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Accantonamento

35 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Operazione contabile con cui un'impresa mette da parte delle somme per coprire costi o passività future, il cui ammontare o la cui data di scadenza non sono ancora certi. Ad esempio, l'accantonamento per il trattamento di fine mandato dell'amministratore.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Presunzione di distribuzione utili: quando il fisco vince in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato una sentenza che aveva dato ragione a un contribuente riguardo la presunzione di distribuzione utili in una società a ristretta base partecipativa. La Corte di Cassazione ha chiarito che, per queste società, i redditi societari non contabilizzati o le agevolazioni disconosciute si presumono distribuiti ai soci "pro quota". Il contribuente deve dimostrare il contrario, provando che i maggiori ricavi sono stati accantonati o reinvestiti dalla società. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, cassando la sentenza precedente e rinviando la causa a una nuova Commissione Tributaria Regionale.
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Deducibilità Costi e Accantonamenti: La Cassazione Riforma l’Accertamento
Un'Azienda ha ricevuto un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate per il 2004, contestando la deducibilità costi di ammortamento per una perizia e l'accantonamento per indennità di clientela, oltre a ricavi non contabilizzati per l'uso di un sistema informatico. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'Azienda. Ha annullato la sentenza precedente per mancanza di motivazione sull'ammortamento delle spese di perizia e ha riconosciuto la deducibilità dell'accantonamento per l'indennità suppletiva di clientela. Ha invece respinto le contestazioni sui ricavi non contabilizzati, ribadendo la presunzione di onerosità per i servizi infragruppo. Il caso tornerà alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame.
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Responsabilità curatore fallimentare: limiti accantonamento
La Corte d'Appello di Trento ha rigettato la domanda di risarcimento contro un curatore, chiarendo che la responsabilità curatore fallimentare non sussiste per il mancato accantonamento di spese legali future e non ancora liquidate al momento della chiusura del fallimento. La sentenza sottolinea l'importanza della comunicazione formale del cambio di domicilio legale da parte del creditore.
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Giudicato esterno tributario: il fisco non può riaprire i conti
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società beneficiaria di una scissione parziale, contestando l'utilizzo di fondi accantonati per rischi e manutenzioni senza prova della loro tassazione originaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando l'annullamento dell'atto impositivo. I giudici hanno applicato il principio del giudicato esterno tributario, rilevando che una precedente sentenza definitiva tra le stesse parti aveva già accertato la legittimità del medesimo trattamento fiscale per gli stessi fondi in altre annualità. Di conseguenza, l'accertamento definitivo su un elemento pluriennale permanente impedisce un nuovo esame della questione.
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Insinuazione tardiva al passivo: chi tarda perde il riparto
Una società finanziaria ha presentato una domanda di insinuazione tardiva al passivo per far valere un proprio credito in una procedura fallimentare. Nel frattempo, il curatore ha predisposto un piano di riparto parziale per pagare i creditori già ammessi. La società ha chiesto di bloccare il pagamento o di accantonare la propria quota, ma i giudici hanno respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato che chi presenta una insinuazione tardiva al passivo si assume il rischio del ritardo. Pertanto, non ha diritto a bloccare i pagamenti né a ottenere accantonamenti preventivi, poiché l'elenco dei casi in cui è possibile accantonare le somme è tassativo e non include i crediti tardivi non ancora verificati. La società ricorrente ha perso la causa ed è stata condannata a pagare le spese processuali.
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Accantonamento della cattedra: docente vince contro il Ministero
Una docente ha ottenuto il riconoscimento del diritto all'assunzione per l'anno scolastico 2010/2011 in base alla sua posizione in graduatoria. L'amministrazione scolastica aveva invece assunto un'altra docente con decorrenza retroattiva al 2009, sostenendo di aver riservato quel posto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero, confermando che l'amministrazione non ha fornito alcuna prova del formale accantonamento della cattedra. Senza tale prova, non è possibile applicare la retrodatazione giuridica dell'assunzione a scapito di chi ha diritto alla nomina per l'anno successivo. Il Ministero è stato quindi condannato a pagare le spese di giudizio, confermando la vittoria della docente.
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Detrazione IVA: l’aliquota errata costa cara alle imprese
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società attiva nello smaltimento rifiuti diverse irregolarità fiscali, tra cui l'errata detrazione IVA applicata con aliquota al 20% anziché al 10% su prestazioni di gestione rifiuti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ufficio, stabilendo che la detrazione IVA è ammessa solo nei limiti dell'aliquota effettivamente dovuta per legge. Il contribuente non può detrarre l'imposta applicata in misura superiore dal fornitore, ma deve richiederne il rimborso a quest'ultimo tramite l'azione di rivalsa. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Beneficiario effettivo: fisco sconfitto dalla holding reale
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una Società Editrice italiana l'omessa applicazione della ritenuta alla fonte sugli interessi corrisposti a una Controllata Estera lussemburghese, ritenendola una mera società condotto e individuando negli investitori americani il reale beneficiario effettivo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della Società Editrice, stabilendo che la Controllata Estera deve essere considerata il vero beneficiario effettivo. La società lussemburghese, infatti, esiste da oltre cinquant'anni, possiede una reale struttura operativa, gestisce partecipazioni e ha piena disponibilità giuridica ed economica dei fondi, escludendo qualsiasi intento elusivo. Inoltre, la Corte ha riconosciuto la deducibilità degli accantonamenti per l'indennità suppletiva di clientela degli agenti. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Bonifica industriale: fisco battuto sulla base imponibile IRAP
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una Società Contribuente la deduzione di un costo di 17 miliardi di lire per la bonifica di un sito industriale venduto a terzi, ritenendo l'operazione inesistente e recuperando le imposte ai fini Irpeg, Iva e Irap. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della deduzione per Irpeg e Iva per mancanza di reale interesse economico. Tuttavia, ha accolto il ricorso della società sul recupero Irap. I giudici hanno stabilito che la CTR ha omesso di verificare se tale costo, derivante da accantonamenti per oneri straordinari, fosse effettivamente escluso dalla base imponibile IRAP. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Sgravi Contributivi Cassa Edile: Omissione Fatale per l’Azienda
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca degli sgravi contributivi a un'impresa edile. La causa scatenante è stato il mancato versamento dei contributi alla Cassa Edile. L'imprenditore sosteneva di non essere tenuto a tale versamento, ma non è riuscito a provarlo. La sentenza stabilisce un principio chiave sull'onere della prova: spetta all'impresa che beneficia degli sgravi dimostrare di possedere tutti i requisiti richiesti, inclusa la regolarità con la Cassa Edile, o di non essere soggetta a tale obbligo. Il mancato assolvimento di questo onere rende legittima la revoca degli aiuti statali. La questione centrale riguarda quindi il rapporto tra sgravi contributivi Cassa Edile e la responsabilità probatoria dell'azienda.
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Plusvalenza azzerata? No alla deducibilità costi futuri incerti
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'azienda che, dopo aver realizzato una plusvalenza milionaria dalla vendita di un immobile, aveva tentato di azzerarla deducendo costi per un 'rendimento minimo garantito' all'acquirente e per future ristrutturazioni. La Corte ha negato la deducibilità costi futuri, stabilendo un principio chiaro: un costo è deducibile solo se, nell'anno di competenza, è certo nella sua esistenza e oggettivamente determinabile nel suo ammontare. Poiché i costi in questione erano solo probabili e non ancora certi, l'Agenzia delle Entrate ha vinto la causa e l'azienda ha dovuto pagare le imposte sulla plusvalenza piena.
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Deducibilità TFM Amministratori: senza limiti o come il TFR?
Un'azienda ha dedotto fiscalmente gli importi accantonati per il Trattamento di Fine Mandato (TFM) dei suoi amministratori. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, sostenendo che la deducibilità del TFM dovesse rispettare gli stessi limiti quantitativi previsti per il TFR dei dipendenti. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione all'azienda, affermando che non esiste una norma che equipari i due trattamenti. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza non definitiva, ha ritenuto la questione meritevole di approfondimento e ha rinviato la causa a una nuova udienza. Il principio sulla corretta deducibilità TFM amministratori non è stato ancora stabilito in via definitiva.
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Ricorso inammissibile: soldi congelati e creditori bloccati
I successori di una società creditrice impugnano la decisione di un giudice che, nel fallimento di un'altra azienda, aveva 'congelato' una somma di denaro invece di pagarla, a causa di incertezze sul titolare del credito. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiaro: un provvedimento che si limita a confermare un accantonamento temporaneo di fondi non è una decisione finale su un diritto. Di conseguenza, il ricorso è inammissibile. La Corte ha quindi respinto le richieste dei successori, confermando che il loro ricorso per cassazione inammissibile non poteva essere esaminato nel merito.
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Deducibilità TFM Amministratore: Fisco vs Azienda, ma vince il condono
L'Agenzia delle Entrate nega a una società la deducibilità del TFM (Trattamento di Fine Mandato) accantonato per il suo amministratore. Il Fisco sostiene che il verbale di assemblea che stabiliva il compenso mancasse di 'data certa', un requisito essenziale per la deduzione fiscale. La società si oppone, affermando che la registrazione del verbale nel libro delle assemblee, vidimato e numerato, fosse sufficiente a provarne la data. La Corte di Cassazione, tuttavia, non entra nel merito della questione. Dichiara il ricorso inammissibile perché, nel frattempo, l'azienda ha aderito a una definizione agevolata (condono), risolvendo la lite e facendo venir meno l'interesse a proseguire il giudizio. La questione sulla deducibilità TFM amministratore resta quindi irrisolta nel caso specifico.
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Deducibilità TFM amministratore: Fisco contesta, l’Azienda sceglie la Pace Fiscale
Un'azienda si è vista contestare dall'Agenzia delle Entrate la piena deducibilità degli accantonamenti per il Trattamento di Fine Mandato (TFM) del proprio amministratore. Secondo il Fisco, l'importo deducibile andava limitato applicando le regole previste per il TFR dei dipendenti. La controversia è giunta in Cassazione, ma i giudici non hanno deciso nel merito la questione sulla deducibilità TFM amministratore. Il processo è stato dichiarato estinto perché, nel frattempo, l'azienda ha aderito a una 'pace fiscale', sanando la propria posizione e chiudendo la lite. La questione di diritto resta quindi irrisolta in questa sede.
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Fondo di quiescenza: gestione contabile o reale?
La Corte di Cassazione ha confermato che la gestione di un fondo di quiescenza aziendale può essere di natura meramente contabile se il regolamento non impone investimenti reali. Gli ex dipendenti contestavano la mancata capitalizzazione delle somme, ma i giudici hanno stabilito che l'obbligo della banca si limita alla conservazione dell'integrità patrimoniale e alla diligente gestione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e rigettato per difetto di specificità e mancanza di prove circa l'obbligo di investimento effettivo.
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Accantonamento fallimentare: quando è obbligatorio?
Un istituto di credito si è visto negare l'accantonamento fallimentare di somme contese perché non aveva richiesto una specifica misura cautelare durante il giudizio di opposizione allo stato passivo. La Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che la pendenza del giudizio di opposizione non è di per sé sufficiente a giustificare l'accantonamento, che è previsto solo in casi tassativi.
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Accantonamento posti ATA: no a risarcimento danni
Un membro del personale ATA ha citato in giudizio il Ministero dell'Istruzione per non aver ricevuto incarichi a tempo determinato a causa dell'accantonamento di posti destinati all'impiego di lavoratori socialmente utili per i servizi di pulizia. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di risarcimento del danno, stabilendo che l'iscrizione in una graduatoria non conferisce un diritto soggettivo all'assunzione. La decisione della Pubblica Amministrazione di esternalizzare i servizi e di non coprire tutti i posti vacanti rientra nei suoi legittimi poteri organizzativi, assimilabili a quelli di un datore di lavoro privato. Pertanto, il lavoratore non può pretendere un risarcimento parametrato alle retribuzioni che avrebbe percepito.
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Deducibilità costi: la Cassazione chiarisce i limiti
La Cassazione (sent. 15966/2024) interviene sulla deducibilità costi aziendali. Stabilisce che le liberalità sono deducibili solo se l'ente beneficiario svolge concretamente l'attività sociale. Accoglie la deducibilità del TFM senza i limiti del TFR e delle spese su immobili di terzi se inerenti all'attività. Annulla la ripresa per presunte cessioni in nero di imballaggi, specificando le corrette regole probatorie sulla presunzione di cessione.
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Accantonamento fondi: no a crediti esclusi
In un caso di amministrazione straordinaria, le Amministrazioni Statali hanno richiesto l'accantonamento di ingenti somme per un credito da danno ambientale non ammesso allo stato passivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'accantonamento fondi previsto dalla legge fallimentare non si applica ai crediti esclusi. La Corte ha inoltre chiarito che la decisione del Commissario Straordinario di non effettuare un accantonamento discrezionale oltre la soglia minima obbligatoria non è sindacabile dal giudice nel merito, poiché rientra nelle sue valutazioni di opportunità.
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