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Cause Legittime Di Prelazione

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Diritti che la legge conferisce a determinati creditori (es. titolari di ipoteca o privilegio) di essere pagati con preferenza rispetto ad altri creditori sul ricavato della vendita dei beni del debitore.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Surplus concordatario: no alla libera distribuzione
Una società in concordato preventivo con continuità aziendale ha visto la sua proposta respinta perché intendeva utilizzare il surplus concordatario generato dalla prosecuzione dell'attività per pagare i creditori senza rispettare le cause di prelazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che tale surplus fa parte del patrimonio del debitore e deve sottostare alla regola della priorità assoluta nel pagamento dei crediti, non potendo essere considerato come finanza esterna.
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Surplus concordatario e continuità: le regole
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22169/2024, ha stabilito che il surplus concordatario generato dalla continuità aziendale non è assimilabile a finanza esterna. Pertanto, tale surplus non può essere distribuito liberamente ai creditori chirografari se prima non sono stati integralmente soddisfatti i creditori privilegiati, in ossequio al principio della "absolute priority rule" e all'ordine delle cause di prelazione.
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Concordato con continuità: la Cassazione riesamina
Una società in crisi si è vista negare l'accesso al concordato con continuità perché la sua proposta prevedeva di pagare i creditori con i profitti futuri, senza rispettare l'ordine di prelazione. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, non ha deciso il caso nel merito ma, riconoscendo la rilevanza della questione e la possibilità di rivedere un precedente orientamento, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito. Il punto focale è stabilire se i proventi derivanti dalla prosecuzione dell'attività aziendale debbano essere considerati 'nuova finanza' liberamente utilizzabile o se debbano rispettare le regole concorsuali classiche.
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Concordato fallimentare: esclusi i crediti tardivi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 725/2024, ha stabilito che la proposta di concordato fallimentare presentata da un terzo assuntore può legittimamente limitare l'impegno di pagamento ai soli crediti già insinuati nel passivo al momento della proposta stessa. Di conseguenza, è stata respinta l'opposizione dell'Agenzia delle Entrate, il cui credito era stato insinuato tardivamente. La Corte ha chiarito che la norma (art. 124 L. Fall.) crea una preclusione processuale per dare certezza alla procedura e favorirne la chiusura, senza violare i diritti dei creditori privilegiati, i quali sono comunque tenuti a rispettare i termini per l'insinuazione.
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Concordato in continuità: i flussi finanziari futuri
Una società in concordato in continuità sosteneva di poter utilizzare liberamente i profitti futuri derivanti dalla prosecuzione dell'attività, trattandoli come finanza esterna. Un creditore si è opposto e la Corte d'Appello ha revocato l'omologa del piano. La Corte di Cassazione, pur dichiarando cessata la materia del contendere per eventi sopravvenuti, ha esaminato il caso ai fini delle spese legali. Ha stabilito il principio che i flussi finanziari futuri non sono finanza esterna, ma un incremento del patrimonio aziendale soggetto alla garanzia generica dei creditori. Pertanto, devono rispettare l'ordine delle cause di prelazione e non possono essere distribuiti liberamente.
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Surplus concordatario: limiti alla distribuzione libera
La Corte di Cassazione ha annullato l'omologazione di un piano di concordato preventivo, stabilendo un principio fondamentale sull'utilizzo del surplus concordatario. La Corte ha chiarito che le risorse finanziarie generate dalla continuità aziendale non possono essere distribuite liberamente ai creditori chirografari, in quanto fanno parte della garanzia patrimoniale generica e devono rispettare l'ordine di priorità dei creditori. La decisione ha inoltre censurato la Corte d'Appello per una motivazione insufficiente e apparente riguardo l'applicazione del cosiddetto "cram down fiscale".
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