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Cessazione Della Materia Del Contendere — Anno 2023

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556 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Cessazione Della Materia Del Contendere

Provvedimenti

Definizione agevolata delle liti: stop al doppio contributo
Alcuni contribuenti hanno impugnato un avviso di accertamento per l'imposta di successione. Durante la causa in Cassazione, i contribuenti hanno aderito alla definizione agevolata delle liti, pagando l'intero importo dovuto a rate e rinunciando al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. I giudici hanno stabilito che, trattandosi di estinzione e non di rigetto, non si applica il raddoppio del contributo unificato, in quanto la norma sanzionatoria è di stretta interpretazione. Le spese di giudizio sono state compensate tra le parti.
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Definizione agevolata: stop alla lite e niente doppie spese
Una società di gestione portuale ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori ricavi relativi a IRPEG, IRAP e IVA. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie, pagando la prima rata. L'Agenzia delle Entrate ha quindi emesso un provvedimento di sgravio, confermando la regolarità della procedura. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Le spese giudiziarie sono rimaste a carico di chi le ha anticipate e la Corte ha escluso l'obbligo di versare il doppio contributo unificato, poiché l'estinzione deriva dalla definizione agevolata.
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Definizione agevolata: il Fisco cede e il processo si estingue
Un contribuente, titolare di un'attività di parrucchiere, riceveva avvisi di accertamento per IRPEG, IRAP e IVA relativi agli anni 2007 e 2008. Dopo i primi gradi di giudizio, proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il contribuente aderiva alla definizione agevolata prevista dal decreto legge 193/2016, provvedendo al pagamento integrale delle somme dovute in base al piano di rateazione. Avendo estinto il debito erariale, sia il contribuente sia l'Agenzia delle Entrate richiedevano l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti ed escludendo il versamento del raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: estinguere i debiti e chiudere le liti
Una società di costruzioni ha impugnato una cartella di pagamento per IRAP. Durante il giudizio in Cassazione, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, estinguendo interamente il proprio debito erariale. Avendo pagato le somme dovute, la società ha chiesto la dichiarazione di cessazione della materia del contendere. La Corte di Cassazione, preso atto del pagamento e della mancata opposizione da parte dell'Agenzia delle Entrate e dell'agente della riscossione, ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, le spese di lite sono state compensate tra le parti e si è escluso il versamento del doppio contributo unificato.
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Tassazione risarcimento danni da precariato: il Fisco cede
Alcuni docenti precari hanno ottenuto un risarcimento dal Ministero dell'Istruzione per l'illegittima reiterazione di contratti a termine. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso dell'IRPEF trattenuta su tali somme, considerandole reddito imponibile. I lavoratori hanno impugnato il diniego. Durante il giudizio di Cassazione, l'Agenzia delle Entrate ha annullato il proprio diniego in autotutela, recependo l'orientamento giurisprudenziale favorevole ai contribuenti. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. La vicenda conferma che la tassazione risarcimento danni da precariato non è dovuta se le somme risarciscono la perdita del posto e non un mancato guadagno.
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Cessazione della materia del contendere: l’accordo batte la sentenza
Un'azienda creditrice ha proposto opposizione contro l'esclusione del proprio credito dallo stato passivo di una società fallita, lamentando la violazione delle regole sulla data certa dei documenti. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere amichevolmente la controversia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. Questa pronuncia determina l'automatica perdita di efficacia della decisione precedente del Tribunale, poiché le parti hanno scelto di regolare i propri rapporti esclusivamente tramite il nuovo contratto privato, con integrale compensazione delle spese legali.
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Accertamento fiscale e studi di settore: il furto non salva
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento basato sull'applicazione degli studi di settore, lamentando la tardività della notifica e giustificando l'assenza di documenti contabili con un furto subito. Durante il processo, il Contribuente ha aderito alla definizione agevolata per due terzi del debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per la parte definita e ha rigettato il ricorso per il residuo terzo. I giudici hanno stabilito che la notifica è tempestiva se spedita entro i termini e che la denuncia di furto non esonera il contribuente dall'onere di ricostruire le fatture tramite i fornitori. Di conseguenza, l'accertamento fiscale e studi di settore è stato confermato per la parte non sanata.
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Definizione agevolata: il Fisco si ferma e la lite si estingue
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva dichiarato inammissibile il suo appello contro l'annullamento di un avviso di accertamento emesso nei confronti di un contribuente. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, provvedendo al pagamento di quanto dovuto. Di conseguenza, sia l'amministrazione finanziaria sia il contribuente hanno richiesto l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Opposizione all’esecuzione: processo nullo senza terzo pignorato
Il Debitore propone opposizione all'esecuzione contro un pignoramento presso terzi avviato dalle Creditrici. Il Tribunale e la Corte d'appello dichiarano cessata la materia del contendere per rinuncia delle Creditrici, ma il Debitore ricorre in Cassazione contestando la validità del titolo. La Suprema Corte rileva d'ufficio un grave vizio procedurale: la società assicurativa, nel ruolo di terzo pignorato, non è mai stata chiamata a partecipare al giudizio di merito. La Cassazione stabilisce che nell'opposizione all'esecuzione presso terzi il terzo pignorato è un litisconsorte necessario. Di conseguenza, accoglie il ricorso, annulla la sentenza e rinvia la causa al Tribunale di Bologna affinché il processo venga celebrato nuovamente con la partecipazione di tutte le parti necessarie.
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Definizione agevolata: stop alla lite sul pellame in nero
Un imprenditore impugna un avviso di accertamento per IVA non versata su vendite di pellame non registrate. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente decide di aderire alla definizione agevolata per chiudere la pendenza con il Fisco. Di conseguenza, sia il contribuente sia l'Agenzia delle Entrate chiedono l'estinzione della causa. La Corte di Cassazione dichiara estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate ed escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Cessazione della materia del contendere: l’accordo batte la lite
Il Lavoratore aveva ottenuto dalla Corte d'Appello la conversione di un contratto a progetto in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con l'Azienda, oltre a differenze retributive e indennità. L'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo tramite un verbale di conciliazione giudiziale, depositato in giudizio, con cui hanno risolto ogni pendenza e concordato la compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione integrale delle spese di giudizio tra le parti e confermando che l'accordo fa venire meno l'interesse alla decisione.
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Revocazione per ritrovo di documenti: l’erede negligente perde
Un figlio, subentrato come erede nel giudizio avviato dai genitori defunti contro la sorella per la risoluzione di un contratto di vitalizio improprio, proponeva una domanda di revocazione per ritrovo di documenti basata su una lettera confessoria della sorella rinvenuta dopo la sentenza. La Corte d'Appello dichiarava inammissibile la richiesta poiché la madre conosceva l'esistenza del documento già prima della causa e non vi era stata forza maggiore a impedirne la produzione. La Cassazione, preso atto dell'annullamento della sentenza principale in altro giudizio, dichiara la cessazione della materia del contendere. Tuttavia, applicando il principio della soccombenza virtuale, conferma che il ricorso per revocazione era infondato: l'erede non può invocare la scoperta tardiva di prove note alla sua dante causa. Il ricorrente viene condannato a pagare le spese processuali.
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Cessazione della materia del contendere: l’accordo batte la causa
I Ricorrenti hanno impugnato una sentenza d'appello contro la Società Consortile. Durante il giudizio di Cassazione, le parti hanno depositato una richiesta congiunta dichiarando di aver raggiunto un accordo transattivo extragiudiziale per risolvere l'intera controversia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha pronunciato la cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione integrale delle spese di giudizio tra le parti ed escludendo il raddoppio del contributo unificato, non essendoci stato alcun rigetto o inammissibilità del ricorso.
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Cessione di crediti bancari: la banca perde e paga le spese
Una società correntista ha chiesto la restituzione di somme indebitamente addebitate sul proprio conto corrente. La banca originaria ha eccepito il difetto di legittimazione passiva, sostenendo che il rapporto fosse stato trasferito a un altro istituto. La Corte d'Appello ha invece accertato che la cessione di crediti bancari riguardava solo le sofferenze "incagliate" e non i conti con saldo positivo, condannando la banca alla restituzione di oltre 94.000 euro. In Cassazione, a seguito della fusione tra le banche coinvolte, è stata dichiarata la cessazione della materia del contendere. Tuttavia, applicando il principio della soccombenza virtuale, la Suprema Corte ha ritenuto inammissibili i motivi di ricorso della banca, condannandola al pagamento delle spese di giudizio poiché i motivi di impugnazione non censuravano adeguatamente la decisione d'appello.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: stop alla causa
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che aveva annullato un avviso di accertamento per maggiori ricavi emesso nei confronti di un'azienda di servizi funebri. Nelle more del giudizio di legittimità, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi della Legge numero 130 del 2022. Essendo la domanda risultata regolare, l'ufficio impositore ha chiesto l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, disponendo che le spese di giudizio rimanessero a carico della parte che le ha anticipate.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale in Cassazione
Il Contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per IRPEF, IRAP e IVA. Durante il giudizio in Cassazione, ha scelto di aderire alla definizione agevolata, pagando il dovuto per estinguere il debito. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il pagamento. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, lasciando le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: la Cassazione sospende la lite col Fisco
Il Contribuente, un medico specialista, impugnava l'accertamento fiscale basato sugli studi di settore. Durante il giudizio di Cassazione, il medico presentava istanza di cessazione della materia del contendere, dimostrando di aver aderito alla definizione agevolata e di aver pagato i relativi importi. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa a nuovo ruolo, ordinando all'Agenzia delle Entrate di verificare la regolarità della domanda di sanatoria e l'effettiva estinzione del debito erariale entro sessanta giorni.
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Definizione agevolata: il contribuente chiude la lite col fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole al contribuente riguardante un avviso di accertamento per maggiori ricavi. Nel corso del giudizio di Cassazione, il contribuente ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, provvedendo al pagamento rateale previsto dalla norma. Anche l'amministrazione finanziaria ha successivamente richiesto la chiusura del processo. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate. Il contribuente ottiene così la chiusura definitiva della lite fiscale.
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Definizione agevolata: stop alla lite sulla finta esportazione
L'Agenzia delle Dogane richiedeva a un depositario il pagamento di accise su una partita di vodka destinata all'esportazione in Tunisia, ma mai uscita dall'Unione Europea. La CTR accoglieva il ricorso del contribuente, ritenendo che i documenti di esportazione fossero stati falsificati da funzionari doganali all'insaputa del depositario. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, pagando l'importo dovuto. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla controversia tributaria.
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Fisco contro impresa: la definizione agevolata chiude la lite IVA
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a una società di energia rinnovabile, contestando la detraibilità dell'IVA in relazione ad alcune operazioni di finanziamento esenti. Secondo il Fisco, tali operazioni richiedevano l'applicazione del meccanismo del pro rata perché sistematiche. Nelle more del giudizio di Cassazione, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, provvedendo al pagamento della prima rata. La Suprema Corte, riscontrata la regolarità della documentazione e del versamento, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. Le spese del processo sono rimaste a carico della parte che le ha anticipate, chiudendo definitivamente la controversia tributaria senza una decisione sul merito delle contestazioni originarie.
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