LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Cessazione Della Materia Del Contendere — Anno 2023

Pagina 9 di 28

556 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Cessazione Della Materia Del Contendere

Provvedimenti

Definizione agevolata: stop alla lite IVA sulle frodi
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un'azienda attiva nel settore dei metalli ferrosi un avviso di accertamento per il recupero dell'IVA su fatture ritenute relative a operazioni soggettivamente inesistenti. La società aveva applicato il meccanismo del reverse charge. Dopo la decisione sfavorevole del giudice d'appello, l'azienda ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata dei carichi pendenti, pagando gli importi dovuti. Di conseguenza, l'Agenzia delle Entrate ha richiesto l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, compensando le spese di lite tra le parti.
Continua »
Conversione del contratto a termine: no al posto fisso senza concorso
Tre lavoratori hanno impugnato i contratti di lavoro temporanei stipulati con una società a totale partecipazione pubblica, chiedendo la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato. Uno dei lavoratori ha successivamente firmato un accordo transattivo, estinguendo la sua controversia. Per gli altri due, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. La Corte ha stabilito che, per le società pubbliche, l'assunzione deve avvenire tramite procedure selettive trasparenti e concorsi pubblici. La violazione di queste regole impedisce la conversione del contratto a termine in un impiego stabile, anche se la clausola temporanea fosse illegittima. I lavoratori ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Cessazione della materia del contendere: l’accordo spegne la lite
Una società ha impugnato un avviso di accertamento TARI emesso da un Comune. Durante il giudizio di Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo stragiudiziale per definire le superfici tassabili e le somme dovute. Di conseguenza, la società ha depositato l'accordo chiedendo la dichiarazione di cessazione della materia del contendere per sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per il venir meno dell'interesse a una decisione di merito. Le spese di giudizio sono state compensate tra le parti. Inoltre, la Corte ha stabilito che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché l'inammissibilità è sopravvenuta rispetto alla presentazione del ricorso.
Continua »
Definizione agevolata: la Cassazione ferma la lite col fisco
Un contribuente riceveva una cartella di pagamento IRPEF a seguito di un controllo formale sulle spese deducibili per il mantenimento del coniuge. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, il contribuente ricorreva in Cassazione. Nelle more del giudizio, il ricorrente presentava istanza di definizione agevolata per sanare il debito a rate. La Corte di Cassazione, preso atto della richiesta di definizione agevolata e del piano di rateizzazione in corso, ha disposto la sospensione del processo e il rinvio della causa a nuovo ruolo per attendere il completamento dei pagamenti.
Continua »
Rimborso IRPEF risarcimento danni: il Fisco cede al precario
Il caso riguarda un dipendente pubblico che ha ottenuto un indennizzo per l'illegittima reiterazione di contratti a tempo determinato. Sulle somme erogate erano state applicate ritenute fiscali. Il contribuente ha quindi richiesto il rimborso IRPEF risarcimento danni, sostenendo la natura non tassabile della somma ricevuta. Dopo il silenzio-rifiuto dell'amministrazione e i rigetti nei primi gradi di giudizio, la causa è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, l'Agenzia delle Entrate ha annullato in autotutela il proprio diniego, accogliendo la richiesta di rimborso del contribuente. La Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, confermando la vittoria sostanziale del lavoratore.
Continua »
Cessazione della materia del contendere: accordo Fisco-impresa
L'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso in Cassazione contro una società di gestione idrica per il recupero di maggiore IVA relativa a diverse annualità. Durante il giudizio, l'ufficio finanziario ha proceduto all'autotutela parziale degli avvisi di accertamento impugnati. Di conseguenza, la società contribuente ha provveduto alla definizione agevolata della pendenza tributaria, pagando integralmente e tempestivamente le somme residue dovute. L'Agenzia delle Entrate ha quindi richiesto la chiusura del processo. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, dichiarando l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere e disponendo che le spese del processo rimanessero a carico di chi le ha anticipate.
Continua »
Definizione agevolata: il debito si estingue e la causa si chiude
Una società di persone, ormai cancellata dal registro delle imprese, e i suoi soci ricevevano avvisi di accertamento per maggiori imposte. Successivamente, l'Agente della Riscossione notificava una cartella di pagamento basata su tali accertamenti. Il Socio impugnava l'atto e, durante il giudizio di Cassazione, decideva di aderire alla definizione agevolata (la cosiddetta rottamazione delle cartelle), pagando integralmente le rate previste. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità dei pagamenti e la notifica della documentazione all'Agenzia delle Entrate, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, la controversia si è conclusa senza una decisione sul merito, con le spese di giudizio a carico di chi le ha anticipate.
Continua »
Definizione agevolata: la Cassazione frena l’estinzione immediata
La Società ha impugnato gli avvisi di accertamento per imposte dirette e IVA relativi agli anni 1999 e 2000. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha presentato istanza per dichiarare l'estinzione del processo, documentando l'avvenuta definizione agevolata della cartella di pagamento e il relativo versamento. La Suprema Corte ha disposto il rinvio a nuovo ruolo per consentire all'Agenzia delle Entrate di verificare la regolarità del pagamento e confermare il perfezionamento della sanatoria.
Continua »
Compensazione delle spese di lite: debito nullo ma spese a carico
Il Contribuente ha impugnato diverse cartelle di pagamento per sanzioni stradali, apprese tramite estratto di ruolo, eccependo la prescrizione. Il Tribunale ha dichiarato cessata la materia del contendere per l'annullamento dei debiti sotto i mille euro, disponendo la compensazione delle spese di lite tra il Contribuente e l'Ente Creditore. Il Contribuente ha fatto ricorso in Cassazione, contestando tale compensazione e pretendendo la condanna dell'ente alle spese. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della compensazione delle spese di lite. I giudici hanno chiarito che l'incertezza giurisprudenziale sull'ammissibilità dell'impugnazione dell'estratto di ruolo per far valere la prescrizione costituisce una grave ed eccezionale ragione che giustifica la compensazione, escludendo così la condanna dell'Ente Creditore.
Continua »
Definizione agevolata delle sanzioni: stop al diniego del Fisco
Un'azienda di parchi divertimento riceve una sanzione dall'Agenzia delle Entrate per aver chiesto un rimborso IVA ritenuto non spettante su un terreno non ancora di proprietà. L'azienda chiede la definizione agevolata delle sanzioni a costo zero, sostenendo che l'imposta IVA era già stata pagata a monte tramite le fatture d'acquisto. L'ufficio tributario rifiuta la sanatoria. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'azienda: le sanzioni per indebito rimborso sono collegate al tributo e, se l'imposta è già stata versata all'Erario, la lite sulle sanzioni si può chiudere senza pagare nulla. La Corte dichiara l'illegittimità del rifiuto e l'estinzione del giudizio.
Continua »
Contributo di bonifica: il dislivello non cancella la tassa
Un contribuente ha impugnato un avviso di pagamento e la successiva cartella esattoriale per un contributo di bonifica emessi da un Consorzio di Bonifica. I giudici d'appello avevano annullato gli atti ritenendo insufficiente la motivazione che rimandava a un sito web e presumendo l'assenza di benefici per la posizione elevata dei terreni. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha chiarito che l'impugnazione della cartella assorbe quella del preventivo avviso, determinando la cessazione della materia del contendere per quest'ultimo. Inoltre, ha stabilito che la motivazione tramite rinvio a un sito internet è valida se facilmente accessibile e che, in presenza di un piano di classifica approvato, spetta al contribuente dimostrare l'assenza di benefici concreti, non bastando la mera constatazione di un dislivello naturale del terreno.
Continua »
Contributo di bonifica: il web salva la cartella esattoriale
Il Consorzio di bonifica ha richiesto a un contribuente il pagamento di un contributo di bonifica per l'anno 2012. Il contribuente ha impugnato sia l'avviso bonario sia la successiva cartella di pagamento, sostenendo l'assenza di benefici diretti per i suoi immobili e il difetto di motivazione della cartella, che rimandava a un sito web per l'individuazione dei beni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Consorzio. Ha stabilito che l'impugnazione della cartella assorbe quella dell'avviso bonario. Inoltre, ha chiarito che la motivazione tramite rinvio a un sito internet è valida se facilmente consultabile. Infine, in presenza di un piano di classifica approvato, spetta al contribuente dimostrare l'assenza di benefici concreti, non bastando la semplice pendenza naturale del terreno a escluderli.
Continua »
Fisco contro impresa: la definizione agevolata chiude la lite
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un'impresa individuale per ricavi non dichiarati e costi non inerenti, basandosi su anomalie nel conto cassa. Dopo i primi gradi di giudizio, la contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la titolare ha aderito alla definizione agevolata, estinguendo integralmente il debito tramite il pagamento rateale concordato con l'agente della riscossione e presentando formale rinuncia agli atti. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre il raddoppio del contributo unificato grazie al perfezionamento della sanatoria.
Continua »
Definizione agevolata: come chiudere la lite fiscale e vincere
Un contribuente riceveva un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate per maggiori imposte dovute a causa di una presunta gestione antieconomica. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, il contribuente presentava domanda di definizione agevolata per estinguere il debito fiscale senza sanzioni e interessi. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha opposto alcun diniego e non è stata presentata istanza di trattazione nei termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, escludendo anche il raddoppio del contributo unificato.
Continua »
Definizione agevolata: l’accordo cancella il ricorso in Cassazione
Un'azienda tessile impugnava la condanna al pagamento di circa 80.000 euro per differenze contributive pretese dall'Inps. Nelle more del giudizio di Cassazione, l'azienda aderiva alla definizione agevolata (cosiddetta rottamazione-ter) per estinguere il debito a rate. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'adesione alla definizione agevolata, contenente l'impegno a rinunciare alla causa, determina la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti e l'esclusione del raddoppio del contributo unificato, poiché l'inammissibilità è sopravvenuta rispetto alla presentazione del ricorso.
Continua »
Opposizione ad avviso di addebito: il condono conferma il debito
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una contribuente contro l'INPS relativo a un avviso di addebito per contributi previdenziali omessi. La contribuente sosteneva che l'adesione al condono fiscale avesse annullato il debito. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che il pagamento in misura ridotta per sanatoria fiscale costituisce un riconoscimento del debito e non cancella la pretesa dell'ente previdenziale. Inoltre, in sede di opposizione ad avviso di addebito, il giudice deve valutare la reale esistenza del debito contributivo, indipendentemente da eventuali vizi formali dell'iscrizione a ruolo. Il ricorso è stato quindi respinto con condanna alle spese.
Continua »
Tutela possessoria in condominio: paga chi rimuove i vasi tardi
Un condomino, proprietario di un garage, ha avviato un'azione di tutela possessoria in condominio poiché l'amministrazione aveva collocato grandi vasi di fiori sul marciapiede del cortile comune, bloccando il passaggio pedonale. Successivamente i vasi sono stati rimossi, portando alla dichiarazione di cessazione della materia del contendere. Tuttavia, il Condominio è stato condannato a pagare le spese legali in base al principio della soccombenza virtuale. Il Condominio ha fatto ricorso sostenendo di non essere l'autore materiale del posizionamento dei vasi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il Condominio, in quanto custode delle aree comuni, ha l'obbligo di rimuovere gli ostacoli che impediscono il libero transito dei condomini, anche se posizionati da terzi. Il Condominio perde la causa e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Accordo transattivo nel licenziamento: stop alla causa
Una cooperativa sociale ha impugnato la sentenza d'appello che annullava l'esclusione di un socio e il conseguente licenziamento, ordinando la reintegrazione del lavoratore. Prima della decisione della Cassazione, la cooperativa ha depositato una rinuncia formale al ricorso, avendo raggiunto un accordo transattivo nel licenziamento con il dipendente. La Suprema Corte ha preso atto della rinuncia e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. Non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato, poiché la rinuncia non equivale a un rigetto o a una dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, il processo si è concluso senza una decisione sul merito, confermando l'efficacia dell'accordo privato tra le parti.
Continua »
Legittimazione dei singoli condomini tra spese ingiuste e liti
Due comproprietari impugnano una delibera che addebita loro spese personali per la prevenzione incendi. L'assemblea annulla l'addebito ma decide di chiedere i danni ai due proprietari. Il Tribunale rigetta la richiesta di risarcimento del Condominio. Un altro condomino decide di impugnare la sentenza. La Cassazione conferma che esiste la legittimazione dei singoli condomini ad agire in giudizio per difendere i diritti comuni, anche se l'amministratore non lo fa, poiché il condominio è un mero ente di gestione. Tuttavia, la Corte rigetta il ricorso principale poiché i condomini accusati avevano solo rimosso un muro di loro proprietà, senza commettere alcun illecito.
Continua »
Omessa dichiarazione dei redditi: sanzioni salve senza transazione
Un'Amministrazione Sanitaria ha presentato la dichiarazione dei redditi in ritardo di oltre novanta giorni, situazione equiparata a un'omessa dichiarazione dei redditi. L'Agenzia delle Entrate ha quindi applicato le relative sanzioni. I giudici di secondo grado hanno annullato le sanzioni ritenendo che le parti avessero raggiunto un accordo transattivo in udienza. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici di legittimità hanno chiarito che i crediti fiscali sono indisponibili e non possono essere oggetto di una transazione di diritto comune. Di conseguenza, il semplice silenzio o la non opposizione del funzionario del Fisco in udienza non equivalgono a una rinuncia alle sanzioni. La Cassazione ha quindi ordinato il ricalcolo delle sanzioni sulla base delle imposte effettivamente dovute.
Continua »