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Calunnia — Anno 2025

65 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Calunnia

Provvedimenti

Denuncia infondata: quando c’è risarcimento?
Un utente, accusato di furto di energia da una società fornitrice, ha intentato una causa per danni dopo l'archiviazione del procedimento penale a suo carico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che una denuncia infondata non genera automaticamente diritto al risarcimento. È indispensabile provare l'intento doloso (malafede) del denunciante, un onere probatorio ben più gravoso della semplice colpa. La Corte ha inoltre confermato che gli ispettori delle società energetiche agiscono come incaricati di pubblico servizio.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per calunnia, legata alla falsa denuncia di smarrimento di un assegno. I motivi dell'appello sono stati giudicati generici e una mera riproposizione di questioni di fatto, non consentite nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso: Cassazione e conseguenze
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per falsa testimonianza e calunnia. Il ricorso è stato respinto perché le doglianze sollevate erano già state adeguatamente valutate nei gradi di merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Falsa incolpazione: ricettazione e inammissibilità
Un soggetto, il cui reato di calunnia era stato dichiarato prescritto, ha presentato ricorso per ottenere un'assoluzione piena. Aveva falsamente denunciato lo smarrimento di un assegno che in realtà aveva consegnato a terzi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la falsa incolpazione riguardava il reato di ricettazione, perseguibile d'ufficio, e non il furto. Pertanto, l'argomento della mancata querela era irrilevante. Inoltre, l'assoluzione nel merito prevale sulla prescrizione solo se l'innocenza è palese, condizione non riscontrata nel caso di specie.
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Ricorso inammissibile per calunnia: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per calunnia. Il motivo? L'appello era troppo generico e non contestava validamente la motivazione della Corte d'Appello, che aveva confermato il reato sulla base di precise indicazioni fornite dall'imputato per identificare una persona innocente come autrice di una rapina. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro.
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Sequestro probatorio di cellulari: limiti e nullità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro l'annullamento di un sequestro probatorio. La decisione conferma che il sequestro generalizzato di dispositivi informatici, come gli smartphone, è illegittimo se privo di una motivazione specifica che ne giustifichi l'invasività, violando il principio di proporzionalità e trasformandosi in una ricerca meramente esplorativa.
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Concorso di reati: Cassazione su violenza e rapina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per un concorso di reati scaturiti da una lite stradale, tra cui violenza privata, danneggiamento, rapina e calunnia. La Corte ha ribadito che, in caso di reato commesso da più persone, non è necessario identificare l'autore materiale di ogni singola azione. Ha inoltre chiarito che l'ingiusto profitto nella rapina può consistere anche nel solo vantaggio di impedire alla vittima di chiamare le forze dell'ordine.
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Calunnia: il memoriale basta per la condanna
Una studentessa è stata condannata per il reato di calunnia dopo aver falsamente accusato il suo datore di lavoro di omicidio. Nonostante la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo abbia invalidato le sue dichiarazioni verbali iniziali a causa di violazioni procedurali durante gli interrogatori, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna. La Corte ha stabilito che un successivo memoriale, scritto volontariamente e contenente la stessa falsa accusa, era di per sé sufficiente a costituire il reato di calunnia, essendo stato acquisito come corpo del reato durante il processo. Il ricorso è stato quindi respinto.
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Rinnovazione dibattimentale: obbligo in appello
Un cittadino, assolto in primo grado dall'accusa di calunnia verso agenti di polizia, era stato condannato al risarcimento dei danni in appello. La condanna si basava su una diversa valutazione delle testimonianze, senza però che i testimoni fossero stati nuovamente ascoltati. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, ribadendo il principio fondamentale secondo cui è obbligatoria la rinnovazione dibattimentale quando una sentenza di assoluzione viene riformata sulla base di un differente giudizio di attendibilità di una prova dichiarativa, anche se la riforma avviene ai soli fini civili.
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Reato di calunnia: quando non c’è concorso di reati
Una donna, condannata per il reato di calunnia per aver falsamente accusato un agente di averla colpita, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha confermato la condanna per calunnia ma ha annullato parzialmente la sentenza, escludendo il concorso di reati. I giudici hanno chiarito che se l'accusa è diretta a un solo individuo, il reato non si estende agli altri agenti presenti, anche se partecipavano alla stessa operazione.
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Ricorso generico in Cassazione: i motivi del rigetto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile l'appello di due persone condannate per calunnia e lesioni. La decisione si fonda sulla natura del ricorso generico, che non contestava in modo specifico le prove video a loro carico. La Corte ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Identificazione persona offesa: la Cassazione decide
Una donna ha citato in giudizio due individui per calunnia e diffamazione, sostenendo di essere la "donna" non identificata menzionata nelle loro denunce penali. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando le decisioni dei tribunali inferiori. Il motivo principale è stata la mancata certa identificazione della persona offesa all'interno degli atti originali, un requisito essenziale sia per la configurazione del reato di calunnia che per quello di diffamazione.
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Prescrizione reato: il rinvio non sempre sospende
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per calunnia, stabilendo l'estinzione del reato per prescrizione. La Corte ha chiarito che il rinvio di un'udienza non sospende la prescrizione reato se non è disposto su esclusiva richiesta della difesa, ma rientra nella normale gestione dell'istruttoria processuale. In questo caso, il tempo decorso tra due udienze non è stato considerato un periodo di sospensione, portando alla conclusione che il termine massimo di prescrizione era già scaduto prima della sentenza d'appello.
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Dolo di calunnia: la Cassazione sulla certezza
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per calunnia. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: per configurare il dolo di calunnia è richiesta la certezza assoluta, da parte dell'accusatore, dell'innocenza della persona incolpata. Il semplice dubbio non è sufficiente. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito precluso alla Corte di legittimità.
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Calunnia e Assegno Smarrito: la Cassazione Spiega
La Corte di Cassazione conferma la condanna per calunnia a carico di un imprenditore che aveva falsamente denunciato lo smarrimento di un assegno per sottrarsi al pagamento di un debito. La sentenza chiarisce che la consapevolezza di accusare un innocente integra il dolo del reato e precisa le regole sulla sospensione della prescrizione in caso di rinvio richiesto dalla difesa, respingendo il ricorso dell'imputato.
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Reato di calunnia: la Cassazione e la simulazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di calunnia. L'imputato si era autoinferto una ferita per poi accusare falsamente i propri fratelli. La Corte ha stabilito che simulare le tracce di un reato per incolpare un innocente costituisce 'calunnia indiretta'. Ha inoltre precisato che, poiché l'imputato si era presentato come presunta vittima e non come indagato, le garanzie procedurali relative alle dichiarazioni degli indagati non erano applicabili. Il ricorso è stato giudicato inammissibile anche per la sua genericità, limitandosi a riproporre questioni già esaminate e respinte.
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Denuncia calunniosa: quando spetta il risarcimento?
Un dipendente pubblico, assolto da accuse penali mosse dal suo datore di lavoro, ha chiesto un risarcimento per denuncia calunniosa. La Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che il risarcimento è dovuto solo se si prova il reato di calunnia, con dolo del denunciante. In assenza di ciò, l'azione del Pubblico Ministero interrompe il nesso causale tra la denuncia e il danno subito.
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Mandato ad impugnare: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15918/2025, ha stabilito che la norma che richiede un mandato ad impugnare specifico al difensore, successivo alla sentenza, non è incostituzionale, neppure per l'imputato irreperibile. L'appello presentato dal legale di un uomo condannato per calunnia era stato dichiarato inammissibile proprio per l'assenza di tale mandato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che le nuove norme più favorevoli non hanno efficacia retroattiva e che la scelta legislativa mira a garantire una decisione ponderata e personale dell'imputato, bilanciando il diritto di difesa con l'efficienza della giustizia.
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Errore materiale: Cassazione annulla sentenza sbagliata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che, a seguito di un errore materiale, riportava la motivazione e il dispositivo di un altro imputato. La Suprema Corte ha stabilito che la sostituzione integrale della motivazione non costituisce un semplice errore materiale correggibile d'ufficio, ma una nullità per mancanza assoluta di motivazione, imponendo un nuovo giudizio d'appello.
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Falsa testimonianza: non punibile se per evitare condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna al risarcimento per falsa testimonianza. Il caso riguardava un testimone che, già indagato per calunnia per le sue dichiarazioni precedenti, aveva mentito in tribunale. La Corte ha stabilito che la causa di non punibilità prevista dall'art. 384, comma 1, del codice penale si applica anche a chi mente per evitare una condanna per un reato commesso in precedenza (in questo caso, calunnia), in base al principio che nessuno può essere costretto ad autoaccusarsi. L'errore del giudice di merito è stato qualificare il soggetto come testimone assistito, mentre era un testimone puro con l'obbligo di deporre.
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