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Buona Fede

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487 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Omessa dichiarazione IVA: agente o imprenditore?
Un individuo, operante come agente per una società estera, è stato assolto dal reato di omessa dichiarazione IVA in quanto ritenuto in buona fede. La Procura ha impugnato la decisione, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito di non poter riesaminare le prove, confermando che la motivazione del tribunale sulla buona fede dell'imputato era logica e sufficiente a escludere l'intento criminale richiesto per il reato di omessa dichiarazione IVA.
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Buona fede del creditore: Cassazione chiarisce oneri
Una banca si è vista negare l'ammissione di un credito vantato nei confronti di una società i cui beni erano stati confiscati. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, chiarendo i principi sulla buona fede del creditore. La Corte ha stabilito che il giudice di merito ha errato nel richiedere l'escussione preventiva dei garanti e nel confondere i concetti di 'strumentalità' del credito all'illecito e 'buona fede' del creditore, omettendo di valutare prove decisive.
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Opposizione del creditore: la via per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un creditore contro il diniego di ammissione del suo credito nell'ambito di una procedura di confisca. La Corte ha chiarito che l'opposizione del creditore deve essere presentata prima al Tribunale che ha disposto la confisca. Solo la decisione su tale opposizione può essere impugnata in Cassazione.
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Eccezione di inadempimento: quando è legittima?
Un'impresa edile si rifiuta di pagare una fornitura di calcestruzzo, sollevando un'eccezione di inadempimento per la mancata consegna di documenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che il rifiuto di adempiere deve essere proporzionato e conforme a buona fede. La Corte ha chiarito che non basta lamentare un inadempimento altrui, ma occorre dimostrare che questo abbia avuto un impatto concreto e rilevante sull'equilibrio del contratto.
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Inadempimento reciproco: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene su un caso di inadempimento reciproco in un contratto di trasporto. Una società di logistica non riesce a completare tutte le spedizioni pattuite e la committente annulla le restanti. La Corte ha stabilito che il giudice di merito non può limitarsi a considerare l'annullamento da parte del creditore come causa dell'inadempimento, ma deve effettuare una valutazione comparativa dei comportamenti di entrambe le parti per stabilire quale condotta abbia alterato in modo prevalente l'equilibrio contrattuale.
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Cessione del credito e confisca: tutela del cessionario
Una società, acquirente di un credito ipotecario, si è vista rigettare l'istanza di ammissione al passivo su un bene confiscato. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo un principio chiave sulla cessione del credito: per la tutela del terzo, è fondamentale valutare la buona fede del creditore originario al momento della concessione del finanziamento, e non solo quella del cessionario al momento dell'acquisto del credito, specialmente se il finanziamento è anteriore alla manifesta pericolosità sociale del soggetto.
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Credito e buona fede: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento del Tribunale che negava la tutela a due istituti di credito terzi nell'ambito di una confisca di prevenzione. La sentenza chiarisce un principio fondamentale in materia di credito e buona fede: per escludere i diritti del creditore, non è sufficiente dimostrare una generica negligenza nella valutazione del merito creditizio. È invece necessario provare che la negligenza abbia impedito di rilevare il nesso di strumentalità tra il finanziamento e l'attività illecita del soggetto proposto, un aspetto che il giudice di merito aveva omesso di indagare.
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Confisca beni terzi: la buona fede non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di immobili di proprietà di terzi, situati in un edificio utilizzato come base operativa da un'organizzazione criminale. I ricorrenti sostenevano di essere proprietari in buona fede da decenni, ma la Corte ha rigettato il ricorso. La sentenza chiarisce che nel contesto della confisca beni terzi, la 'buona fede' penale è più stringente di quella civile: non basta la titolarità formale, ma occorre dimostrare di non aver potuto conoscere l'uso illecito del bene con la dovuta diligenza e di non aver omesso di esercitare i propri diritti di proprietà, di fatto consentendo al clan di impossessarsene.
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Sequestro preventivo terzo: l’onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro il sequestro preventivo di un'autovettura di lusso. La società, in qualità di acquirente e terzo estraneo ai fatti, non è riuscita a dimostrare la propria buona fede. Secondo la Corte, in un sequestro preventivo, il terzo ha l'onere di provare non solo la titolarità formale del bene, ma anche la totale estraneità al contesto criminale e l'assenza di negligenza, specialmente in presenza di transazioni economiche opache e anomale.
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Cessioni intracomunitarie: la prova del trasporto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8731/2025, ha chiarito i requisiti probatori per le cessioni intracomunitarie. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato la non imponibilità di alcune vendite, ritenendo mancasse la prova dell'effettivo trasporto dei beni in un altro Stato UE. La Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che documenti come email, fatture e dichiarazioni Intrastat non sono sufficienti. Spetta al cedente fornire una prova certa e inequivocabile dell'avvenuta esportazione, agendo con la massima diligenza per non essere coinvolto in frodi.
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Cessioni intracomunitarie: la prova per l’esenzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che per beneficiare dell'esenzione IVA sulle cessioni intracomunitarie, l'impresa venditrice deve fornire una prova rigorosa dell'effettiva uscita della merce dal territorio nazionale e del suo arrivo in un altro Stato UE. Documenti come email, fatture e ricevute di pagamenti in contanti sono stati ritenuti insufficienti, specialmente in presenza di anomalie come il codice IVA inattivo dell'acquirente. La sentenza sottolinea l'importanza dell'onere della prova e della diligenza in capo al cedente.
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Accessione invertita: la prova rigorosa della buona fede
Un privato cittadino ha rivendicato la proprietà di un terreno demaniale su cui aveva parzialmente costruito, invocando l'istituto dell'accessione invertita. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: nell'accessione invertita, la buona fede del costruttore non si presume mai, ma deve essere provata in modo rigoroso. La mancanza di tale prova rende la domanda infondata, a prescindere da altre questioni come la prescrizione del diritto.
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Licenziamento ritorsivo: quando è nullo e provato
Una società di vigilanza ha licenziato una guardia giurata per insubordinazione, ma il licenziamento è stato giudicato nullo. La Corte di Cassazione ha confermato che si trattava di un licenziamento ritorsivo, poiché il rifiuto del lavoratore era giustificato dal fatto che l'azienda gli aveva fornito un'auto di servizio palesemente inadatta alla sua corporatura. La sentenza chiarisce i criteri per la prova dell'intento ritorsivo e la legittimità del rifiuto del dipendente di eseguire una prestazione lavorativa impossibile.
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Fatture false: onere della prova e buona fede
Una società della grande distribuzione è stata accusata di aver emesso fatture false per operazioni di esportazione non imponibili, basate su dichiarazioni d'intento ideologicamente false. La Corte di Cassazione ha confermato che, in caso di coinvolgimento in una frode fiscale, l'onere della prova della propria buona fede ricade sul contribuente. L'Amministrazione Finanziaria deve fornire elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti sulla consapevolezza della frode. La Corte ha però annullato la sentenza sulle sanzioni, rinviando alla corte d'appello per l'applicazione dei principi di 'continuazione' e 'favor rei' (norma più favorevole).
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Condizione mista e buona fede nel preliminare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 243/2025, interviene su un caso di contratto preliminare di compravendita immobiliare la cui efficacia era legata a una condizione mista, ovvero l'ottenimento di un finanziamento da parte del promissario acquirente. Annullando la decisione della Corte d'Appello, la Suprema Corte stabilisce che in presenza di una condizione posta nell'interesse di entrambe le parti, la controversia non può essere risolta applicando il principio generale sull'onere della prova. Il giudice deve invece accertare, in base al principio di buona fede, quale delle due parti abbia tenuto un comportamento che ha impedito l'avveramento della condizione.
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Presunzione di conoscenza: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a un contratto preliminare immobiliare. La controversia verteva sulla validità della comunicazione di proroga del termine di consegna, che il promissario acquirente sosteneva di non aver mai ricevuto. La Corte ha accolto il ricorso della società venditrice, affermando che la spedizione di una raccomandata genera una presunzione di conoscenza, superabile solo con prova contraria del destinatario. Inoltre, ha censurato la Corte d'Appello per non aver valutato la condotta del promissario acquirente alla luce del principio di buona fede, dato il suo lungo silenzio.
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Sanzione amministrativa: chiarezza e buona fede
Una società ha ricevuto una sanzione amministrativa per aver violato un regolamento di un mercato locale che limitava la vendita di determinati prodotti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e confermato la multa, stabilendo che un regolamento che utilizza termini di uso comune è sufficientemente chiaro. Inoltre, ha precisato che lo status di operatore professionale impedisce di invocare la buona fede per giustificare la violazione.
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Sanzione amministrativa: chiarezza della norma basta
Una società ha ricevuto una sanzione amministrativa da un Comune per aver violato un regolamento che limitava la vendita di certi beni al 20% della merce esposta. La società ha impugnato la sanzione, sostenendo che la norma fosse poco chiara. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che i termini usati nel regolamento erano sufficientemente comprensibili per un operatore professionale e che la colpa si presume. La sanzione amministrativa è stata quindi confermata.
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Condizione risolutiva: come incide su un contratto
La Corte di Cassazione ha analizzato un complesso contratto preliminare immobiliare soggetto sia a condizione sospensiva (ottenimento di permessi) che a condizione risolutiva (mancata cessione di rami d'azienda collegati). La Corte ha stabilito che l'avveramento della condizione risolutiva prevale, determinando la risoluzione del contratto, anche se la condizione sospensiva si era nel frattempo verificata. Concedere proroghe per la condizione sospensiva non costituisce rinuncia a far valere la condizione risolutiva, ma un comportamento conforme a buona fede.
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Onere della prova segnaletica: chi deve dimostrarla?
Un automobilista ha ricevuto diverse multe per aver utilizzato una corsia preferenziale, sostenendo che la segnaletica fosse inadeguata e di aver agito in buona fede. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: l'onere della prova della segnaletica inadeguata spetta all'automobilista che contesta la multa. Se l'amministrazione ha fornito adeguate informazioni sulla riattivazione della corsia, la scusante della buona fede non è applicabile.
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