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Assegno Postdatato

15 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un assegno bancario che riporta una data di emissione futura. Sebbene sia una pratica irregolare, viene spesso utilizzato come una promessa di pagamento a una data successiva.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Truffa contrattuale: L’inganno dell’assegno postdatato e le false promesse
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa contrattuale di un imputato che aveva acquistato merce pagando con un assegno postdatato, poi risultato scoperto. L'uomo aveva ingannato il commerciante con false rassicurazioni sulla sua solvibilità, riferendosi al padre come cliente storico e millantando un lavoro in Svizzera con un imminente accredito. La Corte ha ribadito che tali artifici e raggiri configurano il reato di truffa. Ha anche chiarito che la provvisionale assegnata alla vittima riguardava il danno non patrimoniale, escludendo una duplicazione del credito con un precedente decreto ingiuntivo per danno patrimoniale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Truffa contrattuale: assegno postdatato e condanna
Due acquirenti hanno convinto un venditore a consegnare merce accettando in pagamento un assegno postdatato al posto del denaro contante pattuito. Gli acquirenti hanno simulato solidità economica attraverso intense rassicurazioni verbali, per poi rendersi irreperibili all'atto della scoperta dell'insolvenza del titolo. I giudici di merito hanno condannato entrambi i soggetti per il reato di truffa contrattuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli imputati, confermando definitivamente le condanne penali e disponendo una sanzione di tremila euro per ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
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Assegno postdatato: creditore bloccato senza imposta di bollo
Un creditore ha avviato un'esecuzione forzata contro un debitore utilizzando come titolo esecutivo un assegno bancario emesso a garanzia con data posticipata. Il debitore ha proposto opposizione, sostenendo l'inidoneità dell'atto a legittimare il pignoramento. I giudici di merito hanno rigettato l'opposizione, reputando il titolo pienamente efficace poiché presentato all'incasso dopo la data indicata sul documento. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale orientamento e ha accolto il ricorso del debitore. L'assegno postdatato opera sul piano pratico come una cambiale e può valere come titolo esecutivo soltanto se assolve l'imposta di bollo proporzionale fin dall'origine. In assenza di regolare bollatura al momento dell'emissione, il creditore perde il diritto di procedere all'esecuzione forzata immediata.
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Reato di truffa: pagare con un assegno errato costa la condanna
Un acquirente ha stipulato un contratto di compravendita omettendo di pagare il prezzo pattuito. Per rassicurare il venditore, ha consegnato un assegno postdatato contenente intenzionalmente un nome errato del beneficiario, impedendone l'incasso. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa, respingendo la richiesta della difesa di riqualificare il fatto come semplice insolvenza fraudolenta. I giudici hanno stabilito che l'uso dell'assegno postdatato con dati errati costituisce un vero e proprio raggiro idoneo a ingannare la persona offesa, superando la semplice dissimulazione del proprio stato di insolvenza. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna del ricorrente alle spese processuali e alla Cassa delle ammende.
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Truffa contrattuale: quando l’assegno postdatato diventa reato
Un intermediario commerciale ha acquistato ripetute partite di birra da un birrificio pagando con assegni postdatati e rassicurando falsamente il fornitore sulla futura disponibilità economica. Al momento dell'incasso, gli assegni sono risultati insoluti, causando un grave danno economico al venditore. Inoltre, l'uomo ha reso false dichiarazioni per evitare il pignoramento dei propri beni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per i reati di truffa e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. I giudici hanno ribadito che la consegna di un assegno postdatato, accompagnata da false rassicurazioni sulla provvista finanziaria, configura il reato di truffa contrattuale e non un semplice inadempimento civile.
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Truffa contrattuale: merce ritirata ma assegni scoperti
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità civile di due acquirenti per il reato di truffa contrattuale. I soggetti avevano acquistato piante e fiori pagando con assegni postdatati privi di copertura. Per indurre in errore il fornitore, gli acquirenti avevano inizialmente pagato i primi acquisti per conquistare la sua fiducia, per poi triplicare gli ordini e inviare assegni scoperti, nascondendo il fallimento della loro precedente società. La Suprema Corte ha stabilito che il reato si consuma nel luogo di consegna della merce e che l'uso di assegni postdatati, accompagnato da rassicurazioni e comportamenti ingannevoli, integra pienamente il reato. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando il risarcimento del danno e la provvisionale a favore del venditore e del socio di maggioranza.
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Assegno senza autorizzazione: la firma in bianco non evita la multa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino contro le sanzioni amministrative inflitte dalla Prefettura per l'emissione di assegni postdatati e privi di data senza autorizzazione. I giudici hanno chiarito che chi firma un assegno privo di data si assume il rischio della successiva compilazione. Se al momento della presentazione all'incasso manca l'autorizzazione della banca, si configura l'illecito di emissione di assegno senza autorizzazione. La mancanza di elementi formali come il luogo di emissione non esclude la responsabilità, poiché la legge tutela la fede pubblica e la sicurezza dei pagamenti. Inoltre, l'invio dei documenti da parte della Prefettura costituisce adempimento di un dovere di esibizione e non richiede una formale costituzione in giudizio.
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Riparazione per ingiusta detenzione: negata per colpa grave
Il richiedente, dopo essere stato assolto dalle accuse di associazione a delinquere e riciclaggio, ha richiesto la riparazione per ingiusta detenzione per il periodo trascorso agli arresti domiciliari. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ravvisando una colpa grave nella condotta dell'uomo. Egli aveva infatti accettato ripetutamente assegni postdatati e privi dell'indicazione del beneficiario. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che l'accettazione di tali titoli, pur costituendo solo un illecito amministrativo, integra una colpa grave ostativa all'indennizzo. Tale condotta ha infatti generato la falsa apparenza di un coinvolgimento in attività di riciclaggio e usura, giustificando ex ante la misura cautelare.
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Truffa con assegni postdatati: condanna per false promesse
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto che aveva consegnato assegni postdatati fornendo false rassicurazioni sulla loro futura copertura. Secondo i giudici, non è la semplice consegna di un assegno senza fondi a costituire reato, ma l'insieme di inganni e bugie che inducono la vittima a fidarsi. In questo caso, le menzogne sulla disponibilità economica futura hanno integrato il reato di truffa con assegni postdatati. L'appello dell'imputato è stato respinto, rendendo la condanna definitiva e stabilendo un principio chiaro: le false promesse che accompagnano l'emissione di un assegno sono penalmente rilevanti.
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Assegno a vuoto non basta: annullata condanna per insolvenza fraudolenta
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per insolvenza fraudolenta a carico di un imprenditore. L'accusa si basava sull'acquisto di merce pagata con un assegno postdatato poi risultato scoperto. Secondo la Corte, il semplice inadempimento non è sufficiente a provare il reato. Per la condanna, è necessario dimostrare in modo inequivocabile che l'acquirente avesse, fin dal momento della stipula del contratto, il preciso proposito di non pagare, nascondendo la propria incapacità economica. La Corte d'Appello aveva ignorato elementi a favore dell'imputato, come il possesso di beni immobili e i tentativi di risolvere bonariamente il debito, che contraddicevano l'idea di un piano fraudolento preordinato.
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Assegno postdatato: nullo come titolo, valido come promessa di pagamento
Un creditore ha ottenuto un ordine di pagamento per una somma di denaro basata su un assegno. Il debitore si è opposto, sostenendo che l'assegno fosse nullo perché la data era stata alterata. La Corte di Cassazione ha respinto la sua tesi. I giudici hanno stabilito che un assegno irregolare, anche con data alterata o futura, perde la sua funzione di titolo di credito ma conserva il valore di una promessa di pagamento. Di conseguenza, l'esistenza del debito si presume. Spetta al debitore dimostrare che il debito non esiste o è stato estinto. In questo caso, il debitore non ha fornito tale prova, perdendo la causa. La sentenza conferma il principio dell'assegno postdatato come promessa di pagamento.
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Assegno postdatato: quando scatta l’illecito?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'illecito amministrativo derivante dall'emissione di un assegno postdatato senza autorizzazione si consuma nel momento della presentazione all'incasso. Nel caso di specie, un amministratore societario aveva consegnato titoli quando l'autorizzazione era ancora valida, ma la stessa era stata revocata prima della data indicata sugli assegni a causa del fallimento della società. La Suprema Corte ha chiarito che chi emette titoli con data futura assume consapevolmente il rischio della sopravvenuta mancanza di autorizzazione o provvista, rendendo irrilevante il momento della consegna materiale al creditore.
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Assegno postdatato: rischi dell’incasso anticipato
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una debitrice che chiedeva l'annullamento di una scrittura privata per violenza morale. La donna sosteneva di essere stata costretta a riconoscere un debito maggiorato da interessi dell'8% sotto la minaccia dell'incasso di un **assegno postdatato** consegnato in garanzia. La Suprema Corte ha confermato che l'assegno è un titolo pagabile a vista e che il patto di postdatazione è nullo. Di conseguenza, la minaccia di incassare i titoli prima della data indicata non costituisce un illecito né un abuso del diritto, a meno che non sia volta a ottenere un vantaggio ingiusto. Nel caso specifico, l'applicazione di interessi convenzionali non usurari è stata ritenuta legittima.
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Assegno postdatato: da quando decorre la prescrizione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19330/2024, ha rigettato il ricorso di un creditore che agiva sulla base di un assegno postdatato. È stato confermato che, in caso di data di emissione falsa apposta per evitare la prescrizione, il termine per l'azione decorre dal momento della reale sottoscrizione e consegna del titolo, non dalla data fittizia. La Corte ha valorizzato gli accertamenti del giudizio penale che avevano provato la falsità della data.
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Quietanza di pagamento: vale con assegni postdatati?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini dell'erogazione di contributi pubblici, la quietanza di pagamento rilasciata dal fornitore è prova sufficiente della spesa, anche se il pagamento è avvenuto con assegni postdatati e incassati dopo la scadenza del termine di rendicontazione. La revoca del contributo da parte dell'ente pubblico è stata pertanto ritenuta illegittima, in quanto la presentazione della dichiarazione liberatoria del creditore basta a dimostrare l'adempimento dell'onere documentale richiesto.
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