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Buona Fede

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487 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Trasporto non autorizzato: quando scatta la confisca
Una cooperativa, autorizzata al solo trasporto di merci, ha subito la confisca del proprio natante per aver trasportato due turisti a pagamento. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione, chiarendo che il trasporto di persone costituisce un servizio completamente diverso da quello per cui era stata rilasciata l'autorizzazione. Pertanto, si configura un'ipotesi di esercizio di attività in totale assenza di licenza (trasporto non autorizzato), che legittima la sanzione accessoria della confisca, e non una mera difformità dal titolo posseduto.
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Responsabilità notaio: obbligo di protezione del cliente
Un notaio che, dopo aver curato un contratto preliminare di vendita, assiste alla stipula di un secondo atto che rende impossibile l'adempimento del primo, viola il suo dovere professionale di protezione. La Corte di Cassazione ha affermato la responsabilità del notaio, sottolineando che i suoi obblighi vanno oltre la mera formalità dell'atto e includono la salvaguardia degli interessi del cliente secondo buona fede, cassando la precedente decisione della corte d'appello che lo aveva esonerato da colpa.
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Eccezione di inadempimento: licenziamento illegittimo
Una società di informazione licenziava un giornalista per aver rifiutato l'offerta di reintegro, precedentemente disposta da un giudice. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, ritenendo giustificato il rifiuto del lavoratore. L'offerta aziendale, infatti, prevedeva un ruolo inferiore e uno stipendio ridotto dell'85%, configurando una violazione del principio di buona fede. Tale comportamento ha reso legittima l'eccezione di inadempimento sollevata dal dipendente e ha reso il successivo licenziamento privo di giusta causa.
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Sanzioni ZTL NCC: la Cassazione annulla le multe
Un operatore di Noleggio con Conducente (NCC) ha ricevuto 27 ordinanze di ingiunzione per essere entrato in una Zona a Traffico Limitato (ZTL) senza un permesso valido per un breve periodo. I giudici di merito avevano respinto le sue opposizioni. La Corte di Cassazione, invece, ha annullato la decisione, stabilendo che le sanzioni ZTL NCC erano illegittime. La norma su cui si basavano le multe era, infatti, sospesa al momento dei fatti, rendendo le sanzioni inapplicabili. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Usucapione abbreviata: la prova della buona fede
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29496/2023, ha rigettato il ricorso di un privato che rivendicava la proprietà di un fondo per usucapione abbreviata. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano escluso la sussistenza della buona fede necessaria, basando la loro decisione su prove presuntive. Secondo la Suprema Corte, la conoscenza, o la conoscibilità, di un atto precedente che limitava i diritti trasferiti è sufficiente a escludere lo stato soggettivo di buona fede dell'acquirente, impedendo così il perfezionarsi dell'usucapione decennale.
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Rivalutazione quote: errore minimo non invalida l’atto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17768/2023, ha stabilito che un errore di modesta entità nel versamento dell'imposta sostitutiva per la rivalutazione quote societarie, commesso in buona fede dal contribuente, non comporta l'invalidità dell'intera operazione. In questo caso, un contribuente aveva versato oltre il 90% dell'imposta dovuta, omettendo una piccola parte per un errore di calcolo. L'Agenzia delle Entrate riteneva nulla la rivalutazione, ma la Corte ha dato ragione al contribuente, affermando che egli è tenuto solo a saldare la differenza residua con interessi e sanzioni, in applicazione del principio di collaborazione e buona fede.
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Perdita di chance: risarcimento per selezione ingiusta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13594/2023, ha confermato il diritto al risarcimento per perdita di chance a un candidato escluso da una selezione per un incarico dirigenziale in un'azienda sanitaria pubblica. La Corte ha ribadito che, anche in selezioni di natura fiduciaria, la Pubblica Amministrazione ha l'obbligo di effettuare una valutazione comparativa motivata tra i candidati, in base ai principi di correttezza e buona fede. L'omissione di tale valutazione, specialmente in presenza di elementi favorevoli al candidato escluso, costituisce un inadempimento contrattuale e legittima la richiesta di risarcimento del danno, quantificato in via probabilistica.
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Clausola risolutiva espressa: il limite della buona fede
Una società finanziaria invoca la clausola risolutiva espressa contro un ente pubblico per un lieve ritardo nel pagamento di una rata di un accordo transattivo. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, stabilisce che l'esercizio di tale clausola deve rispettare il principio di buona fede. Un inadempimento di minima entità, che non pregiudica l'interesse del creditore, non giustifica la risoluzione se questa rappresenta un abuso del diritto.
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Licenziamento per giusta causa: quando è legittimo?
Un lavoratore, riammesso in servizio dopo la conversione giudiziale del suo contratto da tempo determinato a indeterminato, viene licenziato per giusta causa a seguito del suo rifiuto di cambiare reparto. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, ritenendo la reazione del dipendente (grave insubordinazione con toni aggressivi e contatti fisici) sproporzionata rispetto alle modifiche datoriali (cambio di turno e mansioni coerenti con l'inquadramento), considerate normali prassi aziendali. La Corte ha escluso la ritorsività del licenziamento, poiché la causa principale era la condotta del lavoratore.
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Lavoro irregolare stranieri: la responsabilità del datore
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un datore di lavoro per aver impiegato un cittadino extracomunitario con permesso di soggiorno revocato. La sentenza chiarisce che il reato di lavoro irregolare stranieri sussiste anche se il datore di lavoro afferma di essere in buona fede, in quanto su di lui grava un preciso onere di verifica della regolarità del lavoratore sul territorio nazionale. La pendenza di un ricorso contro la revoca del permesso non è sufficiente a escludere la responsabilità penale.
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Errore attivo autorità doganale: la Cassazione nega
Una società importatrice si è vista negare il beneficio di dazi preferenziali dopo che la reale origine taiwanese di merci, dichiarate come filippine, è stata accertata. Nonostante la presenza di certificati di origine apparentemente validi, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società. La Corte ha stabilito che non sussisteva un 'errore attivo autorità doganale', poiché i certificati errati erano basati su false dichiarazioni dell'esportatore, non su un errore delle autorità. L'importatore, in qualità di operatore professionale, avrebbe dovuto esercitare una maggiore diligenza, non potendo invocare la semplice buona fede per evitare il recupero dei dazi.
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Credito ipotecario e confisca: quando vince lo Stato
Una società finanziaria, titolare di un credito ipotecario, ha contestato la confisca dell'immobile a garanzia, il cui proprietario era stato condannato per narcotraffico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo la prevalenza della confisca. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione della buona fede da parte dell'istituto di credito originario. Sono stati evidenziati gravi indici di anomalia, come un mutuo di importo sproporzionato rispetto al prezzo di acquisto del bene e al reddito del mutuatario, che la banca avrebbe dovuto rilevare in adempimento ai suoi obblighi di verifica, inclusi quelli antiriciclaggio. La negligenza della banca rende il credito ipotecario e confisca incompatibili, con prevalenza di quest'ultima.
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Obbligo di ripristino: quando il locatore non ha diritto
Una società immobiliare ha citato in giudizio un ente ministeriale per danni e ritardata riconsegna di un immobile. Il Tribunale di Milano ha respinto la maggior parte delle richieste, inclusa quella per l'obbligo di ripristino, poiché il locatore non ha provato lo stato iniziale del bene e ha illegittimamente rifiutato la riconsegna. L'ente è stato condannato solo al pagamento dei costi per la sanatoria di alcune opere abusive e a una minima parte delle spese condominiali.
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Buona fede importatore: quando è esclusa nei dazi
Una società è stata soggetta al recupero di dazi antidumping per merci dichiarate come provenienti dalle Filippine ma sospettate di essere di altra origine. L'azienda ha invocato la propria buona fede importatore, basandosi sui certificati di origine ufficiali. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione del giudice di merito, stabilendo che il solo certificato non è sufficiente a provare la buona fede. L'importatore ha un preciso dovere di diligenza, soprattutto in presenza di circostanze sospette, e non può fare affidamento su una sentenza penale di non luogo a procedere per dimostrare la sua correttezza. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Rifiuto stipula definitivo: quando è contrario a buona fede?
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un promissario acquirente che si era rifiutato di firmare il contratto definitivo. Il suo rifiuto stipula definitivo era motivato dalla mancata produzione di una dichiarazione di conformità catastale, un obbligo però introdotto da una legge successiva ai fatti. La Corte ha ritenuto il rifiuto contrario a buona fede, configurando un inadempimento da parte dell'acquirente.
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Buona fede del creditore: annullata confisca
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento che negava l'ammissione di un credito ipotecario al passivo di una procedura di confisca. La decisione del giudice di merito è stata ritenuta carente nella motivazione sulla mancanza di buona fede del creditore originario (un istituto di credito). La Corte ha stabilito che non si possono ignorare gli elementi di diligenza posti in essere dalla banca (perizia, garanzie, valore del bene) a fronte di sospetti generici, senza specificare quali ulteriori accertamenti sarebbero stati esigibili per scoprire la presunta strumentalità del finanziamento a fini illeciti. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Sanzioni amministrative: quando la buona fede non basta
Un gruppo di imprenditori ha ricevuto significative sanzioni amministrative per un ingente trasferimento di denaro in contanti, in violazione delle norme antiriciclaggio. Hanno impugnato le sanzioni sostenendo di aver agito in buona fede e in stato di necessità per salvare la loro azienda. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ribadendo che per le violazioni amministrative è sufficiente la colpa lieve. Per essere esenti da responsabilità, gli imprenditori avrebbero dovuto dimostrare che il loro errore era inevitabile, un onere probatorio che non hanno soddisfatto. La Corte ha inoltre confermato la correttezza delle decisioni dei giudici di merito riguardo ai termini di notifica e all'importo delle sanzioni.
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Ordine di demolizione: vale per il nuovo proprietario?
Una società che ha acquistato un immobile in buona fede ha contestato un preesistente ordine di demolizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'ordine di demolizione è una sanzione amministrativa con carattere "reale". Questo significa che segue l'immobile e si applica a tutti i proprietari successivi, indipendentemente dalla loro buona fede o dal loro coinvolgimento nell'abuso edilizio originario. La tutela dell'acquirente consiste nel diritto di rivalsa verso il venditore.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: onere prova
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una società contro l'Agenzia delle Entrate in un caso di operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte ha ribadito che, una volta che l'Amministrazione Finanziaria fornisce indizi sulla fittizietà del fornitore, spetta al contribuente dimostrare la propria buona fede e di aver usato la massima diligenza per verificare l'affidabilità della controparte. La sentenza chiarisce che una successiva assoluzione in sede penale non è vincolante per il giudice tributario.
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Fictio Iuris: quando la condizione si considera avverata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso relativo a un accordo transattivo. La controversia verteva sull'avveramento di una condizione sospensiva, che una delle parti aveva impedito con un comportamento contrario a buona fede. La Corte ha confermato la decisione di merito, applicando il principio della fictio iuris secondo cui la condizione si considera avverata quando il suo mancato verificarsi è imputabile alla parte che aveva un interesse contrario al suo avveramento.
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