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Arbitrarietà

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Nel contesto del reato di invasione di terreni (art. 633 c.p.), indica una condotta compiuta senza alcuna autorizzazione o giustificazione legale, contro la volontà del legittimo proprietario o detentore.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Occupazione arbitraria del demanio marittimo: assoluzione piena
La Procura ha impugnato l'assoluzione di un commerciante accusato del reato di occupazione arbitraria del demanio marittimo. L'attività commerciale operava all'interno di un manufatto storico risalente agli anni Trenta. L'ente gestore del demanio non aveva mai mosso contestazioni per decenni e i confini dell'area pubblica risultavano oggettivamente incerti nei documenti ufficiali. La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione dell'imputato con la formula perché il fatto non costituisce reato. I giudici hanno chiarito che l'illecito penale richiede la precisa e provata consapevolezza di occupare abusivamente uno spazio pubblico. In presenza di dubbi tecnici sui confini e in assenza di dolo, la condotta non integra responsabilità penale.
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Articolo 393-bis c.p.: quando lo sgombero è legittimo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per resistenza a pubblico ufficiale durante uno sgombero. La difesa invocava l'applicazione dell'Articolo 393-bis c.p., sostenendo che l'atto delle forze dell'ordine fosse arbitrario. La Suprema Corte ha invece confermato che le modalità esecutive non erano esorbitanti rispetto al provvedimento del Questore e che le reiterate richieste di liberare l'immobile rendevano l'intervento pienamente legittimo.
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Resistenza a pubblico ufficiale: arresto e convalida
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della convalida dell'arresto per il reato di resistenza a pubblico ufficiale a carico di un soggetto che, in stato di alterazione, aveva aggredito dei militari. La difesa sosteneva l'arbitrarietà dell'intervento delle forze dell'ordine, invocando la scriminante della reazione ad atti illegittimi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che le contestazioni difensive miravano a una rilettura dei fatti non consentita in sede di legittimità e che la condotta aggressiva, culminata in lesioni ai militari, giustificava pienamente la misura cautelare.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale a carico di due imputati. La difesa sosteneva l'applicabilità della scriminante della reazione legittima ad atti arbitrari (art. 393-bis c.p.), ma il ricorso è stato dichiarato inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano una mera ripetizione di quanto già discusso in appello e risultavano manifestamente infondati, convalidando la decisione della Corte territoriale.
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Resistenza a pubblico ufficiale: i limiti della difesa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale nei confronti di due soggetti che si erano opposti con violenza e minacce a un controllo di polizia. Gli agenti avevano riscontrato anomalie nella targa di un veicolo, configurando il reato di falso. La difesa ha tentato invano di invocare l'esimente dell'atto arbitrario e la particolare tenuità del fatto, ma i giudici hanno ritenuto legittimo l'operato degli operanti e grave la condotta oppositiva, caratterizzata da un'escalation di aggressività.
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Rinnovazione istruttoria: obbligo anche per fini civili
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna al risarcimento del danno emessa in appello, in riforma di una precedente assoluzione. Il motivo è la mancata rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale. La Corte ha ribadito che il giudice d'appello, se intende ribaltare un'assoluzione basandosi su una diversa valutazione dell'attendibilità di testimoni, ha l'obbligo di procedere a una nuova audizione degli stessi, anche qualora l'appello sia stato proposto dalla sola parte civile ai soli fini civili.
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Occupazione abusiva: quando subentrare è reato
La Corte di Cassazione ha confermato che l'occupazione abusiva di un alloggio pubblico costituisce reato, anche quando si subentra con l'autorizzazione del precedente assegnatario. La Corte ha chiarito che l'arbitrarietà della condotta consiste nell'occupare l'immobile senza un titolo valido emesso dall'ente pubblico, rendendo irrilevante il modo in cui si è entrati. Il permesso dell'ex inquilino non può legittimare un'occupazione che elude le procedure di assegnazione pubblica. Di conseguenza, i ricorsi degli imputati sono stati respinti.
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Sequestro preventivo: la richiesta di sanatoria non basta
La Corte di Cassazione ha confermato un sequestro preventivo di un immobile pubblico occupato abusivamente. Gli occupanti avevano presentato una richiesta di sanatoria, ma la Corte ha stabilito che la sola domanda non rende lecita l'occupazione né elimina il pericolo che giustifica il sequestro. La misura penale può coesistere con le azioni civili di sfratto.
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