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Art. 160, comma 2, l.fall.

11 provvedimenti

Surplus concordatario: no alla libera distribuzione
Una società in concordato preventivo con continuità aziendale ha visto la sua proposta respinta perché intendeva utilizzare il surplus concordatario generato dalla prosecuzione dell'attività per pagare i creditori senza rispettare le cause di prelazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che tale surplus fa parte del patrimonio del debitore e deve sottostare alla regola della priorità assoluta nel pagamento dei crediti, non potendo essere considerato come finanza esterna.
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Completezza informativa concordato: l’obbligo di verità
La Cassazione conferma l'inammissibilità di una proposta di concordato preventivo per violazione del principio di completezza informativa. La società aveva omesso di indicare nel piano una potenziale azione di responsabilità contro l'amministratore e aveva fornito dati incompleti e fuorvianti sulla crisi aziendale. Secondo la Corte, la mancanza di trasparenza inficia la procedura e impedisce ai creditori di esprimere un voto consapevole.
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Credito prededucibile e consecuzione tra procedure
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso di un professionista, per l'attività svolta in un concordato preventivo poi non omologato, può essere considerato un credito prededucibile nel successivo fallimento. Ciò è possibile se esiste una 'consecuzione' tra le procedure, ossia se entrambe originano dal medesimo stato di insolvenza, a prescindere da intervalli di tempo o da più tentativi di concordato falliti. La valutazione sulla funzionalità della prestazione va fatta 'ex ante'.
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Credito prededucibile: quando è valido nel fallimento
Un professionista aveva assistito una società in una procedura di concordato preventivo, poi non omologata. Successivamente, la società è fallita. La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso del professionista può essere considerato un credito prededucibile nel fallimento, anche se c'è stato un intervallo di tempo tra le due procedure. Il fattore decisivo è la "consecuzione tra procedure", ovvero se il fallimento deriva dallo stesso stato di crisi che ha originato il concordato. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Compenso professionale: data certa e fallimento
Un professionista ha assistito una società in una procedura di concordato preventivo, che si è conclusa con il fallimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accordo sul compenso professionale non è opponibile alla curatela fallimentare se privo di data certa anteriore al fallimento. Di conseguenza, il compenso è stato ricalcolato secondo le tariffe professionali specifiche, con una significativa riduzione dell'importo richiesto, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Surplus concordatario e continuità: le regole
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22169/2024, ha stabilito che il surplus concordatario generato dalla continuità aziendale non è assimilabile a finanza esterna. Pertanto, tale surplus non può essere distribuito liberamente ai creditori chirografari se prima non sono stati integralmente soddisfatti i creditori privilegiati, in ossequio al principio della "absolute priority rule" e all'ordine delle cause di prelazione.
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Revoca del concordato: quando l’apporto non è esterno
Una società in crisi vede la sua ammissione al concordato preventivo revocata, con conseguente dichiarazione di fallimento. La Corte d'Appello conferma la decisione, ritenendo che un'offerta di acquisto maggiorata da parte di un'affittuaria non costituisse vera finanza esterna, ma un valore interno all'azienda. La Corte di Cassazione, pur dichiarando il ricorso inammissibile per cessata materia del contendere, ha esaminato i motivi ai fini della soccombenza virtuale. Ha confermato che la valutazione sulla natura interna o esterna dell'apporto è un giudizio di fatto insindacabile in sede di legittimità se correttamente motivato, confermando la legittimità della revoca del concordato operata dai giudici di merito.
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Concordato in continuità: la Cassazione riesamina
Una società in concordato in continuità si è vista respingere il piano dalla Corte d'Appello perché destinava i flussi di cassa futuri ai creditori chirografari prima di soddisfare integralmente i privilegiati. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8491/2024, non ha deciso nel merito ma ha ritenuto la questione di tale importanza da rimettere la causa in pubblica udienza, aprendo a un possibile ripensamento della giurisprudenza sul tema del concordato in continuità.
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Concordato con continuità indiretta: quando è valido?
Una società in liquidazione propone un concordato con continuità indiretta basato su un affitto d'azienda. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11220/2025, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: questa procedura è valida solo se garantisce un "miglior soddisfacimento dei creditori" rispetto al fallimento. Questo significa che deve esserci un "surplus" tangibile di attivo, e non basta la mera prosecuzione dell'attività o l'affermazione generica che la vendita in sede concordataria sia più vantaggiosa.
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Concordato Preventivo: la relazione giurata è cruciale
La Corte di Cassazione conferma l'inammissibilità di una domanda di concordato preventivo a causa di una relazione giurata inadeguata. Il documento presentato era una mera perizia di stima immobiliare e non conteneva l'analisi sulla liquidabilità dei beni e sulla percentuale di soddisfacimento dei creditori privilegiati, come richiesto dalla legge. La Corte ha ribadito che la corretta redazione di tale relazione è un presupposto essenziale e non surrogabile per l'accesso alla procedura.
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Responsabilità attestatore: quando il compenso è a rischio
Il compenso di un professionista per una relazione di attestazione è stato negato a causa della sua grave negligenza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che l'inadempimento che rende la prestazione inutile giustifica il mancato pagamento. Questo caso evidenzia l'elevato standard di diligenza e la responsabilità attestatore nelle procedure di risanamento aziendale, dove la mera consegna del documento non è sufficiente se il lavoro è sostanzialmente viziato.
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