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Affrancazione

43 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

In diritto italiano, l'affrancazione è l'acquisto della proprietà da parte dell'enfiteuta mediante il pagamento di una somma di denaro. Il diritto di affrancazione è un diritto potestativo dell'enfiteuta: il concedente non può rifiutarsi di prestare il proprio consenso. Ove il concedente non consenta a liberare il suo fondo, e quindi a statuirgli la pienezza della proprietà, l'enfiteuta si rivolge al giudice ordinario per ottenere una sentenza costitutiva di affrancazione di fondo. La legge 18 dicembre 1970 n.1138, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 15 gennaio 1971, prevede all'art. 9, che l'affrancazione si possa realizzare mediante il pagamento di una somma pari a quindici volte l'ammontare del canone, modificando quindi la precedente disciplina codicistica, che prevedeva che la somma fosse pari a venti volte il canone.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Affrancazione Usi Civici: Da Vincolo a Piena Proprietà, la Cassazione Chiarisce
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante aspetto sull'affrancazione degli usi civici. Il caso riguardava un terreno nel Comune di Gallicano nel Lazio, originariamente gravato da diritti di pascolo. Un Lavoratore aveva impugnato la decisione che negava la demanialità civica del fondo. La Suprema Corte ha confermato che l'atto di affrancazione del 1981, con cui il dante causa del Lavoratore aveva liberato il bene pagando il canone enfiteutico, ha estinto definitivamente l'uso civico. Questo procedimento, noto come quotizzazione o affrancazione invertita, trasforma il bene in piena proprietà privata, purché siano rispettate le normative specifiche. La decisione ribadisce la validità degli atti di affrancazione che estinguono i vincoli di uso civico.
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Vincolo di prezzo edilizia agevolata: Cassazione estende limiti a tutti
Un Lavoratore ha incaricato un Mandatario di acquistare un immobile rientrante nell'edilizia agevolata, soggetto a un vincolo di prezzo. Il Mandatario ha acquistato l'immobile a un prezzo superiore a quello consentito, spingendo il Lavoratore a chiedere la restituzione della differenza e il risarcimento. La Corte d'Appello aveva erroneamente ritenuto che il vincolo di prezzo non si estendesse agli acquirenti successivi al costruttore. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha invece stabilito che il vincolo di prezzo per l'edilizia agevolata permane anche per i successivi acquirenti e che la procedura di affrancazione è applicabile retroattivamente, estinguendo le pretese di rimborso. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Affrancazione da usi civici: il privato perde e paga le spese
Un privato occupa un terreno e richiede la liberazione del vincolo attraverso l'affrancazione da usi civici. Altri soggetti si oppongono sostenendo la natura privata e libera dell'immobile. I giudici territoriali negano la richiesta di riscatto e l'occupante propone ricorso. La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito. Chi agisce per ottenere l'affrancazione da usi civici a vantaggio proprio agisce come semplice occupante e non come rappresentante dell'intera comunità dei cittadini. L'occupante vanta un mero interesse legittimo e non un diritto definitivo prima dell'eventuale provvedimento finale. La Cassazione accoglie invece l'impugnazione dei controinteressati sulla divisione dei costi processuali. Il giudice non può compensare le spese citando la sola natura processuale della lite, ma deve indicare motivi specifici, gravi ed eccezionali.
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Usi civici e mutui: la responsabilità del notaio per i vincoli
Un istituto bancario concede un mutuo ipotecario. I debitori non pagano le rate e la banca avvia l'espropriazione immobiliare. Il giudice dell'esecuzione dichiara però l'immobile impignorabile e incommerciabile perché sorge su un terreno gravato da usi civici non affrancati. La banca cita quindi il professionista rogante per far valere la responsabilità del notaio, contestando la mancata verifica dei vincoli demaniali. La Corte d'Appello condanna il professionista a risarcire oltre trecentomila euro di danni. La Corte di Cassazione conferma integralmente la condanna: il notaio deve compiere indagini approfondite presso Comune e Regione quando opera in aree territoriali a rischio noto di usi civici, rispondendo dell'inutilizzabilità della garanzia ipotecaria.
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Giurisdizione usi civici: Il Commissario decide sulla restituzione dei terreni
Un gruppo di Cittadini ha chiesto al Commissario per gli usi civici la restituzione di terreni al demanio collettivo, contestando una precedente legittimazione. La Proprietaria, attuale detentrice, ha sollevato un conflitto di giurisdizione, sostenendo che la questione spettasse al giudice amministrativo, data la natura di atto amministrativo della legittimazione e la successiva affrancazione. La Corte di Cassazione, con la sentenza 26038/2022, ha stabilito che la giurisdizione usi civici spetta al Commissario. La domanda dei Cittadini è stata qualificata come azione di rivendica, con la contestazione dell'atto amministrativo come questione incidentale.
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Accertamento degli usi civici: annullata la decisione errata
Alcuni cittadini hanno promossa una causa per l'accertamento degli usi civici su terreni comunali ceduti a un privato. L'amministrazione comunale si è opposta alla domanda, negando l'esistenza del diritto collettivo. Di fronte al conflitto di interessi tra Comune e residenti, la legge richiede la nomina di una speciale rappresentanza per la cittadinanza da parte della Regione. A seguito dell'inerzia regionale, il giudice ha nominato un curatore speciale ordinario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei cittadini, stabilendo che la nomina del curatore non può sostituire la rappresentanza speciale prevista dalla normativa di settore. La violazione di questa procedura rende nulla la decisione. La Suprema Corte ha annullato la sentenza d'appello, rinviando la causa per la rinnovo degli atti.
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Assegnazione del podere: riscatto pieno e conguaglio ai coeredi
A seguito del decesso del genitore, un erede coltivatore ha richiesto l'assegnazione del podere agricolo in via esclusiva, contestando i diritti economici vantati dalle coeredi. L'erede sosteneva che il terreno non fosse stato ancora riscattato e pretendeva un conguaglio inferiore. I giudici hanno invece accertato l'avvenuta affrancazione del fondo grazie al versamento delle quote rateali prescritte dalla legge di riforma fondiaria. Di conseguenza, il bene è entrato a pieno titolo nell'asse ereditario indiviso. La Corte di Cassazione ha confermato l'attribuzione esclusiva all'agricoltore ma ha imposto a suo carico il pagamento dell'intero conguaglio calcolato sul valore effettivo del bene a favore delle sorelle. L'assegnatario perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese legali.
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Prezzo massimo di cessione: nullo il prezzo libero senza svincolo
Un venditore e un acquirente firmano un preliminare per un immobile soggetto a edilizia convenzionata. Sorge un contrasto sul prezzo di vendita, poiché l'acquirente contesta il superamento del limite legale. Il venditore chiede la risoluzione del contratto, mentre l'acquirente chiede il trasferimento forzato con riduzione del prezzo. La Corte d'Appello dichiara nulla la clausola sul prezzo eccedente il prezzo massimo di cessione e sospende il trasferimento in attesa dello svincolo comunale, condannando il venditore a risarcire i danni da ritardo. La Corte di Cassazione conferma la decisione, rigettando entrambi i ricorsi: il vincolo sul prezzo massimo di cessione costituisce un onere reale che segue il bene, e il contratto rimane valido ma ineseguibile fino al completamento della procedura di affrancazione.
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Domanda nuova in appello: perde il terreno chi cambia richiesta
Un cittadino ha chiesto al Tribunale l'affrancazione di un terreno comunale, sostenendo di esserne il livellario. Il Tribunale ha rigettato la richiesta per mancanza di prove e per l'avvenuta espropriazione del fondo. In appello, il cittadino ha cambiato strategia chiedendo di essere dichiarato direttamente proprietario del terreno. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la richiesta poiché costituisce una domanda nuova in appello, vietata dalla legge. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito che non è consentito modificare radicalmente la pretesa iniziale durante il secondo grado di giudizio, poiché ciò violerebbe il diritto di difesa della controparte. Il ricorrente ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato al pagamento di un ulteriore contributo unificato.
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Prezzo massimo di cessione: scontro tra vincoli e mercato
Un acquirente ha acquistato un appartamento in edilizia convenzionata pagando un prezzo di molto superiore a quello stabilito dalla convenzione comunale. L'acquirente ha quindi citato in giudizio i venditori chiedendo la restituzione della differenza, invocando il rispetto del prezzo massimo di cessione. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, dichiarando la nullità parziale del contratto e disponendo la restituzione di oltre 128.000 euro. I venditori hanno fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la normativa sopravvenuta sull'affrancazione dei vincoli avesse estinto il diritto dell'acquirente. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per valutare l'impatto delle nuove norme.
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Affrancazione dell’enfiteusi: il riscatto vince sull’abuso
L'Amministrazione Pubblica ha chiesto la devoluzione di alcuni terreni concessi in enfiteusi, lamentando che L'Enfiteuta aveva abusivamente edificato un complesso edilizio violando gli obblighi contrattuali. L'Enfiteuta ha invece richiesto l'acquisto della proprietà dei terreni. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso dell'ente pubblico. I giudici hanno stabilito che l'affrancazione dell'enfiteusi, quale diritto potestativo dell'utilizzatore, prevale sempre sul diritto di devoluzione o di risoluzione del contratto spettante al proprietario concedente, anche a fronte di gravi inadempimenti da parte dell'utilizzatore stesso. Di conseguenza, L'Enfiteuta ottiene la piena proprietà del fondo pagando la somma determinata, mentre l'Amministrazione Pubblica perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali.
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Affrancazione dell’enfiteusi: stop ai blocchi del Comune
Due cittadini, titolari di un'enfiteusi su un bene storico, hanno citato in giudizio il Comune per ottenere l'affrancazione dell'enfiteusi. Durante la causa, il Comune ha rideterminato unilateralmente il canone annuo con una delibera. I cittadini hanno impugnato l'atto davanti al TAR, e il tribunale civile ha sospeso il processo in attesa del giudizio amministrativo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei cittadini, stabilendo che non vi è alcuna sospensione necessaria. Il rapporto di enfiteusi è di natura privata e il giudice civile può disapplicare l'atto del Comune senza attendere il TAR. Il processo civile deve quindi riprendere immediatamente.
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Canone di affrancazione: tra rimborsi civili e ritardi della PA
Una Società Agricola ha chiesto al Comune l'affrancazione di alcuni terreni gravati da usi civici. Dopo aver pagato la somma richiesta, il Comune ha ridotto le tariffe. La società ha quindi chiesto la restituzione del canone di affrancazione versato in eccesso e il risarcimento dei danni per il ritardo della pratica, che le ha fatto perdere fondi europei. Il Tribunale e il Commissario per gli usi civici si sono dichiarati incompetenti. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto il conflitto: la domanda per il ricalcolo e il rimborso del canone di affrancazione spetta al Giudice Ordinario, poiché riguarda un diritto puramente economico. Invece, la richiesta di risarcimento danni per il ritardo burocratico spetta al Giudice Amministrativo, poiché contesta i tempi dell'azione pubblica.
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Concessione in enfiteusi: il Comune non risponde dei terreni
Un proprietario terriero, erede di una storica famiglia, ha agito contro un Comune chiedendo la restituzione di terreni e il risarcimento dei danni. La pretesa nasceva da un'antica concessione in enfiteusi del 1849, con cui i terreni erano stati affidati al Comune affinché li dividesse tra le famiglie locali. Il proprietario lamentava che il Comune avesse concesso l'affrancazione ai coltivatori senza riversare le somme dovute. La Corte di Cassazione ha stabilito che, a seguito delle riforme legislative del 1966, l'istituto della sub-enfiteusi è venuto meno, determinando il consolidamento dei diritti direttamente in capo ai coltivatori finali. Di conseguenza, il Comune non ha alcuna legittimazione passiva rispetto alle richieste del proprietario. La Suprema Corte ha così annullato senza rinvio la sentenza d'appello, chiudendo il caso.
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Usi civici: il Comune vince contro le pretese dei privati
Il caso riguarda la natura demaniale di alcuni terreni situati nel Comune di Bomba. Un cittadino sosteneva che i coloni insediati prima del 1810 avessero acquisito diritti quasi proprietari sui fondi grazie a migliorie apportate nel tempo, chiedendo la liquidazione degli usi civici tramite l'affrancazione del canone. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, rilevando la mancanza di un provvedimento amministrativo di legittimazione, l'assenza di prove sul pagamento di canoni e l'inesistenza di migliorie agricole. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il ricorrente pretendeva un inammissibile riesame dei fatti di causa. Di conseguenza, il Comune mantiene la piena reintegra dei terreni demaniali e il cittadino è condannato a pagare le spese processuali.
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Valore probatorio della copia fotostatica: vince l’acquirente
Una società agricola acquista un fondo con immobili, ma i venditori non liberano i beni da vecchi vincoli comunali e manca la continuità delle trascrizioni. Nei primi gradi di giudizio, la domanda della società viene respinta perché l'atto di compravendita è stato depositato solo in copia semplice. La Cassazione ribalta la decisione, chiarendo il valore probatorio della copia fotostatica. Secondo i giudici, se la controparte non contesta formalmente la conformità della fotocopia all'originale alla prima occasione utile, il documento si considera legalmente riconosciuto. Poiché i venditori si erano difesi nel merito senza contestare la copia, la Corte d'Appello ha sbagliato a ignorare l'atto di vendita. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Rivalutazione del canone enfiteutico: no alla proprietà gratis
Un gruppo di cittadini e un'azienda agricola hanno contestato la rivalutazione del canone enfiteutico e del capitale di affranco richiesti da un Comune per la legittimazione di terreni gravati da uso civico. I ricorrenti sostenevano di aver acquistato la piena proprietà dei fondi e che il canone originario stabilito nel 1951 dovesse rimanere fisso e perpetuo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la legittimazione non trasferisce la piena proprietà, ma crea un diritto reale di godimento assimilabile all'enfiteusi. Di conseguenza, la rivalutazione del canone enfiteutico è necessaria per adeguare le somme al reale valore economico dei terreni, evitando che il riscatto si trasformi in una perdita ingiusta per l'ente pubblico proprietario.
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Revisione del canone enfiteutico: scontro tra Comune ed Ente
Un Ente Ecclesiastico concede in enfiteusi perpetua un palazzo storico a un Comune nel 1820. Nel tempo, il valore reale del canone concordato si riduce drasticamente fino a diventare irrisorio. L'Ente Ecclesiastico richiede la revisione del canone enfiteutico per adeguarlo al costo della vita, ma i giudici di merito rigettano la domanda ritenendo il canone immutabile. L'Ente propone ricorso in Cassazione, lamentando la violazione del diritto di proprietà tutelato dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) a causa del valore ormai simbolico del canone. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'estrema rilevanza della questione di diritto, decide di non definire subito la causa e ne dispone il rinvio alla pubblica udienza per un esame approfondito.
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Azione Negatoria Servitutis: Titolo d’acquisto batte prova rigida
Un proprietario ha intentato un'azione negatoria servitutis per far dichiarare il suo terreno libero da un presunto diritto di passaggio del vicino. Le corti inferiori avevano respinto la sua richiesta, ritenendo insufficiente la prova della sua proprietà sull'area contesa. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: per l'azione negatoria servitutis non è richiesta la prova rigorosa della proprietà (la cosiddetta 'probatio diabolica'), ma è sufficiente dimostrare di possedere il fondo in forza di un titolo valido, come un atto di affrancazione da usi civici. La Corte ha inoltre chiarito che un accordo sui confini non necessita della forma scritta. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Legittimazione terre uso civico: vince ma fa ricorso e perde
Un cittadino ottiene il diritto al rilascio di un fondo agricolo occupato da un'azienda, forte di un decreto di legittimazione terre uso civico. Non soddisfatto del tipo di diritto riconosciuto (simile all'enfiteusi e non piena proprietà), presenta ricorso in Cassazione. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile: il cittadino, avendo già vinto in pratica, non aveva un interesse concreto a impugnare la sentenza solo per una diversa qualificazione giuridica del suo diritto. Vince la causa ma perde il ricorso, venendo condannato a pagare le spese legali.
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