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Assorbimento — Anno 2023

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233 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Assorbimento

Provvedimenti

Concordato preventivo: revoca e pagamenti vietati
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'ammissione al concordato preventivo per una società operante nel settore ambientale. La decisione scaturisce da due ragioni fondamentali: l'esecuzione di pagamenti non autorizzati a creditori antecedenti e la manifesta inattuabilità del piano economico. Quest'ultima è stata determinata dalla crisi finanziaria del soggetto terzo che avrebbe dovuto garantire l'apporto di capitali. La Corte ha ribadito che, nel giudizio di rinvio, è legittimo esaminare fatti sopravvenuti che rendono la proposta irrealizzabile, confermando così la dichiarazione di fallimento della società debitrice.
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Imposta di registro: stop alla riqualificazione atti
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava la riqualificazione di una cessione totalitaria di quote societarie in cessione di ramo d'azienda ai fini dell'**imposta di registro**. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la nuova formulazione dell'art. 20 del d.P.R. 131/1986 impone di tassare l'atto esclusivamente in base ai suoi effetti giuridici intrinseci. Viene esclusa la possibilità per il fisco di attingere a elementi esterni o atti collegati per ricostruire una diversa portata economica dell'operazione. La norma, avendo natura di interpretazione autentica, si applica retroattivamente, tutelando la libertà di scelta del contribuente tra diversi regimi fiscali.
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Clausola penale nel leasing: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società utilizzatrice di un bene in leasing, annullando la sentenza d'appello per omessa pronuncia. Al centro della disputa vi era la validità della clausola penale inserita nel contratto, contestata per presunta violazione della normativa antiusura e per il mancato riconoscimento di indennizzi per migliorie apportate al bene. Il giudice di secondo grado aveva ignorato tali specifiche doglianze, limitandosi a valutare la clausola solo in relazione all'articolo 1526 c.c. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice ha l'obbligo di rispondere a tutte le eccezioni ritualmente proposte, pena la nullità della decisione.
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Equa riparazione: limiti alla riduzione indennizzo
Un cittadino ha agito contro il Ministero della Giustizia per ottenere l'equa riparazione a causa della durata eccessiva di un precedente giudizio. La Corte d'Appello aveva ridotto l'indennizzo del 40% applicando il limite previsto per i processi con oltre 50 parti, nonostante tale numero fosse stato raggiunto solo tramite riunioni di cause avvenute quando il termine ragionevole era già ampiamente superato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la riduzione non può essere automatica ma richiede una motivazione specifica sull'effettivo impatto del numero delle parti sulla durata del processo.
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Contestazione differita: regole sanzioni pesca
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in tema di sanzioni per la pesca marittima, la contestazione differita non richiede la specifica motivazione prevista dal Codice della Strada. Il caso riguardava un'imbarcazione sanzionata per aver navigato in zone protette con rotte non autorizzate, rilevate tramite satellite. Mentre il Tribunale aveva annullato la sanzione per mancanza di spiegazioni sulla mancata contestazione immediata, la Suprema Corte ha chiarito che si applica la disciplina generale della Legge 689/1981, la quale non prevede tale obbligo di motivazione se la notifica avviene entro 90 giorni.
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Ammissione al passivo: risarcimento danni immobiliari
Un promissario acquirente ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per i danni subiti a seguito del mancato trasferimento di un immobile. Nonostante una sentenza favorevole ex art. 2932 c.c., la società venditrice aveva alienato il bene a terzi prima del fallimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il precedente giudicato non precludeva la richiesta di risarcimento per i danni successivi al 2011 e che le spese legali sostenute prima dell'apertura del fallimento devono essere considerate parte del danno risarcibile nell'ammissione al passivo.
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Notificazione nulla: la Cassazione annulla la condanna
Un professionista legale ha impugnato una sentenza di condanna per responsabilità professionale, eccependo la nullità della notificazione dell'atto introduttivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che la notifica a mezzo posta era viziata da un'assoluta incertezza sulla persona che aveva ricevuto l'atto e dalla mancata spedizione della raccomandata integrativa. Poiché la firma sulla ricevuta era illeggibile e apposta in uno spazio errato, senza indicazione della qualifica del ricevente, la notificazione è stata dichiarata nulla, comportando la cassazione della sentenza impugnata.
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Reato di rapina e lesioni: quando non c’è assorbimento
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto accusato di concorso tra il reato di rapina e lesioni personali. La difesa sosteneva che le lesioni dovessero essere assorbite nella rapina, ma i giudici hanno chiarito che la presenza di una malattia accertata rende i due reati autonomi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per la genericità dei motivi, che non hanno saputo contrastare efficacemente le motivazioni della Corte d'Appello, portando alla condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Arma clandestina: la detenzione assorbe il reato
Un soggetto viene condannato per detenzione di un'arma clandestina, ricettazione e altre violazioni. La Corte di Cassazione interviene, annullando parzialmente la sentenza. Applica il principio di assorbimento, secondo cui il reato più grave di detenzione di arma clandestina assorbe quello meno grave di detenzione illegale di arma comune. Inoltre, dichiara estinta per prescrizione una contravvenzione, rideterminando la pena finale per l'imputato.
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Resistenza e oltraggio: la Cassazione nega l’assorbimento
Un cittadino, condannato per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che l'oltraggio dovesse essere assorbito nella resistenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che i reati di resistenza e oltraggio tutelano beni giuridici diversi e hanno strutture differenti. Pertanto, non vi è assorbimento ma concorso tra i due delitti, soprattutto quando le persone offese non coincidono completamente.
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Concorso di reati: ID falso e sostituzione persona
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45866/2023, ha stabilito che il possesso di un documento d'identità falso e il suo successivo utilizzo per sostituirsi ad un'altra persona configurano un concorso di reati e non un singolo reato. La Corte ha rigettato il ricorso di un'imputata, condannata per aver usato una carta d'identità contraffatta per aprire un conto corrente destinato a ricevere proventi illeciti. È stato chiarito che il reato di cui all'art. 497-bis c.p. (possesso di documenti falsi) punisce la mera detenzione, mentre quello di cui all'art. 494 c.p. (sostituzione di persona) punisce l'effettivo utilizzo del documento per ingannare, costituendo una condotta ulteriore e autonoma.
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Concorso di reati stupefacenti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'assorbimento del reato di cessione di stupefacenti in quello di detenzione. La Corte ha stabilito che, quando le azioni sono distinte sul piano cronologico e psicologico, si configura un concorso di reati stupefacenti e non un'unica condotta criminosa, confermando la condanna e imponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Assorbimento reato stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cessione di una dose di stupefacente e la detenzione di ulteriori dosi, nascoste nelle vicinanze e destinate allo spaccio, costituiscono un unico reato. Il ricorso del Procuratore, che sosteneva la tesi del concorso di reati, è stato rigettato. La Suprema Corte ha confermato il principio dell'assorbimento del reato stupefacenti, applicabile quando le diverse condotte (cessione e detenzione) sono contestuali, compiute dallo stesso soggetto, senza interruzioni e hanno ad oggetto la medesima partita di sostanza. In questo caso, l'azione meno grave (la singola cessione) viene assorbita in quella più ampia della detenzione ai fini di spaccio.
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