impugna un avviso di accertamento per un maggior reddito di partecipazione. Dopo i primi gradi di giudizio sfavorevoli, il contribuente propone ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente aderisce alla definizione agevolata delle liti pendenti, pagando l'intero debito tributario e chiedendo l'estinzione del processo per carenza di interesse. L'Agenzia delle Entrate conferma il regolare pagamento. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio e la cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, le spese del processo non vengono liquidate e si esclude il raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione non equivale a un rigetto del ricorso. Vince il contribuente che chiude definitivamente la pendenza fiscale senza ulteriori spese processuali.
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Definizione agevolata: la pace con il fisco cancella la causa
Una società contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per imposte IRAP, IRES e IVA. Nelle more del giudizio di Cassazione, la società ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi del decreto-legge n. 193 del 2016, pagando gli importi dovuti e chiedendo l'estinzione del processo. L'Agenzia delle Entrate non ha opposto obiezioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi per sopravvenuta carenza di interesse, confermando che la definizione agevolata estingue la materia del contendere. Le spese di giudizio sono state compensate e la Corte ha escluso il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: la pace fiscale spegne la lite in Cassazione
Una società impugnava una cartella di pagamento per imposte non versate. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente presentava istanza di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 193 del 2016, dimostrando l'avvenuto pagamento delle somme dovute. La Suprema Corte ha stabilito che il perfezionamento della definizione agevolata determina il venir meno dell'interesse delle parti alla decisione. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibili i ricorsi per sopravvenuta carenza di interesse, disponendo la compensazione delle spese e confermando che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop al fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso due avvisi di accertamento contro un carrozziere, contestando ricavi non dichiarati basandosi sulla mancata corrispondenza esatta tra fatture e versamenti bancari. Dopo che i giudici di merito hanno annullato gli atti ritenendo il metodo irrealistico, il Fisco ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie, pagando il dovuto. La Suprema Corte ha preso atto del pagamento e ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, disponendo che le spese di giudizio restino a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: si estingue la lite sulle fatture
Una società immobiliare impugna due avvisi di accertamento relativi a imposte dirette e IVA, scaturiti dal disconoscimento parziale di una fattura per consulenze ritenuta sovrafatturata. Dopo i giudizi di merito sfavorevoli, la società propone ricorso in Cassazione. Nel corso del giudizio di legittimità, la contribuente aderisce alla definizione agevolata pagando i carichi esattoriali collegati agli accertamenti. Avendo depositato le quietanze di pagamento, la società chiede l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione accoglie la richiesta e dichiara l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Fatture inesistenti e fisco: la definizione agevolata chiude la lite
Una società operante nel commercio di rottami ferrosi riceveva un avviso di accertamento per il recupero di IVA, IRES e IRAP, a causa di presunte operazioni soggettivamente inesistenti con società cartiere. Dopo i primi gradi di giudizio sfavorevoli, la società proponeva ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la contribuente presentava domanda di definizione agevolata delle liti fiscali ai sensi del decreto legge 193/2016, provvedendo al relativo pagamento. L'Agenzia delle Entrate chiedeva quindi l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. La Corte di Cassazione, preso atto del perfezionamento della sanatoria e del consenso della contribuente, ha dichiarato l'estinzione del giudizio con compensazione delle spese tra le parti.
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Transazione fiscale: l’accordo che cancella le liti con il fisco
Una società consortile impugna avvisi di pagamento per accise sull'energia elettrica. Durante il giudizio di Cassazione, la società ottiene l'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti che include una transazione fiscale. L'Agenzia delle Dogane rinuncia quindi al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara la cessazione della materia del contendere. L'accordo cancella l'efficacia della sentenza precedente e dell'atto impositivo originario, ristabilendo l'equilibrio tra le parti senza ulteriori sanzioni.
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Rinuncia all’impugnazione: ricorso inammissibile ma senza spese
Il caso riguarda un cittadino che aveva proposto ricorso per Cassazione contro il rifiuto della Corte d'Appello di concedergli la restituzione nel termine per impugnare una sentenza di primo grado. Successivamente, il difensore, munito di procura speciale, ha presentato formale rinuncia all'impugnazione per via della sopravvenuta cessazione della materia del contendere. La Suprema Corte ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato inammissibile il ricorso. Grazie alle ragioni della rinuncia, il ricorrente ha evitato la condanna al pagamento delle spese processuali, chiudendo definitivamente la vicenda giudiziaria senza ulteriori oneri economici.
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Difetto di giurisdizione: magistrato perde contro il Ministero
Un magistrato, sospeso dal servizio, riceve per errore l'intera retribuzione anziché quella ridotta prevista dalla legge. L'Amministrazione richiede la restituzione delle somme tramite cartella esattoriale. Il lavoratore si oppone davanti al giudice ordinario. La Corte di Cassazione conferma il difetto di giurisdizione del giudice ordinario: le controversie sui rapporti di lavoro dei magistrati, non privatizzati, spettano alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. Il ricorso del lavoratore viene rigettato, con condanna al pagamento delle spese.
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Rottamazione cartelle: pagare non basta senza la prova del debito
I Contribuenti hanno impugnato l'avviso di liquidazione con cui l'Amministrazione Finanziaria ha riqualificato alcune operazioni in cessione d'azienda. Durante il giudizio di Cassazione, la Società ha chiesto l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, avendo aderito alla rottamazione cartelle e pagato l'intero debito. Tuttavia, i ricorrenti non hanno depositato la cartella di pagamento originaria. La Corte di Cassazione ha quindi rinviato la causa a nuovo ruolo, concedendo sessanta giorni per depositare la documentazione mancante e dimostrare il collegamento tra il pagamento effettuato e il debito contestato.
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Opposizione a precetto: vince il debitore contro la banca estinta
Due coniugi propongono opposizione a precetto contro una banca che intimava il pagamento di un mutuo, eccependo che l'istituto di credito si era già estinto per fusione societaria. Il Tribunale accoglie l'opposizione. In appello, a seguito dell'estinzione della procedura esecutiva, i giudici dichiarano cessata la materia del contendere e compensano le spese. La Cassazione accoglie il ricorso dei debitori: l'estinzione dell'esecuzione non cancella l'interesse a far accertare l'illegittimità del precetto originario. La Suprema Corte cassa senza rinvio la decisione e condanna la società subentrante al pagamento delle spese legali di entrambi i gradi di giudizio, applicando il principio della soccombenza virtuale.
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Cessazione della materia del contendere: stop alla lite fiscale
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento emesso dall'Amministrazione Finanziaria per il recupero di imposte legate a costi ritenuti inesistenti. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno presentato un'istanza congiunta per dichiarare la cessazione della materia del contendere. La controversia è stata infatti risolta tramite la definizione agevolata prevista dalla legge sulla tregua fiscale. La Suprema Corte, preso atto della regolarità della procedura e del mancato diniego da parte del fisco, ha dichiarato l'estinzione del processo, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Cessazione della materia del contendere: l’accordo ferma la causa
Una banca, tramite la sua società di gestione crediti, si opponeva all'esclusione di un proprio credito dal passivo del fallimento di una società debitrice. Durante la causa davanti alla Corte di Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo privato, rinunciando reciprocamente a ogni pretesa. La Suprema Corte ha rilevato che, sebbene la rinuncia formale presentata dai nuovi acquirenti del credito non fosse del tutto regolare sotto il profilo procedurale, l'esistenza documentata dell'accordo transattivo ha fatto venire meno l'interesse a proseguire la lite. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato la cessazione della materia del contendere, rendendo il ricorso inammissibile senza l'applicazione di sanzioni o spese aggiuntive per le parti, le cui spese legali sono state interamente compensate.
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Scontro IMU sulla cava: la definizione agevolata chiude la lite
Una società di riscossione e una società contribuente si scontravano in tribunale per un avviso di accertamento IMU del 2012 relativo a una cava estrattiva. Durante il giudizio di Cassazione, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, pagando l'importo dovuto in un'unica soluzione. La Corte di Cassazione ha preso atto del regolare pagamento e del rispetto delle norme del regolamento comunale. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del procedimento per cessazione della materia del contendere. Le spese del giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate e non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: la società chiude la lite IMU sulla cava
Una società concessionaria per la riscossione comunale ha impugnato la decisione che riduceva il valore di una cava ai fini del calcolo dell'IMU dovuta da una società contribuente. Durante la pendenza del giudizio di Cassazione, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, pagando quanto dovuto per sanare la pendenza tributaria. La Corte di Cassazione, preso atto del regolare adempimento e del perfezionamento della sanatoria, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono state poste a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre il pagamento del doppio contributo unificato.
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