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Buona Fede

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487 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sequestro preventivo terzo: quando la buona fede non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società automobilistica che chiedeva la restituzione di un veicolo di lusso. Oggetto di sequestro preventivo terzo, la Corte ha stabilito che la mera titolarità formale e l'affermazione di buona fede non sono sufficienti a proteggere il bene dalla confisca. È necessario che il terzo dimostri la totale estraneità al reato e l'assenza di negligenza, specialmente se è un operatore professionale del settore, che avrebbe dovuto notare le anomalie nelle transazioni.
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Trasporto illecito rifiuti: confisca e buona fede
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una donna, proprietaria di un veicolo sequestrato perché utilizzato dal coniuge per un trasporto illecito di rifiuti. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: il terzo proprietario, estraneo al reato, non può contestare la sussistenza del crimine per evitare la confisca, ma ha l'onere di dimostrare la propria buona fede, ovvero di non essere a conoscenza dell'uso illecito del bene e di non essere stato negligente.
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Finzione avveramento condizione: quando si applica?
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della finzione di avveramento della condizione in un contratto di cessione di quote sociali. Il pagamento del saldo era subordinato all'ottenimento di autorizzazioni ambientali da parte della società le cui quote erano state cedute. Poiché la condizione non si è verificata, il venditore ha agito in giudizio sostenendo che l'inerzia degli acquirenti avesse impedito l'avveramento. La Corte ha respinto il ricorso, specificando che la finzione di avveramento della condizione richiede una condotta dolosa o colposa e non una semplice inerzia, a meno che non esista un obbligo specifico di agire, che in questo caso non gravava sugli acquirenti ma sulla società target.
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Opere su suolo altrui: la Cassazione sulla demolizione
Una società edile costruiva su un terreno basandosi su un contratto preliminare, pur essendo a conoscenza di una disputa sulla proprietà dello stesso. Una volta accertati giudizialmente i legittimi proprietari, questi hanno chiesto la demolizione. La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di rimozione delle opere su suolo altrui, negando la buona fede della società costruttrice in quanto consapevole del contenzioso esistente.
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Eccezione di inadempimento: quando è legittima?
In un caso riguardante l'affitto di un'azienda alberghiera, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società affittuaria che aveva sospeso il pagamento dei canoni a causa di presunti difetti della struttura. La Corte ha implicitamente confermato la decisione di merito che riteneva l'eccezione di inadempimento sollevata dalla società sproporzionata e contraria a buona fede, dato che i vizi lamentati erano di modesta entità e non impedivano il pieno godimento dell'azienda. La sentenza sottolinea che la sospensione del pagamento è legittima solo a fronte di inadempimenti gravi del locatore.
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Risoluzione contratto locazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto di locazione per grave inadempimento del conduttore, che non aveva realizzato una recinzione come pattuito. La Corte ha ritenuto irrilevanti le giustificazioni del conduttore relative a presunti vincoli urbanistici non provati e ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, sottolineando che la valutazione della gravità dell'inadempimento prescinde dall'attivazione di una clausola risolutiva espressa e si fonda sul bilanciamento degli interessi delle parti.
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Consumi anomali: l’obbligo di buona fede del fornitore
Un'azienda utente ha contestato una cospicua fattura per servizi idrici, lamentando consumi anomali non segnalati tempestivamente dal fornitore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha stabilito che il ricorso era formalmente viziato, poiché mirava a una rivalutazione dei fatti anziché a denunciare un errore di diritto. L'utente non è riuscito a fornire prove concrete della violazione del dovere di buona fede da parte del fornitore.
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Clausola penale e buona fede: la Cassazione decide
In un caso riguardante un contratto preliminare di cessione di quote societarie, la Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola penale non è dovuta se l'inadempimento del debitore è stato causato dal comportamento del creditore contrario a buona fede. La Corte ha ritenuto che la condotta del promittente venditore, caratterizzata da ritardi e mancanza di comunicazione, avesse reso l'inadempimento non imputabile al promissario acquirente, escludendo così il diritto a riscuotere la penale.
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Onere della prova e dazi doganali: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha chiarito l'onere della prova in contenziosi su dazi doganali antidumping. Annullando una sentenza di merito, ha stabilito che i rapporti di indagine dell'OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode) hanno piena valenza probatoria, spostando sul contribuente l'onere di dimostrare il contrario. La Corte ha inoltre definito in modo restrittivo le condizioni per invocare la buona fede, la quale richiede un errore attivo da parte delle autorità doganali e non la semplice fiducia in certificati d'origine poi rivelatisi falsi.
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Coltivazione canapa: la buona fede va provata
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna a carico di un imprenditore agricolo per la coltivazione di canapa. Sebbene la commercializzazione delle infiorescenze sia illecita, la Corte ha stabilito che i giudici di merito hanno errato non motivando la loro decisione in merito all'elemento soggettivo del reato, ovvero l'eventuale buona fede dell'imputato. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio che dovrà specificamente valutare questo aspetto.
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Contributi agricoli: buona fede salva l’impresa
Una società agricola si è vista riconoscere dalla Corte di Cassazione il diritto a ricevere i contributi agricoli, nonostante le contestazioni sulla validità dei contratti di comodato dei terreni. La Corte ha stabilito che l'assenza di colpa e la buona fede dimostrata dall'impresa prevalgono sulle irregolarità formali, confermando la decisione della Corte d'Appello e respingendo il ricorso dell'ente pagatore. La decisione sottolinea che, se i requisiti sostanziali sono soddisfatti, la mancanza di colpa dell'imprenditore è un elemento decisivo per l'erogazione dei fondi.
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Targa di esportazione: non autorizza il trasporto merci
Una società di trasporti è stata sanzionata per aver utilizzato un veicolo con una targa di esportazione austriaca temporanea per trasportare merci (semirimorchi) in Italia. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la legge italiana prevale e che tali targhe autorizzano solo la circolazione, non il trasporto commerciale. Ha inoltre confermato la responsabilità solidale dell'azienda per la violazione commessa dal suo autista, rigettando la tesi della buona fede.
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Autoriduzione accise: illegittima senza ok del Fisco
Una società energetica ha ridotto unilateralmente i pagamenti mensili delle accise, sostenendo di avere un credito. La Corte di Cassazione ha stabilito che questa pratica di "autoriduzione accise" è illegittima. Il contribuente deve seguire la rigida procedura prevista dalla legge, che consente la compensazione degli importi versati in eccesso solo sui versamenti successivi alla dichiarazione annuale, e non può agire in autonomia senza un'esplicita autorizzazione.
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Credito ipotecario e confisca: la buona fede si eredita
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava la tutela a un credito ipotecario vantato da una banca su un immobile confiscato. Il credito era stato acquisito dalla banca dopo la trascrizione del sequestro. La Corte ha stabilito che il requisito fondamentale è l'anteriorità della costituzione del credito e la buona fede del creditore originario, non il momento della cessione. La buona fede del primo creditore si trasferisce al cessionario, anche in caso di cessione in blocco, il quale può farla valere per tutelare le proprie ragioni creditorie.
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Recesso contratto preliminare: obbligo di verifica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio cruciale in tema di recesso contratto preliminare. Se il promittente venditore non mette il promissario acquirente nelle condizioni di effettuare una verifica finale sull'immobile prima del rogito, il recesso del venditore è illegittimo. In questo caso, il rifiuto dell'acquirente di procedere alla stipula è giustificato dal principio di buona fede e dall'eccezione di inadempimento, rendendolo la parte non inadempiente e legittimando il suo successivo recesso con richiesta del doppio della caparra.
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Fatture inesistenti: onere prova e buona fede
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24496/2025, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in materia di IVA per operazioni soggettivamente inesistenti. Se l'Amministrazione Finanziaria fornisce indizi di frode, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza e in buona fede, non essendo sufficiente la sola regolarità formale delle fatture e dei pagamenti. La Corte ha cassato la sentenza di secondo grado per aver errato nell'applicazione di tale principio.
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Interpretazione contratto buona fede: la Cassazione decide
Una concessionaria d'auto e una casa automobilistica erano legate da un contratto. Dopo l'avvio del recesso ordinario da parte della casa madre, le parti hanno discusso una risoluzione anticipata. La concessionaria ha fatto riferimento a una clausola che prevedeva un'indennità. La Corte di Cassazione, per la seconda volta, ha stabilito che la Corte d'Appello ha errato nel non considerare l'obbligo di interpretazione del contratto secondo buona fede, trascurando il collegamento logico tra le comunicazioni e il rinvio alla clausola sull'indennità. La sentenza è stata cassata con rinvio, ribadendo che l'interpretazione non può limitarsi alla ricerca letterale di una parola, ma deve considerare il comportamento complessivo delle parti e il contesto contrattuale.
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Clausola Risolutiva Espressa: quando non opera?
Un'ordinanza della Cassazione analizza i limiti di applicabilità della clausola risolutiva espressa in un contratto d'appalto. La Corte ha stabilito che la parte a sua volta inadempiente, e il cui comportamento ha causato l'inadempimento della controparte, non può legittimamente avvalersi della clausola per risolvere il contratto. Il caso esamina anche la natura del contratto autonomo di garanzia, confermando che il garante, una volta pagato, non può agire in ripetizione contro il beneficiario ma solo in regresso verso il debitore principale.
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Dissequestro beni di terzi: la Cassazione decide
Una investitrice ha richiesto il dissequestro di oro depositato presso una società, successivamente sottoposta a sequestro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che, in caso di beni non più identificabili e confusi con il patrimonio aziendale, il dissequestro beni di terzi non è possibile. L'investitrice, pur in buona fede, non vanta più un diritto di proprietà su un bene specifico, ma un diritto di credito da far valere nelle procedure previste dal Codice Antimafia.
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Diritti dei terzi: quando il sequestro li trasforma?
La Corte di Cassazione chiarisce la tutela dei diritti dei terzi in caso di sequestro preventivo. Una risparmiatrice, che aveva investito in oro presso una società poi sottoposta a sequestro, si è vista negare la restituzione. La Corte ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, specificando che il suo diritto di proprietà si era trasformato in un diritto di credito, da far valere nelle apposite procedure concorsuali previste dalla normativa antimafia, data l'impossibilità di restituire il bene specifico, ormai venduto.
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