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Accordo Di Composizione Della Crisi

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Procedura prevista dalla legge sul sovraindebitamento (L. 3/2012) che consente a un debitore di proporre ai creditori un piano di ristrutturazione del debito per superare una situazione di difficoltà finanziaria.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sovraindebitamento: Accordo Rifiutato per Durata Eccessiva, Ricorso Inammissibile
Una coppia ha proposto un accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento per ristrutturare i propri debiti. Il Tribunale ha negato l'omologazione dell'accordo, ritenendo la sua durata (25 anni per i creditori privilegiati, 20 per i chirografari) eccessiva e incompatibile con la Legge Pinto sulla ragionevole durata dei processi. La coppia ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione della Legge Pinto e la composizione collegiale del giudice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il mezzo corretto per impugnare il decreto di non omologazione era il reclamo al Tribunale, non il ricorso diretto in Cassazione.
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Accordo di composizione della crisi: stop per vizio di forma
Tre familiari propongono un accordo di composizione della crisi per sovraindebitamento. Il Tribunale rigetta l'omologa a causa del voto negativo di una banca creditrice. Uno dei debitori ricorre in Cassazione, contestando la validità del voto espresso dall'ufficio contenzioso della banca, ritenuto privo di poteri di rappresentanza. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, rileva che il ricorso non può essere ancora deciso nel merito. Trattandosi di una proposta congiunta, tutti i debitori originari devono partecipare al giudizio. La Corte ordina quindi l'integrazione del contraddittorio, imponendo di chiamare in causa gli altri familiari entro trenta giorni, rinviando la decisione.
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Accordo di composizione della crisi: no a dilazioni trentennali
Una consumatrice ha proposto un accordo di composizione della crisi per gestire il proprio sovraindebitamento, offrendo alla banca creditrice ipotecaria un pagamento dilazionato in trent'anni a tasso legale anziché convenzionale. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta, ritenendo che una dilazione così lunga costituisse una riduzione sostanziale del credito, richiedendo quindi il voto favorevole della banca anche sulla parte garantita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della debitrice, confermando che un pagamento fortemente dilazionato equivale a una soddisfazione non integrale. Di conseguenza, il creditore ipotecario ha il diritto di votare sull'accordo di composizione della crisi per la perdita economica subita a causa del ritardo. La debitrice perde il ricorso e deve pagare le spese legali.
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Accordo di composizione della crisi: stime reali contro teoria
Un creditore ipotecario ha impugnato l'omologazione dell'accordo di composizione della crisi proposto da un'azienda agricola debitrice. Il creditore lamentava che la somma offerta in sette anni fosse inferiore al reale valore di mercato dell'immobile ipotecato e che non fossero stati considerati i frutti civili dei terreni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla convenienza dell'accordo rispetto all'alternativa della vendita all'asta spetta ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se adeguatamente motivata. Inoltre, la contestazione sui frutti civili è stata ritenuta generica e priva di autosufficienza. Di conseguenza, l'accordo di composizione della crisi resta valido ed efficace, confermando la tutela del debitore sovraindebitato.
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Accordo di composizione della crisi: il Fisco perde sul tempo
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato l'omologazione di un accordo di composizione della crisi proposto da un cittadino sovraindebitato, lamentando che il provvedimento fosse intervenuto ben oltre il termine di sei mesi previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che il termine semestrale per l'omologazione dell'accordo di composizione della crisi ha natura ordinatoria e non perentoria. Di conseguenza, il ritardo non invalida la procedura, la quale resta valida se l'accordo risulta comunque più conveniente per i creditori rispetto alla vendita forzata dei beni del debitore. L'Agenzia delle Entrate è stata condannata a pagare le spese di giudizio, confermando la vittoria del debitore.
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Risoluzione accordo sovraindebitamento: ‘visto’ non autorizza
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione accordo sovraindebitamento per dei debitori che non avevano rispettato le scadenze di pagamento. I debitori si erano difesi sostenendo di aver fatto legittimo affidamento su un provvedimento del giudice con la dicitura 'visto agli atti', interpretandolo come un'autorizzazione a posticipare i pagamenti. La Corte ha chiarito che tale annotazione è una mera presa d'atto e non un'autorizzazione formale. Di conseguenza, il mancato pagamento ha giustamente portato all'annullamento del piano di rientro. L'appello dei debitori è stato dichiarato inammissibile, confermando che il mancato adempimento è causa sufficiente per la risoluzione, a prescindere da presunte autorizzazioni informali.
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Inadempimento qualificato: accordo di crisi nullo
La Corte di Cassazione ha confermato la cessazione degli effetti di un accordo di composizione della crisi a causa di un inadempimento qualificato del debitore. La Corte ha stabilito che, una volta terminato l'accordo per legge a causa del grave inadempimento, non è più possibile per il debitore richiederne una modifica, anche adducendo cause di forza maggiore come la pandemia. L'appello del debitore è stato dichiarato inammissibile anche per motivi procedurali.
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