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Calunnia — Anno 2023

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156 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Calunnia

Provvedimenti

Reato di calunnia: accusa un innocente, la Cassazione lo condanna
Un uomo, precedentemente condannato per il reato di calunnia per aver accusato falsamente un'altra persona, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Sosteneva che i giudici non avessero valutato correttamente gli elementi del reato e la sua intenzione (dolo). La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo una semplice ripetizione di argomenti già esaminati e respinti. La sentenza di condanna è quindi diventata definitiva e l'uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa di 3.000 euro.
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Dolo di Calunnia: Consigliere condannato per denunce false
Un consigliere comunale viene condannato per calunnia dopo aver denunciato il sindaco e alcuni professionisti locali per presunti illeciti legati all'organizzazione di un evento sportivo. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che il dolo di calunnia era evidente. L'accusatore, infatti, aveva personalmente partecipato e approvato le delibere comunali relative ai fatti che poi ha denunciato come illegali. Questo dimostrava la sua piena consapevolezza dell'innocenza degli accusati. La Corte ha inoltre chiarito che affidarsi a un avvocato per redigere la denuncia non esonera dalla responsabilità per la falsità delle accuse.
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Calunnia per interposta persona: assolto, la Cassazione ribalta
Un uomo consegna un assegno ai suoi soci per saldare dei debiti, ma poi induce la moglie, cointestataria del conto e ignara di tutto, a denunciarne falsamente lo smarrimento. Questa azione accusa indirettamente i soci di un reato. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: chi inganna una persona per farle presentare una falsa denuncia risponde del reato di **calunnia per interposta persona**. In questo caso, l'uomo che ha architettato l'inganno è considerato il vero colpevole, anche se non ha firmato materialmente la denuncia. Per questo motivo, la precedente sentenza di assoluzione è stata annullata e il processo dovrà essere celebrato di nuovo.
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Bancarotta fraudolenta: svuotano l’azienda e accusano un innocente
Due amministratori sono stati condannati per bancarotta fraudolenta patrimoniale per aver svuotato le loro aziende, prossime al fallimento, trasferendo camion e altri beni a società estere a loro riconducibili, senza incassare alcun corrispettivo. In questo modo, hanno sottratto beni alla garanzia dei creditori. Sono stati ritenuti colpevoli anche di ricorso abusivo al credito, avendo ottenuto finanziamenti con fatture false, e di calunnia, per aver falsamente accusato un terzo del furto di alcuni veicoli che loro stessi avevano distratto. La Corte di Cassazione ha confermato la loro colpevolezza, limitandosi a ricalcolare la pena per uno degli imputati a causa di un errore materiale, riducendola lievemente. L'esito finale è la condanna definitiva per entrambi.
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Revisione della condanna: nuove prove inutili se sapevi di mentire
Un uomo, condannato per calunnia per aver falsamente accusato una collega giudice, ha chiesto la revisione della condanna presentando nuove prove per dimostrare la sua buona fede. La Corte di Cassazione ha dichiarato la richiesta inammissibile. Il principio sancito è che le nuove prove sono irrilevanti se la persona era già perfettamente consapevole della falsità delle sue accuse al momento dei fatti. In questo caso, il condannato conosceva la reale conclusione di un procedimento giudiziario, che smentiva completamente le sue dichiarazioni. Pertanto, le nuove prove non erano in grado di ribaltare un giudizio basato su dati di fatto oggettivi e già noti all'accusatore.
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Calunnia per Assegno Smarrito: Condannato Chi Denuncia il Falso
La Corte di Cassazione conferma la condanna per un individuo accusato di calunnia per assegno smarrito. L'uomo aveva consegnato un assegno per un acquisto e successivamente aveva sporto denuncia, accusando implicitamente il venditore di un reato per impedirne l'incasso. I giudici hanno stabilito che il reato di calunnia sussiste anche se nella denuncia non viene indicato esplicitamente il nome della persona accusata. L'elemento decisivo è la consapevolezza dell'imputato di accusare un innocente, avendo egli stesso negoziato e consegnato volontariamente il titolo di pagamento. Il suo ricorso è stato quindi respinto.
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Prescrizione e Proscioglimento: Reato estinto ma condannato alle spese
Un imputato per truffa e calunnia ha presentato ricorso in Cassazione. I suoi reati erano stati dichiarati estinti per prescrizione, ma lui chiedeva un'assoluzione piena. La Corte ha respinto la sua richiesta, chiarendo la differenza tra prescrizione e proscioglimento. I giudici hanno stabilito che, non emergendo prove evidenti della sua innocenza, la formula della prescrizione era corretta. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione economica, confermando che la prescrizione non equivale a una dichiarazione di innocenza.
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Falsa denuncia assegno: condanna per calunnia confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imprenditore accusato di calunnia per falsa denuncia di smarrimento assegno. L'uomo aveva istigato un suo collaboratore a denunciare lo smarrimento di un assegno che, in realtà, era stato regolarmente consegnato a un fornitore per pagare della merce. In questo modo, accusava implicitamente il fornitore del reato di ricettazione. La Corte ha rigettato il ricorso finale dell'imprenditore, stabilendo che le 'nuove prove' da lui presentate non erano sufficienti a dimostrare la sua innocenza, ma rappresentavano solo un tentativo di offrire una diversa interpretazione dei fatti, inammissibile per ribaltare una sentenza di condanna ben motivata.
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Reato di Calunnia: Accusa Falsa, Condanna Definitiva in Cassazione
Un individuo, condannato per il reato di calunnia per aver mosso accuse false, ha presentato ricorso in Cassazione dopo la conferma della sentenza in Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che i motivi dell'appello erano una semplice ripetizione di questioni già valutate e respinte correttamente nei gradi precedenti. Non è stata riscontrata alcuna violazione di legge o illogicità nella decisione impugnata. Di conseguenza, la condanna per calunnia è diventata definitiva, con l'obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Da Accusatore a Condannato: Confermato il Reato di Calunnia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di calunnia a carico di un uomo che aveva accusato ingiustamente un'altra persona. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché, invece di contestare errori di diritto, tentava di far riesaminare le prove e i fatti, attività preclusa in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul merito della vicenda. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato obbligato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: condanna per calunnia è finale
Un uomo, già condannato per calunnia e falsa testimonianza, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione contestando la valutazione delle prove a suo carico. La Suprema Corte ha respinto la sua richiesta, dichiarando l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno stabilito che l'imputato si era limitato a riproporre le stesse questioni di fatto già correttamente decise nei gradi precedenti, senza sollevare reali vizi di legge. La Corte di Cassazione, infatti, non può riesaminare i fatti come un terzo processo. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Imputazione coatta per reato diverso: la Cassazione annulla
Due colleghe vengono denunciate per aver falsamente accusato un altro lavoratore di furto. Il Pubblico Ministero chiede di archiviare il caso per falsa testimonianza. Il Giudice, però, non solo respinge la richiesta ma ordina un'imputazione coatta (un'accusa forzata) anche per il reato di calunnia, che non era mai stato formalmente iscritto nel registro delle indagini. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: un giudice non può ordinare una **imputazione coatta per un reato diverso** da quello per cui il Pubblico Ministero aveva chiesto l'archiviazione. Un simile ordine è un 'atto abnorme' che viola le competenze del Pubblico Ministero.
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Falsa denuncia di smarrimento assegni: condanna annullata per vizio
Un uomo consegna alcuni assegni a garanzia di un debito. Successivamente, per non pagare, presenta una falsa denuncia di smarrimento assegni, accusando di fatto il creditore. La Corte di Cassazione ha annullato la sua condanna per il reato di calunnia. La decisione si fonda su un vizio di procedura: la persona offesa, a sua volta imputata in un separato processo per usura collegato ai medesimi fatti, non poteva essere sentita come un normale testimone. La sua testimonianza, fondamentale per la condanna, è stata dichiarata inutilizzabile, rendendo necessario un nuovo processo.
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Recidiva Specifica: Condannato per Calunnia, il Passato Pesa
Un uomo, già condannato per numerose condotte fraudolente, viene ritenuto colpevole anche di calunnia. In Cassazione, contesta l'applicazione della recidiva specifica, chiedendo che venga considerata meno grave delle attenuanti generiche concesse. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando la decisione precedente. I giudici sottolineano che i numerosi precedenti penali, finalizzati al profitto economico e divenuti definitivi poco prima della calunnia, dimostrano l'indifferenza dell'imputato verso la legge e la mancanza di pentimento. Tale comportamento giustifica pienamente il giudizio sulla recidiva specifica, che non può essere superata dalle attenuanti. L'imputato perde quindi il ricorso e la sua condanna è confermata.
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Accusa di Calunnia: Perde la Causa perché era dai Carabinieri
Un uomo accusa una donna di calunnia, sostenendo che lei lo avesse denunciato ingiustamente per minacce e molestie. I giudici, però, hanno assolto la donna. La decisione si basa sulla totale inattendibilità dei testimoni dell'accusa e su una contraddizione decisiva: l'uomo, nel momento esatto in cui sarebbero avvenuti i fatti, si trovava in una caserma dei Carabinieri per denunciare a sua volta la donna. La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione, respingendo il ricorso dell'uomo. La vicenda dimostra come un'accusa di calunnia crolli se basata su prove inconsistenti e palesemente contraddittorie.
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Firma falsa o reato di calunnia? Condannata per accusa infondata
Una donna accusa una collega di aver falsificato la firma del Presidente di un Ente Pubblico su una delibera ufficiale. Le indagini, però, dimostrano che la firma è autentica e che il documento era già stato pubblicato sul portale telematico dell'ente due giorni prima del presunto falso. La donna viene quindi condannata per il reato di calunnia. La Corte di Cassazione conferma la sentenza, sottolineando che l'accusatrice aveva accesso al portale e avrebbe potuto verificare la verità. La sua scelta di procedere con l'accusa dimostra la piena consapevolezza dell'innocenza della collega e, quindi, il dolo necessario per configurare il reato. Il ricorso viene dichiarato inammissibile.
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Calunnia contro il proprio avvocato: stress non giustifica false accuse
Una cliente, sotto stress per un procedimento penale e per il rischio di perdere l'affidamento del figlio, accusa ingiustamente il suo legale di infedele patrocinio. Condannata per calunnia, ricorre in Cassazione sostenendo che la sua difficile situazione personale dovesse escludere l'intenzione di commettere il reato. La Suprema Corte ha respinto la tesi, dichiarando il ricorso inammissibile e confermando la condanna per calunnia contro il proprio avvocato. I giudici hanno stabilito che, nonostante lo stato psicofisico, la donna era pienamente consapevole della falsità delle sue accuse, rendendo la sua condanna definitiva.
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Calunnia per coprire una truffa: accusa la compagna ma è condannato
Un uomo, autore di numerose truffe realizzate utilizzando il conto e gli assegni della sua convivente, ha denunciato falsamente il furto degli stessi per sviare le indagini e accusare la partner. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per il reato di calunnia per coprire una truffa. I giudici hanno dichiarato inammissibile il suo ricorso, sottolineando che non è possibile contestare in Cassazione la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito semplicemente proponendo una lettura alternativa delle prove. La condanna dell'uomo è quindi diventata definitiva.
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Reato di Calunnia: Condannati per un Lucchetto Già Rotto
La Corte di Cassazione conferma la condanna per il reato di calunnia a carico di due persone che avevano falsamente accusato un terzo di aver danneggiato la serratura di un portone. Gli imputati sapevano che la persona era innocente, poiché la serratura era rotta da mesi. Nel loro ricorso, hanno contestato la mancata riapertura del processo per sentire di nuovo un testimone, sostenendo che si trattasse di un'altra porta. La Corte ha respinto la richiesta, giudicando la prova non decisiva. I giudici hanno ritenuto che le prove già esistenti fossero sufficienti e coerenti per dimostrare la falsità dell'accusa, rendendo la condanna definitiva.
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Calunnia dell’avvocato: condannato per false accuse ai finanzieri
Un avvocato tributarista viene condannato per la calunnia dell'avvocato e per minaccia. Per bloccare una verifica fiscale a carico di un suo cliente, il legale aveva accusato ingiustamente i militari della Guardia di Finanza, pur sapendoli innocenti. Aveva inoltre minacciato la commercialista del suo cliente per costringerla a firmare il documento con le false accuse. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ritenendo le accuse del tutto strumentali e mosse con dolo specifico. I giudici hanno escluso la non punibilità per 'particolare tenuità del fatto', data la gravità della condotta e il discredito professionale causato alle vittime. La condanna dell'avvocato è diventata così definitiva.
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