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Art. 84 Codice della Crisi d'Impresa

16 provvedimenti

Concordato preventivo in continuità indiretta e vecchi affitti
Una società in liquidazione presentava domanda di concordato preventivo in continuità indiretta, fondando il piano su contratti di affitto d'azienda stipulati circa dieci anni prima del ricorso. L'Istituto Previdenziale e l'Agenzia delle Entrate contestavano l'omologazione, rilevando l'assenza di una reale continuità aziendale e il difetto di collegamento tra i vecchi affitti e la procedura di risanamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società debitrice, confermando la revoca dell'omologa. I giudici hanno stabilito che il concordato preventivo in continuità indiretta richiede un nesso funzionale e temporale diretto tra l'affitto d'azienda e il piano di ristrutturazione. Un contratto di affitto stipulato molti anni prima non soddisfa i requisiti di legge.
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Finanza esterna nel concordato: la Cassazione esclude il piano
Una società in stato di insolvenza ha proposto ricorso per accedere al concordato preventivo, qualificando come finanza esterna nel concordato le somme che una società conferitaria avrebbe versato all'Erario a copertura dei debiti fiscali. I giudici di merito hanno dichiarato inammissibile la proposta e aperto la liquidazione giudiziale, evidenziando che le risorse promesse non erano estranee né neutrali: la società conferitaria era già tenuta a quel pagamento in forza dell'accollo dei debiti pattuito nell'atto di conferimento aziendale, e la debitrice iscriveva un corrispondente credito nel proprio bilancio. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso. Il collegio ha ribadito che non si configura un effettivo apporto di finanza esterna quando le risorse impiegate derivano da obblighi contrattuali preesistenti o attingono indirettamente al patrimonio della stessa società debitrice.
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Omologazione trasversale nel concordato preventivo
Il Tribunale di Brescia ha concesso l'omologazione trasversale per una società in crisi, nonostante il dissenso di alcune classi di creditori. La decisione si fonda sul rispetto dei requisiti previsti dal Codice della Crisi, garantendo ai creditori un soddisfacimento superiore rispetto alla liquidazione giudiziale.
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Contratto modificato per salvare l’azienda? No alla conferma con risarcimento
Un'azienda in concordato preventivo ha modificato unilateralmente le condizioni di un contratto di leasing per un albergo. Le società concedenti si sono opposte, vincendo il reclamo. Tuttavia, la Corte d'Appello ha comunque salvato il concordato tramite la 'conferma dell'omologazione con risarcimento', un meccanismo speciale. La Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: tale rimedio si applica solo per compensare 'perdite monetarie' (cioè un trattamento economico sfavorevole), ma non può sanare un'illegittimità grave come la violazione della libertà contrattuale. Di conseguenza, il piano basato su un contratto imposto illegalmente non può essere confermato. La vittoria va alle società creditrici.
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Responsabilità professionale: niente compenso advisor
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di ammissione al passivo di un professionista per l'attività di advisor. Il cuore della decisione risiede nella responsabilità professionale del consulente, il quale ha predisposto un piano di concordato preventivo basato su dati contabili palesemente inattendibili. Poiché il professionista era consapevole dell'inutilità della prestazione, la Corte ha ritenuto legittima l'applicazione dell'eccezione di inadempimento, negando il diritto al compenso per un'attività rivelatasi del tutto improduttiva per la società cliente.
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Concordato Semplificato: Appello inammissibile
Un creditore ha impugnato l'omologazione di un concordato semplificato che prevedeva una soddisfazione minima. La Corte d'Appello ha dichiarato il reclamo inammissibile per carenza di interesse, poiché l'alternativa della liquidazione giudiziale sarebbe stata ancora più svantaggiosa per il creditore stesso, non offrendo alcuna prospettiva di recupero.
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Risorse esterne: la rinuncia al credito non basta
Una società in crisi ha proposto un concordato semplificato basato sulla rinuncia dei soci a crediti prededucibili. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi inferiori, ha stabilito che tale rinuncia non costituisce un apporto di "risorse esterne" ai sensi dell'art. 84 del Codice della Crisi. Secondo la Corte, le risorse esterne devono consistere in un'effettiva immissione di nuova finanza e non in una mera redistribuzione di passività già esistenti nel patrimonio del debitore. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile anche per ragioni procedurali, poiché il decreto impugnato è privo di carattere decisorio.
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Concordato semplificato: l’utilità per i creditori
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 624/2026, ha stabilito un importante principio sul concordato semplificato. Ha rigettato il ricorso di una società, confermando che per l'approvazione del piano non basta una generica utilità come la rapidità della procedura. È necessario che ogni creditore, inclusi quelli chirografari, ottenga un vantaggio concreto e apprezzabile, che non può consistere nella sola "risoluzione della crisi nel minor tempo possibile" se non è prevista alcuna forma di pagamento.
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Concordato semplificato: inammissibile il ricorso
Una società in liquidazione ha impugnato in Cassazione il decreto con cui il Tribunale aveva revocato l'apertura della procedura di concordato semplificato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che tale provvedimento, per espressa disposizione di legge e per la sua natura non decisoria, non può essere oggetto di ricorso straordinario. La decisione conferma che i rimedi impugnatori sono tassativi e che l'assenza del requisito della decisorietà preclude l'accesso alla Cassazione.
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Surplus concordatario: no alla libera distribuzione
Una società in concordato preventivo con continuità aziendale ha visto la sua proposta respinta perché intendeva utilizzare il surplus concordatario generato dalla prosecuzione dell'attività per pagare i creditori senza rispettare le cause di prelazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che tale surplus fa parte del patrimonio del debitore e deve sottostare alla regola della priorità assoluta nel pagamento dei crediti, non potendo essere considerato come finanza esterna.
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TFR e cessione d’azienda: quando spetta il pagamento?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di TFR e cessione d'azienda, il lavoratore il cui rapporto prosegue con l'acquirente non ha diritto all'immediato pagamento del TFR da parte dell'azienda cedente, poi fallita. La nuova normativa che prevede l'esigibilità immediata non è retroattiva e si applica solo alle procedure aperte dopo il 15 luglio 2022.
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Ricorso per cassazione concordato: quando è inammissibile
Una società in liquidazione, dopo aver presentato domanda di concordato preventivo presso il tribunale della sua nuova sede, viene dichiarata fallita dal tribunale della vecchia sede. Di conseguenza, il primo tribunale dichiara inammissibile la proposta di concordato. La Corte d'Appello conferma questa decisione. La Corte di Cassazione, investita della questione, dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione principale risiede nel fatto che il provvedimento che dichiara inammissibile una proposta di concordato, senza aprire contestualmente la liquidazione giudiziale, manca di 'carattere decisorio'. Non risolvendo una controversia su diritti soggettivi con efficacia di giudicato, non può essere impugnato con un ricorso per cassazione concordato ai sensi dell'art. 111 della Costituzione.
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Surplus concordatario e continuità: le regole
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22169/2024, ha stabilito che il surplus concordatario generato dalla continuità aziendale non è assimilabile a finanza esterna. Pertanto, tale surplus non può essere distribuito liberamente ai creditori chirografari se prima non sono stati integralmente soddisfatti i creditori privilegiati, in ossequio al principio della "absolute priority rule" e all'ordine delle cause di prelazione.
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Piano concordatario inidoneo: l’analisi del Tribunale
Una società in crisi ha presentato una proposta di concordato in continuità aziendale basata sull'affitto e successiva cessione di un ramo d'azienda. Il Tribunale di Torino, tuttavia, ha ritenuto il piano concordatario inidoneo, evidenziando una manifesta incapacità dell'azienda offerente di generare i flussi di cassa necessari per soddisfare i creditori, oltre a garanzie parziali e incerte. Nonostante le criticità, il Tribunale ha concesso alla società debitrice un termine di 15 giorni per integrare e modificare il piano, in applicazione dell'art. 47 del Codice della Crisi.
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Concordato minore: no alla parità tra creditori
Un debitore ha proposto un piano di concordato minore offrendo un pagamento parziale identico sia ai creditori privilegiati che a quelli chirografari. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la proposta di concordato minore è inammissibile se non rispetta la graduazione legale dei crediti, violando la par condicio creditorum. Il giudice può rilevare tale inammissibilità fin dalla fase iniziale, senza attendere il giudizio di omologazione.
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Inammissibilità concordato: i requisiti essenziali
La Corte d'Appello di Roma ha confermato la sentenza di primo grado che dichiarava la liquidazione giudiziale di una società e l'inammissibilità della sua proposta di concordato preventivo. La decisione si fonda su molteplici e gravi carenze della proposta, tra cui l'assenza di relazioni obbligatorie, una attestazione professionale viziata da nullità assoluta perché redatta da un professionista non qualificato, e la mancata corretta valutazione dell'attivo e del passivo. La Corte ha rigettato il reclamo della società, sottolineando l'importanza del rispetto rigoroso dei requisiti formali e sostanziali per l'accesso alle procedure concorsuali.
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