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Area Di Sedime

20 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La porzione di terreno su cui un edificio è materialmente costruito. Secondo la Cassazione, una volta costruito l'edificio, perde la sua autonomia e il suo valore è incorporato in quello dell'edificio stesso.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rettifica del valore del terreno tra stime e prezzo reale
L'Agenzia delle Entrate ha contestato il prezzo di compravendita di un fondo agricolo con sovrastante fabbricato rurale. La Società acquirente ha impugnato l'atto impositivo difendendo il valore dichiarato di sessantamila euro. I giudici regionali hanno prima affermato che il prezzo pattuito corrispondeva al valore di mercato. Successivamente, gli stessi giudici hanno applicato un valore di oltre duecentoseimila euro per il bene. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della contribuente sul punto. La Suprema Corte ha censurato la rettifica del valore del terreno a causa della palese contraddizione logica della decisione impugnata. La sentenza di secondo grado è stata quindi cassata con rinvio per una nuova determinazione dell'imposta.
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Indennizzo immobile abusivo: no al ristoro per abusi edilizi
I comproprietari di due fabbricati demoliti a seguito di eventi sismici hanno richiesto un indennizzo per i danni patiti. A seguito dell'annullamento dell'esproprio da parte del giudice amministrativo, la Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto all'indennizzo a carico dell'Amministrazione Statale, riducendo l'importo ed escludendo le porzioni realizzate senza licenza edilizia. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando che nessun indennizzo immobile abusivo può essere riconosciuto per costruzioni prive di titolo abilitativo, poiché la legge non riconosce valore economico agli abusi. Inoltre, le spese legali devono essere proporzionate alla somma effettivamente riconosciuta e non a quella richiesta iniziale.
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Revoca dell’ordine di demolizione: sanatoria tardiva e limiti
Il Proprietario di un manufatto abusivo ha chiesto la revoca dell'ordine di demolizione penale a seguito del rilascio di un permesso di costruire in sanatoria. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, rilevando l'illegittimità del titolo edilizio. L'istanza amministrativa risultava infatti presentata oltre il termine di novanta giorni dall'ingiunzione comunale a demolire. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha respinto il ricorso. La scadenza del termine determina l'acquisizione automatica del bene al patrimonio pubblico. Di conseguenza, il privato perde la legittimazione a richiedere la sanatoria, rendendo inefficace il titolo abilitativo rilasciato dall'ente locale.
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Distanze tra edifici: deroghe comunali e sopraelevazioni
I proprietari di un immobile confinante citano in giudizio la società vicina per aver eseguito opere di sopraelevazione e balconi violando le distanze tra edifici. La Corte d'Appello ordina l'arretramento applicando le deroghe previste dal piano particolareggiato comunale per le strutture ricettive. La Corte di Cassazione respinge le difese del costruttore, confermando l'inammissibilità di foto storiche tardive per provare chi avesse edificato per primo. La Suprema Corte accoglie invece il ricorso dei vicini: le deroghe urbanistiche alle distanze minime statali sono valide solo se disciplinano un gruppo unitario di edifici in una specifica area e non singole proprietà isolate. Inoltre, il giudice di rinvio dovrà valutare le novità normative sul recupero dei sottotetti.
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Revoca dell’ordine di demolizione: vince il condono
Un acquirente acquista una mansarda colpita da ordine di demolizione penale e presenta istanza di condono edilizio. Il Comune concede il permesso di costruire in sanatoria nel 2008, tenta di revocarlo dieci anni dopo in autotutela, ma il Tribunale Amministrativo Regionale annulla il ritiro comunale. Il giudice dell'esecuzione dispone quindi la revoca dell'ordine di demolizione. La Procura impugna il provvedimento sostenendo che l'immobile fosse già passato automaticamente al patrimonio comunale dopo novanta giorni dalla prima ingiunzione. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della pubblica accusa. Le leggi sul condono consentono espressamente l'annullamento dell'acquisizione comunale a fronte del rilascio di un titolo sanante valido, salvaguardando il diritto del proprietario.
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Distanze tra costruzioni: demolizione evitata nella ricostruzione
Una proprietaria confinante ha chiesto la demolizione di un edificio ricostruito da una società immobiliare, lamentando la violazione delle distanze tra costruzioni. Il vecchio fabbricato di due piani era stato sostituito da uno di quattro piani con volume quintuplicato. I giudici di merito avevano ordinato la demolizione dei primi due piani. La Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che, in caso di demolizione e ricostruzione, le nuove e maggiori distanze si applicano all'intero edificio solo se la normativa locale lo prevede espressamente. In caso contrario, le distanze più restrittive si applicano solo alla parte eccedente il volume originario. La sentenza è stata cassata con rinvio per verificare la normativa locale e applicare le leggi sopravvenute più favorevoli.
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Distanze legali tra edifici: demolizione evitata col Salva-Casa
Il proprietario di un immobile ha demolito e ricostruito due manufatti modificandone la sagoma. Il vicino ha fatto causa lamentando la violazione delle distanze legali tra edifici, chiedendo l'arretramento della nuova costruzione a dieci metri poiché la parete presentava delle aperture considerate vedute. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del vicino. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del costruttore, stabilendo che i giudici di merito devono applicare le nuove norme di semplificazione edilizia più favorevoli, che consentono di mantenere le distanze preesistenti in caso di ricostruzione sulla stessa area di sedime. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che non basta la presenza di semplici aperture per definire una parete come finestrata, ma occorre verificare in concreto se esse consentano un affaccio comodo e sicuro sul fondo del vicino.
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Acquisizione sanante: indennizzato solo il suolo, non il forno
I Ricorrenti, eredi di un panificatore, hanno contestato l'indennizzo offerto dal Comune per l'acquisizione sanante di un terreno. L'immobile originario era stato demolito nel 1987 per sicurezza dopo il terremoto del 1980, e il proprietario aveva ricevuto fondi pubblici per comprare un altro immobile. Nel 2020 il Comune ha acquisito l'area ormai vuota. I Ricorrenti pretendevano il valore del vecchio edificio commerciale, ma la Corte di Cassazione ha confermato che l'indennizzo per l'acquisizione sanante deve calcolarsi sul valore di mercato del bene al momento del decreto (2020), quando esisteva solo il terreno nudo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la vittoria del Comune.
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Indennità di espropriazione: no al doppio risarcimento per castello e suolo
Un Comune espropria un antico castello in rovina per un progetto di valorizzazione turistica. I proprietari contestano l'importo dell'indennizzo. La Corte di Cassazione interviene sul metodo di calcolo, stabilendo un principio fondamentale: l'indennità di espropriazione per un edificio deve essere calcolata in modo unitario. È un errore sommare il valore dell'immobile e quello del terreno su cui sorge (area di sedime), perché si creerebbe una duplicazione ingiustificata del risarcimento. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione che aveva applicato questo calcolo errato, dando ragione al Comune su questo specifico punto tecnico e rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Scorporo valore aree: lite su leasing e IRAP chiusa con condono
L'Agenzia delle Entrate contestava a un'azienda la deducibilità integrale dei canoni di leasing per un immobile ai fini IRAP. Secondo il Fisco, era necessario effettuare lo scorporo del valore delle aree dei fabbricati, escludendo dalla deduzione la quota del canone relativa al terreno, in quanto non ammortizzabile. L'azienda sosteneva che una nuova legge avesse eliminato tale obbligo. Tuttavia, la controversia non è stata decisa nel merito. Le parti hanno aderito a una definizione agevolata (condono), pagando una somma ridotta per chiudere la lite. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere.
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Scorporo Valore Aree di Sedime: Lite Fiscale Chiusa con Condono
L'Agenzia delle Entrate contesta a un'azienda la piena deducibilità dei canoni di leasing ai fini IRAP, sostenendo la necessità dello scorporo del valore delle aree di sedime. Secondo il Fisco, il costo del terreno, bene non ammortizzabile, non poteva essere dedotto. La società si oppone, ritenendo superata questa regola da una nuova normativa. La controversia, giunta in Cassazione, non arriva a una decisione sul merito. Le parti, infatti, aderiscono a una definizione agevolata (condono fiscale), pagando una somma ridotta per chiudere la lite. Di conseguenza, la Corte dichiara l'estinzione del processo per cessata materia del contendere, senza stabilire chi avesse ragione.
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Scorporo Valore Terreno: Deducibilità Negata, l’Azienda Paga Più IRAP
La Corte di Cassazione ha chiarito che, ai fini IRAP, è obbligatorio effettuare lo scorporo valore terreno anche per gli immobili strumentali acquisiti in leasing. Un'azienda aveva dedotto l'intero canone di locazione finanziaria, ma l'Agenzia delle Entrate ha contestato la deducibilità della quota relativa al terreno. I giudici hanno dato ragione al Fisco, affermando un principio fondamentale: il terreno non si usura e ha una durata illimitata, quindi il suo costo non può essere ammortizzato. Di conseguenza, la parte del canone di leasing riferibile al valore del suolo non è deducibile. L'azienda ha perso la causa e dovrà ricalcolare l'imposta dovuta.
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Deducibilità canoni leasing IRAP: Fisco vs Azienda, vince il condono
Un'azienda aveva dedotto integralmente i canoni di leasing di un immobile ai fini IRAP. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, sostenendo che la quota relativa al terreno (area di sedime) non fosse deducibile. La questione sulla corretta deducibilità canoni leasing IRAP è arrivata fino in Cassazione. Tuttavia, la Corte non ha deciso nel merito. L'azienda ha aderito a una definizione agevolata (condono), pagando una somma ridotta e chiudendo la lite. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato il processo estinto per cessazione della materia del contendere, senza stabilire chi avesse ragione.
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Indennità di riacquisto: le regole speciali prevalgono
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28442/2024, ha stabilito che per calcolare l'indennità di riacquisto di un'area industriale, in base all'art. 63 della L. 448/1998, non si applicano le norme generali sull'espropriazione del Testo Unico Edilizia. La Corte ha chiarito che il riacquisto è un istituto speciale con una finalità ripristinatoria dell'interesse pubblico, differente dall'espropriazione. Pertanto, l'indennizzo non può essere liquidato sulla base del valore venale dell'area di sedime, come previsto dall'art. 38 TUE, ma deve seguire i criteri della legge speciale, che mira a restituire il bene all'uso pubblico per cui era stato originariamente concesso, senza premiare condotte abusive.
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Distanze legali ricostruzione: quando si applicano?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24764/2024, ha stabilito che la demolizione e ricostruzione di un edificio con una diversa area di sedime, anche se arretrata dal confine, integra una "nuova costruzione" e non una "ristrutturazione". Di conseguenza, l'opera deve rispettare le distanze legali vigenti al momento della sua realizzazione. Il caso riguardava un fabbricato ricostruito dopo un sisma non più sul confine come il precedente, ma a una distanza minima. La Corte ha rigettato il ricorso dei proprietari, confermando che la modifica del sedime fa perdere il diritto a mantenere le distanze preesistenti, rendendo obbligatorio l'adeguamento alle normative sulle distanze legali per la ricostruzione.
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Nuova costruzione: quando la ristrutturazione è reato
La Cassazione Penale dichiara inammissibile il ricorso di un proprietario e di un costruttore condannati per abusi edilizi. La demolizione e ricostruzione di un rustico in un'area con vincolo paesaggistico, con spostamento dell'area di sedime e aumento di volume, è stata qualificata come nuova costruzione e non come ristrutturazione, rendendo necessario un permesso di costruire mai ottenuto. La Corte ha confermato la condanna, respingendo le tesi difensive sulla natura accidentale del crollo e sulla tenuità del fatto.
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Distanze legali: le nuove norme su ricostruzione
La Cassazione interviene sul tema delle distanze legali in edilizia. Un caso di demolizione e ricostruzione viene riesaminato alla luce delle nuove norme (ius superveniens), più favorevoli al costruttore. La Corte annulla la decisione precedente per non aver considerato le nuove leggi e per vizi nella consulenza tecnica, rinviando il caso per un nuovo giudizio.
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Dichiarazione ICI pertinenze: obbligatoria per l’ICI
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento per l'ICI 2007, sostenendo che alcune aree fossero pertinenziali a capannoni industriali. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in assenza di una specifica dichiarazione ICI pertinenze, il contribuente non può beneficiare dell'esenzione fiscale, anche se il vincolo di pertinenzialità viene provato in giudizio. Tuttavia, l'ordinanza ha accolto i motivi relativi alla possibile doppia imposizione sull'area di sedime dei fabbricati e all'omessa pronuncia sulle sanzioni, rinviando il caso per un nuovo esame su questi punti.
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Tassazione IMU F/2 e F/3: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla tassazione IMU F/2 e F/3, accogliendo il ricorso di un Comune contro due contribuenti. L'ordinanza chiarisce che gli immobili in costruzione (F/3) sono tassati sul valore dell'area edificabile, mentre le unità collabenti (F/2) non sono tassabili né come fabbricati né come aree, salvo demolizione. Il caso è stato rinviato alla corte territoriale per un nuovo esame.
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Occupazione sine titulo: la prova della proprietà
Alcuni eredi hanno citato in giudizio un Comune e un Istituto Case Popolari per ottenere il risarcimento del danno derivante dall'occupazione sine titulo di alcuni immobili. Tali beni, originariamente acquistati dai loro danti causa come aree dirute a seguito di bombardamenti bellici, erano stati inseriti in un progetto di esproprio. I giudici di primo e secondo grado avevano rigettato la domanda, sostenendo che gli eredi non avessero provato la proprietà degli edifici ricostruiti, in quanto diversi dalle aree dirute originariamente acquistate. La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza d'appello, chiarendo che per un'azione risarcitoria da occupazione sine titulo, è sufficiente dimostrare la proprietà del suolo (area di sedime), non essendo necessaria la rigorosa probatio diabolica richiesta per l'azione di rivendicazione. Il focus deve essere sul titolo di proprietà del terreno, non sull'identità tra l'edificio originario e quello ricostruito.
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