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20 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un operatore professionale, persona fisica o società, che accetta scommesse su eventi, tipicamente sportivi, pagando le vincite secondo quote prestabilite. È comunemente conosciuto come bookmaker.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Raccolta abusiva di scommesse: condanna per intermediari non UE
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un intermediario che gestiva scommesse per conto di un allibratore estero senza possedere la necessaria licenza di pubblica sicurezza. La difesa sosteneva che l'operatore straniero fosse stato escluso ingiustamente dalle procedure di concessione in Italia. I giudici hanno invece accertato che la società estera non aveva mai presentato domanda di partecipazione alle gare per ottenere la concessione statale. Di conseguenza, l'attività dell'intermediario configura pienamente il reato di raccolta abusiva di scommesse. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per via di motivi meramente ripetitivi e contrari alla giurisprudenza consolidata, condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Scommesse estere senza licenza: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dal gestore di un centro scommesse contro la condanna per raccolta di scommesse non autorizzata. L'imputato operava quale intermediario per conto di un allibratore estero senza la prescritta licenza di pubblica sicurezza e senza concessione dei Monopoli di Stato. La difesa non ha dimostrato l'esistenza delle autorizzazioni né una eventuale esclusione illegittima dell'operatore estero dalle gare pubbliche. I giudici di legittimità hanno ribadito che l'intermediazione senza titolo abilitativo integra reato, confermando la responsabilità penale e condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Imposta unica sulle scommesse: operatore estero tenuto a pagare
L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha emesso un avviso di accertamento per il mancato pagamento del tributo per l'anno 2010 nei confronti di un bookmaker estero privo di concessione e della ricevitoria italiana collegata. I giudici tributari regionali avevano annullato l'atto ritenendo non tassabile l'attività svolta nel 2010. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia fiscale, chiarendo che l'imposta unica sulle scommesse si applica direttamente a tutti i bookmaker esteri privi di concessione anche per le annualità anteriori al 2011. La sentenza costituzionale ha escluso la responsabilità retroattiva delle sole ricevitorie intermedie, lasciando intatto l'obbligo tributario a carico dell'operatore straniero che gestisce il gioco in Italia.
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Raccolta abusiva di scommesse: condanna senza licenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del gestore di una sala giochi per il reato di raccolta abusiva di scommesse. L'imputato operava per conto di un allibratore straniero senza la licenza di pubblica sicurezza prescritta dall'art. 88 TULPS e senza concessione ministeriale. La difesa sosteneva la discriminazione dell'operatore estero e il ruolo di semplice dipendente dell'imputato. I giudici hanno respinto il ricorso, evidenziando che l'assenza di autorizzazioni nazionali e la mancata adesione alle procedure di sanatoria rendono l'attività penalmente illecita, a prescindere dai rapporti con il bookmaker estero. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna e ponendo a carico del ricorrente le spese processuali.
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Scommesse abusive: conto personale del gestore costa la condanna
Il Gestore di un centro scommesse italiano, affiliato a un allibratore estero, è stato condannato per il reato di scommesse abusive. L'imputato raccoglieva giocate dai clienti utilizzando un proprio conto gioco personale, anziché far aprire singoli conti ai clienti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che tale condotta costituisce un'illecita attività di intermediazione e non una semplice trasmissione dati. La Corte ha inoltre escluso la particolare tenuità del fatto a causa della ripetitività e del volume delle scommesse raccolte in un breve periodo. Il ricorso del Gestore è stato rigettato, con condanna al pagamento delle spese processuali.
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Esercizio abusivo di scommesse: condannato anche con locale vuoto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un individuo accusato di esercizio abusivo di scommesse. L'imputato gestiva un punto di raccolta scommesse per conto di un bookmaker straniero senza possedere la licenza richiesta. La difesa sosteneva che al momento del controllo non ci fossero clienti, ma i giudici hanno ritenuto irrilevante questa circostanza. La presenza di attrezzature funzionanti e collegate a un sito di betting, come un computer e una stampante, è stata considerata prova sufficiente per integrare il reato. La sentenza stabilisce che l'attività illecita esiste per la sola predisposizione dei mezzi, a prescindere dalla presenza fisica di scommettitori.
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Esercizio abusivo scommesse: sanatoria tardiva non cancella reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per esercizio abusivo raccolta scommesse a carico del titolare di un centro scommesse affiliato a un bookmaker straniero privo di licenza italiana. L'imputato sosteneva di essere stato discriminato e di aver tentato una regolarizzazione. I giudici hanno però stabilito che la procedura di sanatoria, avvenuta in ritardo e solo parzialmente, non cancella il reato commesso in precedenza. L'attività di raccolta scommesse senza la necessaria autorizzazione di pubblica sicurezza resta un illecito penale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Scommesse Abusive: Condanna Annullata per Prescrizione del Reato
Una operatrice di un centro scommesse viene condannata per esercizio abusivo di scommesse per conto di un bookmaker estero. La sua difesa sostiene che il bookmaker sia stato discriminato da una clausola del bando di gara statale, che imponeva la cessione gratuita di tutti i beni (inclusi marchio e software) a fine concessione. La Cassazione ritiene fondato il ricorso, criticando i giudici precedenti per non aver valutato l'impatto economico di tale clausola sui beni immateriali. Tuttavia, il tempo trascorso ha causato la prescrizione del reato. Di conseguenza, la Corte annulla la condanna e chiude il caso definitivamente.
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Scommesse abusive: quando scatta la condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di scommesse abusive nei confronti del titolare di un esercizio commerciale che operava per conto di un bookmaker estero. Nonostante la difesa sostenesse la discriminazione della società straniera nell'accesso alle concessioni italiane, i giudici hanno rilevato che l'imputato non si limitava alla trasmissione dati. L'attività consisteva in una vera intermediazione, con incasso di denaro e pagamento di vincite, svolta senza la licenza di pubblica sicurezza prescritta dall'art. 88 TULPS. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché richiedeva una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità.
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Scommesse abusive: quando scatta la condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di scommesse abusive a carico di un'imputata che gestiva un centro scommesse senza la licenza di pubblica sicurezza. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati erano generici o nuovi rispetto al giudizio di appello. La Suprema Corte ha ribadito che l'inammissibilità originaria del ricorso impedisce di dichiarare la prescrizione del reato maturata dopo la sentenza di secondo grado, condannando inoltre la ricorrente al pagamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Intermediazione scommesse: il reato è configurato
La Corte di Cassazione conferma la condanna per il titolare di un bar che effettuava intermediazione scommesse. Usare il conto gioco di un dipendente per scommettere per un cliente, anche in presenza di un contratto per la promozione di giochi, integra il reato di raccolta abusiva di scommesse e non una semplice contravvenzione, in quanto configura un'attività di intermediazione non autorizzata.
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Raccolta scommesse illecita: licenza sempre necessaria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un operatore commerciale condannato per il reato di raccolta scommesse illecita. L'operatore agiva per conto di un allibratore straniero sprovvisto della necessaria concessione statale e della licenza di polizia. La Corte ha confermato che il sistema italiano del "doppio binario" (concessione + licenza) è compatibile con il diritto UE e che, per escludere la responsabilità penale, occorre dimostrare un'esclusione discriminatoria dai bandi di gara, circostanza non provata nel caso di specie. Rigettata anche la tesi dell'ignoranza inevitabile della legge in ragione della qualifica professionale dell'operatore.
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Raccolta scommesse illegale: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gestore di un centro scommesse, condannato per raccolta scommesse illegale. La Corte ha stabilito che l'attività non era una mera trasmissione di dati, ma un'intermediazione diretta, con incasso di denaro e uso di conti gioco personali. Tale condotta integra il reato, a prescindere da eventuali discriminazioni subite dal bookmaker estero nelle gare per le concessioni italiane.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5857/2024, ha definito una controversia sull'imposta unica scommesse per l'anno 2009. Ha stabilito che una ricevitoria (CTD) che opera per un bookmaker estero non è soggetta all'imposta per i periodi antecedenti al 2011, accogliendo il suo ricorso sulla base di una precedente sentenza della Corte Costituzionale. Per il bookmaker estero, invece, la Corte ha confermato la debenza del tributo, ma ha annullato le sanzioni a causa dell'obiettiva incertezza normativa esistente all'epoca dei fatti.
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Scommesse senza licenza: l’autonomia dell’intermediario
L'amministratore di un centro scommesse è stato accusato di operare senza le dovute autorizzazioni. In sua difesa, ha sostenuto che il bookmaker straniero per cui operava era stato discriminato nell'accesso alle concessioni italiane. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: il reato di scommesse senza licenza è autonomo e la responsabilità ricade direttamente sull'intermediario italiano. Le vicende del partner straniero sono irrilevanti ai fini della configurabilità del reato.
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Intermediazione illegittima scommesse: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gestore di un centro scommesse condannato per intermediazione illegittima scommesse. La condotta contestata consisteva nel mettere a disposizione dei clienti il proprio conto gioco personale, o conti fittizi, per consentire loro di scommettere in modo anonimo per conto di un allibratore estero. Secondo la Corte, questa specifica azione configura di per sé il reato, rendendo irrilevanti le questioni relative alla licenza del bookmaker straniero.
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Scommesse illegali: la Cassazione conferma la condanna
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un intermediario di scommesse illegali per un bookmaker estero. La Corte ribadisce che l'assenza di concessione e licenza integra il reato, a meno che non si provi una discriminazione nell'accesso alle gare. La raccolta diretta di scommesse aggrava la posizione dell'imputato.
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Raccolta scommesse e onere della prova: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma una condanna per raccolta scommesse illecita, rigettando il ricorso di un gestore di un centro affiliato a un operatore estero. La sentenza stabilisce che l'onere di provare la discriminazione da parte dello Stato, che avrebbe impedito di ottenere la licenza, spetta alla difesa e non può essere solo genericamente affermato. Viene inoltre esclusa la buona fede dell'imputato, poiché era consapevole che il suo centro non rientrava in alcuna procedura di regolarizzazione.
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Raccolta illecita scommesse: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per raccolta illecita di scommesse a carico del titolare di un locale che, pur figurando come internet point, operava come intermediario per un bookmaker estero privo di concessione. La Corte ha ritenuto irrilevante la difesa basata sulla mera elaborazione dati, valorizzando invece gli elementi concreti che provavano un'attività organizzata di accettazione e raccolta di giocate. È stata inoltre esclusa la particolare tenuità del fatto per via della natura non occasionale dell'attività e respinta la censura sulla violazione del divieto di 'reformatio in peius'.
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Agenzia scommesse senza licenza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di assoluzione nei confronti del gestore di una agenzia scommesse senza licenza. La Corte ha stabilito che la discriminazione subita dal bookmaker straniero nelle gare per le concessioni non giustifica l'operatività senza autorizzazione, qualora lo stesso bookmaker non abbia aderito alle procedure di regolarizzazione (sanatoria) offerte dalla legge italiana. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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