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Calunnia — Anno 2025

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65 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Calunnia

Provvedimenti

Reato di calunnia: la Cassazione sulla falsa accusa
La Cassazione conferma la condanna per il reato di calunnia a un avvocato che aveva falsamente accusato un curatore fallimentare di tentata estorsione. Decisiva la prova della consapevolezza dell'innocenza della vittima, desunta da una precedente email di proposta transattiva inviata dallo stesso imputato e dalla rappresentazione parziale dei fatti nella denuncia. Rigettata anche l'eccezione di prescrizione.
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Denuncia infondata: quando spetta il risarcimento?
Un imprenditore, assolto dall'accusa di contraffazione a seguito della denuncia di un concorrente, ha chiesto il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, ribadendo che una denuncia infondata non genera automaticamente diritto al risarcimento, a meno che non si provi che essa integri il reato di calunnia, con dolo specifico del denunciante.
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Ricorso inammissibile: quando è solo una ripetizione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per calunnia, poiché i motivi presentati erano una mera ripetizione di argomentazioni già esaminate e respinte dalla Corte d'Appello. La decisione sottolinea come la Suprema Corte non possa riesaminare i fatti, ma solo la corretta applicazione della legge. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Onere della prova calunnia: chi deve provare il dolo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un erede contro la condanna per i danni da denuncia calunniosa. Si è chiarito che, sebbene l'onere della prova calunnia spetti a chi agisce per il risarcimento, tale prova può essere raggiunta anche tramite elementi presuntivi che dimostrino la consapevolezza della falsità delle accuse da parte del denunciante. La valutazione del giudice di merito su tale prova è insindacabile in sede di legittimità.
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Ricorso patteggiamento: limiti e motivi inammissibili
Un individuo appella una sentenza di patteggiamento (applicazione della pena su richiesta delle parti), adducendo l'errata qualificazione giuridica di alcuni reati e la giustificazione di una calunnia come diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, delineando i limiti stringenti del ricorso patteggiamento dopo la riforma del 2017. La Corte ha chiarito che la truffa non è assorbita dalla rapina impropria e che la calunnia non può mai essere considerata una legittima strategia difensiva, confermando la decisione del G.I.P.
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Reato di calunnia: prescrizione e risarcimento civile
Un imprenditore, condannato per il reato di calunnia per aver falsamente denunciato lo smarrimento di assegni, vede il reato estinto per prescrizione dalla Cassazione. Tuttavia, viene confermato il suo obbligo di risarcimento danni alla parte civile.
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Calunnia e imputabilità: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo condannato per il reato di calunnia ai danni di agenti di polizia penitenziaria. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: la valutazione del dolo (l'intenzione di commettere il reato) è un'indagine separata e distinta da quella sull'imputabilità (la capacità di intendere e di volere) dell'accusato. Pertanto, anche in presenza di disturbi psicotici, l'intento calunnioso va accertato sulla base di fatti oggettivi.
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Calunnia e assegno smarrito: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6161/2025, ha confermato una condanna per il reato di calunnia nei confronti di un soggetto che aveva falsamente denunciato lo smarrimento di un assegno, precedentemente consegnato come pagamento. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che tale condotta è idonea a far sorgere un procedimento penale a carico del legittimo portatore del titolo, integrando così il reato di calunnia. Sono stati respinti anche gli altri motivi di ricorso relativi a vizi procedurali e alla determinazione della pena.
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Calunnia e falso: Cassazione su reato impossibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6526/2025, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due membri delle forze dell'ordine condannati per calunnia e falso ideologico. Gli imputati avevano fabbricato prove per accusare falsamente un individuo di spaccio, sostenendo in loro difesa la tesi del "reato impossibile", dato che la persona offesa era già indagata per reati di droga. La Corte ha rigettato questa tesi, precisando che accusare qualcuno di un fatto di reato distinto e specifico, anche se simile a quello per cui è già indagato, integra pienamente il delitto di calunnia e falso, poiché idoneo a dare avvio a un nuovo procedimento.
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Reato di calunnia: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di calunnia. Il ricorso è stato giudicato generico e riproduttivo di censure già esaminate, ribadendo che la Corte non può riesaminare i fatti. La condanna per aver falsamente accusato dei pubblici ufficiali è stata quindi confermata, così come la sanzione pecuniaria.
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Denuncia smarrimento assegni: quando è calunnia?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per calunnia. L'uomo aveva effettuato una falsa denuncia di smarrimento assegni dopo averli consegnati a un'altra persona per saldare un debito. La Corte ha confermato che tale condotta integra il reato di calunnia, poiché accusa implicitamente il possessore del titolo di furto o ricettazione. Sono stati respinti anche i motivi relativi alla prescrizione, calcolata in un termine più lungo a causa della recidiva reiterata e specifica dell'imputato.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di archiviazione per il reato di calunnia. La sentenza chiarisce che il rimedio corretto per contestare la nullità di tale provvedimento non è il ricorso per cassazione, bensì il reclamo al Tribunale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Valutazione attendibilità teste: no a congetture
In un caso di calunnia, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello che, pur dichiarando il reato prescritto, aveva revocato le statuizioni civili basandosi su un dubbio circa la veridicità dei fatti. Il principio chiave è che la valutazione dell'attendibilità di un teste non può fondarsi su mere congetture, ma deve poggiare su elementi fattuali precisi e regole di esperienza, specialmente quando si decide sugli effetti civili della condotta.
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Responsabilità del notaio: la Cassazione sulla calunnia
La Cassazione conferma la condanna per calunnia a un soggetto che aveva falsamente accusato un professionista di diffamazione. La sentenza sottolinea la responsabilità del notaio che non può rogare atti se consapevole del pregiudizio a terzi, anche se l'atto non è nullo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché basato su questioni di fatto.
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Calunnia e Diritto di Difesa: i Limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per calunnia dopo aver falsamente accusato il proprio avvocato di aver manipolato una richiesta di gratuito patrocinio. L'imputato sosteneva di aver agito per esercitare il proprio diritto di difesa. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il diritto di difesa, pur consentendo di mentire, non si estende fino a permettere la formulazione di accuse specifiche e circostanziate contro una persona che si sa essere innocente, specialmente quando non si dimostra che tale azione era l'unica via difensiva possibile.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è infondato
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per calunnia emessa dalla Corte d'Appello di Salerno. I motivi del ricorso, relativi a una presunta nullità processuale e al dolo nel reato, sono stati ritenuti manifestamente infondati. La Corte ha stabilito che la nullità, non essendo assoluta, doveva essere eccepita in appello e che le argomentazioni sul merito non si confrontavano adeguatamente con la sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Calunnia e assegno: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per calunnia a carico di una donna che aveva falsamente denunciato lo smarrimento di un assegno. Il titolo era stato in realtà consegnato dal marito come garanzia per un affare e la denuncia mirava a incolpare ingiustamente il creditore che aveva tentato di incassarlo. La Suprema Corte ha ritenuto infondati i motivi di ricorso, confermando la sussistenza dell'elemento psicologico del reato e rigettando la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto.
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Disegno criminoso: quando non sussiste continuità
Un soggetto ricorre in Cassazione sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso tra due reati commessi a distanza di anni: una calunnia nel 2009 e una truffa nel 2011. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Ha stabilito che il notevole lasso temporale, la diversità dei luoghi e le differenti modalità operative sono elementi incompatibili con l'esistenza di un disegno criminoso unitario, necessario per configurare il reato continuato.
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Dolo di calunnia: la Cassazione annulla la condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per aggressione e calunnia, rilevando due vizi fondamentali. In primo luogo, la Corte d'appello non ha motivato il diniego delle pene sostitutive richieste dall'imputato. In secondo luogo, e più significativamente, la motivazione sul dolo di calunnia è stata ritenuta carente e apodittica, non avendo adeguatamente considerato la versione dei fatti dell'imputato e la cronologia delle denunce, elementi cruciali per stabilire la consapevolezza dell'innocenza altrui. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando è reato?
Due gestori di un bar si oppongono a un controllo di sicurezza prima di un concerto, aggredendo un maresciallo. La Cassazione conferma la loro condanna per resistenza a pubblico ufficiale, escludendo la legittima reazione a un atto arbitrario, poiché le operazioni erano state disposte per la sicurezza pubblica. La Corte ha ritenuto le azioni degli agenti pienamente legittime.
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