LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1659 Codice Civile

45 provvedimenti

Lavori extracontrattuali: committente vince senza prove scritte
Un appaltatore ha citato in giudizio il committente per ottenere il pagamento del saldo per la ristrutturazione di un immobile. La richiesta economica includeva il compenso per presunti lavori extracontrattuali. Il committente ha sostenuto di aver già pagato l'intero dovuto tramite acconti, negando l'esecuzione e l'accordo sulle opere aggiuntive. I giudici di merito hanno respinto la domanda dell'artigiano per assenza di prove sull'effettivo accordo e sulla realizzazione degli interventi. La Corte di Cassazione ha confermato il verdetto dichiarando inammissibile il ricorso dell'appaltatore. La perizia tecnica di controparte non costituisce confessione. L'appaltatore perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
Continua »
Lavori extracontrattuali nell’appalto: no a fatture tardive
Un committente contesta il pagamento richiesto da un'impresa edile per presunti lavori extracontrattuali nell'appalto. L'impresa, dopo aver inviato le fatture di acconto e di saldo per le opere concordate, ha emesso ad oltre un anno di distanza una nuova fattura per presunti interventi aggiuntivi. Il Tribunale rigetta la domanda di pagamento per mancanza di prove sul consenso del committente e sulla data di esecuzione dei lavori. L'impresa propone ricorso in Cassazione lamentando un difetto di motivazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. L'impresa richiedeva un inammissibile riesame dei fatti e delle testimonianze, precluso in sede di legittimità. La decisione di merito risulta sorretta da una motivazione logica e congrua. L'impresa perde la causa e deve versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
Continua »
Responsabilità dell’appaltatore tra errori di progetto e vizi
La vicenda nasce dalla contestazione di un impianto di climatizzazione affetto da gravi anomalie tecniche. La committente rifiuta di saldare l'importo residuo all'impresa esecutrice e richiede la risoluzione del contratto. L'impresa ottiene invece un'ingiunzione di pagamento, sostenendo di aver eseguito fedelmente i disegni redatti dai tecnici terzi nominati dalla cliente. I giudici di merito ritengono l'impresa esente da colpe poiché priva di autonomia progettuale. La Corte di Cassazione ribalta la pronuncia e ridefinisce i confini della responsabilità dell'appaltatore. L'imprenditore edile non può mai considerarsi un semplice esecutore passivo, ma deve verificare la correttezza del progetto secondo la specifica diligenza professionale. L'impresa risponde dei difetti dell'opera se non dimostra di aver tempestivamente segnalato gli errori ai committenti prima di proseguire i lavori.
Continua »
Appalto a corpo: risparmio sui materiali o prezzo fisso?
Un Consorzio di imprese (L'Appaltatore) ha chiesto a un'Azienda Ferroviaria (La Committente) oltre 29 milioni di euro per riserve nei lavori di raddoppio ferroviario. La Committente ha risposto chiedendo i danni per vizi dell'opera. La Corte d'Appello ha ridotto il compenso dell'Appaltatore per aver usato meno materiale del previsto e lo ha condannato a risarcire la Committente. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Appaltatore, stabilendo che in un appalto a corpo il prezzo è fisso e non può essere ridotto solo perché si è risparmiato sul materiale, senza verificare se vi sia stata una modifica sostanziale del progetto. Inoltre, la contestazione sui vizi dell'opera esclude l'accettazione automatica del calcolo dei danni. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Varianti nell’appalto: quando i lavori extra non vanno pagati
Una società committente si opponeva al pagamento di lavori extra richiesti dall'impresa costruttrice per la ristrutturazione di una villa. Il contratto originario prevedeva l'obbligo della forma scritta per qualsiasi modifica. La Corte d'Appello aveva ritenuto dovuti i pagamenti, ipotizzando un'approvazione tacita della committente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della committente (rappresentata dalla ex socia). I giudici hanno stabilito che le varianti nell'appalto proposte dall'appaltatore richiedono sempre l'autorizzazione scritta del committente. Non è ammessa l'approvazione per comportamenti concludenti se il contratto impone la forma scritta. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Contratto di appalto privato: varianti e penale per ritardo
Un'azienda committente si oppone al decreto ingiuntivo ottenuto da un'impresa edile per il pagamento di lavori di ristrutturazione, lamentando vizi e chiedendo l'applicazione della penale per il ritardo nella consegna. I giudici di merito riducono la somma dovuta ma escludono la penale, ritenendo che le varianti in corso d'opera abbiano annullato i termini di consegna originari. La Cassazione accoglie il ricorso dell'azienda. La Corte stabilisce che, in un contratto di appalto privato, il giudice non può recepire acriticamente la consulenza tecnica d'ufficio se contestata specificamente. Inoltre, per escludere la penale da ritardo, il giudice deve verificare se le varianti apportate siano effettivamente così importanti da stravolgere il piano dei lavori originario. La sentenza viene cassata con rinvio.
Continua »
Appalto a corpo: il prezzo fisso blocca i costi dei lavori extra
Un condominio si opponeva al pagamento di lavori extra richiesti dall'impresa appaltatrice per l'installazione di cancelli e citofoni. Il contratto originario era un appalto a corpo con clausole che escludevano espressamente qualsiasi revisione del prezzo, qualificando l'accordo come aleatorio. Nonostante ciò, la Corte d'Appello aveva riconosciuto all'impresa il compenso per alcune opere impreviste (copertura buche e pali della luce) autorizzate dal committente ma senza un accordo sul prezzo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condominio, stabilendo che, in presenza di un appalto a corpo con rinuncia alla revisione dei prezzi, anche i lavori imprevisti autorizzati ricadono nel rischio dell'appaltatore se non è stato pattuito un compenso aggiuntivo.
Continua »
Penale per ritardo: l’appaltatore perde contro l’ente
Un imprenditore edile (L'Appaltatore) ha stipulato un contratto con un ente pubblico (La Stazione Appaltante) per la costruzione di alloggi popolari. A causa di ritardi nella consegna delle opere, la Stazione Appaltante ha applicato una penale per ritardo. L'Appaltatore ha impugnato la sanzione, sostenendo che i rallentamenti fossero dovuti a varianti progettuali e ad atti vandalici qualificabili come forza maggiore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Appaltatore, confermando la legittimità della penale per ritardo. I giudici hanno chiarito che le varianti non azzerano i termini contrattuali e che la contestazione sulla forza maggiore era generica e priva di prove concrete sul nesso causale.
Continua »
Penale per il ritardo nell’appalto: le varianti la cancellano
Un Committente affida a un Appaltatore la costruzione di un immobile, pattuendo una penale per il ritardo nell'appalto. Successivamente, il Committente richiede importanti varianti al progetto originario. A causa dei ritardi, il Committente chiede la risoluzione del contratto e il pagamento della penale. L'Appaltatore si oppone, chiedendo il saldo dei lavori eseguiti. La Corte di Cassazione conferma che la richiesta di rilevanti opere aggiuntive da parte del committente azzera il termine di consegna originario e la relativa penale, salvo diverso accordo scritto. Di conseguenza, il Committente perde la causa, non ha diritto alla penale e viene condannato a pagare il saldo dei lavori all'Appaltatore, oltre alle spese legali e a una sanzione per abuso del processo.
Continua »
Contratto di appalto: il committente paga i lavori extra
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Committente contro la sentenza che lo condannava a pagare all'Impresa Appaltatrice il saldo per i lavori extra. La controversia nasceva da un contratto di appalto per il recupero di un sottotetto. Il Committente contestava l'autorizzazione alle varianti e la quantificazione dei costi, sostenendo che la contabilità di cantiere fosse solo una bozza. La Suprema Corte ha stabilito che valutare l'attendibilità delle prove spetta solo al giudice di merito. Di conseguenza, la Cassazione non può riesaminare i fatti già accertati. Il Committente perde la causa e deve pagare le spese legali.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo chiude la lite
Una Società Appaltatrice ha chiesto il pagamento di oltre cinquantunomila euro a un Comune per lavori pubblici eseguiti. Dopo la decisione favorevole della Corte d'Appello, il Comune ha proposto ricorso in Cassazione contestando la legittimità della cessione del credito e la prescrizione dei diritti. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere amichevolmente la controversia. Di conseguenza, il Comune ha depositato un atto formale di rinuncia agli atti. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia al ricorso per cassazione, confermando la fine della lite senza ulteriori spese processuali o sanzioni fiscali per le parti.
Continua »
Responsabilità dell’appaltatore: paga chi rifiuta la sicurezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi di una committente, confermando l'assenza di responsabilità dell'appaltatore per i danni da infiltrazioni d'acqua avvenuti durante il rifacimento di un tetto. La committente aveva infatti rifiutato la posa di una guaina protettiva proposta dall'impresa, preferendo l'uso di semplici teli di nylon rivelatisi inefficaci. La Corte ha inoltre stabilito che l'appaltatore ha diritto al pagamento dei lavori extra ordinati direttamente dalla committente, in base all'articolo 1661 del codice civile, anche se il contratto originario era stato stipulato a forfait. Gli eredi sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
Continua »
Varianti nel contratto di appalto: paga il committente che firma
L'Appaltatore ha richiesto il pagamento di lavori aggiuntivi eseguiti per la climatizzazione di un locale commerciale. Il Committente si è opposto, sostenendo che tali modifiche fossero necessarie per rimediare a errori di progettazione dell'impresa. La Corte d'Appello ha negato il compenso all'appaltatore, ritenendo che il contratto fosse a prezzo fisso globale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'appaltatore. I giudici hanno rilevato una grave contraddizione nella sentenza d'appello, che prima ha riconosciuto l'esistenza di un verbale di collaudo in cui il committente richiedeva le modifiche, e poi ne ha negato il valore di prova. Inoltre, la Corte d'Appello ha omesso di valutare la perizia tecnica sui costi delle varianti nel contratto di appalto. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
Continua »
Lavori extra nell’appalto a corpo: si paga il mercato o il fisso?
Un artigiano (L'Appaltatore) esegue lavori di rifacimento del tetto per due coniugi (I Committenti). Il contratto prevede un prezzo fisso complessivo (appalto a corpo) e stabilisce che eventuali varianti siano concordate prima dell'esecuzione. L'Appaltatore realizza però opere aggiuntive senza preventivo scritto. Sorge un contrasto sul calcolo del compenso per queste opere. I Committenti pretendono di applicare una proporzione basata sul prezzo dell'appalto principale, mentre l'Appaltatore chiede i prezzi di mercato. La Corte di Cassazione dà ragione all'Appaltatore: per i lavori extra nell'appalto a corpo che risultano del tutto nuovi e autonomi rispetto al progetto originario, in mancanza di un accordo preventivo sul prezzo, il giudice deve determinare il compenso basandosi sui prezzi di mercato e non sulle tariffe proporzionali del contratto principale.
Continua »
Modifica tacita del contratto di appalto: batte la forma scritta?
Un'impresa edile chiede il pagamento di lavori extra eseguiti durante la ristrutturazione di una villa. La Committente si oppone, sostenendo che le modifiche non sono state autorizzate per iscritto come previsto dal contratto. I giudici di merito avevano riconosciuto la validità della modifica tacita del contratto di appalto, basandosi sul comportamento della Committente. La Corte di Cassazione, tuttavia, non ha ancora deciso. Ritenendo la questione di fondamentale importanza per il diritto, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per stabilire un principio chiaro: il comportamento delle parti può superare un accordo che impone la forma scritta per le modifiche contrattuali?
Continua »
Estinzione del Giudizio per Rinuncia: Causa Chiusa in Cassazione
Una società appaltatrice ottiene un ordine di pagamento per lavori edili. La società committente si oppone, contestando vari aspetti del contratto e la causa arriva fino alla Corte di Cassazione. A questo punto, le parti raggiungono un accordo: la committente ritira il proprio ricorso e l'appaltatrice accetta. La Suprema Corte, prendendo atto della volontà delle parti, dichiara l'estinzione del giudizio per rinuncia. Questa decisione chiude definitivamente la controversia, rendendo finale la sentenza precedente e stabilendo che il ricorrente non debba versare l'ulteriore contributo unificato, solitamente dovuto in caso di sconfitta.
Continua »
Variazioni non autorizzate appalto: Condominio perde la causa
Un'impresa esegue lavori di consolidamento per un condominio usando una tecnica diversa da quella pattuita, ma ugualmente efficace. Il condominio contesta le variazioni non autorizzate appalto e si rifiuta di pagare, chiedendo la risoluzione del contratto. La Corte di Cassazione dà torto al condominio. Stabilisce che se le modifiche non causano danni e l'opera è tecnicamente valida, il rifiuto di pagare è un inadempimento più grave. La valutazione sulla qualità dei lavori spetta ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione. Vince l'impresa, che ottiene la risoluzione del contratto per colpa del condominio e il pagamento dei lavori eseguiti.
Continua »
Appalto pubblico: varianti e crediti non impugnati
La Corte di Cassazione ha esaminato una controversia relativa a un contratto di Appalto pubblico tra una società di costruzioni e un ente comunale. La società lamentava il mancato pagamento di riserve e varianti rese necessarie da errori progettuali. La Suprema Corte ha accolto i motivi riguardanti la violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, poiché il giudice d'appello aveva negato crediti non specificamente impugnati. Tuttavia, la Corte ha confermato che nell'appalto pubblico le varianti non autorizzate formalmente non danno diritto a compenso aggiuntivo né a indennizzi per arricchimento senza causa, ribadendo il rigore formale necessario nei rapporti con la Pubblica Amministrazione.
Continua »
Varianti nel contratto di appalto: pagamenti e vizi d’opera
Una committente ha impugnato la decisione che la condannava a pagare lavori extra eseguiti da un'impresa edile. La controversia riguardava le varianti nel contratto di appalto, che l'impresa sosteneva essere state richieste dalla cliente. La Corte d'Appello aveva riconosciuto il credito dell'appaltatore basandosi su un accertamento tecnico preventivo e su prove presuntive. Tuttavia, la Cassazione ha rilevato un vizio fondamentale: i giudici di secondo grado non si sono pronunciati sulla domanda della committente relativa al risarcimento per i vizi delle opere. La Suprema Corte ha quindi stabilito che, nonostante il diritto al compenso per le varianti, il giudice deve sempre rispondere alla richiesta di danni per difetti costruttivi, cassando la sentenza con rinvio per un nuovo esame della domanda risarcitoria.
Continua »
Aggiudicazione e stipulazione del contratto: perché vincere non basta
Una società di servizi ecologici ha agito contro un Ente Comunale per ottenere il pagamento di prestazioni rese dopo l'aggiudicazione di una gara, ma senza la firma del contratto. Durante il giudizio, la società è fallita. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'aggiudicazione e stipulazione del contratto sono atti distinti e che, in assenza di contratto scritto, l'impresa non ha diritto al corrispettivo contrattuale ma solo al rimborso delle spese per i servizi urgenti. Inoltre, il fallimento intervenuto dopo la chiusura della discussione non interrompe il processo di primo grado. Il ricorso della curatela è stato rigettato, confermando che il vincolo contrattuale sorge solo con la sottoscrizione formale.
Continua »