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Attestazione

18 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La relazione di un professionista indipendente (spesso un commercialista) che certifica la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano di concordato proposto dal debitore.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Inammissibilità Concordato Preventivo: L’Azienda fallisce l’accordo
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un'Azienda contro la dichiarazione di fallimento, scaturita dall'inammissibilità del suo concordato preventivo. Il Tribunale aveva respinto il concordato per un piano inadeguato, la mancata garanzia del 20% ai creditori chirografari e un'attestazione insufficiente. La Suprema Corte ha ribadito la legittimità dell'intervento del Pubblico Ministero nel procedimento di concordato preventivo, anche con richiesta di fallimento, senza necessità di notifica formale separata, purché il debitore sia stato messo in condizione di difendersi. Il ricorso dell'Azienda è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali.
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False dichiarazioni sulla propria identità: il ricorso assurdo
Un uomo, durante un controllo di polizia, ha fornito dati anagrafici falsi nonostante avesse con sé il passaporto. La Corte d'Appello lo ha condannato per il reato di false dichiarazioni sulla propria identità (art. 496 c.p.). L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che la sua condotta integrasse il reato più grave di falsa attestazione a pubblico ufficiale (art. 495 c.p.). La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, avendo l'uomo un documento d'identità, si configura il reato meno grave di false dichiarazioni sulla propria identità. Inoltre, la Cassazione ha evidenziato la carenza di interesse del ricorrente, il quale chiedeva l'applicazione di una norma penale più severa rispetto a quella applicata dai giudici di merito, senza ottenere alcun vantaggio pratico.
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False dichiarazioni sull’identità: ritrattare non cancella il reato
Un conducente, fermato per un controllo stradale e sprovvisto di documenti, fornisce alle forze dell'ordine generalità false. Anche se si corregge subito dopo, viene condannato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di false dichiarazioni sull'identità (art. 495 c.p.). I giudici hanno stabilito un principio chiaro: in assenza di documenti, la parola di una persona diventa un'attestazione formale. Mentire in quel momento fa scattare il reato, che si considera già completato. La successiva ritrattazione non è sufficiente a cancellare l'illecito. L'imputato ha perso il ricorso e la sua condanna è diventata definitiva.
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False dichiarazioni identità: quando è reato grave
La Corte di Cassazione ha stabilito che fornire false dichiarazioni identità ai Carabinieri durante un controllo stradale, in mancanza di documenti, integra il reato di cui all'art. 495 c.p. e non il meno grave art. 496 c.p. La decisione sottolinea come, in assenza di altri mezzi di identificazione, le parole del soggetto assumano valore di attestazione formale preordinata a garantire le proprie qualità personali al pubblico ufficiale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Improcedibilità ricorso: il peso della conformità PEC
Un professionista legale ha proposto ricorso per cassazione contro una sentenza di un Tribunale ordinario relativa a un'opposizione agli atti esecutivi. La Suprema Corte ha dichiarato l'**Improcedibilità** del ricorso poiché il difensore non ha depositato l'attestazione di conformità della copia analogica della sentenza, notificata originariamente via PEC. Poiché una delle parti intimate non si è costituita, non è stato possibile sanare il vizio formale, portando al rigetto del ricorso senza esame del merito e alla condanna alle spese.
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Inammissibilità appello: motivi generici e prove
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità appello presentato da un imputato condannato per l'omesso versamento di una cauzione prevista dal Codice Antimafia. La difesa aveva contestato l'insufficienza delle prove fornite dall'accusa, basate su un'attestazione di cancelleria, senza tuttavia produrre alcuna prova contraria del pagamento. La Suprema Corte ha stabilito che l'atto di appello era privo della necessaria specificità, limitandosi a critiche astratte senza indicare ragioni di diritto o fatti concreti idonei a smentire la decisione di primo grado.
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Attestazione di conformità: firma e validità
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione, focalizzandosi sulla validità della Attestazione di conformità. Il ricorrente lamentava che la copia cartacea del decreto informatico, composta da più fogli, recasse la firma del pubblico ufficiale solo sull'ultima pagina, violando le prescrizioni dell'art. 18 DPR 445/2000. La Suprema Corte ha cassato la sentenza per motivazione apparente, non avendo il giudice di merito esaminato la specifica contestazione sulla regolarità formale della notifica.
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Procedibilità del ricorso e attestazione sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità di un ricorso poiché la parte non ha depositato la copia autentica della sentenza impugnata completa di attestazione di pubblicazione, data e numero. La decisione ribadisce che la procedibilità del ricorso dipende dalla verifica formale di tali estremi, che solo la cancelleria può certificare per i provvedimenti nativi digitali. Contestualmente, il controricorso dell'ente di riscossione è stato dichiarato inammissibile per vizi nella procura e nel patrocinio legale, non conforme ai protocolli con l'Avvocatura dello Stato.
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Giudicato esterno: come provarlo correttamente
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della prova del giudicato esterno in una controversia relativa alla validità di un'ipoteca immobiliare. Un istituto di credito sosteneva che la validità della rinnovazione ipotecaria fosse già stata accertata in un precedente giudizio sommario. Tuttavia, la Corte ha stabilito che per far valere il giudicato esterno non è sufficiente produrre la sentenza, ma è necessaria l'attestazione di cancelleria ex art. 124 disp. att. c.p.c. che ne certifichi il passaggio in giudicato. La mera non contestazione della controparte non sostituisce tale prova documentale, portando al rigetto del ricorso della banca.
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Concordato preventivo: i limiti del reclamo
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che aveva accolto il reclamo contro la dichiarazione di fallimento di una società, omettendo di valutare criticamente la proposta di Concordato preventivo. Il Tribunale aveva inizialmente dichiarato inammissibile il piano per l'esclusione di asset patrimoniali rilevanti e per l'incertezza sulla prosecuzione dell'attività. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice del reclamo ha il dovere di esaminare tutte le ragioni di inammissibilità, comprese le possibili dissimulazioni dell'attivo o sottostime del passivo, in virtù dell'effetto devolutivo pieno della procedura.
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Improcedibilità appello: prova notifica PEC valida
Un ente pubblico ha impugnato una sentenza di condanna al pagamento di canoni idrici, ma la Corte d'Appello ha dichiarato l'**improcedibilità appello** poiché la prova della notifica via PEC era stata fornita solo in formato cartaceo e non telematico. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che il deposito della copia analogica munita di attestazione di conformità è sufficiente a garantire la procedibilità del giudizio, in quanto permette al giudice di verificare la tempestività della costituzione.
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Atti in frode concordato: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di una proposta di concordato e la successiva dichiarazione di fallimento di una società. La decisione si fonda sulla qualificazione di omissioni informative rilevanti come 'atti in frode concordato'. La Corte ha chiarito che, per la revoca, è sufficiente una condotta del debitore potenzialmente ingannevole per i creditori, senza che sia necessario dimostrare un dolo specifico. L'omessa comunicazione di una partecipazione in una società fallita e di un ingente credito litigioso sono stati ritenuti atti idonei a falsare il consenso dei creditori.
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Falsa attestazione: quando è reato ex art. 495 c.p.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per aver fornito false generalità ai carabinieri durante un controllo stradale. La Corte ha ribadito che, in assenza di documenti, tale condotta integra il più grave reato di falsa attestazione previsto dall'art. 495 del codice penale, e non la fattispecie meno grave di cui all'art. 496 c.p., poiché la dichiarazione resa al pubblico ufficiale assume valore di attestazione formale.
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Deficit informativo: inammissibile il concordato
Una società di costruzioni ha visto respingere il proprio ricorso contro la dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano ritenuto inammissibile la domanda di concordato preventivo a causa di un grave deficit informativo riguardo a un'importante posizione debitoria. La Suprema Corte ha stabilito che, essendo la decisione fondata su più ragioni autonome, il fallimento del motivo di ricorso relativo al deficit informativo era sufficiente a rendere inammissibile l'intera impugnazione.
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Attestazione concordato: la Cassazione e la veridicità
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una proposta di concordato preventivo a causa di un'attestazione professionale ritenuta incompleta e inaffidabile. L'ordinanza sottolinea che l'attestazione è un requisito fondamentale, la cui carenza non può essere sanata successivamente. Sono state riscontrate omissioni e errori significativi riguardanti i debiti verso i dipendenti, la valutazione dei crediti e la sostenibilità dei flussi di cassa, vizi che hanno compromesso la capacità dei creditori di esprimere un consenso informato. La decisione ribadisce il rigore con cui deve essere redatta l'attestazione concordato preventivo, quale perno dell'intera procedura.
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Attestazione concordato preventivo: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la dichiarazione di fallimento di una società, rigettando il ricorso contro la decisione di inammissibilità della proposta di concordato. Il cuore della decisione risiede nella carenza della attestazione concordato preventivo, che non aveva adeguatamente verificato la capacità finanziaria di un soggetto terzo, essenziale per l'apporto di finanza esterna e la fattibilità del piano. La Corte ribadisce che il controllo del tribunale non si limita alla convenienza economica, ma si estende alla reale fattibilità della proposta.
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Inammissibilità concordato: i requisiti essenziali
La Corte d'Appello di Roma ha confermato la sentenza di primo grado che dichiarava la liquidazione giudiziale di una società e l'inammissibilità della sua proposta di concordato preventivo. La decisione si fonda su molteplici e gravi carenze della proposta, tra cui l'assenza di relazioni obbligatorie, una attestazione professionale viziata da nullità assoluta perché redatta da un professionista non qualificato, e la mancata corretta valutazione dell'attivo e del passivo. La Corte ha rigettato il reclamo della società, sottolineando l'importanza del rispetto rigoroso dei requisiti formali e sostanziali per l'accesso alle procedure concorsuali.
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Relazione del debitore: i requisiti del Tribunale
Il Tribunale di Torino, in un'ordinanza relativa a una procedura di sovraindebitamento, ha concesso a un ricorrente un termine di 20 giorni per integrare la documentazione. Il giudice ha ritenuto la relazione del debitore carente su punti fondamentali: mancata indicazione di tutti i rapporti bancari e degli estratti conto, assenza di un'analisi sulle cause originarie del debito e sulla diligenza del debitore, e un'attestazione immotivata riguardo le spese di mantenimento e la valutazione di un immobile in comproprietà. Il provvedimento sottolinea la necessità di una relazione completa e trasparente per poter accedere ai benefici di legge.
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