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Apparenza

19 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Nella filosofia antica il termine apparenza sta ad indicare un riferimento all'opinione, alla percezione sensibile del fenomeno, ritenendo ambedue i termini significanti incertezza nell'acquisizione di una verità presupposta invece come assoluta. Per questo motivo, il termine apparenza viene spesso inteso in contrapposizione a verità o realtà.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Servitù di Passaggio Apparente: Rinuncia in Cassazione e Spese Legali
Un proprietario ha chiesto il riconoscimento di una servitù di passaggio apparente sul terreno dei vicini. I giudici di primo e secondo grado hanno negato la servitù, poiché mancavano opere visibili e permanenti che ne dimostrassero l'esistenza, requisito fondamentale per la servitù di passaggio apparente. Il proprietario ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il processo, il ricorrente ha rinunciato al ricorso. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, condannando il ricorrente a pagare le spese legali solo a una delle parti che non aveva accettato la rinuncia.
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Distanza tra edifici e sopraelevazione
La Corte d'Appello di Firenze, in sede di rinvio dalla Cassazione, ha stabilito che l'arretramento di una sopraelevazione deve rispettare la distanza tra edifici di 10 metri dalla parete finestrata contrapposta, e non dal confine. Parallelamente, ha negato l'usucapione di una servitù di passaggio per mancanza del requisito di apparenza e perché l'uso del fondo era basato su mera cortesia tra parenti.
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Servitù di passaggio: pedonale o carrabile?
La Corte d'Appello ha stabilito che una servitù di passaggio prevista contrattualmente deve intendersi limitata al transito pedonale se mancano specifiche indicazioni nel titolo o opere visibili necessarie per il transito veicolare. La sentenza esclude l'acquisto per usucapione del passaggio carrabile in assenza del requisito dell'apparenza.
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Servitù apparente: quando i tubi nel muro non bastano
Un proprietario ha citato i vicini per far rimuovere delle grondaie installate troppo vicino al confine, causando infiltrazioni. I vicini hanno risposto chiedendo la rimozione di tubature idriche incassate nel muro comune, sostenendo la violazione delle distanze legali. I giudici di merito hanno ordinato lo spostamento delle grondaie ma hanno riconosciuto al primo proprietario il diritto di mantenere i tubi per usucapione, ritenendo la servitù apparente solo perché gli impianti esistevano fin dalla costruzione. La Cassazione ha annullato questa decisione: per configurare una servitù apparente non basta la preesistenza degli impianti, ma occorre che le opere siano oggettivamente visibili e manifestino chiaramente il peso sul fondo altrui. La causa torna in appello per verificare se le tubature fossero effettivamente percepibili dall'esterno.
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Servitù per destinazione del padre di famiglia: guida
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di una servitù per destinazione del padre di famiglia su un tracciato stradale, ordinando la rimozione di un cancello e di una colonna in cemento che ne ostacolavano il transito. La vicenda trae origine dalla divisione di un fondo originariamente unico, dove lo stato dei luoghi dimostrava un asservimento di fatto di una porzione a favore dell'altra. La Suprema Corte ha ribadito che il requisito dell'apparenza non dipende dalla presenza di asfalto o opere edilizie complesse, ma dalla visibilità di segni oggettivi che manifestino l'onere di passaggio sin dal momento della separazione delle proprietà.
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Giudicato cautelare: quando le misure restano valide
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto sottoposto a misure cautelari per associazione a delinquere e riciclaggio. Il ricorrente invocava la revoca delle misure basandosi su motivi di salute e sulla propria residenza all'estero, ma la Corte ha ribadito il principio del giudicato cautelare. In assenza di fatti nuovi e rilevanti, la valutazione sulla pericolosità sociale non può essere riaperta. La sentenza chiarisce inoltre che il parere favorevole del Pubblico Ministero non è vincolante per il giudice, il quale deve mantenere le misure se persiste il rischio di reiterazione del reato.
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Servitù di passaggio: quando scatta l’usucapione?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso relativo all'accertamento di una servitù di passaggio e parcheggio acquisita per usucapione. La controversia ruota attorno al requisito dell'apparenza previsto dall'art. 1061 c.c. Secondo i giudici, la presenza di un cancello, di una rampa o di un percorso in ghiaia non costituisce prova automatica di una servitù se tali opere non mostrano un segno inequivocabile di asservimento verso il fondo vicino. Nel caso specifico, le opere erano destinate all'uso esclusivo della proprietà dei resistenti, mancando quel necessario elemento distintivo che rendesse manifesto il peso gravante sul fondo. La valutazione delle prove effettuata nei gradi di merito è stata ritenuta insindacabile in sede di legittimità.
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Centrale-Rischi: inappellabilità e rito privacy
Un cittadino ha citato una società finanziaria per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da un'errata segnalazione alla Centrale-Rischi per un prestito mai richiesto. Il Tribunale ha deciso la causa applicando il rito speciale previsto dal Codice della Privacy. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'impugnazione del cittadino, poiché le sentenze emesse con tale rito non sono appellabili. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che il mezzo di impugnazione è determinato dal rito effettivamente seguito in primo grado, indipendentemente dalla natura della domanda risarcitoria.
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Inappellabilità e rito privacy: guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inappellabilità delle sentenze emesse in materia di protezione dei dati personali quando viene adottato il rito speciale. Il caso riguardava un amministratore che lamentava un'errata segnalazione di fallimento in una banca dati creditizia. Il Tribunale aveva rigettato la domanda seguendo il rito previsto dal Codice Privacy. La Suprema Corte ha ribadito che, in virtù del principio dell'apparenza, se il giudice di primo grado qualifica l'azione sotto il rito speciale, la decisione non è soggetta ad appello, indipendentemente dalla natura del danno lamentato.
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Rito Fornero e inammissibilità del ricorso ordinario
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un ricorso contro un licenziamento per giusta causa poiché proposto erroneamente con rito ordinario anziché tramite il Rito Fornero. La decisione chiarisce che un'ordinanza che dichiara l'inammissibilità del ricorso e liquida le spese ha natura sostanziale di sentenza. Tale provvedimento produce un giudicato formale che impedisce al giudice di primo grado di revocarlo successivamente. Il mancato rispetto della procedura speciale prevista dalla Legge 92/2012 comporta la definitività della prima decisione negativa, rendendo tardivi e inutilizzabili i tentativi successivi di sanare l'errore procedurale.
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Usucapione servitù di passaggio: guida alla rampa
La Corte di Cassazione ha confermato la validità dell'usucapione servitù di passaggio esercitata su una rampa-scivolo originariamente costruita per collegare la pubblica via a due fondi contigui. I ricorrenti sostenevano che l'opera non fosse specificamente destinata al fondo dei vicini e che il transito fosse frutto di mera tolleranza familiare. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la conformazione strutturale della rampa e il suo utilizzo sistematico per oltre vent'anni costituiscono prove inequivocabili del requisito dell'apparenza e dell'intenzione di possedere il diritto, rendendo irrilevante la contestazione basata sui rapporti di parentela in assenza di prove contrarie sulla precarietà del passaggio.
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Opposizione all’esecuzione e inammissibilità ricorso
Un debitore ha proposto opposizione all'esecuzione contestando il pignoramento di un immobile, sostenendo che il bene fosse protetto da un fondo patrimoniale e da un vincolo di destinazione. Dopo il rigetto della domanda in primo grado, il soggetto ha presentato ricorso straordinario direttamente in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che le sentenze di primo grado relative a un'opposizione all'esecuzione devono essere impugnate tramite appello ordinario e non possono essere oggetto di ricorso diretto di legittimità.
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Pericolosità sociale e confisca: le nuove regole
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di confisca patrimoniale evidenziando una grave carenza nella ricostruzione della pericolosità sociale del proposto. Il provvedimento impugnato aveva esteso il periodo di pericolosità generica basandosi su un singolo episodio delittuoso del 2001, senza fornire prove di condotte illecite abituali fino al 2013. La Corte ha ribadito che la confisca richiede una rigorosa correlazione temporale tra l'acquisizione dei beni e la condotta criminale, dichiarando illegittima la motivazione che ignora le prove difensive sulla provenienza lecita dei capitali.
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Sanzione disciplinare: i limiti del docente
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una sanzione disciplinare irrogata a una docente per aver tenuto un comportamento irriguardoso durante uno scrutinio scolastico. La ricorrente contestava la violazione del principio di immutabilità dell'addebito e della libertà di insegnamento. La Suprema Corte ha stabilito che la sanzione disciplinare è valida se il nucleo dei fatti resta lo stesso, anche se precisato in sede istruttoria, e che la libertà di insegnamento non giustifica condotte contrarie ai doveri di correttezza e rispetto verso i colleghi.
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Giudizio di equità e appello: le regole della Corte
Una società di servizi televisivi ha impugnato la decisione di un Tribunale che dichiarava inammissibile il suo appello contro una sentenza del Giudice di Pace. Il Tribunale riteneva che la causa fosse stata decisa secondo equità, limitando così i motivi di gravame. La Suprema Corte ha invece accolto il ricorso, stabilendo che se il giudice di primo grado dichiara espressamente di decidere secondo diritto, si applica il principio di apparenza, rendendo l'appello pienamente ammissibile. Inoltre, la quantificazione della domanda entro i limiti generali di competenza esclude automaticamente il giudizio di equità necessario.
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Opposizione agli atti esecutivi: stop all’appello
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una sentenza d'appello poiché il ricorrente aveva erroneamente proposto appello contro una decisione qualificata come opposizione agli atti esecutivi. Secondo l'ordinamento, le sentenze rese su tale tipologia di opposizione non sono appellabili, ma possono essere impugnate esclusivamente tramite ricorso straordinario per cassazione. L'errore nella scelta del mezzo di gravame ha determinato l'inammissibilità dell'impugnazione e la definitiva formazione del giudicato sulla sentenza di primo grado.
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Servitù per destinazione: il ruolo dell’apparenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante una servitù per destinazione del padre di famiglia. La controversia verteva sull'esistenza di un diritto di passaggio tramite una scala esterna. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione dei fatti e delle prove, come l'accertamento del requisito dell'apparenza della servitù, spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, confermando così la decisione della Corte d'Appello che aveva riconosciuto il diritto.
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Servitù di passaggio apparente: il quid pluris
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26956/2024, ha chiarito i requisiti per l'acquisto di una servitù di passaggio per usucapione. Ha stabilito che la mera esistenza di una strada visibile non è sufficiente. È necessario un "quid pluris", ovvero opere che dimostrino in modo inequivocabile la specifica destinazione del percorso a servizio di un fondo (dominante) a scapito di un altro (servente). La Corte ha quindi cassato la decisione d'appello che si era limitata a constatare la presenza di un percorso asfaltato e inghiaiato, rinviando il caso per un nuovo esame basato su questo principio.
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Servitù di passaggio: quando non c’è il diritto?
Una proprietaria rivendicava una servitù di passaggio attraverso l'appartamento di una parente per accedere al proprio lastrico solare, basandosi su un precedente atto di divisione. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha respinto il ricorso. La Corte ha chiarito che, per la costituzione di una servitù per destinazione del padre di famiglia, non è sufficiente l'esistenza di un percorso, ma è necessario che le opere visibili (requisito dell'apparenza) dimostrino in modo inequivocabile la loro specifica funzione di servizio a favore del fondo dominante, circostanza non provata nel caso di specie.
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