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Artifici O Raggiri

20 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Condotte ingannevoli, menzogne o macchinazioni utilizzate per indurre una persona in errore e convincerla a compiere un atto che le causi un danno patrimoniale. Sono elementi costitutivi del reato di truffa.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Furto Aggravato o Truffa? La Cassazione chiarisce la distinzione
Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato. Ha presentato ricorso, sostenendo che il fatto dovesse essere qualificato come truffa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la **distinzione furto e truffa**. Il furto aggravato si configura quando l'autore si impossessa di un bene contro la volontà del proprietario (invito domino), anche usando un mezzo fraudolento. La truffa, invece, si verifica quando la vittima, ingannata da artifici o raggiri, compie un atto dispositivo volontario che la priva del bene. Nel caso specifico, il Lavoratore ha ottenuto un orologio con il pretesto di esaminarlo e poi è fuggito, senza che la vittima avesse mai acconsentito a cederne il possesso. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Reato di truffa: pagare con un assegno errato costa la condanna
Un acquirente ha stipulato un contratto di compravendita omettendo di pagare il prezzo pattuito. Per rassicurare il venditore, ha consegnato un assegno postdatato contenente intenzionalmente un nome errato del beneficiario, impedendone l'incasso. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa, respingendo la richiesta della difesa di riqualificare il fatto come semplice insolvenza fraudolenta. I giudici hanno stabilito che l'uso dell'assegno postdatato con dati errati costituisce un vero e proprio raggiro idoneo a ingannare la persona offesa, superando la semplice dissimulazione del proprio stato di insolvenza. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna del ricorrente alle spese processuali e alla Cassa delle ammende.
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Reato di truffa: incassa i soldi ma l’auto non esiste
Un venditore ha proposto l'acquisto di cinque automobili a un acquirente, incassando 39.200 euro tramite vaglia postali senza mai consegnare i veicoli. Per indurre la vittima in errore, l'uomo ha utilizzato il nome di una società commerciale ormai inesistente. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che l'incasso dei vaglia intestati e l'uso di raggiri integrano pienamente l'illecito penale, escludendo che si tratti di un semplice inadempimento civile. Inoltre, la Cassazione ha respinto l'eccezione di incompetenza territoriale poiché presentata tardivamente, oltre i termini previsti per le questioni preliminari.
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Buffet non pagato: non è un debito ma Truffa in concorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa in concorso a carico di due persone che avevano ordinato e ritirato un buffet del valore di 600 euro senza pagarlo. La condotta, caratterizzata dall'uso di un nome falso, da una messinscena per ritirare la merce in due momenti e da un finto tentativo di pagamento, non è stata considerata un semplice inadempimento contrattuale, ma un vero e proprio reato. I giudici hanno stabilito che la sequenza di azioni ingannevoli integra pienamente gli 'artifici e raggiri' richiesti dalla legge per configurare la truffa. La condanna è stata quindi resa definitiva, respingendo le difese degli imputati che miravano a derubricare il fatto a un illecito civile.
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Reato di Truffa: Ricorso Inammissibile, Condanna Definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un reato di truffa, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. L'uomo contestava la sussistenza degli 'artifici e raggiri' e l'applicazione della recidiva. I giudici supremi hanno stabilito che il ricorso mirava a una nuova valutazione dei fatti, attività non consentita in sede di legittimità. Anche il motivo sulla recidiva è stato ritenuto infondato. La condanna diventa così definitiva, con l'obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Truffa aggravata online: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa aggravata a carico di un soggetto che, tramite un finto sito e-commerce, induceva le vittime a pagare per merce mai spedita. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'utilizzo di strumenti informatici integra l'aggravante specifica. La decisione sottolinea l'importanza di valutare l'intera macchinazione fraudolenta.
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Truffa del medico: il silenzio vale come raggiro
Un medico, vincolato da un rapporto di esclusiva con l'azienda sanitaria, è stato condannato per truffa per aver svolto attività privata senza comunicarlo e continuando a percepire l'indennità di esclusiva. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando il ricorso inammissibile. Secondo la Corte, l'omessa comunicazione non è una mera inerzia, ma un "silenzio qualificato" che, unito all'obbligo giuridico di informare l'ente, costituisce un raggiro idoneo a integrare il reato di truffa ai danni dello Stato.
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Truffa vessatoria o estorsione? La parola alla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per estorsione a carico di un individuo che, fingendosi un agente di polizia, minacciava ristoratori di sanzioni per presunte irregolarità alimentari, costringendoli a pagare somme di denaro per evitarle. La Corte ha chiarito che si tratta di estorsione e non di truffa vessatoria, poiché il danno minacciato era presentato come conseguenza diretta e inevitabile della volontà dell'agente, coartando la volontà della vittima anziché indurla in errore.
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Truffa aggravata medico: prescrizione e danni civili
Un medico, condannato in primo e secondo grado per truffa aggravata ai danni del servizio sanitario, vede la sua condanna penale annullata dalla Corte di Cassazione per intervenuta prescrizione. La sentenza, tuttavia, conferma le statuizioni civili, obbligando il medico a risarcire il danno patrimoniale all'Azienda Sanitaria Locale. Questo caso di truffa aggravata medico sottolinea come l'estinzione del reato non cancelli necessariamente la responsabilità civile.
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Truffa aggravata: il caso dell’impiegato postale
Una dipendente di un ufficio postale, inizialmente accusata di peculato per aver trattenuto il controvalore di un buono fruttifero di un cliente, vede il suo reato riqualificato in truffa aggravata dalla Corte di Cassazione. La sentenza chiarisce che l'ottenimento fraudolento del denaro tramite un inganno (una quietanza fittizia), e non l'appropriazione di fondi già in proprio possesso, configura il delitto di truffa e non di peculato.
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Bonus Cultura: frode o indebita percezione?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21093/2024, ha confermato la qualificazione di truffa aggravata ai danni dello Stato per un sistema fraudolento finalizzato a monetizzare il Bonus Cultura. La Corte ha rigettato il ricorso degli imputati, i quali sostenevano si trattasse del reato meno grave di indebita percezione di erogazioni pubbliche. La pronuncia stabilisce un principio fondamentale: nel giudizio di rinvio, il giudice non può rimettere in discussione la qualificazione giuridica del fatto già accertata dalla Cassazione in una precedente sentenza.
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Bonus cultura truffa: la Cassazione conferma sequestro
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di sequestro preventivo nei confronti di due soggetti accusati di associazione per delinquere e truffa aggravata ai danni dello Stato. Il caso riguarda un sistema fraudolento per la monetizzazione del cosiddetto 'bonus cultura'. La Corte ha rigettato i ricorsi, stabilendo che la qualificazione giuridica del reato come truffa, già decisa in una precedente sentenza, non poteva essere ridiscussa. Ha inoltre chiarito la legittimità del sequestro per equivalente anche su beni di provenienza lecita e ha ritenuto infondate le eccezioni procedurali sollevate dalla difesa riguardo all'inutilizzabilità delle prove.
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Ricorso per truffa: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per truffa, confermando la condanna. L'ordinanza stabilisce che i motivi di appello non possono essere una mera ripetizione di argomentazioni già respinte nei gradi di merito, soprattutto se la sentenza impugnata ha fornito una motivazione logica e completa. La recidiva e la personalità dell'imputato si confermano ostacoli al riconoscimento della non punibilità per tenuità del fatto e alla concessione delle attenuanti generiche.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione sui vizi formali
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per truffa. I motivi, basati su presunti vizi procedurali (tardiva comunicazione atti, omesso avviso su giustizia riparativa) e su una diversa valutazione dei fatti, sono stati respinti. La Corte ha ribadito che i vizi formali sono irrilevanti senza un concreto pregiudizio alla difesa e che il giudizio di legittimità non può rivalutare il merito delle prove.
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Ricorso inammissibile per truffa: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per truffa ai danni di un'officina. L'ordinanza sottolinea che la reiterazione di motivi già discussi in appello e la genericità delle censure rendono il ricorso inammissibile. Viene inoltre confermato il principio per cui l'assenza della parte civile in appello non ne implica la revoca tacita, consolidando la sua posizione nel processo.
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Ricorso inammissibile: truffa e pena confermate
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per truffa aggravata, relativa a una finta compravendita di un diamante pagato con denaro falso. La Corte ha ritenuto infondate le censure sulla configurabilità del reato, confermando che la superficialità della vittima non esclude gli artifici e raggiri. Ha inoltre validato la decisione dei giudici di merito sul trattamento sanzionatorio, ritenendola ben motivata alla luce dei precedenti penali degli imputati. Infine, è stata dichiarata inammissibile per tardività la richiesta di sostituzione della pena con lavori di pubblica utilità, poiché presentata oltre i termini previsti dalla legge.
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Fumus commissi delicti e truffa nel preliminare
La Corte di Cassazione ha confermato un sequestro preventivo di 30.000 euro per il reato di truffa. Un procuratore speciale, stipulando un contratto preliminare di vendita, aveva falsamente attestato la proprietà del bene in capo al suo mandante, incassando una caparra. La Corte ha ritenuto che la dichiarazione mendace e l'incasso della somma costituissero sufficienti elementi per configurare il 'fumus commissi delicti', giustificando la misura cautelare reale senza la necessità di prove complete come per le misure personali.
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Truffa pedaggio autostradale: il tailgating è reato
Un automobilista, dopo aver evitato di pagare il pedaggio per 16 volte accodandosi ad altri veicoli, era stato assolto in primo grado. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza, stabilendo che tale comportamento configura il reato di truffa per pedaggio autostradale e non una semplice insolvenza, a causa dell'astuzia utilizzata per ingannare il sistema di pagamento.
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Messa alla prova: quando il ricorso viene respinto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per truffa continuata. La Corte ha confermato il diniego della messa alla prova, basandosi su una prognosi sfavorevole di recidiva, data la gravità dei fatti e l'assenza di un serio piano di risarcimento per le vittime. È stata inoltre ribadita la corretta qualificazione del reato come truffa e non come mero inadempimento contrattuale.
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Truffa medico: visite private e bonus di esclusività
Un medico, dipendente in esclusiva di un'azienda sanitaria, ha effettuato visite private a domicilio senza autorizzazione e senza versare le quote dovute, continuando a percepire l'indennità di esclusività. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa medico, stabilendo che il silenzio sulla violazione del patto di esclusività costituisce l'artificio che induce in errore l'ente, il cui danno consiste nel pagamento indebito del bonus.
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