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Art. 316 Ter Cod. Pen.

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È il reato commesso da chi ottiene indebitamente fondi pubblici (contributi, finanziamenti, ecc.) presentando dichiarazioni false o omettendo informazioni dovute, senza però compiere i raggiri complessi tipici della truffa.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Indebita percezione di erogazioni: quando il silenzio costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Signora, confermando la sua condanna per il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato. La Signora aveva continuato a prelevare la pensione della madre defunta dal conto corrente, non avendo comunicato il decesso all'INPS. I giudici di merito avevano accertato l'omissione e l'utilizzo del conto. La Cassazione ha ritenuto le argomentazioni della ricorrente prive di specificità e volte a una non consentita rilettura dei fatti, condannandola al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Indebita percezione NASpI: reato anche se le rate sono piccole
Un lavoratore, dopo aver trovato un nuovo impiego, ometteva di comunicarlo all'INPS, continuando a ricevere l'indennità di disoccupazione. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per indebita percezione NASpI, stabilendo un principio fondamentale. Anche se ogni singola rata mensile è inferiore alla soglia di punibilità penale (circa 4.000 euro), il reato scatta se la somma totale degli importi indebitamente incassati supera tale limite. La Corte ha chiarito che queste condotte costituiscono un unico reato, il cui importo va calcolato complessivamente. L'appello del lavoratore è stato quindi respinto.
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Indebita Percezione Fondi: Ricorso Inutile, Condanna Definitiva
Una persona, già condannata in primo e secondo grado per indebita percezione di erogazioni statali, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'imputata si era limitata a riproporre le stesse questioni di fatto già valutate e respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza sollevare reali violazioni di legge. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tenuità del fatto: la Cassazione annulla condanna
Un imprenditore, condannato per indebita percezione di erogazioni pubbliche, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte annulla la sentenza di condanna per due motivi principali. In primo luogo, non è stata correttamente valutata la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), omettendo di considerare l'occasionalità della condotta (legata a un evento alluvionale) e la tempestiva restituzione delle somme. In secondo luogo, il calcolo per la conversione della pena detentiva in pecuniaria era illegale, non avendo applicato le norme più favorevoli introdotte nel frattempo. La causa è stata rinviata per un nuovo giudizio.
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Contributi a fondo perduto: attività cessata e reato
La Corte di Cassazione conferma la condanna per indebita percezione di erogazioni pubbliche a carico di un'imprenditrice che aveva richiesto e ottenuto contributi a fondo perduto pur avendo di fatto cessato la propria attività. La sentenza chiarisce che, per accedere a tali aiuti, non è sufficiente il requisito formale della partita IVA attiva, ma è necessario quello sostanziale dell'effettivo esercizio dell'attività d'impresa. L'erronea convinzione di avere diritto ai fondi non esclude il reato, configurandosi come un errore di diritto inescusabile.
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Contributi pubblici e misure di prevenzione: il caso
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'amministratore di una società semplice, destinatario di una misura di prevenzione personale, non può ottenere contributi pubblici per la società omettendo la sua condizione. Questa sentenza chiarisce l'estensione dei divieti previsti dalla normativa antimafia, sottolineando che l'obbligo di comunicazione prevale sulla distinta soggettività giuridica della società. Il caso riguarda l'indebita percezione di erogazioni pubbliche e l'inapplicabilità della scusante per errore sulla legge.
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Fondi PAC: non è reato omettere la lite sul terreno
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per indebita percezione di fondi PAC a carico di un agricoltore. Quest'ultimo aveva omesso di comunicare l'esistenza di una causa civile per il rilascio dei terreni per i quali chiedeva i contributi. Secondo la Corte, la normativa di settore richiede solo la disponibilità materiale dei terreni alla data della domanda, non l'obbligo di dichiarare l'esistenza di un contenzioso sul titolo giuridico. Pertanto, l'omissione non costituisce reato.
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Pensione di reversibilità e nuovo matrimonio: i doveri
Un pensionato, condannato per non aver comunicato il nuovo matrimonio all'ente previdenziale e aver continuato a percepire la pensione di reversibilità, è stato assolto dalla Cassazione. La Corte ha stabilito che l'obbligo di comunicazione grava sui Comuni, non sul cittadino, escludendo il reato.
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Sequestro preventivo Superbonus: i costi di gestione
Un consorzio edile ha subito un sequestro preventivo Superbonus per oltre 1,4 milioni di euro per aver indebitamente ottenuto crediti d'imposta. La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento, stabilendo che i costi generali di gestione erano stati illegittimamente inclusi nelle fatture come spese ammissibili. La Corte ha chiarito che il Superbonus rientra tra le erogazioni pubbliche ai sensi dell'art. 316-ter c.p. e che solo i costi direttamente collegati ai lavori di ristrutturazione sono detraibili, escludendo le spese operative generiche dell'impresa.
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