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Aliquota Ordinaria

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La percentuale standard di tassazione applicata sui redditi societari, che nel caso specifico dell'IRES era pari al ventisette virgola cinque per cento.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Agevolazione Prima Casa: Dichiarazione Tardiva, Beneficio Negato
Un acquirente ha acquistato un immobile all'asta, pagando l'imposta con l'aliquota ordinaria. Successivamente, ha richiesto il rimborso per usufruire dell'agevolazione prima casa, affermando di possedere i requisiti. La Commissione Tributaria Regionale aveva accolto la sua richiesta. Tuttavia, l'Agenzia delle Entrate ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che l'acquirente non aveva espresso la volontà di beneficiare dell'agevolazione prima casa né al momento dell'aggiudicazione né alla registrazione del decreto di trasferimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che la dichiarazione dei requisiti per l'agevolazione prima casa è obbligatoria e deve essere fatta prima della registrazione del decreto di trasferimento. Di conseguenza, l'acquirente non ha ottenuto il rimborso e dovrà sostenere le spese legali.
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Aliquota IVA agevolata negata alle gite in barca complete
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società la scorretta applicazione dell'aliquota IVA agevolata al 10% anziché quella ordinaria al 22% per escursioni marittime. La società offriva ai clienti non un semplice trasporto, ma un pacchetto turistico completo comprensivo di soste bagno, aperitivi con prodotti tipici, musica e guida turistica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che le gite in barca con servizi ricreativi e gastronomici aggiuntivi costituiscono una prestazione complessa unitaria. Di conseguenza, il contribuente non può fruire dell'aliquota IVA agevolata prevista per il solo trasporto passeggeri. La Suprema Corte ha inoltre confermato l'onere della prova a carico del contribuente per dimostrare i presupposti delle agevolazioni e ha negato la presenza di una incertezza normativa obiettiva, condannando la società al pagamento delle spese legali.
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Tassazione delle società controllate estere: niente sconti
L'Amministrazione finanziaria ha emesso una cartella di pagamento contro un'azienda italiana per recuperare una maggiore imposta IRES. La contestazione riguardava l'aliquota da applicare ai redditi derivanti da imprese controllate estere con sede in paradisi fiscali. L'azienda, non avendo dichiarato redditi propri in Italia per quell'anno, pretendeva di applicare l'aliquota ridotta del ventisette per cento. Al contrario, il fisco esigeva l'aliquota ordinaria del ventisette virgola cinque per cento. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Amministrazione finanziaria. I giudici hanno stabilito che, in tema di tassazione delle società controllate estere, se la controllante italiana non ha un'aliquota media calcolabile a causa di perdite o assenza di reddito, si applica l'aliquota ordinaria e non quella minima agevolata. Di conseguenza, la cartella di pagamento è valida e l'azienda deve pagare la differenza d'imposta.
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Tassazione per trasparenza: niente sconti per le società estere
L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella di pagamento nei confronti di una società italiana per il recupero di maggiore IRES. La contestazione riguardava l'aliquota applicabile ai redditi di una controllata estera situata in un paradiso fiscale, imputati alla controllante italiana tramite la tassazione per trasparenza. La società italiana, non avendo prodotto redditi propri nell'anno di riferimento, pretendeva di applicare l'aliquota minima agevolata del 27%. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che, in assenza di un'aliquota media calcolabile per la controllante, si applica l'aliquota ordinaria del 27,5% e non quella minima. Di conseguenza, la cartella di pagamento è stata dichiarata valida e la società è stata condannata a pagare le imposte dovute e le spese legali.
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Rivalsa IVA successiva: l’azienda vince sulla fondazione
Un'azienda fornitrice di energia elettrica ha applicato erroneamente alla Fondazione cliente l'aliquota IVA agevolata del 10% anziché quella ordinaria del 22%. Accortasi dell'errore, l'azienda ha emesso note di variazione in aumento e ha richiesto il pagamento della differenza. I giudici di merito avevano rigettato la richiesta, ritenendo che la rivalsa richiedesse un previo accertamento del fisco. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che la rivalsa IVA successiva per correzione spontanea di errori di fatturazione (regolata dall'art. 26 del d.P.R. 633/1972) non richiede alcun previo accertamento dell'Amministrazione finanziaria né il preventivo pagamento dell'imposta all'erario. L'azienda ha quindi diritto di recuperare la maggiore imposta direttamente dal cliente.
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Aliquota IRAP Confidi: la Cassazione frena le pretese del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto a un consorzio di garanzia collettiva fidi il pagamento di una maggiore imposta, applicando l'aliquota maggiorata prevista dalla Regione Toscana per banche e istituzioni finanziarie. Il consorzio ha contestato la cartella esattoriale, sostenendo di avere diritto all'applicazione dell'aliquota ordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, stabilendo che l'incremento dell'imposta non si applica a questi enti. I consorzi, pur svolgendo attività commerciale, mantengono una funzione mutualistica di sostegno alle piccole imprese e calcolano la base imponibile con regole speciali. Di conseguenza, l'aliquota IRAP Confidi deve rimanere quella ordinaria del quattro virgola venticinque per cento, escludendo la maggiorazione dello zero virgola ottantacinque per cento riservata agli istituti bancari ordinari.
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Tassazione separata CFC: fisco vince ma perde sulle sanzioni
Un grande istituto bancario ha impugnato una cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato. L'Agenzia delle Entrate aveva ricalcolato l'imposta applicando l'aliquota ordinaria IRES del 33% anziché quella ridotta del 27% per i redditi di società estere controllate. La banca, trovandosi in perdita fiscale, riteneva applicabile l'aliquota minima. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recupero d'imposta tramite controllo automatizzato e l'inapplicabilità dell'aliquota agevolata in assenza di un'aliquota media. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso sul tema delle sanzioni, annullando la decisione della Commissione Regionale per totale difetto di motivazione sulla richiesta di disapplicazione delle sanzioni per incertezza normativa. La causa è stata rinviata per un nuovo esame sulle sanzioni.
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