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Azione Quanti Minoris

13 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Azione legale con cui l'acquirente di un bene difettoso chiede una riduzione del prezzo pattuito, in misura proporzionale alla diminuzione di valore causata dal vizio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Evizione parziale del terreno: risarcimento senza colpa
Un acquirente compra un fondo da più venditori, ma in seguito subisce l'evizione parziale del terreno per via di diritti altrui su una porzione dell'area. L'acquirente chiede il risarcimento del danno subito a tutti i venditori comproprietari. I giudici di secondo grado negano la tutela contro la maggior parte dei venditori perché l'acquirente aveva comunque realizzato il fabbricato previsto e non aveva formalmente chiesto la riduzione del prezzo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del compratore. I giudici di legittimità stabiliscono che la perdita del bene attribuisce all'acquirente il diritto al risarcimento integrale del valore economico perso. Tale garanzia opera in modo oggettivo per la sola perdita subita, indipendentemente dalla colpa dei venditori o dalla tipologia di domanda proposta.
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Clausola visto e piaciuto: niente sconti per i vizi visibili
L'Acquirente stipula un preliminare per l'acquisto di un immobile dai Venditori, versando una caparra e ottenendo la consegna anticipata. Successivamente, rifiuta di stipulare il definitivo lamentando vizi dell'immobile (impianti e tetto) e chiedendo la riduzione del prezzo. I Venditori resistono evidenziando la presenza della Clausola visto e piaciuto. La Corte d'Appello dispone il trasferimento della proprietà ma rigetta la riduzione del prezzo, condannando l'Acquirente a risarcire i Venditori per gli interessi del mutuo contratto a causa del mancato incasso tempestivo. La Cassazione rigetta il ricorso dell'Acquirente: la Clausola visto e piaciuto e le ripetute visite escludono la garanzia per vizi facilmente riconoscibili, che rientrano nella normale usura di un edificio datato.
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Sequestro giudiziario cambiali: rigetto e risoluzione
Il Tribunale ha rigettato la richiesta di sequestro giudiziario cambiali presentata da una società acquirente di un ramo d'azienda. Nonostante l'acquirente lamentasse la mancanza di licenze per l'attività di disco-pub, il giudice ha rilevato che il venditore aveva già attivato la clausola risolutiva espressa a causa del mancato pagamento delle rate. Essendosi il contratto risolto di diritto, le azioni di riduzione del prezzo sono inammissibili.
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Certificato di agibilità mancante: legittimo il no al rogito
Un promissario acquirente ha firmato un contratto preliminare per un appartamento in costruzione. Successivamente, si è rifiutato di stipulare il contratto definitivo perché mancava il certificato di agibilità e l'immobile presentava vizi. La società costruttrice ha chiesto la risoluzione del contratto per inadempimento dell'acquirente. La Corte di Cassazione ha dato ragione al compratore, stabilendo che la mancanza del certificato di agibilità al momento del rogito giustifica il rifiuto di firmare l'atto definitivo. Inoltre, l'acquirente può chiedere l'esecuzione in forma specifica del contratto con una contestuale riduzione del prezzo per i difetti riscontrati, senza che rilevi la gravità dell'inadempimento prevista dalle regole generali. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Collegamento negoziale: macchinari difettosi e obbligo di pagare
Un committente rifiuta di pagare le fatture per la fornitura di alcuni macchinari industriali, invocando il difetto di funzionamento di un altro impianto acquistato con un contratto separato. Il committente sostiene l'esistenza di un collegamento negoziale tra tutti gli acquisti, finalizzati a creare un'unica linea produttiva. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del committente. I giudici chiariscono che non basta l'interesse unilaterale di una parte per unire contratti diversi, ma serve un intento comune e un nesso oggettivo tra i negozi. Poiché i contratti erano autonomi e l'impianto contestato era comunque funzionante (sebbene con resa inferiore), il committente non poteva sospendere i pagamenti delle altre forniture né chiedere la risoluzione del contratto. Vince il fornitore, che ha diritto a ricevere i pagamenti dovuti.
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Vendita con riserva di proprietà: chi rivende prima perde tutto
L'Acquirente di un'azienda di ristorazione ha citato in giudizio la Società Cedente chiedendo la riduzione del prezzo per vizi degli impianti. La Società Cedente ha risposto chiedendo la risoluzione del contratto per grave inadempimento, poiché l'Acquirente aveva rivenduto l'attività a un terzo prima di aver saldato l'intero prezzo, violando la pattuita vendita con riserva di proprietà. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso dell'Acquirente. La Suprema Corte ha stabilito che la rivendita del bene a terzi senza il consenso del venditore originario e senza il trasferimento della riserva costituisce un inadempimento gravissimo, che rende impossibile la prosecuzione del rapporto contrattuale e supera di gran lunga i lievi difetti riscontrati sugli impianti.
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Vizi facilmente riconoscibili: quando la garanzia decade
Un acquirente ha citato in giudizio il venditore per ottenere una riduzione del prezzo a causa di gravi cedimenti del tetto scoperti dopo l'acquisto. Il Tribunale ha rigettato la domanda stabilendo che si trattava di vizi facilmente riconoscibili, poiché il tetto era già puntellato e il difetto era visibile dall'esterno e ispezionabile dal sottotetto.
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Inadempimento appaltatore: riparare il tetto blocca il rimborso
Una proprietaria ha citato in giudizio un'impresa edile per inadempimento appaltatore a causa di gravi infiltrazioni dal tetto appena ristrutturato. Mentre il Tribunale aveva inizialmente accolto la risoluzione del contratto, la Corte d'Appello ha ribaltato il verdetto. I giudici hanno rilevato che la committente, avendo riparato il tetto senza demolirlo, aveva implicitamente dimostrato che l'opera non era totalmente inadatta alla sua destinazione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, sottolineando inoltre che le domande subordinate di riduzione del prezzo erano state rinunciate poiché non riproposte espressamente in appello. Infine, la ricorrente è stata condannata a pagare le spese legali anche del direttore dei lavori, chiamato in causa dall'appaltatore, in virtù del principio di causalità della lite.
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Vizi immobile: la riduzione del prezzo è legittima
Un acquirente ha ottenuto una riduzione del prezzo di acquisto di un immobile a causa dell'inutilizzabilità del posto auto pertinenziale, nonostante la vendita fosse stata conclusa "a corpo". La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che i vizi immobile di natura funzionale, che incidono sulla qualità promessa del bene, legittimano l'azione di riduzione del prezzo, prevalendo sulla clausola di vendita "a corpo" che riguarda solo le differenze quantitative.
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Inadempimento parziale: no decadenza se manca merce
Una società acquirente lamentava un inadempimento parziale per aver ricevuto una quantità di semilavorati metallici inferiore a quella fatturata, calcolata a peso. La Cassazione ha stabilito che non si tratta di un vizio di qualità, ma di un inadempimento parziale. Pertanto, l'azione per recuperare il prezzo pagato in eccesso non è soggetta ai brevi termini di decadenza e prescrizione previsti per la denuncia dei vizi (art. 1495 c.c.).
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Offerta del prezzo: quando è necessaria?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello in un caso di compravendita immobiliare. La questione centrale era se i promissari acquirenti, che chiedevano sia il trasferimento forzato dell'immobile sia una riduzione del prezzo per vizi, dovessero fare un'offerta formale del pagamento del saldo (offerta del prezzo). La Corte ha stabilito che il giudice di merito ha errato non verificando se, in base al contratto preliminare, il pagamento fosse dovuto prima della stipula del definitivo. Solo in quel caso, infatti, l'offerta del prezzo sarebbe stata una condizione necessaria per agire in giudizio. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Riduzione del prezzo: l’appello e il giudicato interno
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'impresa di arredamenti contro la decisione della Corte d'Appello che aveva concesso a una cliente una significativa riduzione del prezzo per vizi e difetti nella fornitura di arredi per un salone. La Suprema Corte ha chiarito importanti principi procedurali, specificando che l'accoglimento nel merito di un appello implica il rigetto implicito dell'eccezione di inammissibilità e che l'impugnazione riapre la cognizione sull'intera questione controversa, impedendo la formazione di un giudicato interno su singole argomentazioni.
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Competenza territoriale: la scelta spetta all’attore
La Corte di Cassazione stabilisce che in una causa per vizi di un immobile, la competenza territoriale può essere radicata alternativamente presso il tribunale del luogo in cui il contratto è stato concluso o dove il bene doveva essere consegnato. La Corte chiarisce che la scelta effettuata dall'acquirente (attore) tra i due fori previsti dalla legge è decisiva, rigettando il ricorso della venditrice che contestava la scelta del tribunale.
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