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Buona Fede

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487 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Credito ipotecario e confisca: la tutela del terzo
Una società finanziaria, titolare di un credito ipotecario sorto prima del coinvolgimento della società debitrice in attività illecite, ha agito per tutelare i propri diritti su un bene oggetto di confisca. La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha annullato la decisione della Corte d'Appello che si era limitata a riconoscere la buona fede del creditore. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione, in un caso di credito ipotecario e confisca, non solo deve accertare la buona fede, ma deve anche procedere all'accertamento del credito e alla sua ammissione al pagamento, secondo la specifica procedura normativa, convertendo la garanzia reale in un diritto risarcitorio.
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Operazioni inesistenti: Cassazione e buona fede
Una società di commercio autoveicoli si è vista negare la detrazione IVA e la deducibilità dei costi per operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la decisione dei giudici di merito. È stato ritenuto che la società non potesse invocare la buona fede, in quanto numerosi indizi gravi, precisi e concordanti (tra cui il rapporto con una società 'cartiera' priva di struttura e logica commerciale) dimostravano la sua consapevolezza di partecipare a un meccanismo fraudolento.
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Leasing traslativo: la Cassazione e la clausola penale
Una società utilizzatrice contesta la clausola penale in un contratto di leasing traslativo. La Cassazione conferma la validità della clausola, pur se generica, imponendone l'esecuzione in buona fede e ammettendo la riduzione da parte del giudice se manifestamente eccessiva, rigettando così i ricorsi di entrambe le parti.
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Mutuo di scopo: obbligo di pagamento e buona fede
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 4037/2024, ha affrontato un caso di collegamento negoziale tra un contratto di compravendita di un'autovettura e un mutuo di scopo. L'acquirente non aveva mai ricevuto il veicolo ma aveva continuato a pagare le rate del finanziamento. La Corte ha stabilito che, in virtù del principio di buona fede, le clausole che obbligano il consumatore a pagare il finanziamento nonostante la mancata consegna del bene sono inefficaci. Di conseguenza, venuto meno il contratto di vendita, cessa anche l'obbligo di rimborsare il finanziamento collegato.
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Attività estrattiva abusiva: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 3712/2024, ha confermato una sanzione amministrativa a carico di un'impresa per attività estrattiva abusiva. Il caso riguardava scavi eccedenti i limiti autorizzati, qualificati come attività di cava non autorizzata anziché semplice movimento terra. La Corte ha stabilito che tale illecito è di natura permanente, con la prescrizione che decorre solo dalla cessazione della condotta. Inoltre, ha rigettato la difesa basata sulla buona fede, sottolineando la maggiore responsabilità richiesta agli operatori professionali del settore.
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Disdetta accordo aziendale: limiti e buona fede
La Corte di Cassazione interviene sul tema della disdetta di un accordo aziendale a tempo indeterminato. Un'azienda di trasporti aveva revocato accordi che prevedevano un orario di 36 ore settimanali, ripristinando le 39 ore del contratto nazionale senza adeguamento retributivo. Successivamente, aveva proposto un nuovo accordo, reintroducendo alcuni benefici solo per i lavoratori che avessero rinunciato alle azioni legali. La Corte d'Appello aveva ritenuto la disdetta illegittima per violazione della buona fede, basandosi su questa condotta successiva. La Cassazione ha cassato la sentenza, stabilendo che la legittimità della disdetta va valutata al momento in cui viene posta in essere, non sulla base di eventi posteriori. L'analisi della buona fede non può derivare da un accordo sindacale stipulato mesi dopo, ma deve concentrarsi sulle circostanze coeve alla revoca stessa.
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Sequestro preventivo auto: la buona fede del terzo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una donna la cui auto, a lei intestata, era stata sottoposta a sequestro preventivo auto perché utilizzata dal coniuge per il traffico di stupefacenti. La Corte ha confermato che il nesso di strumentalità tra veicolo e reato era sufficiente e ha ribadito che l'onere di provare la buona fede grava sul terzo proprietario, il quale, nel caso di specie, non aveva dimostrato la necessaria diligenza per impedire l'uso illecito del bene, dato il suo rapporto con l'utilizzatore e i precedenti di quest'ultimo.
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Obbligo dichiarativo: stop ICI se il Comune sa già
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26921/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di ICI (e per estensione IMU): l'obbligo dichiarativo a carico del contribuente viene meno quando la variazione che determina l'imponibilità (in questo caso, la trasformazione di un terreno da agricolo a edificabile) è causata da un atto del Comune stesso. Se l'ente impositore è l'autore della modifica e quindi ne è già a conoscenza, richiedere al cittadino una dichiarazione formale diventa un adempimento superfluo. La decisione si fonda sul principio di collaborazione e buona fede che deve governare i rapporti tra Fisco e contribuente.
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Etichettatura Made in: assenza di colpa esclude multa
Una società importatrice è stata sanzionata per aver importato merce priva della corretta etichettatura di origine. La Corte di Cassazione ha annullato la multa, confermando la decisione della Corte d'Appello. È stato provato che l'azienda aveva dato istruzioni precise al fornitore estero per l'etichettatura 'Made in', agendo quindi in buona fede e senza colpa. La decisione sottolinea che l'elemento soggettivo della colpa è indispensabile per configurare l'illecito amministrativo.
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Buona fede: annullata sanzione per lavori edili
Una società di costruzioni, sanzionata per aver edificato in prossimità della linea doganale senza la specifica autorizzazione, ha visto annullare la multa dalla Corte di Cassazione. Il principio chiave è la buona fede del costruttore, che aveva ottenuto un regolare permesso di costruire dallo Sportello Unico dell'Edilizia. La Corte ha stabilito che l'affidamento riposto dal cittadino nell'operato della Pubblica Amministrazione competente esclude la colpa, e quindi la sanzionabilità, anche se l'ente ha omesso di acquisire internamente tutti i pareri necessari.
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Buona fede terzo proprietario: come provarla nel sequestro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di trasporti che chiedeva la restituzione di un'autocisterna sequestrata nell'ambito di un procedimento penale a carico di un autista. La Corte ha stabilito che la società non ha adeguatamente provato la sua buona fede di terzo proprietario, non fornendo prove concrete della sua totale estraneità all'illecito e della mancanza di negligenza nella gestione del bene. Questo caso sottolinea il rigoroso onere della prova che grava sul terzo proprietario per ottenere il dissequestro di un bene.
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Credito e confisca: la buona fede del creditore
Una società finanziaria ha impugnato la confisca di un immobile su cui deteneva un'ipoteca a seguito di una cessione del credito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che se il creditore originario (una banca) mancava di buona fede al momento della concessione del finanziamento – a causa di una verifica insufficiente su un debitore coinvolto in reati fiscali – il successivo acquirente del credito non può vantare alcuna tutela. La mancanza della buona fede del creditore originario è quindi determinante.
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Terzo non estraneo al reato: guida alla confisca
La Cassazione chiarisce la nozione di 'terzo non estraneo al reato', annullando un'ordinanza che aveva liberato dal sequestro i beni dell'amministratrice di un'associazione. L'amministratrice, pur non indagata, aveva firmato un contratto di sublocazione fonte del profitto di una bancarotta fraudolenta. La Corte ha stabilito che la negligenza nell'adempiere ai propri doveri esclude la buona fede, rendendo i beni confiscabili.
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Tutela del terzo creditore: buona fede e confisca
Una società edile ha cercato di recuperare un credito tramite pignoramento su un immobile, successivamente oggetto di confisca in un procedimento penale. La Cassazione ha annullato la decisione di merito che privilegiava la confisca, sottolineando che la buona fede del creditore non era stata adeguatamente valutata. La sentenza ribadisce la necessità di un'indagine rigorosa sui fatti prima di negare la tutela del terzo creditore, specialmente se il pignoramento è stato trascritto prima della confisca.
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Recesso dal distacco: quando è legittimo?
Un lavoratore ha impugnato il recesso dal distacco internazionale esercitato dall'azienda, sostenendo la natura vessatoria della clausola contrattuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che un differente potere di recesso tra le parti è giustificato dalla funzione del distacco, che risponde primariamente all'interesse del datore di lavoro. Non si configura quindi uno squilibrio ingiustificato. Inoltre, pur non essendo formalmente richiesto, il datore di lavoro ha agito in buona fede fornendo le ragioni concrete del recesso.
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Pensione di anzianità: no se il lavoro continua
La Corte di Cassazione nega il diritto alla pensione di anzianità a una lavoratrice che, dopo le dimissioni, è stata immediatamente riassunta dallo stesso datore di lavoro con un contratto part-time. La Corte ha ritenuto tale operazione una cessazione simulata del rapporto di lavoro, confermando l'annullamento della pensione da parte dell'ente previdenziale e la richiesta di restituzione delle somme percepite, data la provata mala fede della ricorrente.
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Collegamento negoziale: valore atti P.A. in appalti
Un consorzio di imprese ha citato in giudizio un ente pubblico previdenziale per inadempimento contrattuale in un appalto di data-entry, lamentando un volume di lavoro inferiore a quello atteso. La pretesa si fondava su un presunto collegamento negoziale tra il contratto e le delibere amministrative preliminari dell'ente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che tali atti hanno natura meramente interna e preparatoria, non generando alcun vincolo contrattuale o affidamento legittimo verso terzi. La sentenza chiarisce i limiti della responsabilità precontrattuale della Pubblica Amministrazione e i criteri di interpretazione dei contratti pubblici.
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Credito e confisca: la buona fede della banca
Una banca aveva concesso un mutuo ipotecario a una società immobiliare. Anni dopo, i beni della società sono stati oggetto di confisca di prevenzione a causa della pericolosità sociale del suo titolare. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta della banca di ammettere il proprio credito, ritenendo il finanziamento strumentale alle attività illecite. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, giudicando la motivazione carente. Ha precisato che, in materia di credito e confisca, la strumentalità del finanziamento e la mancanza di buona fede del creditore non possono essere presunte automaticamente dalla contiguità del debitore ad ambienti criminali, ma devono essere accertate con una rigorosa analisi del comportamento della banca al momento della concessione del finanziamento. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Buona fede del creditore: negata se c’è negligenza
Una società di cartolarizzazione ha visto respinto il proprio ricorso per l'ammissione di un credito allo stato passivo di beni sequestrati in via di prevenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la mancata verifica da parte della banca originaria sulla palese insolvibilità della mutuataria, moglie del soggetto proposto, integra una negligenza colpevole che esclude la sussistenza della buona fede del creditore, requisito indispensabile per la tutela del credito in questo contesto.
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Credito ipotecario su beni confiscati e buona fede
Una società di gestione crediti, acquirente di un credito ipotecario, si è vista negare l'ammissione al passivo su un immobile confiscato. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione del giudice di merito, ritenendo la motivazione carente. Il provvedimento non aveva valutato la buona fede del creditore, un requisito fondamentale per la tutela del suo credito ipotecario su beni confiscati. La Corte ha ribadito che la cessione in blocco del credito non implica automaticamente la malafede del cessionario, che ha sempre il diritto di dimostrare la propria estraneità ai fatti illeciti.
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