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Affidamento Diretto

17 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Procedura con cui la Pubblica Amministrazione assegna un appalto a un operatore economico specifico senza una gara pubblica, nei casi e limiti previsti dalla legge, come per importi bassi.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Abuso d’Ufficio: L’Interesse Pubblico Prevale sulla Formalità
Il caso riguarda un responsabile dell'Ufficio Tecnico comunale condannato per **abuso d'ufficio continuato**. L'accusa era di aver frazionato artificiosamente lavori per affidarli direttamente a una società, garantendole un vantaggio. La Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo che per configurare l'abuso d'ufficio, il "vantaggio ingiusto" deve ledere un interesse reale della pubblica amministrazione, non solo violare una norma formale o un'astratta imparzialità. Le opere, sebbene forse irregolari, rispondevano a un effettivo interesse pubblico, escludendo così la natura "ingiusta" del vantaggio.
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Turbata libertà degli incanti: quando non c’è gara
La Corte di Cassazione ha confermato l'assenza del reato di turbata libertà degli incanti in una procedura di selezione di un dirigente pubblico. Un Presidente della Provincia e un Dirigente Tecnico erano accusati di aver manipolato selezioni e appalti provinciali. La Corte ha stabilito che la turbata libertà degli incanti si configura soltanto in presenza di una vera gara con regole e criteri di selezione predeterminati. Quando la Pubblica Amministrazione sceglie un candidato in modo fiduciario o tramite affidamento diretto, lasciando totale discrezionalità all'ente senza punteggi o graduatorie previste, non si può parlare di gara pubblica. Di conseguenza, le presunte irregolarità nelle selezioni fiduciarie non costituiscono reato penale. Il ricorso del Pubblico Ministero è stato integralmente rigettato.
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Turbata libertà del procedimento: no all’affidamento diretto
Il Pubblico Ministero ha impugnato la revoca di una misura cautelare verso un Sindaco, accusato di falso ideologico e del reato di turbata libertà del procedimento. L'accusa sosteneva che l'ente locale avesse deliberato falsamente l'esecuzione futura di lavori idrici già completati per ottenere fondi pubblici, assegnando poi la commessa a un'azienda compiacente tramite affidamento diretto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura. I giudici hanno stabilito che la turbata libertà del procedimento non è configurabile in caso di affidamento diretto privo di qualsiasi confronto concorrenziale o gara informale. Estendere la norma incriminatrice a scelte contrattuali dirette violerebbe il principio di legalità e il divieto di analogia a sfavore dell'imputato.
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Assoluzione per Abuso d’ufficio: quando l’affidamento diretto non è reato
Un Responsabile del Servizio amministrativo di due Comuni è stato accusato di corruzione e turbativa d'asta per aver affidato appalti alla società della moglie. La Corte d'Appello ha riqualificato alcune condotte come abuso d'ufficio e ha assolto l'imputato per altre accuse, inclusa la turbativa d'asta. La Cassazione ha confermato l'assoluzione, ribadendo che non esisteva un accordo corruttivo provato e che la turbativa d'asta (art. 353-bis c.p.) non si configura negli affidamenti diretti privi di una procedura competitiva, anche informale. Il ricorso del Pubblico Ministero è stato rigettato.
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Giurisdizione appalti pubblici: lite su convenzione al TAR
Un ente sanitario pubblico aderisce con riserva a una convenzione quadro per servizi energetici e affida il servizio a un fornitore. Un consorzio concorrente impugna questa delibera davanti al Tribunale Amministrativo Regionale per irregolarità tecniche nell'offerta. La società affidataria chiede alla Corte di Cassazione di spostare la causa davanti al giudice ordinario, sostenendo che l'adesione sia un semplice atto contrattuale privato. Le Sezioni Unite rigettano la richiesta e confermano la competenza del giudice amministrativo. La Corte stabilisce che la decisione di aderire a un accordo quadro costituisce una scelta discrezionale della pubblica amministrazione. Di conseguenza, la controversia rientra pienamente nell'ambito della giurisdizione appalti pubblici devoluta al TAR.
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Turbata libertà della scelta del contraente ed appalti diretti
La vicenda nasce dall'assegnazione di incarichi di consulenza legale e informatica da parte di società pubbliche regionali a diversi professionisti esterni. I giudici di merito avevano accertato condotte collusive e irregolarità documentali, dichiarando la prescrizione dei reati ma confermando i risarcimenti civili. La Corte di Cassazione ha stabilito che il reato di turbata libertà della scelta del contraente non sussiste quando la pubblica amministrazione adotta un affidamento diretto senza gara. Pertanto, la Corte ha assolto i professionisti e i dirigenti da tale accusa con formula piena revocando i risarcimenti civili collegati. È stata invece confermata la responsabilità dei vertici pubblici per il reato di falso ideologico in atto pubblico, a causa della retrodatazione e alterazione delle determine amministrative.
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Turbata libertà del procedimento di scelta del contraente: limiti
Il Pubblico Ministero ha impugnato la riduzione di una misura interdittiva applicata a un imprenditore, accusato del reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. L'accusa ipotizzava un accordo collusivo con il Sindaco per sanare, tramite un affidamento diretto sotto i 40.000 euro, lavori idrici già eseguiti da un terzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero, confermando che il reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente non è configurabile in caso di affidamento diretto. Questo strumento, infatti, non prevede una gara o un confronto comparativo tra più concorrenti, elementi necessari affinché si possa parlare di un bando o di un atto equipollente. Di conseguenza, l'imprenditore ha ottenuto la conferma della riduzione della misura interdittiva.
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No alla turbata libertà del procedimento di scelta del contraente
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva escluso la gravità indiziaria per il reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente nei confronti di un imprenditore. L'accusa ipotizzava una collusione per sanare, tramite affidamento diretto, lavori già eseguiti abusivamente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il reato ex art. 353-bis c.p. non è configurabile in caso di affidamento diretto puro e senza alcuna procedura competitiva o selettiva, poiché manca un bando di gara o un atto equipollente da inquinare.
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Turbata libertà del procedimento di scelta del contraente
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due dirigenti pubblici e un imprenditore accusati di aver manipolato l'assegnazione di un appalto per un sistema di sicurezza, ricorrendo a un affidamento diretto illegittimo per evitare la gara pubblica. Gli imputati erano stati condannati nei gradi precedenti per il reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. La Suprema Corte ha chiarito che tale reato non è configurabile quando la condotta mira a evitare del tutto la gara tramite affidamento diretto privo di elementi competitivi, poiché un'estensione analogica violerebbe il principio di legalità. Tuttavia, non potendo accertare l'assoluta insussistenza del fatto per mancanza di verifiche approfondite nei gradi di merito, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per intervenuta prescrizione del reato.
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Turbata libertà degli incanti: no al reato se l’appalto è diretto
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per turbata libertà degli incanti inflitta ai rappresentanti di una cooperativa. Gli imputati erano accusati di aver truccato una gara d'appalto comunale presentando un contratto di avvalimento falso. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della difesa, rilevando che l'appalto riguardava lavori sotto la soglia di legge (78.000 euro), per i quali era possibile l'affidamento diretto. Secondo i giudici, la scelta della Pubblica Amministrazione di utilizzare una procedura negoziata non trasforma un affidamento diretto in una vera gara competitiva. Di conseguenza, l'assenza di una reale competizione esclude la configurabilità del reato di turbata libertà degli incanti. La sentenza impugnata è stata annullata perché il fatto non sussiste, scagionando definitivamente i ricorrenti.
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Incarico professionale nullo: quando manca lo scritto
La Corte d'Appello conferma che un incarico professionale nullo, conferito da un Comune senza contratto scritto e superando le soglie legali per l'affidamento diretto, non consente di ottenere né il compenso contrattuale né l'indennizzo per arricchimento senza causa. La decisione sottolinea l'importanza della forma scritta ad substantiam nei rapporti con la Pubblica Amministrazione.
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Turbata libertà degli incanti: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza cautelare emessa nei confronti di un ex Sindaco, accusato di Turbata libertà degli incanti, peculato e falso. La Suprema Corte ha stabilito che le interlocuzioni tra l'amministratore e i potenziali investitori privati in ambito di project financing sono fisiologiche e non integrano condotte collusive. È stata inoltre esclusa la configurabilità del peculato per la bonifica informatica degli uffici comunali, poiché finalizzata alla tutela dei dati sensibili dell'ente dopo il ritrovamento di microspie, e non a scopi puramente privati.
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Turbata libertà scelta contraente: quando è reato
La Corte di Cassazione ha annullato una misura cautelare per il reato di turbata libertà scelta contraente. Il caso riguardava l'assegnazione di servizi culturali in un Comune tramite affidamento diretto. Secondo i giudici, se la legge non impone una procedura comparativa, l'indizione volontaria di un'indagine di mercato non trasforma l'atto in una gara penalmente tutelata, mancando l'offensività necessaria.
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Turbativa d’asta: quando il reato non sussiste
Un imprenditore, condannato per corruzione e turbativa d'asta, ricorre in Cassazione. La Corte conferma la corruzione ma annulla la condanna per turbativa d'asta in un caso di affidamento diretto, poiché mancava una procedura di gara competitiva, elemento essenziale del reato.
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Turbata libertà degli incanti: Cassazione chiarisce
La Cassazione annulla una condanna per turbata libertà degli incanti, chiarendo che il reato non sussiste se la condotta mira a impedire la gara per ottenere un affidamento diretto, anziché a inquinare una procedura selettiva già in atto. Il caso riguardava un appalto di modico valore, assegnato simulando una consultazione di mercato inesistente. Annullata con rinvio anche la condanna per corruzione per difetto di motivazione sul nesso tra l'utilità (un'assunzione) e gli atti del pubblico ufficiale.
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Affidamento diretto: quando non è reato per la Cassazione
La Cassazione ha stabilito che un affidamento diretto ottenuto tramite frazionamento artificioso per evitare una gara non costituisce il reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (art. 353-bis c.p.). Il reato sussiste solo se si turba un procedimento competitivo già in atto, non se lo si evita a monte.
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Fondo integrativo gas: obbligo per società pubbliche
Un'azienda energetica, interamente controllata da un ente pubblico, contestava l'obbligo di iscrizione al Fondo integrativo gas, sostenendo che la sua gestione del servizio avveniva per affidamento diretto e non tramite concessione. La Corte di Cassazione ha chiarito che la forma giuridica della società (S.p.A.), in quanto entità di diritto privato, è il fattore decisivo. Di conseguenza, l'obbligo contributivo sussiste a prescindere dalla proprietà pubblica e dalla modalità di assegnazione del servizio, affermando la prevalenza della natura privatistica del veicolo giuridico utilizzato.
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