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Vittima del dovere amianto: la sentenza d’appello

La Corte d’Appello di Firenze ha confermato il rigetto della domanda per il riconoscimento dello status di vittima del dovere amianto presentata dagli eredi di un ex militare. Nonostante sia stata accertata l’esposizione alle fibre nocive durante il servizio di leva, i giudici hanno stabilito che l’esposizione ordinaria, priva di condizioni operative eccezionali (quid pluris), non permette l’accesso ai benefici speciali, differenziando nettamente tale tutela dalla semplice causa di servizio.

Riferimento:
SENTENZA CORTE DI APPELLO DI FIRENZE N. 219 2026 - N. R.G. 00000019 2025 DEPOSITO MINUTA 12 05 2026 PUBBLICAZIONE 13 05 2026
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Pubblicato il 15 maggio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Vittima del dovere amianto: perché l’esposizione ordinaria non basta

Il tema del riconoscimento dello status di vittima del dovere amianto è uno dei più complessi nel panorama del diritto del lavoro e della previdenza militare. Una recente sentenza della Corte d’Appello di Firenze ha chiarito i confini tra la semplice tutela della salute e l’accesso ai benefici economici speciali previsti per chi sacrifica la propria vita in condizioni di eccezionalità.

Il caso della vittima del dovere amianto in servizio militare

La vicenda riguarda gli eredi di un ex militare di leva che, a distanza di decenni dal servizio prestato tra il 1967 e il 1968, è deceduto a causa di un mesotelioma pleurico. Secondo i familiari, la patologia era riconducibile all’esposizione alle fibre di amianto presenti nelle attrezzature e nelle strutture delle caserme dove il congiunto aveva operato come assaltatore.

In primo grado, il Tribunale aveva respinto la domanda basandosi su una consulenza tecnica che individuava una causa diversa dell’esposizione. Tuttavia, la Corte d’Appello, pur giungendo alla stessa conclusione di rigetto, ha basato la sua decisione su un principio giuridico fondamentale: la distinzione tra rischio ordinario e rischio eccezionale.

La differenza tra causa di servizio e vittima del dovere

Uno dei punti cardine della decisione riguarda la demarcazione tra la dipendenza da causa di servizio e lo status di vittima del dovere amianto. La legge richiede che, per ottenere i benefici speciali, l’infermità sia stata contratta in “particolari condizioni ambientali o operative”.

Secondo i giudici, l’insalubrità dell’ambiente di lavoro, anche se derivante dalla violazione degli obblighi di sicurezza da parte dell’amministrazione (art. 2087 c.c.), rientra nella nozione di causa di servizio ma non integra automaticamente il presupposto della vittima del dovere.

Requisiti per la tutela come vittima del dovere amianto

Per essere riconosciuti come soggetti equiparati alle vittime del dovere, non basta dimostrare di essere stati esposti all’amianto durante il lavoro. È necessario provare l’esistenza di un quid pluris, ovvero di circostanze che abbiano aggravato il rischio tipico in modo ontologico e straordinario rispetto alle normali modalità di svolgimento dei compiti d’istituto.

Nel caso analizzato, è emerso che le attività svolte dal militare (esercitazioni, pulizie, servizi di caserma) erano quelle normali assegnate a ogni militare di leva. Mancava, dunque, quell’elemento specializzante che trasforma un rischio lavorativo generico in un evento tutelabile con i benefici straordinari riservati a chi opera in contesti di eccezionale pericolo.

Le motivazioni

La Corte ha motivato la decisione sottolineando che la tutela assistenziale per le vittime del dovere è ancorata a un rischio particolare e non alla mera illegittimità delle condizioni di svolgimento del lavoro ordinario. Anche se l’intensità dell’esposizione fosse stata elevata, la sola nocività dell’ambiente di lavoro non è sufficiente per l’equiparazione. Deve trattarsi di una causa di danno non comune alla generalità dei lavoratori che svolgono il medesimo servizio, evitando che la tutela speciale finisca per sovrapporsi e coincidere quasi automaticamente con la comune causa di servizio.

Le conclusioni

La sentenza conclude respingendo l’appello e confermando che l’esposizione all’amianto avvenuta durante il normale espletamento dell’attività di servizio militare non integra i presupposti della legge per lo status di vittima del dovere amianto. Questa pronuncia ribadisce l’orientamento rigoroso della giurisprudenza di legittimità, volto a mantenere distinte le due categorie di beneficiari: da un lato chi subisce un danno nel normale servizio (causa di servizio) e dall’altro chi lo subisce in condizioni di eccezionalità operativa (vittime del dovere).

Quando spetta lo status di vittima del dovere per amianto?
Lo status spetta solo se l’esposizione all’amianto è avvenuta in particolari condizioni ambientali o operative che hanno comportato un rischio eccedente quello ordinario del servizio.

Qual è la differenza tra causa di servizio e vittima del dovere?
La causa di servizio riguarda infermità contratte durante il lavoro ordinario, mentre la vittima del dovere richiede un elemento di rischio straordinario o eccezionale.

Basta l’esposizione all’amianto per essere vittima del dovere?
No, la semplice insalubrità dell’ambiente di lavoro o la violazione delle norme di sicurezza non bastano se l’attività svolta rientrava tra i compiti normali del servizio.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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