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Calunnia — Anno 2022

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173 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Calunnia

Provvedimenti

Reato di calunnia: denunciare una firma falsa può costare caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di calunnia. L'uomo aveva querelato i beneficiari di un assegno, sostenendo falsamente che la firma sul titolo fosse falsa. Le indagini hanno dimostrato l'autenticità della firma, smentendo la sua tesi. I giudici hanno stabilito che l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere la prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuanti generiche negate: la Cassazione conferma la condanna
Un cittadino, condannato a due anni di reclusione per il reato di calunnia, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'eccessiva severità della pena e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per negare le attenuanti generiche, il tribunale non deve confutare ogni singola tesi della difesa, ma basta che evidenzi l'assenza di elementi positivi. Inoltre, la richiesta di considerare il reato come continuato con altre condanne precedenti è stata ritenuta troppo generica. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa denuncia di smarrimento assegno: è reato di calunnia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione nei confronti di un soggetto responsabile del reato di calunnia. L'imputato aveva consegnato un assegno bancario a un imprenditore e, successivamente, ne aveva denunciato falsamente lo smarrimento alle autorità. Tale condotta ha esposto la vittima al rischio di un'ingiusta incriminazione penale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, evidenziando la sua piena consapevolezza dell'innocenza del ricevente e l'assenza di qualsiasi vizio logico nella sentenza d'appello. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di calunnia: la Cassazione nega il riesame delle prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di calunnia. L'imputato era stato condannato in appello alla pena di un anno e quattro mesi di reclusione, con sospensione condizionale, per aver ingiustamente accusato un altro soggetto. Il ricorrente ha tentato di contestare la ricostruzione dei fatti e la valutazione delle prove effettuata nei gradi precedenti. La Suprema Corte ha stabilito che tali contestazioni di merito non sono ammissibili in sede di legittimità, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di calunnia: la condanna è definitiva senza errori di legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di calunnia. L'imputato aveva ricevuto in appello una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione, con pena sospesa, per aver accusato ingiustamente una persona conoscendone l'innocenza. Nel ricorso in Cassazione, l'uomo ha richiesto una nuova valutazione dei fatti e delle prove. I giudici di legittimità hanno stabilito che la Cassazione non può riesaminare il merito della vicenda, ma deve solo verificare la corretta applicazione della legge. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria.
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Falsa aggressione al bar: condanna per calunnia confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato a due anni di reclusione per il reato di calunnia. L'imputato aveva falsamente accusato tre persone di averlo aggredito all'interno di un bar, ma le testimonianze dei presenti avevano smentito la sua versione. Il ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello contestando la credibilità dei testimoni. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione delle prove e la ricostruzione dei fatti spettano esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa denuncia di furto: l’auto venduta costa due anni di carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato a due anni di reclusione per il reato di calunnia. L'uomo aveva presentato una falsa denuncia di furto per la propria auto, che in realtà aveva venduto a terzi, con l'obiettivo di frodare la compagnia assicurativa. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo che la valutazione delle prove spetta esclusivamente a questi ultimi. Inoltre, la Cassazione ha escluso la concessione delle attenuanti generiche e della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando la gravità e la natura fraudolenta della condotta.
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Reato di calunnia: la Cassazione fissa i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello che lo aveva condannato per il reato di calunnia (art. 368 c.p.). I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi del ricorso si limitavano a contestare la ricostruzione dei fatti già ampiamente analizzata nei precedenti gradi di giudizio, senza sollevare reali violazioni di legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di calunnia: tra false accuse e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di calunnia. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello riproponendo le stesse contestazioni di fatto già respinte nei precedenti gradi di giudizio. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può riesaminare i fatti storici, ma deve solo verificare la corretta applicazione della legge. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua responsabilità penale.
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Falsa denuncia di smarrimento assegno: da vittima a condannato
Il caso esamina la condanna per calunnia di un uomo che ha presentato una falsa denuncia di smarrimento assegno. L'imputato aveva denunciato lo smarrimento del titolo pur avendolo consegnato a un terzo per metterlo in circolazione. Questo comportamento ha fatto scattare l'accusa implicita di ricettazione nei confronti dei successivi possessori dell'assegno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di calunnia: bloccare l’assegno costa una condanna
Una correntista ha consegnato un assegno a un soggetto e, successivamente, ne ha denunciato falsamente lo smarrimento per bloccarne l'incasso. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di calunnia. I giudici hanno chiarito che la falsa denuncia di smarrimento di un assegno consegnato a terzi non costituisce una semplice simulazione di reato, ma integra la calunnia. Questo perché l'azione indirizza inevitabilmente i sospetti di ricettazione sul legittimo possessore del titolo che tenta di incassarlo. Il ricorso della donna è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Utilizzabilità delle intercettazioni: svolta della Cassazione
A seguito di un incidente stradale mortale, l'effettivo conducente dell'auto costringeva un amico ad autoaccusarsi del fatto. Le indagini per calunnia svelavano la verità grazie a intercettazioni ambientali. Il Tribunale del Riesame escludeva la custodia cautelare per omicidio stradale, ritenendo inutilizzabili le registrazioni per tale reato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, stabilendo che l'utilizzabilità delle intercettazioni si estende anche ai reati connessi puniti con arresto obbligatorio in flagranza o rientranti nell'elenco dei reati intercettabili, purché sussista un legame sostanziale tra le accuse. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Reato di calunnia: condannati i tassisti che finsero l’investimento
Quattro tassisti hanno accerchiato e aggredito un autista di servizi di trasporto privato, danneggiando la sua vettura. Per sfuggire alla violenza, la vittima è ripartita d'urgenza colpendo alcuni degli aggressori. Successivamente, i tassisti hanno denunciato l'autista per lesioni volontarie, omettendo del tutto di averlo aggredito per primi e che l'investimento era solo una reazione difensiva. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dei tassisti per il reato di calunnia, oltre che per tentata violenza privata e danneggiamento. La Corte ha stabilito che omettere intenzionalmente la presenza di una causa di giustificazione (la legittima difesa della vittima) in una denuncia integra pienamente il reato di calunnia, poiché si accusa falsamente una persona sapendola innocente. I ricorsi dei tassisti sono stati dichiarati inammissibili.
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Delitto di calunnia: quando la falsa accusa costa la condanna
Due cittadine sono state condannate per il delitto di calunnia ai danni di un giudice onorario, accusato falsamente di corruzione e collusione mafiosa in un processo per truffa. Le ricorrenti sostenevano che le accuse fossero talmente stravaganti da non poter configurare il reato e che mancasse la consapevolezza dell'innocenza del magistrato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, precisando che il delitto di calunnia si configura ogniqualvolta la falsa accusa sia seria e idonea a far iniziare un'indagine, non potendosi considerare inverosimile un addebito che ha effettivamente generato un procedimento penale. Inoltre, il dubbio o il sospetto non escludono il dolo se non si fondano su elementi oggettivi e seri. Di conseguenza, le ricorrenti sono state condannate al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di calunnia: l’avvocato accusa i clienti ma perde la causa
Un avvocato falsifica le firme dei clienti sui mandati professionali e, dopo la loro denuncia, li accusa a sua volta di calunnia. I giudici di merito condannano la professionista per il reato di calunnia continuata. L'imputata ricorre in Cassazione sollevando eccezioni sulla prescrizione, sulla notifica degli atti durante l'emergenza pandemica e sulla mancata concessione di un termine a difesa per il legale d'ufficio. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che i rinvii e la revoca del difensore costituivano un abuso del processo per ritardare il giudizio. La prescrizione non è maturata a causa delle legittime sospensioni processuali. L'imputata perde la causa e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Diritto di difesa e calunnia: quando la falsa accusa è lecita
Un addetto di una concessionaria, accusato di aver falsificato la firma di un cliente su un contratto di noleggio, si difende davanti alla polizia indicando il cliente stesso come autore della sottoscrizione. Il cliente lo denuncia per calunnia. La Corte di Cassazione conferma l'assoluzione dell'addetto, stabilendo che il diritto di difesa e calunnia possono sovrapporsi quando la falsa accusa rappresenta l'unico mezzo indispensabile e strettamente necessario per smentire l'addebito, senza che vi siano altre ragionevoli alternative difensive. Il ricorso del cliente viene quindi rigettato.
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Reato di calunnia: accusa l’amministratore ma la firma è sua
Un appaltatore ha accusato falsamente l'amministratore di un condominio di essersi appropriato di circa trentamila euro e di aver falsificato delle ricevute di pagamento. Le perizie grafologiche hanno invece dimostrato che le firme sulle ricevute erano autentiche e appartenevano proprio all'appaltatore. Quest'ultimo è stato quindi accusato del reato di calunnia. La Corte d'Appello ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, ma ha confermato la condanna al risarcimento dei danni in favore dell'amministratore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'appaltatore, confermando definitivamente la sua responsabilità civile. L'appaltatore dovrà risarcire i danni e pagare le spese processuali.
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Reato di calunnia: la Cassazione punisce il cambio di versione
Il Ricorrente ha impugnato la condanna per il reato di calunnia e falsa testimonianza, contestando la valutazione delle prove e il diniego dei benefici di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che il mutamento improvviso di versione rispetto alle indagini preliminari, smentito dai riscontri oggettivi, configura pienamente il reato di calunnia, che è un reato di pericolo. Inoltre, la presenza di numerosi precedenti penali ostativi impedisce la concessione della sospensione condizionale della pena e della non menzione della condanna. Di conseguenza, il Ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Reato di calunnia: negare i fatti non cancella la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di calunnia. Il ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti e la sussistenza del reato, chiedendo una nuova valutazione delle prove. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi di ricorso erano generici e basati su questioni di fatto, non consentite nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di calunnia: la Cassazione respinge il ricorso sui fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di calunnia. Il ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti operata nei precedenti gradi di giudizio e richiedeva un supplemento istruttorio. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi del ricorso erano semplici contestazioni di fatto, già ampiamente analizzate e respinte dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna, imponendo al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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