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Atto Unilaterale Recettizio

98 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un atto giuridico che produce i suoi effetti dal momento in cui giunge a conoscenza del destinatario, senza che sia necessaria l'accettazione di quest'ultimo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: esito e spese
Un Ente pubblico ha impugnato davanti ai giudici di legittimità la sentenza d'appello favorevole a un Professionista. Prima dell'udienza, l'Ente ha depositato e notificato formale rinuncia agli atti. Il Professionista non ha espresso una formale adesione a tale atto. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per intervenuta rinuncia al ricorso per cassazione. I giudici hanno chiarito che la rinuncia produce effetti immediati senza necessità di accettazione della controparte. Poiché mancava l'adesione espressa del Professionista, l'Ente rinunciante ha subito la condanna al pagamento delle spese legali. Tuttavia, la Corte ha escluso il raddoppio del contributo unificato a carico dell'Ente, trattandosi di una misura sanzionatoria riservata ai soli casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: processo estinto ma spese dovute
Un Ente pubblico ha impugnato una sentenza d'appello in tema di contratto d'opera professionale. Il Professionista si è costituito con controricorso. Successivamente, l'Ente ha depositato la rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo, confermando il passaggio in giudicato della sentenza precedente. La rinuncia davanti alla Cassazione non richiede l'accettazione della controparte per produrre i suoi effetti. Tuttavia, l'assenza di un'adesione formale da parte del Professionista ha imposto la condanna dell'Ente alla refusione delle spese di lite. La Corte ha infine escluso il raddoppio del contributo unificato a carico dell'Ente rinunciante.
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Rinuncia al ricorso per cassazione e carenza di interesse
L'Ispettorato del Lavoro ha sanzionato un'azienda riqualificando i contratti di oltre cento procacciatori d'affari in rapporti di lavoro subordinato. La società ha impugnato il provvedimento nei gradi di merito, vedendosi sempre respingere l'opposizione. L'azienda ha quindi promosso ricorso davanti alla Corte di Cassazione, contestando violazioni istruttorie e difetti di motivazione. Successivamente, la società ha depositato un atto di rinuncia formale all'azione, omettendo però di notificarlo ritualmente all'amministrazione statale. I Supremi Giudici hanno stabilito che la rinuncia al ricorso per cassazione priva comunque la parte dell'interesse ad agire. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, disponendo la compensazione totale delle spese legali.
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Recesso illegittimo locazione commerciale: Canoni dovuti o solo danni?
Un'azienda ha risolto anticipatamente un contratto di locazione commerciale senza i gravi motivi richiesti dalla legge. Il proprietario ha chiesto il pagamento dei canoni fino alla scadenza naturale. La Corte di Cassazione ha confermato che il recesso illegittimo locazione commerciale non scioglie automaticamente il contratto. Il locatore ha diritto all'adempimento (pagamento dei canoni), non solo al risarcimento del danno. La sentenza rigetta il ricorso del conduttore, condannandolo alle spese processuali.
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Rinuncia al Ricorso Tributario: Giudizio Estinto, Niente Spese
Il Contribuente ha impugnato un diniego di condono fiscale per debiti IRPEF. Dopo aver presentato ricorso in Cassazione, ha rinunciato all'impugnazione, sostenendo l'estinzione dei debiti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso tributario. Ha anche stabilito che la rinuncia è un atto unilaterale che estingue il processo senza bisogno di accettazione della controparte. Nessuna condanna alle spese, poiché l'Agenzia delle Entrate non si è costituita formalmente.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al processo e spese
Un Ente pubblico ha promosso un giudizio contro un Professionista in merito a un contratto d'opera professionale. Dopo la decisione della Corte d'Appello, l'Ente ha impugnato la sentenza davanti alla Suprema Corte. Prima dell'udienza, l'Ente ha depositato formale rinuncia agli atti. Il Professionista ha resistito ma non ha espresso adesione espressa all'atto di rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per via della rinuncia al ricorso per cassazione. I giudici hanno condannato l'Ente al pagamento delle spese legali a favore del Professionista per mancanza di accettazione congiunta, escludendo però il pagamento del doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop lite ma spese a carico
Un Ente pubblico ha impugnato una sentenza d'appello sfavorevole in materia di contratto d'opera professionale contro un Professionista. Prima dell'udienza, l'Ente ha depositato la rinuncia al ricorso per cassazione. Il Professionista non ha aderito formalmente alla rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo, chiarendo che l'atto produce effetti anche senza accettazione altrui. Poiché mancava l'accordo con il Professionista, i giudici hanno condannato l'Ente a pagare le spese legali avversarie, escludendo però il versamento del doppio contributo unificato riservato alle sole impugnazioni respinte o inammissibili.
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Avviso Assemblea Condominiale: Spedizione non basta, serve la prova di ricezione
Il Condominio ha impugnato una sentenza che aveva confermato l'irregolare comunicazione di un avviso di convocazione dell'assemblea e del relativo verbale a un Condomino. La Corte d'Appello aveva rilevato che l'avviso di "compiuta giacenza" non provava l'ulteriore avviso per il ritiro del plico, e la firma sul verbale era stata disconosciuta. La Cassazione ha dichiarato il ricorso del Condominio inammissibile, ribadendo che per la valida comunicazione avviso assemblea condominiale, non basta la spedizione, ma serve la prova dell'effettivo arrivo dell'atto all'indirizzo del destinatario, anche per la presunzione di conoscenza.
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Rinuncia al ricorso tributario: Contribuente rinuncia, spese compensate
Un Contribuente ha ricevuto un avviso di accertamento IRPEF e ha perso nei precedenti gradi di giudizio tributario. Ha presentato un ricorso in Cassazione. Successivamente, il suo avvocato ha depositato una rinuncia al ricorso tributario. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio. Ha inoltre compensato le spese legali tra le parti, stabilendo che il raddoppio del contributo unificato non si applica in caso di rinuncia.
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Rinuncia al Ricorso in Cassazione: Notifica Omessa, Ricorso Inammissibile
Un avvocato ha presentato un ricorso in Cassazione contro un decreto del Tribunale, con una società in amministrazione straordinaria come controparte. L'avvocato ha poi depositato una **rinuncia al ricorso in Cassazione**, ma senza dimostrare di averla notificata alla controparte. La Corte di Cassazione ha stabilito che la rinuncia, per essere valida, deve essere notificata. Non essendo stata notificata, la rinuncia ha rivelato la mancanza di interesse dell'avvocato a proseguire, rendendo il ricorso inammissibile. L'avvocato è stato condannato a pagare le spese legali alla controparte e un ulteriore contributo unificato.
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Rottamazione e rinuncia al ricorso tributario: lite estinta
Un contribuente impugna un avviso di accertamento emesso dall'Agenzia delle Entrate fino alla Corte di Cassazione. Nelle more del procedimento, il cittadino aderisce alla definizione agevolata dei carichi esattoriali pendenti, nota come rottamazione delle cartelle. A seguito del pagamento rateale o integrale previsto dalla legge, il contribuente deposita formale atto di rinuncia al ricorso tributario prima dell'adunanza camerale, chiedendo la chiusura della causa. La Suprema Corte accerta la regolarità della notifica telematica ai difensori dell'amministrazione finanziaria. I giudici stabiliscono che la rinuncia produce l'estinzione immediata del giudizio anche in assenza di espressa accettazione del Fisco. L'estinzione comporta il passaggio in giudicato della sentenza impugnata e la compensazione totale delle spese di lite tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: lite chiusa ma spese a carico
Un Ente pubblico ha impugnato una sentenza sfavorevole davanti alla Corte di Cassazione contro un Professionista. Durante il procedimento, l'Ente ha depositato la rinuncia al ricorso per Cassazione regolarmente notificata. Il Professionista non ha espresso una formale adesione alla rinuncia. I giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio, ribadendo che la rinuncia produce effetti immediati anche senza l'accettazione della controparte. Tuttavia, l'assenza di adesione preventiva impone all'Ente rinunciante il pagamento delle spese legali a favore del Professionista. La Corte ha escluso il raddoppio del contributo unificato, applicabile solo nei casi di rigetto o inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: estinzione e spese di lite
Un cittadino ha impugnato una sentenza favorevole all'Ente Pubblico. Prima dell'udienza, il cittadino ha formalizzato la rinuncia al ricorso in Cassazione. L'Ente Pubblico ha preso atto della decisione senza formalizzare un'accettazione esplicita. La Corte di Cassazione ha chiarito che in sede di legittimità la rinuncia costituisce un atto unilaterale recettizio. Essa produce l'estinzione del giudizio a prescindere dall'accettazione della controparte. La sentenza di secondo grado diventa così definitiva, passando in giudicato. Valutando l'andamento complessivo della vertenza e l'assorbimento delle posizioni avversarie, la Corte ha disposto l'integrale compensazione delle spese legali. Inoltre, i giudici hanno precisato che in caso di rinuncia spontanea non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop al processo e spese
Un cittadino ha impugnato davanti alla Corte di Cassazione la sentenza emessa dalla Corte d'Appello favorevole a un ente pubblico regionale. L'ente si è costituito con controricorso. Prima dell'udienza, la parte ricorrente ha formalizzato la propria rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito che questa scelta estingue il giudizio senza necessità di accettazione della controparte, trattandosi di un atto unilaterale recettizio. Di conseguenza, la sentenza impugnata è passata definitivamente in giudicato. I giudici hanno inoltre stabilito la compensazione integrale delle spese tra le parti. Infine, la Corte ha confermato che la rinuncia non comporta l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato, misura riservata esclusivamente alle ipotesi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Lite sulla servitù: la rinuncia al ricorso per cassazione chiude la causa
Una disputa immobiliare in materia di servitù era approdata davanti alla Corte di Cassazione a seguito dell'impugnazione proposta dal ricorrente e del conseguente controricorso con impugnazione incidentale della controparte. Poco prima della discussione in udienza pubblica, entrambe le parti hanno depositato un atto di reciproca rinuncia alle rispettive impugnazioni, debitamente sottoscritto dai litiganti e dai rispettivi avvocati, chiedendo la compensazione integrale delle spese. I giudici hanno chiarito che la rinuncia al ricorso per cassazione ha efficacia immediata ed estingue il processo senza bisogno di accettazione altrui. La Suprema Corte ha quindi dichiarato estinto il procedimento senza addebitare spese legali aggiuntive.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite fiscale
Una contribuente in pensione richiedeva il rimborso delle maggiori imposte trattenute sulla previdenza complementare, rivendicando l'aliquota agevolata del 15 per cento. I giudici di primo e secondo grado accoglievano la domanda della pensionata contro l'amministrazione finanziaria. L'ente fiscale proponeva quindi ricorso davanti alla Suprema Corte. Nel corso del procedimento, le parti raggiungevano un'intesa amichevole. L'Avvocatura dello Stato formalizzava la rinuncia al ricorso per cassazione, prendendo atto dell'accordo conciliativo. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il procedimento, confermando l'efficacia immediata della rinuncia e disponendo la compensazione totale delle spese di lite, senza applicare il raddoppio del contributo unificato a carico dell'amministrazione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione tra Fisco e contribuente
Un contribuente chiedeva il rimborso delle maggiori imposte versate sulla pensione integrativa. L'Amministrazione finanziaria rifiutava tacitamente la richiesta, ma i giudici di merito accoglievano le ragioni del cittadino. Il Fisco proponeva impugnazione davanti ai giudici di legittimità. Prima dell'udienza, le parti raggiungevano un accordo conciliativo. L'ente pubblico presentava formale rinuncia al ricorso per cassazione dopo la rinuncia del contribuente a far valere la vittoria di secondo grado. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. L'abbandono dell'impugnazione rende definitiva la vertenza, comporta la compensazione integrale delle spese di lite ed esclude sanzioni aggiuntive come il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’omessa notifica
Un cittadino straniero ha impugnato davanti alla Suprema Corte il decreto del Tribunale che gli aveva riconosciuto soltanto la protezione speciale. Nel corso del giudizio, il difensore ha depositato una dichiarazione di rinuncia formale agli atti per conto del proprio assistito. Tale atto, tuttavia, non è stato notificato alla controparte pubblica costituita in giudizio. I giudici hanno chiarito gli effetti procedurali di questa omissione. La rinuncia al ricorso per cassazione non notificata non estingue formalmente il giudizio, ma rende evidente la sopravvenuta mancanza di interesse a proseguire la lite. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione senza addebito di spese legali.
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Tassazione risarcimento del danno: Fisco sconfitto
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un medico dipendente il mancato versamento IRPEF su somme erogate dall'Azienda Sanitaria Locale. Tali somme derivavano da un accordo transattivo stipulato a chiusura di una causa di lavoro. Il Tribunale aveva riconosciuto la violazione dei doveri contrattuali da parte dell'ente pubblico. Il Fisco pretendeva la tassazione risarcimento del danno considerandolo reddito da lavoro dipendente. I giudici tributari di secondo grado hanno dato ragione al contribuente. L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione ma ha poi rinunciato all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. La vittoria del contribuente è diventata definitiva.
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Tassazione risarcimento del danno: Fisco rinuncia e perde
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento agli eredi di un dirigente medico per recuperare l'IRPEF su somme erogate dall'Azienda Sanitaria Locale. Tali somme costituivano un risarcimento stabilito con accordo transattivo dopo una condanna del giudice del lavoro per violazione contrattuale. I giudici di secondo grado hanno annullato la pretesa fiscale, escludendo la tassazione risarcimento del danno. L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione ma ha successivamente rinunciato all'impugnazione, riconoscendo l'orientamento di legittimità contrario alla propria tesi. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando la vittoria definitiva dei contribuenti e compensando le spese legali.
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