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Causa Di Servizio

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È il riconoscimento ufficiale che un'infermità o una lesione fisica è stata causata direttamente dall'attività lavorativa svolta. È un presupposto, ma da solo non basta per essere considerati 'vittime del dovere'.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Vittime del dovere: sparo accidentale e diritto ai benefici
Un aviere di leva, mentre eseguiva lavori di manutenzione del verde vicino alla recinzione di una caserma, è rimasto ferito da una raffica di proiettili partita accidentalmente dall'arma di una sentinella. La Corte d'Appello ha inizialmente negato i benefici previsti per le Vittime del dovere, qualificando il fatto come un semplice incidente privo di speciali condizioni di rischio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del militare, stabilendo che le particolari condizioni ambientali od operative includono anche imprevisti, errori altrui o anomalie che espongono il dipendente a rischi superiori rispetto alle mansioni ordinarie. La causa è stata quindi rinviata ad altra Corte per un nuovo giudizio.
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Morte in Missione Militare: Benefici Concessi Nonostante l’Errore Umano
I genitori di un Tenente deceduto in una sciagura aerea durante un trasferimento per un'esercitazione militare hanno chiesto i benefici assistenziali per le vittime del dovere. La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto, qualificando l'evento come "morte in missione militare" a causa di un elicottero vetusto e un errore di manutenzione. I Ministeri della Difesa e dell'Interno hanno contestato, sostenendo che non si trattava di una missione e che le condizioni non erano "particolari" ma dovute a errore umano. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei Ministeri, confermando che l'incidente rientrava nella nozione di missione e che i difetti di manutenzione configurano "particolari condizioni ambientali e operative", garantendo ai genitori i benefici.
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Vittima del dovere amianto: la sentenza d’appello
La Corte d'Appello di Firenze ha confermato il rigetto della domanda per il riconoscimento dello status di vittima del dovere amianto presentata dagli eredi di un ex militare. Nonostante sia stata accertata l'esposizione alle fibre nocive durante il servizio di leva, i giudici hanno stabilito che l'esposizione ordinaria, priva di condizioni operative eccezionali (quid pluris), non permette l'accesso ai benefici speciali, differenziando nettamente tale tutela dalla semplice causa di servizio.
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Assunzione eredi per causa di servizio: diritto negato al figlio
Il figlio di un lavoratore, deceduto per un evento riconosciuto come 'causa di servizio', ha fatto causa all'azienda per ottenere l'assunzione. La sua richiesta si basava su una legge specifica e su una vecchia sentenza che riconosceva agli eredi i 'diritti conseguenti' al decesso. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, chiarendo un principio fondamentale sull'assunzione eredi per causa di servizio: la normativa non crea un diritto automatico al posto di lavoro, ma conferisce all'azienda una facoltà discrezionale. La precedente sentenza, con la sua formula generica, non era sufficiente a fondare un obbligo di assunzione. Di conseguenza, il figlio ha perso la causa.
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Vittima del dovere: No ai benefici per l’incidente ordinario
La Corte di Cassazione ha negato i benefici previdenziali ai familiari di un militare di leva deceduto in un incidente stradale mentre tornava a casa dopo un turno di guardia. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: per ottenere lo status di **vittima del dovere** non basta che l'evento sia collegato al servizio. È necessario un 'quid pluris', ovvero un rischio specifico e straordinario, eccedente la normale pericolosità delle mansioni. L'incidente stradale, in assenza di circostanze eccezionali, è stato considerato un evento ordinario, privo di quel rischio qualificato che la legge richiede. Di conseguenza, la richiesta dei familiari è stata definitivamente respinta.
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Vittima del dovere: incidente in servizio non basta, serve rischio extra
Un Carabiniere, ferito in un incidente stradale mentre rientrava da un normale servizio di controllo, ha chiesto il riconoscimento dello status di vittima del dovere. La Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito che per ottenere tale status non basta subire un infortunio in servizio. È necessario un 'quid pluris', ovvero che l'evento sia causato da 'particolari condizioni operative' che comportino un rischio straordinario, superiore a quello normale. Un comune incidente stradale non rientra in questa casistica, anche se avvenuto durante l'orario di lavoro. La qualifica di vittima del dovere è riservata solo a situazioni di eccezionale pericolosità.
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Vittime del dovere: malattia da amianto non basta, serve rischio extra
Un lavoratore, esposto all'amianto durante il servizio su navi, ha chiesto il riconoscimento dei benefici previsti per le vittime del dovere. La Corte di Cassazione ha respinto la sua domanda. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: non è sufficiente che la malattia sia riconosciuta come 'causa di servizio'. Per ottenere lo status di vittime del dovere è necessario dimostrare di aver affrontato 'particolari condizioni' di rischio, cioè un pericolo straordinario e superiore a quello normalmente connesso alle proprie mansioni. La semplice insalubrità dell'ambiente di lavoro ordinario non è abbastanza per giustificare i benefici speciali.
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Vittima del dovere: no status per incidente stradale
Un ex militare ha richiesto il riconoscimento dello status di vittima del dovere per le lesioni subite in un incidente stradale avvenuto durante il trasporto dalla postazione di guardia alla caserma. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, confermando la decisione di primo grado. Secondo i giudici, per essere riconosciuti vittima del dovere non è sufficiente che l'infortunio avvenga in occasione di servizio, ma è necessario che derivi dalla concretizzazione di un rischio specifico e qualificato, intrinseco all'attività tutelata (in questo caso, la vigilanza armata), escludendo i rischi generici come quelli della circolazione stradale.
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Integrazione salariale per causa di servizio: la data
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'integrazione salariale per causa di servizio spetta al dipendente pubblico a partire dalla data della domanda di riconoscimento dell'infermità, e non dalla successiva richiesta specifica del beneficio economico. La sentenza chiarisce che la domanda di accertamento della malattia professionale è il presupposto sufficiente per far sorgere il diritto, evitando di penalizzare il lavoratore per i ritardi del procedimento.
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Incremento stipendiale causa servizio: quando matura?
Un dipendente pubblico si è visto negare l'incremento stipendiale per causa di servizio a seguito di una legge che ha abrogato il beneficio. La Corte di Cassazione ha chiarito che il diritto matura al momento della presentazione della domanda di riconoscimento dell'infermità, non alla data della richiesta economica. Avendo il lavoratore presentato la domanda prima dell'abrogazione, il suo diritto è stato salvaguardato, ribaltando la decisione della Corte d'Appello.
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Vittima del dovere: quando non spetta il beneficio
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava lo status di 'vittima del dovere' a un maresciallo infortunatosi durante un pattugliamento. L'intervento per sedare un alterco stradale è stato considerato un rischio ordinario della professione, non rientrante nelle 'particolari condizioni ambientali ed operative' richieste dalla legge. Il ricorso è stato rigettato anche per motivi procedurali, in quanto non ha impugnato una delle due autonome ragioni alla base della sentenza d'appello.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione sui motivi misti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile in una causa di lavoro per il riconoscimento di una patologia come derivante da causa di servizio. La decisione si fonda su un vizio procedurale: il ricorrente aveva formulato motivi di ricorso 'misti', sovrapponendo censure diverse (violazione di legge, vizio di motivazione, omesso esame di un fatto) in modo indistinguibile. La Corte ha ribadito che tale tecnica processuale è inammissibile perché costringe il giudice di legittimità a un'opera di selezione delle censure che non gli compete, rendendo di fatto impossibile l'esame nel merito.
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