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Art. 1490 Codice Civile

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268 provvedimenti

Legittimazione attiva: Chi può agire in giudizio?
Una consumatrice ha citato in giudizio una stazione di servizio dopo che il figlio ha fatto rifornimento alla sua auto con carburante ritenuto contaminato, causando gravi danni al motore. Il Tribunale ha dichiarato la domanda inammissibile, stabilendo che la madre non possedeva la legittimazione attiva per agire, poiché il contratto di acquisto del carburante era stato stipulato esclusivamente dal figlio. La sentenza chiarisce che solo la parte contraente può esercitare le azioni legali derivanti da un inadempimento contrattuale.
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Aliud Pro Alio: immobile senza agibilità e danno
Una società acquista un immobile tramite leasing, scoprendo poi che difformità insanabili impediscono il rilascio del certificato di agibilità. La Corte d'Appello, pur riconoscendo la fattispecie di 'aliud pro alio' (consegna di una cosa per un'altra), ha respinto la richiesta di risarcimento. La motivazione risiede nella mancata prova da parte dell'acquirente di un danno economico concreto e direttamente collegato al difetto, dato che l'immobile era stato comunque utilizzato e il contratto di leasing si era risolto per morosità dell'utilizzatore.
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Gravi difetti immobile: condanna del costruttore
Una sentenza del Tribunale di Milano ha condannato in solido il costruttore-venditore e il direttore dei lavori per i gravi difetti di un immobile di nuova costruzione. Il caso riguardava vizi al sistema di ventilazione, alla pavimentazione esterna e infiltrazioni d'acqua. Il Tribunale ha applicato la responsabilità extracontrattuale ex art. 1669 c.c., superando le eccezioni di prescrizione e decadenza poiché i difetti erano stati riconosciuti dagli stessi responsabili. La decisione sottolinea che i 'gravi difetti immobile' non riguardano solo la stabilità, ma anche elementi che compromettono il normale godimento del bene, condannando i convenuti al risarcimento dei danni per le opere di ripristino.
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Azione revocatoria: quando si valuta la malafede?
La Corte d'Appello di Genova ha respinto un'azione revocatoria promossa da un istituto di credito contro la vendita di un immobile. La sentenza stabilisce che la consapevolezza del terzo acquirente del pregiudizio al creditore (scientia damni) deve essere valutata al momento della stipula del contratto preliminare. Poiché a quella data il debitore non era ancora inadempiente, l'azione è stata rigettata, confermando che le successive modifiche al contratto definitivo erano giustificate e non indice di frode.
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Denuncia vizi: il messaggio è una prova valida?
Una società produttrice di cosmetici ha perso un appello contro una società acquirente. La controversia riguardava una fornitura di prodotti risultati contaminati. La Corte ha stabilito che la denuncia vizi della cosa venduta, effettuata dall'acquirente tramite un semplice messaggio di testo, era valida e tempestiva. La decisione sottolinea che la prova dei difetti, fornita tramite analisi di un laboratorio terzo e testimonianze, era sufficiente per giustificare la revoca del decreto ingiuntivo di pagamento ottenuto dal produttore.
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Esclusione socio cooperativa: termini e conseguenze
Un socio di una cooperativa edilizia viene escluso per mancati pagamenti. La Corte d'Appello conferma la legittimità dell'esclusione perché impugnata oltre i termini di decadenza. Tuttavia, la Corte riforma parzialmente la sentenza di primo grado, accogliendo l'eccezione di prescrizione sul diritto all'indennità di occupazione e ricalcolandone l'importo. Viene inoltre riconosciuto il diritto del socio alla restituzione delle quote versate, al netto delle spese, ma negata la compensazione diretta con il debito per l'occupazione.
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Vizi occulti immobile: prescrizione e mala fede
La Corte d'Appello ha esaminato un caso di vizi occulti in un immobile, nello specifico infiltrazioni d'acqua in una cantina. La sentenza ha confermato il rigetto della domanda di risarcimento degli acquirenti, chiarendo due punti fondamentali. In primo luogo, l'azione di garanzia per vizi si prescrive in un anno dalla consegna del bene, indipendentemente dal momento della scoperta del vizio. In secondo luogo, la richiesta di risarcimento per responsabilità precontrattuale del venditore (mala fede) è stata respinta perché gli acquirenti non hanno provato che, se avessero conosciuto i vizi, avrebbero concluso il contratto a condizioni economiche più vantaggiose.
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Gravi difetti immobile: condanna del costruttore
Un acquirente cita in giudizio l'impresa costruttrice per gravi difetti dell'immobile, come umidità e scarso isolamento. Il Tribunale, basandosi sulla perizia tecnica, accoglie la domanda di risarcimento per i costi di ripristino ma rigetta la richiesta per deprezzamento dell'immobile, ritenendo i lavori proposti risolutivi. Rigettate anche le domande per maggiori costi energetici e per la mancata consegna dei certificati per tardività e carenza di prova.
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