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Appalto A Corpo

21 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Contratto in cui il prezzo per la realizzazione di un'opera viene stabilito in una somma fissa e invariabile, indipendentemente dalle quantità di lavoro effettivamente necessarie per completarla.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Appalto a corpo: quando scatta l’inadempimento contrattuale
L'Impresa esegue lavori di ristrutturazione per L'Ente Committente attraverso un appalto a corpo. Durante il cantiere, L'Impresa interrompe le attività contestando carenze nel progetto esecutivo e la ritardata consegna delle aree, iscrivendo riserve contabili. L'Ente Committente risolve il contratto a causa dei ritardi addebitabili all'appaltatore. I giudici di primo e secondo grado ritengono legittima la risoluzione dell'Ente Committente, evidenziando che L'Impresa doveva verificare il progetto e lo stato dei luoghi prima di formulare l'offerta. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Impresa. I giudici chiariscono che la valutazione comparativa inerente al grave inadempimento contrattuale appartiene esclusivamente al giudice di merito. La Cassazione non può riesaminare i fatti in presenza di decisioni conformi nei gradi precedenti. L'Impresa perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali.
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Contratto di appalto a misura: chi paga le opere parziali
Due committenti hanno contestato il saldo richiesto da un'impresa edile per lavori eseguiti parzialmente su un immobile. I committenti ritenevano il compenso limitato a un preventivo forfettario. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accertato l'esistenza di un contratto di appalto a misura, liquidando all'impresa le somme per i lavori effettivamente realizzati tramite perizia tecnica. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e dichiarato inammissibile il ricorso dei proprietari. La Suprema Corte ha chiarito che nel contratto di appalto a misura il corrispettivo si calcola sulla base della quantità effettiva delle opere eseguite. L'appaltatore ha ottenuto il riconoscimento del proprio credito residuo.
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Responsabilità dell’appaltatore per vizi tra saldo e risarcimento
Un'impresa edile ha citato in giudizio i proprietari di un immobile per ottenere il pagamento del saldo dei lavori di ristrutturazione. I proprietari hanno eccepito di non essere i committenti, indicando una società terza quale effettiva contraente. Intervenuta in causa, la committente ha dimostrato di aver versato somme in eccedenza e ha denunciato difetti costruttivi. I giudici di merito hanno condannato l'impresa a restituire il denaro pagato in più e a risarcire i danni per i difetti riscontrati. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sancendo la piena responsabilità dell'appaltatore per vizi. L'impresa risponde dei difetti anche insieme al direttore dei lavori se non contesta per iscritto gli errori progettuali.
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Danno curriculare negli appalti: senza prova la ditta perde
Un'impresa esecutrice di lavori pubblici ha chiesto il risarcimento dei danni al Comune per presunti ritardi, anomalie nell'esecuzione delle opere e mancato rilascio del certificato di esecuzione lavori, con conseguente pretesa a titolo di danno curriculare. La Corte d'Appello ha rigettato gran parte delle richieste per tardiva iscrizione delle riserve e mancanza di prova sui maggiori costi e sulle opportunità commerciali perse. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'impresa. I giudici hanno confermato che l'iscrizione delle riserve collegate alla sospensione dei lavori deve avvenire tempestivamente nei verbali di sospensione o ripresa. Inoltre, la Corte ha stabilito che il danno curriculare richiede una prova concreta e rigorosa delle specifiche gare d'appalto perse, non potendo coincidere con un generico calo del fatturato.
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Appalto a corpo: l’ispezione mancata nega i costi extra
Un'impresa di costruzioni ha firmato un contratto di appalto a corpo con una società ferroviaria per realizzare blocchi di fondazione. Durante i lavori, l'impresa ha registrato alcune riserve chiedendo il pagamento di costi extra per opere non previste e per servizi di scorta. I giudici di merito hanno respinto le richieste dell'impresa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che, in un appalto a corpo, l'appaltatore deve verificare il tracciato prima di fare l'offerta. Non si possono chiedere compensi successivi per elementi conoscibili fin dall'inizio. Inoltre, l'esecuzione incontestata del servizio di scorta dimostra l'accordo tra le parti per comportamento concludente.
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Appalto a corpo: risparmio sui materiali o prezzo fisso?
Un Consorzio di imprese (L'Appaltatore) ha chiesto a un'Azienda Ferroviaria (La Committente) oltre 29 milioni di euro per riserve nei lavori di raddoppio ferroviario. La Committente ha risposto chiedendo i danni per vizi dell'opera. La Corte d'Appello ha ridotto il compenso dell'Appaltatore per aver usato meno materiale del previsto e lo ha condannato a risarcire la Committente. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Appaltatore, stabilendo che in un appalto a corpo il prezzo è fisso e non può essere ridotto solo perché si è risparmiato sul materiale, senza verificare se vi sia stata una modifica sostanziale del progetto. Inoltre, la contestazione sui vizi dell'opera esclude l'accettazione automatica del calcolo dei danni. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Appalto a corpo: il prezzo fisso blocca i costi dei lavori extra
Un condominio si opponeva al pagamento di lavori extra richiesti dall'impresa appaltatrice per l'installazione di cancelli e citofoni. Il contratto originario era un appalto a corpo con clausole che escludevano espressamente qualsiasi revisione del prezzo, qualificando l'accordo come aleatorio. Nonostante ciò, la Corte d'Appello aveva riconosciuto all'impresa il compenso per alcune opere impreviste (copertura buche e pali della luce) autorizzate dal committente ma senza un accordo sul prezzo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condominio, stabilendo che, in presenza di un appalto a corpo con rinuncia alla revisione dei prezzi, anche i lavori imprevisti autorizzati ricadono nel rischio dell'appaltatore se non è stato pattuito un compenso aggiuntivo.
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Appalto a corpo: quando i lavori extra vanno pagati comunque
Nel contesto di un contratto di appalto pubblico per la realizzazione di un sottopassaggio stradale, le Imprese Appaltatrici hanno richiesto il pagamento di maggiori oneri derivanti da difficoltà esecutive impreviste, registrando specifiche riserve. L'Azienda Committente si è opposta, sostenendo che si trattasse di un appalto a corpo, formula che esclude la revisione dei prezzi. La Corte d'Appello ha accolto parzialmente le richieste delle imprese, riconoscendo il diritto al compenso per lavorazioni non previste o eccedenti le tolleranze. L'Azienda Committente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso principale poiché volto a ridiscutere valutazioni di merito già accertate dai giudici precedenti, e inefficace il ricorso incidentale tardivo delle imprese. L'Azienda Committente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Appalto a corpo: l’impresa perde il risarcimento ma il Comune paga
Un'impresa di costruzioni ha richiesto il risarcimento dei danni per la ritardata consegna delle aree di cantiere e per i maggiori costi derivanti da errori progettuali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa, confermando che, in caso di ritardo nella consegna, l'appaltatore deve prima chiedere il recesso dal contratto per poter pretendere un indennizzo. Inoltre, trattandosi di un appalto a corpo, l'impresa si era espressamente assunta il rischio dei maggiori costi e delle varianti progettuali, rendendo valide le clausole che escludevano ulteriori compensi. Infine, la Corte ha respinto anche il ricorso del Comune committente sugli interessi di mora, poiché l'ente non ha fornito la prova delle date di richiesta dei finanziamenti. Entrambe le parti escono sconfitte dal giudizio di legittimità.
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Lavori extra nell’appalto a corpo: si paga il mercato o il fisso?
Un artigiano (L'Appaltatore) esegue lavori di rifacimento del tetto per due coniugi (I Committenti). Il contratto prevede un prezzo fisso complessivo (appalto a corpo) e stabilisce che eventuali varianti siano concordate prima dell'esecuzione. L'Appaltatore realizza però opere aggiuntive senza preventivo scritto. Sorge un contrasto sul calcolo del compenso per queste opere. I Committenti pretendono di applicare una proporzione basata sul prezzo dell'appalto principale, mentre l'Appaltatore chiede i prezzi di mercato. La Corte di Cassazione dà ragione all'Appaltatore: per i lavori extra nell'appalto a corpo che risultano del tutto nuovi e autonomi rispetto al progetto originario, in mancanza di un accordo preventivo sul prezzo, il giudice deve determinare il compenso basandosi sui prezzi di mercato e non sulle tariffe proporzionali del contratto principale.
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Appalto a corpo: oneri e rischi nel contratto
La Corte d'Appello di Trieste ha confermato il rigetto delle pretese economiche di un'impresa nell'ambito di un appalto a corpo. Le richieste di risarcimento per maggiori oneri legati a materiali e attrezzature sono state negate poiché ritenute prevedibili già in fase di offerta, rientrando nell'ordinaria alea contrattuale. La Corte ha inoltre confermato la validità della penale per ritardo, escludendo che l'aggiornamento delle norme tecniche potesse giustificare l'inadempimento.
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Appalto a corpo: perché il prezzo fisso non copre i lavori extra
Una società creditrice ha avviato un pignoramento presso terzi contro la committente di un contratto di appalto a corpo, per recuperare somme dovute dall'appaltatore. La committente sosteneva di non dovere nulla, ma l'appaltatore ha richiesto il pagamento di varianti d'opera non pagate. La Corte d'Appello ha accertato l'inadempimento della committente, condannando i suoi eredi a pagare all'appaltatore oltre 45.000 euro per le varianti. Gli eredi hanno proposto ricorso in Cassazione, lamentando un difetto di motivazione e l'errata valutazione di un documento tecnico. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che nell'appalto a corpo il prezzo fisso non copre le varianti, le quali vanno compensate autonomamente se non vi è un accordo diverso. Gli eredi sono stati condannati anche al pagamento delle spese di giudizio.
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ASL non paga i lavori extra: legittima la risoluzione del contratto
Un'associazione di imprese sospende i lavori di ristrutturazione di un ospedale perché l'Azienda Sanitaria committente non paga delle opere extra. La Corte di Cassazione interviene sul tema della **risoluzione del contratto per inadempimento**. La Corte stabilisce un principio fondamentale: se un giudice, con una sentenza parziale, ha già accertato il mancato pagamento da parte del committente, questa decisione vincola le successive fasi del processo (cosiddetto 'giudicato interno'). La Corte d'Appello aveva sbagliato a ignorare questo fatto, attribuendo tutta la colpa all'impresa. La Cassazione annulla la sentenza e rinvia il caso a un nuovo giudice, che dovrà riconsiderare le responsabilità alla luce dell'inadempimento già accertato della stazione appaltante.
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Appalto a corpo: prezzo fisso contro lavori extra imprevisti
Una società appaltatrice ha citato in giudizio due società committenti per ottenere il pagamento di lavori extra in un progetto di urbanizzazione. Le committenti si sono opposte, invocando la natura di appalto a corpo del contratto, che prevedeva un prezzo fisso e invariabile, comprensivo di ogni onere aggiuntivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'appaltatrice, confermando che nell'appalto a corpo i costi per le varianti progettuali ricadono sull'esecutore se pattuito chiaramente. Contestualmente, la Corte ha rigettato anche le richieste delle committenti relative all'applicazione di una penale per il ritardo, poiché i rallentamenti erano dovuti a cause esterne e le committenti non avevano dimostrato di aver subito un danno effettivo o di aver dovuto pagare la penale all'ente pubblico. La decisione conferma la rigidità del prezzo nei contratti chiusi.
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Responsabilità PA: ritardi e onere della prova
Un'impresa concessionaria di opere pubbliche ha citato in giudizio un ente pubblico e gli assessorati regionali per i danni subiti a causa di gravi ritardi nell'approvazione di una perizia di variante. La Corte di Cassazione, riformando la decisione d'appello, ha chiarito la natura della responsabilità della pubblica amministrazione. Ha stabilito che la responsabilità dell'ente concedente per i ritardi, anche se causati da altri organi consultivi, è di natura contrattuale. Di conseguenza, l'impresa deve solo allegare il ritardo e il danno, mentre spetta all'amministrazione provare che l'inadempimento è dovuto a cause a essa non imputabili.
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Denuncia vizi appalto: la prova della data è cruciale
In una controversia relativa a un contratto di subappalto, la Corte di Cassazione ha stabilito che la data di scoperta dei difetti, essenziale per la tempestiva denuncia vizi appalto, deve essere provata in modo rigoroso. Se la data di un documento prodotto in giudizio è contestata, il giudice non può ritenerla certa senza una motivazione adeguata, anche se il documento è considerato un mero 'fatto storico'. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello su questo punto, rinviando per una nuova valutazione.
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Variazioni appalto: quando spetta il compenso extra?
Una sentenza della Corte d'Appello affronta un caso di subappalto nel settore navale, chiarendo le condizioni per il riconoscimento di un compenso aggiuntivo per le variazioni appalto. La Corte ha respinto la richiesta di maggior compenso del subappaltatore per mancanza di prove specifiche su ordini di modifica da parte del committente, pur riconoscendogli il diritto agli interessi di mora sui pagamenti tardivi. La decisione sottolinea come, in un appalto a corpo, l'onere di provare le variazioni ordinate oralmente gravi interamente sull'appaltatore.
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Impugnazione lodo arbitrale: limiti e motivi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24777/2024, rigetta il ricorso di una società costruttrice, chiarendo i limiti dell'impugnazione lodo arbitrale. La Corte ha stabilito che la libertà degli arbitri nella gestione del procedimento non viola il contraddittorio se è garantito il diritto di difesa. Inoltre, ha ribadito che l'impugnazione per errore di diritto non consente un riesame del merito, ma è limitata a specifiche violazioni, che devono essere puntualmente indicate dal ricorrente.
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Appalto a corpo: compenso extra per lavori ulteriori
Una società di costruzioni ha eseguito lavori extra in un contratto di appalto a corpo. Il committente, una cooperativa, si è rifiutato di pagarli, trovando l'appoggio della Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che i lavori extracontrattuali, a differenza delle semplici varianti, devono essere sempre compensati, anche in un appalto a corpo. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per ricalcolare il dovuto.
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Patto di manleva: limiti e varianti nell’appalto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2148/2024, ha definito i limiti di un patto di manleva in un contratto di appalto. Una società acquirente, che aveva commissionato lavori aggiuntivi, ha chiesto il rimborso dei costi alla società venditrice in virtù di una clausola di manleva. La Corte ha stabilito che la manleva copre solo le varianti rientranti nell'alea fisiologica del contratto originario e non le opere completamente nuove ed extracontrattuali, ordinate direttamente dall'acquirente. Di conseguenza, ha respinto il ricorso, confermando che i costi per tali opere aggiuntive restano a carico di chi le ha commissionate.
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