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Agente Sotto Copertura

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un operatore di polizia che agisce in incognito per infiltrarsi in organizzazioni criminali e raccogliere prove, senza istigare la commissione di reati.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Agente sotto copertura: tra prove valide e condanne annullate
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di diversi soggetti condannati per spaccio di stupefacenti a seguito di un'operazione condotta da un agente sotto copertura. La difesa contestava l'inutilizzabilità delle prove, sostenendo che la polizia avesse agito come "agente provocatore", istigando al reato. La Suprema Corte ha rigettato questa tesi, confermando che l'attività illecita era già in corso e l'agente si è limitato a svelarla. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso di un imputato condannato come "palo" solo sulla base di un cenno del capo, ritenendo la motivazione carente e basata su meri indizi non gravi né precisi. Ha inoltre annullato con rinvio le posizioni di altri due imputati per difetto di motivazione sulle pene e sulla recidiva, confermando le restanti condanne.
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Scatole di tonno e traffico di stupefacenti: condanna a 24 anni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato a 24 anni di reclusione per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'imputato gestiva un canale di importazione di cocaina dal Sudamerica all'Europa, nascondendo la droga in scatole di tonno. La difesa contestava la disparità di trattamento rispetto al socio assolto e la mancanza di prove sul suo ruolo di vertice. La Suprema Corte ha confermato la condanna, evidenziando che i giudici di merito hanno correttamente differenziato le posizioni: il socio era coinvolto in un solo episodio isolato, mentre l'imputato aveva un ruolo stabile e organizzativo. Trattandosi di una decisione doppia conforme, i giudici hanno ritenuto logica e insindacabile la ricostruzione dei fatti basata sulle intercettazioni e sulle dichiarazioni di un agente sotto copertura.
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Traffico internazionale di stupefacenti: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino straniero accusato di essere al vertice di un'organizzazione criminale dedita all'importazione di cocaina dal Sudamerica. L'imputato contestava il proprio ruolo apicale e la sussistenza stessa del reato di associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, sostenendo che si trattasse di semplici tentativi di compravendita e rivendicando una presunta desistenza volontaria. I giudici di legittimità hanno invece ritenuto inammissibile il ricorso, confermando la solidità delle prove raccolte, tra cui intercettazioni e testimonianze di agenti sotto copertura. La sentenza ha ribadito l'esistenza di una struttura organizzata stabile e divisa in tre sottogruppi operativi. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di stupefacenti: aggravante vicino alle scuole
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti avvenuto in prossimità di istituti scolastici e universitari. La difesa ha contestato l'identità dell'agente sotto copertura e l'applicabilità dell'aggravante per la vicinanza alle scuole. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità penale per la maggior parte dei capi d'accusa, ribadendo che l'aggravante si applica anche alle aree esterne di transito frequentate da studenti. Tuttavia, ha annullato senza rinvio la condanna per un episodio specifico per intervenuta prescrizione e ha revocato l'obbligo di pagamento delle spese di mantenimento in carcere, poiché l'imputato non era mai stato sottoposto a custodia cautelare.
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Associazione per delinquere: giurisdizione e limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due cittadini stranieri condannati per associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. La difesa sosteneva che il reato fosse stato istigato da agenti sotto copertura e che mancasse la giurisdizione italiana. La Corte ha ribadito che l'associazione per delinquere sussiste anche con una struttura minima, se vi è un programma criminoso stabile, e che la giurisdizione italiana è radicata quando l'attività del gruppo, sebbene composto da stranieri, ha effetti concreti sul territorio nazionale, come il rifornimento del mercato italiano.
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Competenza reati abituali: dove si radica il processo?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27055/2025, chiarisce i criteri per determinare la competenza per territorio nei cosiddetti reati abituali e a condotta frammentaria. Stabilisce che la competenza si radica nel luogo in cui si realizza, anche solo in parte, l'evento tipico del reato, seguendo il modello già applicato a fattispecie come gli atti persecutori. Nel caso specifico, ha confermato la competenza del Tribunale di Trento, valorizzando il luogo dove si è verificato un momento significativo della condotta criminosa.
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