L'Imputato, condannato per detenzione di sostanze stupefacenti, ha concordato l'applicazione della pena per un totale di tre anni e quattro mesi di reclusione, comprensivi dell'aumento per la continuazione dei reati. Il giudice di merito ha applicato anche la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, stabilendo che, ai fini dell'applicazione della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, il calcolo della pena principale non deve includere l'aumento per la continuazione. Escludendo tale aumento, la pena scende a due anni e otto mesi, sotto la soglia minima di tre anni prevista dalla legge. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza limitatamente alla pena accessoria, eliminandola.
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