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Art. 1490 Codice Civile

268 provvedimenti

Contratto preliminare di vendita: accordo e lite estinta
Una promissaria acquirente ha stipulato un contratto preliminare di vendita per un immobile residenziale. A causa di gravi vizi dell'edificio e di inadempienze del venditore, l'acquirente ha chiesto in giudizio il trasferimento coattivo della proprietà con riduzione del prezzo pattuito e risarcimento del danno per la perdita di agevolazioni fiscali. Il venditore ha replicato chiedendo la risoluzione del contratto e la perdita della caparra. Dopo le sentenze di merito che hanno disposto il trasferimento con riduzione del prezzo, l'acquirente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo extragiudiziale per risolvere ogni controversia. La ricorrente ha quindi depositato formale atto di rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza applicare ulteriori oneri o spese a carico delle parti.
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Vizi della cosa venduta: risarcimento negato e spese a carico
Una proprietaria richiede il risarcimento danni alla ditta costruttrice per gravi infiltrazioni di acqua e muffa presenti nell'immobile, responsabili della risoluzione anticipata della locazione con l'inquilina. La compratrice fonda la richiesta sui vizi della cosa venduta e sul deprezzamento del bene quantificato dal perito del tribunale. La Corte di Appello respinge la domanda risarcitoria verso la costruttrice, ritenendo non provato il danno attuale ma solo eventuali spese future. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso della proprietaria interamente inammissibile a causa della genericità delle censure e della mancata allegazione puntuale degli atti processuali, confermando l'esclusione del risarcimento e condannandola alle spese legali.
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Vizi del bene immobile compravenduto: spetta il risarcimento
La vicenda riguarda la compravendita di un complesso immobiliare. La Società Venditrice si era impegnata a svolgere la manutenzione invernale dell'impianto termico dopo la firma del contratto preliminare. Non avendo consegnato le chiavi della centrale termica, La Società Acquirente ha scoperto soltanto ad agosto, forzando la porta, il grave danno causato dal gelo e dal mancato svuotamento dell'impianto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della venditrice al risarcimento dei danni per oltre 130.000 euro. La Corte ha stabilito che la presenza di vizi del bene immobile compravenduto risponde sia alla garanzia edilizia per vizi occulti, sia all'inadempimento dell'obbligo specifico di manutenzione assunto dal venditore, non essendoci stata alcuna decadenza del compratore impossibilitato ad accedere ai locali.
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Gravi difetti dell’immobile: la casa è salva, il venditore paga
L'Acquirente compra un immobile e scopre gravi infiltrazioni nello scantinato a distanza di pochi mesi dal rogito. Il compratore avvia un accertamento tecnico e cita in giudizio la Venditrice e l'impresa costruttrice per ottenere il risarcimento. La Venditrice eccepisce la prescrizione decennale della garanzia, sostenendo che i lavori erano terminati oltre dieci anni prima rispetto all'azione legale. I giudici di merito accertano che la data formale di ultimazione e i dati catastali provano il rispetto dei termini di legge. La Corte di Cassazione respinge il ricorso della Venditrice per inammissibilità e difetto di specificità dei motivi. L'azione per gravi difetti dell'immobile rimane tempestiva e la condanna al risarcimento di oltre ottantamila euro a carico della parte venditrice e del costruttore diventa definitiva.
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Auto difettosa: rimborso negato per difetto di conformità
Un'acquirente ha acquistato un'automobile che ha presentato subito problemi al motore e strappi in partenza. La donna ha contestato il difetto di conformità alla concessionaria venditrice. La concessionaria ha eseguito vari interventi riparatori non risolutivi e ha successivamente proposto un intervento definitivo. L'acquirente ha però rifiutato di riconsegnare il veicolo in officina e ha chiesto in tribunale la sostituzione dell'auto o la risoluzione contrattuale. I giudici di merito hanno respinto la richiesta perché il consumatore ha impedito la riparazione offerta. La Cassazione, esaminando il ricorso, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per verificare il corretto deposito telematico dell'atto prima di pronunciarsi definitivamente sul caso.
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Onere della Prova Vizi: Cliente non dimostra difetti, deve pagare
Un'Azienda Fornitrice ha ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento di pannelli pubblicitari. L'Azienda Cliente ha contestato, sostenendo la presenza di vizi nella merce fornita. I giudici di primo e secondo grado hanno respinto l'opposizione, affermando che l'Azienda Cliente non aveva assolto l'onere della prova dei vizi. La Corte di Cassazione ha confermato queste decisioni. Ha ribadito che spetta all'acquirente dimostrare i difetti del prodotto. Il ricorso dell'Azienda Cliente è stato rigettato, confermando la necessità di pagare la fornitura e le spese legali. Questo caso sottolinea l'importanza dell'onere della prova vizi in ambito contrattuale.
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Vizi Immobile: Venditore vince su interessi, acquirenti perdono su difetti
L'Azienda Venditrice ha avviato un'esecuzione forzata per riscuotere il saldo di 50.000 euro dalla vendita di un immobile. Gli Acquirenti si sono opposti, invocando la garanzia per vizi immobile e chiedendo la compensazione dei costi di riparazione. La Corte d'Appello ha parzialmente accolto il ricorso del venditore, ma ha modificato la decorrenza degli interessi. La Cassazione ha dichiarato inammissibili o infondati i motivi degli Acquirenti sui vizi, ma ha accolto il ricorso dell'Azienda Venditrice riguardo agli interessi. Ha stabilito che la Corte d'Appello non poteva modificare d'ufficio la decorrenza degli interessi, confermando quella indicata nel precetto originario.
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Onere della prova vizi: Acquirente contro Venditore per difetti del veicolo
Un acquirente ha comprato un veicolo ibrido che, a suo dire, presentava gravi difetti, rendendolo inutilizzabile e chiedendo la risoluzione del contratto. Dopo una vittoria in primo grado e una sconfitta in appello, il caso è giunto in Cassazione. La Corte d'Appello aveva ritenuto che l'acquirente non avesse fornito prova sufficiente dei vizi e che il venditore non proprietario non avesse legittimazione passiva. La Cassazione ha evidenziato una questione cruciale sull'onere della prova vizi: stabilire se la regola che impone all'acquirente di dimostrare i difetti si applichi anche ai casi di mancanza di qualità. Data la rilevanza, ha rinviato il ricorso a un'udienza pubblica per un approfondimento.
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Infiltrazioni: Il Proprietario risponde del Difetto di Manutenzione Immobile
Un Proprietario ha acquistato un immobile e, dopo alcuni anni, ha riscontrato infiltrazioni e umidità, attribuendole a vizi di costruzione. Ha citato in giudizio il Committente e il Costruttore per responsabilità contrattuale e gravi difetti. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno escluso la responsabilità del Costruttore, ritenendo che i problemi fossero dovuti a un difetto di manutenzione immobile da parte del Proprietario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del Proprietario e ribadendo che la manutenzione ordinaria spetta al proprietario. Il Proprietario ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Vizi materiali nell’appalto: committente perde senza prove concrete
Un Proprietario ha commissionato a un'Azienda lavori di copertura del sottotetto. Ha poi lamentato vizi dei materiali nell'appalto e infiltrazioni, chiedendo la risoluzione del contratto e il risarcimento danni. L'Azienda ha chiamato in causa il Fornitore dei materiali. I giudici di merito hanno respinto le richieste del Proprietario, non trovando prova dei difetti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che la domanda del Proprietario contro il Fornitore era inammissibile perché nuova e ha sottolineato che le norme sui vizi della vendita non si applicano a un contratto di appalto. Il ricorso del Proprietario è stato rigettato, con condanna alle spese legali.
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Terreno Inedificabile: Vizi della Cosa Venduta e Riduzione del Prezzo
Un Consorzio ha venduto un terreno a un'Azienda per la costruzione di un capannone industriale. Dopo l'acquisto, un'indagine geologica ha rivelato che il terreno non era idoneo all'edificazione, presentando quindi dei **vizi della cosa venduta**. L'Azienda ha chiesto la riduzione del prezzo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, accogliendo la richiesta dell'Azienda e condannando il Consorzio a restituire parte del prezzo. Ha ribadito l'onere del venditore di garantire l'idoneità del bene all'uso pattuito.
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Garanzia per vizi della compravendita: stop ai ricorsi tardivi
Un compratore acquista tra il 2002 e il 2005 sette volumi e un quadro presentati come pezzi esclusivi e di pregio artistico. Anni dopo, scopre tramite perizie e notizie di stampa che le opere sono prive del valore promesso. Nel settembre 2011 invia la prima contestazione formale alla società venditrice e promuove una causa per ottenere lo scioglimento degli acquisti e la restituzione delle somme versate. La Corte di Cassazione respinge integralmente le richieste dell'acquirente. I giudici evidenziano che la garanzia per vizi della compravendita impone la denuncia entro otto giorni dalla scoperta e stabilisce la prescrizione dell'azione entro un anno dalla consegna materiale dei beni. Il ritardo pluriennale preclude ogni tutela legale, lasciando a carico dell'acquirente le spese di giudizio.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione ferma l’appello per vizi formali
Un commerciante aveva ricevuto una condanna dal Giudice di Pace per il mancato pagamento di una fornitura. Il suo appello al Tribunale è stato dichiarato inammissibile per argomentazioni generiche. Il commerciante ha quindi presentato un ricorso in Cassazione, sollevando questioni sulla competenza territoriale, l'omissione di prove e la decadenza dal diritto di denunciare vizi della merce. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'**inammissibilità del ricorso in Cassazione**. Ha stabilito che, poiché il Tribunale aveva basato la sua decisione su due ragioni autonome, e solo una di queste era stata contestata, il ricorso non poteva essere accolto. Il commerciante deve pagare le spese legali all'azienda fornitrice e un importo aggiuntivo per il contributo unificato.
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Vizi dell’opera: Azienda rinuncia al ricorso, Cliente vince in appello
Un'Azienda di arredamento ha ingiunto a un Cliente il pagamento per la fornitura e installazione di cucine e armadi. Il Cliente ha contestato la presenza di vizi dell'opera. Dopo un primo grado sfavorevole, la Corte d'Appello ha accolto le ragioni del Cliente, revocando il decreto ingiuntivo e condannando l'Azienda al risarcimento danni e al rimborso per l'eliminazione dei difetti. L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione, ma ha successivamente rinunciato. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiudendo la controversia senza entrare nel merito.
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Auto in Fiamme: Garanzia Vizi Venduta, Compratore Non Prova Difetto
Un Compratore ha acquistato un'auto usata da una Concessionaria. Meno di due mesi dopo, l'auto è stata distrutta da un incendio, attribuito dai Vigili del Fuoco a un corto circuito. Il Compratore ha chiesto la risoluzione del contratto e il rimborso, invocando la **garanzia per vizi della cosa venduta**. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Compratore. Ha stabilito che, anche applicando la normativa sui beni di consumo con la presunzione di difetto entro sei mesi, il Compratore non aveva provato uno specifico vizio dell'auto, ma solo l'evento dannoso (l'incendio). Il verbale dei Vigili del Fuoco non aveva piena fede probatoria sulle cause dell'incendio, essendo una valutazione. Il Compratore è stato condannato a pagare le spese legali.
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Garanzia Legale: Officina Libera o Vincolata? La Cassazione Chiarisce
Un proprietario di autocarro ha ottenuto un ordine giudiziale per la sostituzione di un cambio difettoso con uno nuovo. L'officina incaricata non ha ottemperato. Il proprietario ha quindi acquistato e fatto installare il cambio presso un'altra officina, chiedendo il rimborso. Il Tribunale ha revocato l'ingiunzione di pagamento, sostenendo che l'installazione doveva avvenire tramite un'officina "autorizzata" del produttore, interpretando restrittivamente il provvedimento cautelare. La Corte di Cassazione ha cassato questa decisione. Ha stabilito che l'espressione "altra officina autorizzata" non implica necessariamente un'officina della rete ufficiale del produttore, se il provvedimento non lo specifica. La Garanzia legale non viene meno per aver scelto un'officina competente.
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Vendita a corpo e riduzione del prezzo per superficie mancante
Una società acquista un immobile commerciale tramite una società di leasing. Il contratto indica espressamente la metratura del bene ma fissa un prezzo complessivo a corpo. In seguito alla consegna, l'acquirente scopre che l'estensione reale risulta inferiore di oltre un ventesimo rispetto a quanto dichiarato e chiede la restituzione di parte del denaro. I giudici di merito respingono la richiesta, ritenendo che la firma del contratto definitivo comporti una rinuncia tacita a contestare i metri mancanti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società utilizzatrice. I giudici supremi chiariscono che, in tema di vendita a corpo e riduzione del prezzo, l'indicazione della superficie fa scattare la tutela prevista dalla legge quando il dislivello supera il cinque per cento. La stipula del rogito non rappresenta alcuna rinuncia implicita ai diritti dell'acquirente.
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Recesso preliminare di vendita: Vizi occulti o visibili?
Un promissario acquirente si è rifiutato di firmare il contratto definitivo di vendita, sostenendo che l'immobile presentava gravi vizi occulti. I promittenti venditori hanno invece affermato che i difetti erano immediatamente riconoscibili e che l'acquirente aveva già visionato l'immobile. Hanno quindi esercitato il loro diritto di recesso preliminare di vendita e trattenuto la caparra. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'acquirente, confermando che i vizi erano palesi e non occultati, legittimando il recesso dei venditori e il trattenimento della caparra.
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Garanzia per i vizi: la riparazione salva dalla prescrizione
Gli Acquirenti compravano due immobili con gravi infiltrazioni e difetti strutturali. La Società Venditrice eccepiva la prescrizione annuale dell'azione di garanzia per i vizi. Tuttavia, durante un accertamento tecnico preventivo, la parte venditrice concordava ed eseguiva parzialmente alcune opere di ripristino sui beni difettosi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della venditrice al risarcimento integrale dei danni per oltre ottantasettemila euro. I giudici hanno chiarito che l'impegno materiale a riparare i difetti, anche attuato tramite fatti concludenti in sede peritale, genera una nuova e autonoma obbligazione di fare. Tale impegno supera il termine breve della garanzia per i vizi ed è soggetto alla prescrizione ordinaria decennale.
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Acciaio senza marchio: vale la garanzia per i vizi
Una società venditrice ottiene un decreto ingiuntivo contro l'acquirente per il mancato pagamento di una fornitura di bobine di acciaio. L'acquirente propone opposizione e richiede la risoluzione del contratto invocando la garanzia per i vizi. Il materiale consegnato risulta privo della marchiatura permanente del produttore pattuito e presenta gravi difetti di lavorazione superficiale che ne riducono il valore economico di circa il 40%. Sia il Tribunale sia la Corte d'Appello dichiarano risolto il contratto per grave inadempimento della fornitrice. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso della venditrice. I giudici confermano che l'impossibilità di tracciare con certezza l'origine pattuita del bene e i difetti materiali giustificano lo scioglimento della vendita.
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