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Accertamento Di Conformità

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Procedura amministrativa, nota anche come 'sanatoria edilizia', che permette di regolarizzare opere edilizie realizzate in parziale difformità dal permesso di costruire, a condizione che l'intervento fosse conforme alla disciplina urbanistica sia al momento della sua realizzazione sia alla presentazione della domanda.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Restituzione immobile abusivo: il ricorso diventa opposizione
Un Cittadino ha realizzato un immobile abusivo e non ha ottemperato all'ordine di demolizione del Comune. Il Comune ha acquisito la proprietà dell'immobile. Il Cittadino ha chiesto la *restituzione immobile abusivo*, sostenendo la mancanza di un formale accertamento di inottemperanza e la presentazione di un'istanza di accertamento di conformità. La Corte d'Appello ha rigettato la sua richiesta. Il Cittadino ha presentato ricorso in Cassazione. La Cassazione ha riqualificato il ricorso come opposizione al giudice dell'esecuzione e ha rinviato gli atti alla Corte d'Appello per la decisione, applicando il principio del favor impugnationis.
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Revoca dell’ordine di demolizione: sanatoria tardiva e limiti
Il Proprietario di un manufatto abusivo ha chiesto la revoca dell'ordine di demolizione penale a seguito del rilascio di un permesso di costruire in sanatoria. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, rilevando l'illegittimità del titolo edilizio. L'istanza amministrativa risultava infatti presentata oltre il termine di novanta giorni dall'ingiunzione comunale a demolire. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha respinto il ricorso. La scadenza del termine determina l'acquisizione automatica del bene al patrimonio pubblico. Di conseguenza, il privato perde la legittimazione a richiedere la sanatoria, rendendo inefficace il titolo abilitativo rilasciato dall'ente locale.
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Revoca dell’ordine di demolizione: vietata la sanatoria parziale
Alcuni comproprietari hanno chiesto la revoca dell'ordine di demolizione emesso per costruzioni abusive con volumetria totale di 1.160 metri cubi. Gli istanti hanno sostenuto la validità della domanda di condono straordinario, affermando di aver ridotto la cubatura sotto la soglia legale di 750 metri cubi mediante abbattimento parziale successivo al sopralluogo tecnico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il collegio ha stabilito che la demolizione eseguita dopo la scadenza del termine di legge non rende sanabile l'immobile originariamente eccedente i limiti volumetrici, configurando un intervento elusivo e abusivo. L'ordine di demolizione resta pienamente valido ed esecutivo con condanna alle spese e alla cassa delle ammende.
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Sospensione ordine di demolizione: non basta la sanatoria
Il Proprietario di un immobile ha richiesto la sospensione ordine di demolizione di opere abusivamente realizzate, sostenendo di aver avviato le pratiche comunali di sanatoria edilizia e accertamento di conformità. La Corte di Appello ha respinto l'istanza e il cittadino ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice pendenza di una pratica burocratica non basta per fermare l'abbattimento. Per bloccare le ruspe occorre dimostrare che il rilascio del permesso in sanatoria sia imminente e altamente probabile. Il cittadino è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Permesso di costruire in sanatoria e appello inammissibile
La proprietaria di un immobile subisce una condanna penale per aver realizzato interventi edilizi in parziale difformità dalla segnalazione iniziale. L'imputata presenta domanda di permesso di costruire in sanatoria, ma l'ufficio tecnico comunale esprime parere negativo. Di conseguenza, il tribunale conferma la condanna penale. La proprietaria propone appello, ma la Corte territoriale dichiara l'atto inammissibile perché l'impugnazione non contesta le vere motivazioni della sentenza, limitandosi a menzionare l'istanza urbanistica senza efficacia. La Corte di Cassazione rigetta definitivamente il ricorso della cittadina, confermando la piena validità della sanzione e aggiungendo il pagamento delle spese processuali e un'ammenda economica.
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Abuso in zona sismica: sì alla particolare tenuità del fatto
Il Proprietario di un immobile ha eseguito lavori di ristrutturazione del tetto in zona sismica senza preavviso scritto, progetto di un tecnico o autorizzazione regionale. Il Tribunale lo ha condannato, escludendo la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto solo in base al tipo di reato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Proprietario, stabilendo che il giudice non può negare la particolare tenuità del fatto basandosi solo sulla categoria astratta del reato, ma deve valutare il caso concreto, specialmente se la condotta è stata definita episodica e non grave. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Ordine di demolizione: perché la sanatoria non salva l’abuso
Gli eredi di un uomo condannato in via definitiva per abuso edilizio hanno chiesto la revoca dell'ordine di demolizione di un sottotetto trasformato abusivamente in abitazione. A sostegno della richiesta, hanno presentato un accertamento di conformità urbanistica rilasciato dal Comune e hanno evidenziato il rischio di compromettere la staticità dell'intero edificio in caso di abbattimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che il giudice dell'esecuzione può disapplicare l'atto comunale se emesso in violazione di legge e in contrasto con i fatti accertati dalla sentenza penale. Inoltre, il rischio per la stabilità del fabbricato non blocca l'ordine di demolizione se la situazione di pericolo è stata causata dallo stesso autore dell'abuso.
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Abuso edilizio: sequestro valido con sanatoria in corso
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un immobile realizzato in totale difformità dal progetto autorizzato. Nonostante una richiesta di sanatoria in corso per l'abuso edilizio, la Corte ha ritenuto prevalente il fumus commissi delicti, poiché la costruzione di una casa residenziale al posto di un magazzino e in un'area diversa costituisce una variazione non sanabile, specialmente in zona vincolata.
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Responsabilità penale abuso edilizio: la prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per reati edilizi. La decisione conferma che la responsabilità penale per abuso edilizio non deriva dalla sola proprietà, ma da un insieme di elementi probatori concordanti, come la presenza in cantiere, la richiesta di dissequestro e, soprattutto, la presentazione di un'istanza di conformità in cui si dichiarava unica proprietaria del bene.
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