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Buona Fede

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487 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Restituzione cedole: contratto nullo e obblighi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2734/2025, ha confermato la decisione della Corte d'Appello che obbligava un'investitrice alla restituzione delle cedole percepite da Bond argentini. Il contratto di intermediazione era stato dichiarato nullo per firma apocrifa. La Suprema Corte ha ritenuto che la consapevolezza della falsità della firma facesse venir meno la buona fede dell'investitrice, obbligandola a restituire non solo il capitale ma anche i frutti percepiti.
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Responsabilità precontrattuale: l’onere informativo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per responsabilità precontrattuale, stabilendo un principio chiave: se l'informazione omessa o falsa riguarda un fatto che il giudice di merito considera estraneo all'accordo contrattuale, la richiesta di risarcimento non può essere accolta. La Suprema Corte ribadisce l'impossibilità di rivalutare i fatti in sede di legittimità, specialmente quando la decisione impugnata si fonda su molteplici ragioni autonome e non tutte vengono efficacemente contestate.
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Confisca per equivalente: quando è a rischio la casa?
Una donna ricorre contro la confisca per equivalente di due immobili acquistati dal marito, indagato per reati fiscali. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, confermando la misura. Secondo i giudici, la vendita era fittizia e finalizzata a sottrarre i beni all'azione penale, poiché il marito ne aveva conservato la piena disponibilità di fatto. La buona fede della ricorrente è stata esclusa, ritenendola consapevole dell'intento elusivo del coniuge, rendendo così legittima la confisca per equivalente.
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Origine della merce: OLAF vs. buona fede importatore
Una società importatrice di tubi in acciaio, certificati come originari dell'India, è stata sanzionata dall'Agenzia Doganale che, basandosi su un'indagine OLAF, ha ritenuto che la reale origine della merce fosse cinese, applicando di conseguenza dazi antidumping. Le corti di merito hanno confermato i dazi ma annullato le sanzioni, riconoscendo la potenziale buona fede dell'importatore, tratta da una precedente indagine della Commissione Europea. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità delle questioni giuridiche relative al valore probatorio delle indagini OLAF, all'onere della prova e al concetto di buona fede, ha rimesso la causa in pubblica udienza per una decisione nomofilattica.
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Buona fede IVA: quando è esclusa la detrazione?
La Corte di Cassazione analizza un caso di detrazione IVA per operazioni soggettivamente inesistenti. La sentenza chiarisce che la buona fede IVA del contribuente non può essere presunta da elementi formali come la regolarità delle fatture o il prezzo di mercato. L'Amministrazione Finanziaria deve provare gli indizi della frode, dopodiché spetta al contribuente dimostrare di aver usato la massima diligenza per non essere coinvolto. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente accolto il ricorso del contribuente basandosi su elementi ritenuti insufficienti a provare la sua incolpevolezza.
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Eccezione inadempimento: è valida se rivendi la merce?
Una società acquirente solleva l'eccezione di inadempimento per merce non conforme (terminali con velocità di trasmissione inferiore a quella pattuita), nonostante l'abbia rivenduta a terzi incassando il prezzo. La società fornitrice contesta la violazione della buona fede. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, affermando che la gravità dell'inadempimento originale giustifica l'eccezione, e la successiva rivendita non la rende automaticamente illegittima, dovendo il giudice valutare l'equilibrio contrattuale complessivo.
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Ammissione al passivo confisca: quando è valida?
Una società, cessionaria di crediti bancari garantiti da ipoteca, ha presentato istanza di ammissione al passivo su beni confiscati. Il Tribunale ha dichiarato l'istanza inammissibile perché tardiva. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la domanda non può essere considerata tardiva se il credito e la buona fede del creditore sono già stati accertati da un precedente provvedimento giudiziario. L'accertamento giurisdizionale già avvenuto prevale sulla successiva scadenza di un termine procedurale per la presentazione della domanda di ammissione al passivo confisca.
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Buona fede in edilizia: quando non basta il permesso
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un'area protetta adibita a parcheggio. Gli imprenditori avevano invocato la loro buona fede, basata sui permessi ottenuti dalle autorità, ma la Corte ha stabilito che l'aver fornito una rappresentazione inesatta e minimizzata dei lavori alla Pubblica Amministrazione esclude la scusabilità e rende illegittimi i titoli abilitativi, configurando il reato.
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Onere della prova e busta incompleta: la Cassazione
Una società sportiva si è vista negare un finanziamento agevolato perché, secondo l'ente erogatore, la documentazione inviata l'ultimo giorno utile era incompleta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, chiarendo un punto fondamentale sull'onere della prova: se il destinatario ammette di aver ricevuto il plico ma ne contesta il contenuto parziale, spetta al mittente dimostrare di aver inviato tutti i documenti necessari. La presunzione di conoscenza non copre il contenuto della comunicazione, ma solo la sua ricezione.
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Rifiuto prestazione lavorativa: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una dottoressa licenziata dopo un prolungato rifiuto della prestazione lavorativa. La lavoratrice, dopo aver denunciato illeciti, si era opposta a un trasferimento ritenuto ritorsivo. I giudici hanno ritenuto il rifiuto contrario a buona fede e sproporzionato, confermando la legittimità del licenziamento, poiché la tutela per il whistleblower non giustifica un'inadempienza contrattuale assoluta e protratta nel tempo.
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Abbonamento stadio: risparmio non garantito
Un tifoso ha citato in giudizio una società sportiva perché, dopo aver acquistato un abbonamento stadio, il club ha ridotto il prezzo dei biglietti per le singole partite, annullando il risparmio previsto. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'abbonamento stadio non implica una garanzia contrattuale di convenienza economica. Il suo valore risiede in altri benefici, come la certezza del posto e la protezione da eventuali aumenti di prezzo. Di conseguenza, il ricorso del tifoso è stato dichiarato inammissibile.
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Riduzione canone locazione: la Cassazione e il Covid
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una società commerciale che richiedeva la riduzione del canone di locazione a causa delle chiusure imposte dall'emergenza Covid-19. La Corte ha stabilito che non esiste un diritto automatico a ottenere una riduzione giudiziale del canone. Il decreto "Cura Italia" esclude la responsabilità per inadempimento ma non crea un diritto alla rinegoziazione forzata. Il rimedio principale per l'eccessiva onerosità sopravvenuta resta la risoluzione del contratto, con la facoltà per il locatore di offrire una modifica per evitarla. La richiesta di riduzione del canone locazione del conduttore è stata quindi respinta.
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Frodi carosello: la buona fede non basta, serve diligenza
La Corte di Cassazione ha confermato un accertamento fiscale per indebita detrazione IVA a carico di una società, ritenuta coinvolta in una frode carosello. La Corte ha stabilito che, in contesti di operazioni soggettivamente inesistenti, non è sufficiente per l'acquirente dimostrare la propria buona fede attraverso la regolarità formale delle operazioni, come il pagamento e la consegna della merce. È invece necessario provare di aver esercitato la massima diligenza per verificare l'affidabilità del fornitore e non essere coinvolto nello schema fraudolento.
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Dovere di informazione: debitore ceduto è responsabile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19435/2025, ha stabilito che il debitore ceduto non ha un dovere di informazione extracontrattuale di avvertire il cessionario (es. una banca) dell'inesistenza del credito. Un'azienda era stata condannata per non aver segnalato a una banca la falsità di alcune fatture anticipate. La Suprema Corte ha annullato la decisione, escludendo la responsabilità del debitore per la sua mera inerzia, in quanto il suo silenzio non costituisce un illecito aquiliano né viola i principi di buona fede e correttezza in assenza di un rapporto contrattuale diretto.
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Buoni postali: il timbro prevale sulla vecchia stampa
La Cassazione ha stabilito che per i buoni postali della serie Q/P, in caso di discrepanza, i tassi di interesse indicati dal timbro apposto sul retro del titolo prevalgono su quelli della stampa originaria. La sentenza protegge l'ente emittente, affermando che l'interpretazione del contratto deve considerare tutti gli elementi, non solo il dato letterale parziale, e si basa sulla normativa ministeriale di riferimento.
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Confisca a terzi: quando il bene è del terzo
La Corte di Cassazione conferma la confisca di un immobile acquistato con proventi illeciti e intestato fittiziamente a un terzo. Anche se il terzo è stato assolto dal reato di riciclaggio per mancanza di dolo, la confisca a terzi è legittima se non viene provata la sua completa estraneità e buona fede. La Corte ha stabilito che aver tratto vantaggio dall'attività criminosa e la mancata adozione della dovuta diligenza per verificare l'origine dei fondi escludono la qualifica di 'terzo estraneo al reato', rendendo il bene aggredibile.
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Melassa per narghilè: la buona fede salva dalla multa
La Corte d'Appello conferma l'annullamento di sanzioni per la detenzione di melassa per narghilè. Decisivo l'errore in buona fede dell'esercente, basato su un'interpretazione normativa prevalente prima di un successivo chiarimento della Cassazione. La corte ha ritenuto non punibile la condotta.
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Responsabilità precontrattuale esclusa se c’è obbligo
Una società che gestisce RAEE ha citato in giudizio un consorzio centrale per responsabilità precontrattuale, sostenendo di non essere stata informata di modifiche regolamentari onerose prima della sua adesione. Il Tribunale ha respinto la domanda, sottolineando che, per una parte dell'attività, l'adesione era un obbligo di legge, il che limita la negoziazione. Di conseguenza, la nozione di responsabilità precontrattuale non è pienamente applicabile. La corte ha inoltre evidenziato la mancanza di diligenza dell'attrice nel verificare le regole, che erano soggette a modifiche secondo lo statuto del consorzio. Le pretese della società sono state respinte.
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Contratto d’opera: il sito web è funzionante?
La Corte d'Appello di Venezia ha confermato la condanna di un'azienda al pagamento del corrispettivo per la creazione di un sito web, rigettando le sue lamentele. La Corte ha qualificato il rapporto come contratto d'opera, sottolineando che l'eccezione di inadempimento del cliente era generica e contraria a buona fede, dato che il sito risultava funzionante e che lo stesso consulente tecnico del cliente ne aveva inizialmente attestato la qualità. È stato ribadito che non si può rifiutare il pagamento sulla base di contestazioni pretestuose e sollevate solo in sede giudiziale.
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Clausola risolutiva: la tolleranza annulla l’effetto
Una Corte d'Appello ha respinto la richiesta di un locatore di terminare un contratto di locazione basata su una clausola risolutiva espressa. La corte ha stabilito che la continua accettazione di pagamenti tardivi da parte del locatore costituisce tolleranza, un comportamento incompatibile con la volontà di risolvere il contratto, rendendo inefficace la clausola.
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