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Atti In Frode

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Condotte del debitore volte a danneggiare i creditori, ad esempio nascondendo parte del patrimonio o alterando le scritture contabili. Tali atti possono portare alla revoca del concordato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Concordato preventivo e meritevolezza: debiti non bloccano il piano
Un'azienda in crisi ha richiesto l'accesso alla procedura di concordato preventivo per salvare l'attività. L'Agenzia fiscale si è opposta, contestando i passati debiti tributari e la mancanza di meritevolezza dell'imprenditore. I giudici di merito hanno omologato la proposta, evidenziando che i bilanci fotografavano fedelmente la situazione aziendale reale. L'ente fiscale ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nei temi di Concordato preventivo e meritevolezza, la legge non richiede una condotta passata impeccabile del debitore. L'omologazione dipende dalla trasparenza delle informazioni e dalla fattibilità del piano per i creditori. Gli atti in frode rilevano solo se ingannano concretamente il voto dei creditori. L'ente creditore deve rimborsare oltre diecimila euro di spese legali.
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Revoca concordato preventivo: atti in frode e fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca concordato preventivo per una società che aveva occultato debiti derivanti dalla gestione non autorizzata di alcuni punti vendita. Tali omissioni informative sono state qualificate come atti in frode, in quanto idonee a trarre in inganno i creditori sulla reale consistenza del patrimonio aziendale. La decisione ha portato alla conseguente dichiarazione di fallimento per insolvenza strutturale.
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Revoca concordato preventivo: la Cassazione decide
Una società in concordato preventivo si è vista revocare l'ammissione e dichiarare il fallimento per aver tenuto condotte in frode ai creditori. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo l'appello della società inammissibile. Le motivazioni principali per la revoca del concordato preventivo includono l'occultamento di un incasso di 300.000 euro, la mancata e incompleta comunicazione di informazioni cruciali su importanti contenziosi relativi ai crediti che costituivano l'attivo principale, e il compimento di un atto di straordinaria amministrazione non autorizzato, ovvero la contrazione di un prestito dalla capogruppo. La Corte ha stabilito che tali omissioni e alterazioni hanno impedito ai creditori di valutare correttamente la convenienza della proposta, legittimando la revoca e la successiva dichiarazione di fallimento.
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Atti in frode: dati falsi revocano il concordato
La Corte di Cassazione conferma la revoca di un concordato preventivo e la successiva dichiarazione di fallimento di una società. La decisione si fonda sulla constatazione che la presentazione di dati contabili e patrimoniali significativamente diversi dalla realtà integra gli estremi degli atti in frode ai creditori, a prescindere da un'esplicita volontà di ingannare. La mera consapevolezza di fornire informazioni incomplete o inesatte è sufficiente a compromettere la procedura.
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Atti in frode concordato: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di una proposta di concordato e la successiva dichiarazione di fallimento di una società. La decisione si fonda sulla qualificazione di omissioni informative rilevanti come 'atti in frode concordato'. La Corte ha chiarito che, per la revoca, è sufficiente una condotta del debitore potenzialmente ingannevole per i creditori, senza che sia necessario dimostrare un dolo specifico. L'omessa comunicazione di una partecipazione in una società fallita e di un ingente credito litigioso sono stati ritenuti atti idonei a falsare il consenso dei creditori.
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Liquidazione patrimonio ente privato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della procedura di liquidazione del patrimonio, ex L. 3/2012, per una cassa di previdenza di dipendenti comunali. L'ordinanza stabilisce che, nonostante gli stretti legami con l'ente comunale, la cassa va considerata un'associazione privata con gestione e patrimonio autonomi. La Corte ha inoltre escluso la presenza di atti in frode ai creditori, ritenendo che il dissesto fosse dovuto a cause economiche e gestionali oggettive e non a intenti fraudolenti, rigettando così il ricorso degli ex iscritti.
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