Un detenuto sottoposto a regime speciale si vede bloccare una lettera contenente un semplice augurio di buona salute, destinata a un altro recluso dello stesso gruppo che incontrava quotidianamente. L'amministrazione penitenziaria sospetta un messaggio cifrato. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della decisione, stabilendo che la censura corrispondenza detenuto è valida quando elementi concreti, come la stranezza della comunicazione, fanno ragionevolmente dubitare del suo contenuto reale. L'apparente innocuità del testo non è sufficiente a escludere il pericolo di comunicazioni illecite, soprattutto in assenza di una spiegazione credibile da parte del mittente. Il ricorso del detenuto è stato quindi respinto.
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