Una società consortile, dichiarata fallita, si oppone sostenendo di essere un'impresa agricola e quindi non soggetta a fallimento. La questione centrale è la prevalenza dell'attività agricola rispetto a quella commerciale, cioè dimostrare che la maggior parte dei prodotti venduti proveniva dalla propria coltivazione. La Corte d'Appello aveva confermato il fallimento per mancanza di prove. La Cassazione, invece, ribalta la decisione, rilevando che i giudici precedenti avevano ignorato una consulenza tecnica decisiva che dimostrava, dati alla mano, come il 75% dei ricavi derivasse da prodotti propri. Questo errore, definito 'travisamento della prova', ha portato all'annullamento della sentenza e a un nuovo processo.
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